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Wittgenstein di Derek Jarman – Quando la Filosofia arriva sullo schermo

Wittgenstein.

Si sa: la filosofia non è mai semplice. Dietro a tutti quei ragionamenti controversi o meno, si cela l’essenza del pensiero umano, che nel corso dei secoli si è arricchito sempre più. E se, dunque, la filosofia costringe, di per sé, a compiere un balzo in avanti nell’emisfero della sua “stranezza”, parlarne è sempre un lavoro arduo. Per giunta, a complicare il tutto può essere un film incentrato su un filosofo.

Il regista Derek Jarman ha deciso, nel 1993, di realizzare un’opera cinematografica focalizzata su uno dei mostri sacri del pensiero novecentesco. L’autore in questione è il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein. L’omonimo film, Wittgenstein, si concentra sulla vita e sul pensiero del filosofo viennese. Come un’opera teatrale, la pellicola è caratterizzata da una scenografia minimalista: uno sfondo nero, da cui fuoriescono i rispettivi attori.

Wittgenstein non è una ricostruzione minuziosa della vita del filosofo, ma si limita soltanto a riportare parte del suo pensiero tanto controverso quanto importante. Wittgenstein, infatti, è considerato il massimo pensatore del XX secolo, in grado, addirittura, di aver dato vita a una nuova logica. Il suo campo di interesse fu principalmente il linguaggio e il suo contributo fu di vitale importanza.

Ma chi era Wittgenstein?

Wittgenstein è il celebre film del regista Derek Jarman, che cerca di dare voce al pensiero di uno dei filosofi più importanti del XX secolo.
Wittgenstein

Derek Jarman, all’interno del film, ricostruisce parte della vita di Wittgenstein. Di ricchissima famiglia ebrea convertita al protestantesimo, molto conosciuta negli ambienti culturali (il musicista Ravel, ad esempio, compose per Paul Wittgenstein, fratello maggiore, Il concerto per pianoforte per la mano sinistra in Re Maggiore, dal momento che perse in guerra la mano destra), nonché illustre nel mondo letterario, politico e accademico, Wittgenstein non ha mai voluto usufruire di questa posizione privilegiata.

Egli, inizialmente, decise di fare il maestro di scuola elementare, mostrando, tuttavia, di essere poco incline all’insegnamento. Inoltre, nel corso della sua vita, ha compiuto vari mestieri: soldato, manovale, architetto, operaio in Russia. Ma la vita l’ha portato a fare i conti con la sua vera natura: il filosofo. Ludwig ha sempre mostrato una certa riluttanza nei confronti della filosofia, nonostante si definisse parte integrante della stessa. E sebbene la sua poca propensione alla disciplina, studiò e in seguito insegnò a Cambridge, tutelato dall’illustre Bertrand Russell.

Supportato (per quanto serva!) dalle citazioni presenti nell’opera celebre del filosofo, Il Tractatus logico-philosophicus, Jarman cerca di presentarci a grandi linee il pensiero pungente dell’autore. Tramite scenari in cui Wittgenstein dirige dei seminari a vari studenti, o tramite un dialogo immaginario con un extraterrestre, veniamo a conoscenza dei punti cardine dell’opera. Essi, tuttavia, non chiariscono pienamente il pensiero del filosofo. Sono semplicemente delle basi su cui muoverci restando in perfetto equilibrio.

Wittgenstein: «I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo».

Wittgenstein è il celebre film del regista Derek Jarman, che cerca di dare voce al pensiero di uno dei filosofi più importanti del XX secolo.
Wittgenstein

Ma di cosa si occupa il Tractatus logico-philosophicus? Non dobbiamo vergognarci se non riusciamo a capire neanche una parola di ciò che sta scritto. E, soprattutto, non dobbiamo scagliarci contro il regista se non è stato in grado di rendere sufficientemente chiaro il pensiero di Wittgenstein. D’altronde, basta tener conto che alla pubblicazione dell’opera l’intero mondo accademico si mise le mani nei capelli per la sua indecifrabilità.

