Home Nella Storia del Cinema Come Hitchcock ha cambiato il Cinema

Come Hitchcock ha cambiato il Cinema

È difficile anche solo pensare di poter racchiudere la grandezza di Sir Alfred Hitchcock e la sua influenza sul cinema dell’ultimo mezzo secolo in poche parole. Il maestro del brivido negli anni con i suoi capolavori è stato capace di riformulare il linguaggio cinematografico, di portarlo avanti su ogni fronte, dall’aspetto tecnico allo storytelling.

Ha affrontato due passaggi epocali per la storia della settima arte, quello dal muto al sonoro e quello dal bianco e nero al colore, uscendone più forte e creando capolavori immortali senza mai snaturarsi. Il suo stile è tra i più riconoscibili e imitati nella storia del cinema, talmente identificabile da dare vita all’aggettivo “hitchcockiano”.

Nonostante ciò, il cinema di Hitchcock era tutto fuorché amato dalla critica contemporanea americana. Furono i Cahiers du Cinéma, in Europa, i primi a dare realmente importanza al lato artistico delle sue pellicole. La parola definitiva su qualsiasi dibattito fu però frutto della successiva generazione di registi: l’utilizzo intensivo delle sue tecniche da parte di nomi del calibro di Brian De Palma, Steven Spielberg e Dario Argento non può che essere testimonianza della considerazione che egli aveva da parte dei giovani registi americani ed europei. Del resto, come diceva Charles Caleb Colton, l’imitazione è la più sincera delle adulazioni.

Del resto il merito più grande che va riconosciuto al regista inglese è di aver reinventato il linguaggio cinematografico. E se intere generazioni successive di registi, in gradi e modi diversi, hanno deciso di portare avanti il linguaggio hitchcockiano, non si può che ammirare il ruolo di Sir Alfred nell’evoluzione della nostra amata settima arte.

L’influenza di Hitchcock sul cinema contemporaneo ha dunque coinvolto vari campi, dalle tecniche di regia, al modo di raccontare le storie, che pur essendo scritte da altri diventavano inevitabilmente sue, nella fase di montaggio.

Il piano-sequenza di Nodo alla gola

Per quanto riguarda le tecniche di montaggio, il film che spicca tra tutti è sicuramente Nodo alla gola (1948). Questa pellicola è nota essenzialmente per due ragioni: si tratta della sua prima pellicola a colori e soprattutto del primo lungometraggio realizzato interamente in piano-sequenza. Il film è infatti costituito da dieci piani-sequenza montati in modo da farli apparire come se fosse “un unico ciack” senza interruzioni. La realizzazione effettiva di un’intera pellicola in un unico piano sequenza era del resto impossibile con le tecniche dell’epoca: il massimo possibile era dieci minuti di girato.

Nodo alla gola è stato quindi un film capace di fare da apripista per altre pellicole come Arca Russa, realmente girato in un solo piano-sequenza, fino ad arrivare ai più recenti Birdman e 1917. Se però in questi casi si può scegliere di interpretare la scelta  del piano sequenza come un virtuosismo, in Nodo alla gola essa è totalmente funzionale alla storia: la vicenda viene infatti presentata quasi come un dramma da camera, con la telecamera che segue i personaggi nelle varie stanze dell’appartamento. La scelta di Hitchcock permette allo spettatore di sentirsi come un intruso nelle vicende, una mosca presente nella stanza trovatasi lì per caso.

Hitchcock e la sceneggiatura

A livello di storytelling pochi film sono poi stati influenti come Psyco (1960).

Elemento tipico dei film di Hitchcock che qui trova uno dei suoi esempi più evidenti è sicuramente il MacGuffin. Di cosa si tratta? È detto McGuffin, simbolicamente nella narrazione, un oggetto o un accadimento che servono a mettere in moto la storia, ma non hanno un ruolo nella stessa. Nel caso di Psyco il MacGuffin è la busta piena di soldi che Marion Crane ruba prima di scappare. Il suo viaggio la porterà a fermarsi al Bates Motel.

I soldi rubati, che inizialmente appaiono come il fulcro della storia, diventano rapidamente del tutto irrilevanti. Questa tecnica è stata frequentemente utilizzata dai registi successivi: esempi celebri sono la valigetta di Pulp Fiction o il tappeto de Il grande Lebowski. Non sarebbe però corretto attribuire a Hitchcock la paternità del MacGuffin. Esso, come lui stesso fa notare nel celebre libro-intervista con Francois Truffaut, era infatti già tipico del cinema di spionaggio.

