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La vera storia di Jordan Belfort, l’uomo dietro a The Wolf of Wall Street

Jordan Belfort, l’uomo che più di tutti ha realizzato il sogno americano. La sua fu un’ascesa inarrestabile che lo ha portato in cima alla scala sociale, a cui seguì la rovinosa caduta che ha fatto sfumare gli sforzi di una vita.

Jordan Belfort è il nucleo attorno al quale gira il celebre film The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, basato sull’omonimo libro autobiografico. Un libro pregno di descrizioni dettagliate su quanto frenetica fosse la vita, e forse sia tutt’ora, in certi ambienti, dove la velocità con cui si guadagnano e perdono milioni di dollari è rallentata solamente dal sostanzioso utilizzo di droghe, che annebbiano la mente e modificano la percezione del tempo.

Ma quanto è stato fedele il film di Martin Scorsese? Proviamo a trovare dei punti di contatto tra il Jordan Belfort di Leonardo DiCaprio e il vero lupo di Wall Street.

Nota: gran parte degli aneddoti della vita privata di Jordan Belfort hanno come unica fonte il già citato libro autobiografico. Trattandosi di una persona che ha basato la sua intera carriera sulla speculazione e sulla menzogna, non si può avere la conferma della veridicità di ciò che state per leggere.

La storia di Jordan Belfort, il vero lupo di Wall Street, l'uomo che più di tutti ha realizzato il sogno americano.
Jordan Belfort in The Wolf of Wall Street

Prima di Wall Street

Il film di Martin Scorsese ci catapulta immediatamente in medias res. Ci mostra fin da subito gli eccessi, la droga, le donne, le auto di lusso. Poi ritorniamo indietro nel tempo, con dei flashback, dove vediamo la gavetta del giovane Jordan, così genuinamente innocente, così in contrasto rispetto a quell’uomo che atterra ubriaco con un elicottero accanto alla sua piscina. Ma prima che cosa è successo?

Nato nel Bronx, cresciuto nel Queens, durante gli anni del college pare che racimolasse dei soldi vendendo gelati e dolci sulle spiagge locali. Stando a quanto racconta nel libro, Jordan Belfort guadagnò ben ventimila dollari con questa innocua attività.

Si laurea in biologia in un’università privata e ha l’ambizione di entrare nel campo medico. Si iscrive quindi alla University of Maryland School of Dentistry, ma lasciò immediatamente gli studi quando, durante il primo giorno, il preside, durante il suo discorso inaugurale, afferma: «Gli anni d’oro dell’odontoiatria sono morti. Se siete qui semplicemente perché state cercando un lavoro che vi permetta di fare un sacco di soldi, siete nel posto sbagliato.»

L’entrata a Wall Street

Jordan Belfort si mette quindi alla ricerca dell’attività giusta per arrivare a ciò che più desidera: i soldi. Inizia come venditore “porta a porta” di vari prodotti. Tuttavia dovrà ben presto trovarsi un’altra occupazione quando questo suo impiego si rivela altamente infruttuoso.

Grazie a un amico di famiglia, viene assunto alla L.F. Rothschild, dove avviene il suo battesimo come broker. Qui fa la sua gavetta e questa parte viene ben rappresentata nel film di Scorsese, dove Jordan incontra Mark Hanna, interpretato da Matthew McConaghey, uno dei pezzi forti della società, che gli insegna i trucchi di quella che è “l’arte del fregare la gente”.

Stando al libro del Jordan Belfort, lui venne licenziato dalla società ben prima del clamoroso affondo del Black Monday del 1987. Nel film invece Jordan è presente il giorno dell’evento, perché in questo modo il suo personaggio, e noi spettatori, capiamo come sia semplice e veloce perdere tutto.

the wolf of wall street
Jordan Belfort e Mark Hanna

I ruggenti anni della Stratton Oakmont, la storia di The Wolf of Wall Street

Dopo questo ennesimo insuccesso, Jordan Belfort fonda la Stratton Oakmont. Sarà proprio grazie a questa società che Jordan Belfort farà fortuna. Rapidamente i profitti generati schizzano alle stelle. Dall’essere una compagnia semi-indipendente e con poche persone al suo interno, il nome della Stratton Oakmont finisce sulla bocca di tutti a Wall Street. Il numero dei dipendenti si moltiplica a dismisura e tutta la frenesia dell’ambiente si esplicita in feste, droga, alcol, prostituzione. Jordan Belfort sviluppa preoccupanti dipendenze da tutto questo, in particolar modo non riesce ad andare avanti senza la sua dose giornaliera di Quaalude, un farmaco di azione sedativa-ipnotica.

A tutto questo si aggiungono i problemi di natura privata. Il divorzio dalla prima moglie, le innumerevoli amanti, il secondo matrimonio, la fine di quest’ultimo dovuto a violenze domestiche. Tutto come una grande cornice di un quadro di depravazione ed eccessi, che inevitabilmente ha portato alla distruzione di tutto.

the wolf of wall street

Da sempre sotto controllo per sospette azioni illecite, la Stratton Oakmont finì nell’occhio del ciclone quando Jordan Belfort venne incriminato per frode e riciclaggio di denaro nel 1999. Riconosciuto colpevole, scontò ventidue mesi di reclusione dei quattro anni previsti in cambio di un patteggiamento con l’FBI, a cui rivelò i metodi illegali utilizzati per arricchirsi. Fece anche i nomi delle altre persone coinvolte in questa frenetica macchina da soldi che era diventata la sua azienda, denunciando i suoi colleghi e amici.

Gli anni recenti, da The Wolf of Wall Street a motivatore

Oltre alle salatissime multe ricevute, Jordan Belfort è stato ovviamente allontanato dall’ambiente speculativo. Dopo aver passato un periodo in riabilitazione per disintossicarsi da tutti gli eccessi, Jordan Belfort ha intrapreso la carriera da scrittore, pubblicando nel 2007 l’autobiografia The Wolf of Wall Street, i cui diritti vennero acquistati dalla casa di produzione di Leonardo DiCaprio, che interpretò il ruolo principale nel film.

Ora Jordan Belfort pare essere completamente pulito. Ha una relazione stabile dal 2015 e si guadagna da vivere come motivational speaker, tenendo conferenze su come essere imprenditori di se stessi.

the wolf of wall street

Ma cosa ne pensa lui del film? Gli venne chiesto un parere a ridosso dell’uscita nelle sale e lui rivelò che l’unico appunto che sentiva di fare al film era riguardante una sorta di “superficialità”, con la quale vennero descritte le manovre finanziarie. Per il resto gli eccessi e la sfrenata euforia delle situazioni sono ben rese, secondo Belfort. Anzi, pare che quel che vediamo nel film non sia altro che una piccola parte di ciò che successe davvero, tant’è che Belfort confessò, sempre durante le interviste che accompagnarono l’uscita del film, di essere diventato dipendente da ben ventidue droghe diverse e non solamente del Quaalude.

Dobbiamo credergli sulla parola? Oppure è stato solamente un modo per far parlare di sé e del film? La sua autobiografia è una sincera confessione di un uomo pentito? O forse è l’ennesima sua speculazione?

Non solo The Wolf of Wall Street, leggi anche: Dallas Buyers Club – La vera storia di Ron Woodroof

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