Senza nome ma con una storia alle spalle, una donna di Londra intrattiene continue conversazioni e smorfie con i suoi spettatori. La chiameremo Fleabag. Vede che noi la stiamo guardando ma non se ne vergogna. In effetti, non si vergogna di mostrarsi nuda a letto con un uomo, ci fa l’occhiolino, ci guarda e sorride, e noi capiamo al volo. Si mostra talmente in confidenza da presentarci la sua famiglia: una matrigna sempre sorridente dalle doti artistiche alquanto discutibili, un padre assente nel momento, la sorella in carriera che non sorride mai, un porcellino d’India.

In mezzo a tutto questo, il senso di colpa lancinante per una vita spezzata.

Se solo volessimo per un attimo fermare tutto e ascoltare, semplicemente, le storie degli altri, che cosa potrebbe mai succedere? Potremmo arrivare a scoprire di tutto, nessuna vita è perfetta e mai lo sarà. Ma, nel nostro caso, siamo più fortunati. Non siamo noi a chiederle nulla, Fleabag ha deciso di raccontarsi.  

Una delle serie più seguite ed amate del 2019, Fleabag racconta la storia di una trentenne londinese in crisi d'identità.

Per aspera sic itur ad astra

«Avrebbe voluto addormentarsi profondamente, dimenticare tutto, poi svegliarsi, per ricominciare una nuova vita.»

(Fedor Dostoevskij, Delitto e Castigo)

La rappresentazione della profonda perdita di senso della vita dopo un incontro ravvicinato con la morte è un tema di elezione nella letteratura sia del Novecento che del post Novecento. Ma, come una mosca bianca, Fedor Dostojevski anticipa molto prima quelle che saranno le emozioni e sensazioni degli uomini del Secolo Breve. Si spinge poi ancora in avanti, abbracciando anche la nostra Era della Tecnologia.
Nel suo romanzo Delitto e castigo, Raskolnikov è uno studente di legge che vive nella città di San Pietroburgo. Il suo animo sensibile si scontra spesso con una realtà fatta di ingiustizie, un mondo senza eguali.

La disparità profonda fra bene e male e la sottile linea che li separa è continuo motivo di scontro dentro l’animo del giovane che, in preda ad un “atto di giustizia”, decide di uccidere la vecchia usuraia del piano di sotto. Il senso di colpa che ne deriva si esaurirà soltanto attraverso il suo profondo pentimento in senso cristiano, che si riflette nell’amore e nel perdono di Sonja.

Allo stesso modo, la vita di Fleabag è invasa dal senso di colpa per il suicidio della sua migliore amica, che lei stessa ha provocato. Si sente come se l’avesse uccisa. Passeggia da sola in una Londra grigia, immersa nei suoi pensieri, ciondolando fra uomini per combattere la noia della vita e la frustrazione di non poterla cambiare. Insegue un desiderio e poi ancora un altro e un altro e un altro ancora, senza essere mai soddisfatta, ma dettando a se stessa le leggi dell’autodistruzione (come una Don Draper al femminile).

I due protagonisti affrontano la loro colpa in modi completamente diversi, ma pur sempre accomunati dallo strazio di non potersi mai mostrare agli altri per ciò che sono veramente, scostando lo sguardo dall’abisso delle loro paure, mettendosi sempre un piano sopra l’altro con sferzante disprezzo per Raskolnikov e, nel caso di Fleabag, con sarcasmo.

La caduta delle loro maschere ha bisogno di tempo ed è soltanto attraverso l’amore che si aprirà la strada verso il pentimento. Dio si nasconde difatti nell’amore dell’altro verso i due rispettivi “assassini”, capace di perdonare, liberandoli dalla loro condizione. È solo attraverso la sofferenza che avviene la metaforica “resurrezione”.