«Dopo aver guardato un temporale, alla domanda “quante gocce di pioggia hai visto?”, la risposta adatta è “molte”. non che il numero preciso non esista, ma non lo si può conoscere».

(Ludwig Wittgenstein- “TRactatus logico-philosophicus”)

Il Tractatus è scritto in uno stile particolare: l’argomentazione si sviluppa attraverso proposizioni (526 in tutto) organizzate secondo una gerarchia di analisi progressiva. Essa è scandita da un sistema di numerazione: le sette proposizioni principali, distinte da numeri interi che si articolano in livelli secondo il grado di subordinazione. Alla base di tutto c’è un perfetto rigore logico: l’esigenza di dire chiaramente ciò che può essere detto, così da sgombrare il terreno della conoscenza da equivoci e falsi problemi.

In Wittgenstein, Derek Jarman cerca di dare voce a quelli che furono i problemi affrontati dal filosofo. Egli, infatti, si propone di tracciare un limite a ciò che può essere detto, definendo, all’interno di questo limite, come il linguaggio “dice” il modo. In altre parole: analizzare la logica del linguaggio. D’altra parte, dato che del mondo si può parlare soltanto mediante il linguaggio, la logica del linguaggio è anche quella della conoscenza e del mondo stesso, così come è conosciuto.

«Quanto può dirsi, si può dir chiaro: e su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere».

(L. Wittgenstein- “Tractatus logico-philosophicus”)

Tramite le varie scene in cui Wittgenstein, durante alcuni seminari al cospetto di Russell e Keynes, cerca di mostrare il suo pensiero, notiamo come il problema centrale sia una definizione dei problemi filosofici. Ludwig cerca di individuare quali sono quelli che possono essere affrontati e quelli che restano al di là del conoscibile e dicibile. Wittgenstein vuole tracciare i limiti della conoscenza, ma, al di qua di questi limiti, tenta di fissare criteri che consentano di esprimerla senza equivoci.

Il punto centrale del Tractatus è dunque il pensiero, o meglio la sua espressione controllabile: il linguaggio. Il mondo può essere detto, ciò che conta è strutturarlo mediante gli strumenti logico-linguistici.

Wittgenstein: un’opera audace e maestosa

Wittgenstein

È chiaro: questo articolo non esaurisce l’intero pensiero di Wittgenstein. Tanto meno il film di Jarman. Comunque sia, il regista ci mostra come sia possibile narrare la vita del filosofo, tanto complessa quanto affascinante. L’elemento originale della pellicola è quella di presentarci una trama su una sequenza logica di episodi, di flash sul pensiero in continua evoluzione. Come a volere uniformare la sua vita alla frammentazione dell’opera principale.

Derek Jarman riesce, in fin dei conti, a comporre un biopic inimitabile, dal forte valore artistico. È un film completamente sperimentale e indipendente. Non mancano, tuttavia, immagini da commedia surreale, mettendo in scena immagini davvero strambe, con personaggi bizzarri e dai colori vivaci. Per fare alcuni esempi: il marziano che provoca un Wittgenstein bambino con domande assurde, Russell vestito come se fosse un dandy, e la sua amante, lady Ottoline Morrell, concepita con indumenti accesi ed eccentrici.

Interessante è lo sfondo nero. Da qui escono gli attori che recitano, come se ci trovassimo dinanzi a un teatro. Jarman ritrae l’essenza profonda del pensiero di Wittgenstein, aggiungendo quell’elemento di casualità presente nel mondo. Allora ciò che crea non è un ritratto dell’uomo, ma del suo pensiero.

Il regista, in Wittgenstein, riesce a darci un’idea del filosofo. Spesso le immagini tendono ad aggrovigliarsi, ma rispettano il pensiero dell’autore: confusionario e spesso contraddittorio. Jarman, nella sua audacia, rende omaggio a uno dei pensatori più importanti del Novecento. Una delle menti più significative, che ha saputo offrire importanti spiragli su cui riflettere.

Leggi anche: Arrival – Quando la fantascienza abbraccia la filosofia

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