Un’altra particolarità di quello che è forse il film più noto del maestro del brivido è l’improvviso cambio di protagonista. Marion Crane, protagonista del primo tempo di Psyco, viene infatti uccisa intorno alla metà del film. Si tratta di una svolta di trama comune al giorno d’oggi, in particolare nei generi thriller e horror, non a caso quelli ridefiniti da Hitchcock. Esempi sono film come Alien, lo stesso Pulp Fiction o, in chiave parodistica, Scream di Wes Craven. Nel 1960 questo fu però un completo shock per il pubblico. Non era inusuale all’epoca per gli spettatori entrare in sala a pellicola già iniziata, per poi rimanere al termine dei titoli di coda e vedere la parte mancante nella proiezione. Questo, con Psyco, non era più possibile.

Hitchcock e la costruzione del personaggio

Ma forse l’influenza più grande di Psyco è legata alla figura di Norman Bates, divenuto lo psicopatico cinematografico per eccellenza. Norman è sicuramente il personaggio più affascinante del film. Inizialmente appare come un giovane che conduce una vita solitaria, ma il punto è che con cui è facile empatizzare: abbiamo davanti agli occhi una persona che ha vissuto una vita difficile ma che riesce ad affrontarla con positività. Solo con lo scorrere della pellicola si rivela un malato affetto da doppia personalità. Il film introduce l’idea di dare una voce all’assassino, rendendolo spaventoso, ma umano. Di Norman possiamo conoscere i pensieri e i dubbi, entrando progressivamente nella sua psiche. Norman Bates è un villain tridimensionale, destinato a cambiare per sempre il cinema. Senza questo personaggio difficilmente ne avremmo avuti altri come Hannibal Lecter, Patrick Bateman o il Joker.

Innovazioni tecniche di Alfred Hitchcock

Il film più influente in assoluto del regista inglese è però probabilmente La donna che visse due volte (1958). Tante sono le pellicole successive che ne hanno richiamato la trama, una su tutte Obsession di Brian De Palma, regista post-hitchcockiano per definizione. Ancora più importante è però l’influenza a livello visivo che il film ha avuto. Innumerevoli sono gli omaggi in termini di inquadrature a questo capolavoro. Il film ha poi rappresentato una svolta nell’utilizzo dei colori, in particolare il verde e il rosso, qui quasi innaturali e sicuramente atipici per un film degli anni Cinquanta.

La donna che visse due volte è inoltre noto per l’impiego del dolly zoom, anche detto effetto Vertigo, dal titolo originale del film. Si tratta di una combinazione di uno zoom in avanti e di una carrellata indietro, o viceversa, volta a creare quella sensazione di vertigine che dà il titolo al film. Si può notare l’utilizzo di questa tecnica in pellicole come Lo squalo e Quei bravi ragazzi.

Particolare è poi l’impiego della telecamera, che viene utilizzata per mettere in risalto le ossessioni e le perversioni del protagonista, che poi sono quelle del regista stesso. Al giorno d’oggi questo è un aspetto molto comune nel cinema d’autore, ma che era del tutto inedito nel cinema hollywoodiano dell’epoca. Ne La donna che visse due volte è evidente come Hitchcock abbia il totale controllo sulla realizzazione della pellicola, grazie all’enorme successo commerciale dei suoi precedenti lavori. Si tratta del film che più di tutti riesce a essere identificativo del cinema di Hitchcock e per questo il più amato e citato da intere generazioni di registi.

Nodo alla gola, Psyco e La donna che visse due volte, pur essendo tre ottimi esempi dell’impatto rivoluzionario che Alfred Hitchcock ha avuto sulla settima arte, sono solo alcuni tra i capolavori di quella che è forse la più importante filmografia di un singolo cineasta. Sarebbe possibile trovare altrettanti spunti di riflessione in pellicole come La finestra sul cortile, L’uomo che sapeva troppo o Gli uccelli. È qui la grandezza del regista britannico: la capacità di mantenere sempre uno stile chiaramente riconoscibile ma di spingere costantemente in avanti il mezzo cinematografico, creando innovazioni destinate a influenzare giovani registi per decenni.

Leggi anche: Vertigo – Il simulacro

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Homelander – Il sogghigno di Dio sull’abisso dell’umanità

Nell'era dell'apparenza, dove la forma vince sulla sostanza e l'immagine divora l’immaginario, non è rimasto che questo: un bianco sorriso sopra un nero abisso....

Il finale di Fight Club – Quei periodi strani delle nostre vite

All’inizio di Fight Club (1999) un uomo si trova intrappolato in un luogo non ancora ben definito. Ha il volto pieno di lividi e la...

Il Finale di Magnolia – La pioggia di rane

Come un fulmine a ciel sereno, Magnolia di Paul Thomas Anderson è piombato sulle nostre vite. L'opera è forse il primo capolavoro del regista statunitense, fortunatamente...

Voldemort – Gli Horcrux e Spinoza

La filigrana di questo articolo su Voldemort è duplice: in primo luogo sarà ripercorso lo sviluppo psicologico del nemico di Harry Potter attraverso diverse...