Nel nome dell’amore

fleabag: «L’amore è orribile! È orribile, doloroso, spaventoso. Ti fa dubitare di te stesso, giudicare te stesso. Ti fa allontanare dalle persone a te care. Ti rende egoista. Ti rende strambo. Ti rende ossessionato dai tuoi capelli. Ti rende crudele! E ti fa dire e fare cose che non faresti mai! È ciò che tutti vogliamo ed è un inferno quando l’abbiamo! Quindi, non è strano che non vogliamo affrontarlo da soli. Se nasciamo con l’amore, dobbiamo trovare il posto giusto in cui metterlo. Si parla tanto di quello che è giusto. È facile quando senti che è giusto e va bene. Ma non so se sia vero. Ci vuole forza per capire cosa sia giusto. E l’amore non è fatto per chi è debole.»

Nella seconda stagione di Fleabag, il fortuito incontro con il prete cambierà radicalmente la sua visione della vita. La rappresentazione che sceglie di fare Phoebe Waller Bridge della Chiesa non è di certo lusinghiera.

Mostra, difatti, un prete che si dimostra un uomo carnale con le sue debolezze, nevrosi e un animato fascino seduttivo (sarà denominato dalle due sorelle “hot priest”). Un prete che non è in contatto con il Cielo ma con la Terra. Fuma, beve, fa sesso. Ma, non per questo, rinuncia a Dio. Come lui, anche la protagonista riscopre se stessa in questo amore proibito.
La forza che ha il prete di rompere la quarta parete, attraverso cui lei si racconta, sottolinea in modo semplice ma efficace la sua stessa capacità di vederla senza filtri, così come Sonja con Raskolnikov

Il sacrificio di entrambi al reciproco amore ci ricorda di quanto la salvezza personale vada, attraverso l’amato, a cercare qualcosa dentro noi stessi. Il perdono è tutto ciò che Fleabag stava cercando.

Piccola donna

È l’opera di Waller Bridge a richiamare a noi (colti) spettatori, anche Louis Alcott e le sue donne. In particolare, la più amata dai posteri Jo March, la ragazza sarcastica e dall’intelligenza spigliata. Il suo conflitto interiore non è specchio di una impeccabile eroina letteraria ma di una donna con le sue debolezze e i suoi continui dubbi, che fatica a trovare il suo spazio nel mondo. Proprio come Jo, anche il cuore di Fleabag è un campo di battaglia fra ragione e sentimento. Anche se la nostra protagonista è decisamente più cresciuta, non si sottrae di certo alla sua crisi d’identità, quasi a suggerire che la società ci definisce “adulti” solo quando siamo in un buon rapporto con le personali responsabilità e non con noi stessi.

Ciò che resta davvero come nota di fondo è il rapporto che le donne hanno le une con le altre. Sarà Fleabag l’artefice della rottura del matrimonio fra la sorella Claire e il suo abusivo marito, donandole la forza e l’audacia di cambiare rotta. La solidarietà fra di loro cambia radicalmente dalla prima alla seconda stagione, diventando sempre più confidenziale edaperta.

È durante tutta la narrazione che Waller Bridge ironizza proprio sul modello di “perfezione” che sua sorella incarna nella società moderna, delineando paradossalmente in Claire i tratti di una donna costantemente sull’orlo di una crisi di nervi.

Andate in pace

Una delle serie più seguite ed amate del 2019, Fleabag racconta la storia di una trentenne londinese in crisi d'identità.

Fleabag: «I love you»

Priest: «it will pass».

E così, su una panchina di un autobus che non arriverà mai, ci lascia la nostra, ormai, amica. Il prete si allontana man mano e scompare poi nell’oscurità. Insomma, una vera e propria storia dal finale amaro. Sicuramente per Fleabag un nuovo inizio è alle porte, ma non saremo più noi ad accompagnarla. È nella metafora dell’attesa che si congeda anche dai suoi spettatori, un accenno di sorriso fa da saluto. Nella vita si può solo andare avanti.

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