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Il Finale de La Dolce Vita – Possono due vite agli antipodi comunicare?

Il Finale de La Dolce Vita – Possono due vite agli antipodi comunicare?

«Il film è troppo importante perché se ne possa parlare come di solito si fa di un film».

(Pier Paolo Pasolini)

 

Ancor prima di visionare La dolce vita queste parole di Pasolini mi conquistarono. Ormai sono passati molti anni da quel giorno e adesso hanno l’effetto contrario. Mi spaventano abbastanza. Una volta appurata l’importanza dell’opera e tutto ciò che ne consegue, questa pellicola di Fellini è inseribile in quella categoria di film che ti fanno declamare quei quattro aneddoti da proferire a ripetizione. Non per ignoranza o altro, ma perché vorresti usare le migliori parole, frasi, per descrivere anche solo gli ultimi cinque minuti di un’opera così importante.

Perciò se stai leggendo quest’articolo e non ha mai visto La dolce vita, questo scritto non ha la pretesa di sviscerare un’opera che segna quel tempo. Ha l’obiettivo fondamentale di metterti una pulce nell’orecchio che ti possa suggerire di guardarlo per la prima volta o per la centesima.

Finale de la dolce vita
Finale de La dolce vita

Specchio del boom economico e di un mondo dello spettacolo sempre più internazionale, l’opera di Fellini conduce in una Roma che non sarà mai più la stessa. Soprannominata la Hollywood sul Tevere per l’importazione di macchine produttive estere, specialmente per via del genere peplum al suo apice, la città eterna è un contenitore di tantissimi personaggi, eventi, feste mondane.

Tutto osservato dal punto di vista di Marcello Rubini, giornalista alle prese in diversi episodi che vanno a raccontare la nuova Babilonia. Un luogo di peccati mai giudicati da Fellini, ma narrati. Nella visione del cineasta tutti i “peccati” meritano comprensione. Il modo di vedere tribunalesco è quanto ci sia di più estraneo nella filmografia di quest’uomo che ha vissuto in prima persona la dolce vita.

Finale de la dolce vita
La dolce vita

La Dolce Vita: Inizio e Finale. Due segmenti comunicanti

Nel suo inizio, l’opera del cineasta riminese ironizza sul ritorno del Messia trasportato da Marcello e amici sull’elicottero. In quei primi minuti compare quasi un indizio sul finale, sulla dinamica dell’incontro tra Marcello e Paola, divisi da un ostacolo troppo aggirabile per rendere quella scena verosimile. Sopra quell’elicottero, nei primi minuti del film, Marcello cerca di conversare con delle donne per avere una chance nell’immediato futuro. Il rumore del mezzo tuttavia è troppo sonoro per far sì che succeda.

Una situazione verosimile direste voi, sono abbastanza d’accordo. Nel finale la dinamica è identica. C’è un tentativo di conversazione, un intento di comunicare, ma il rumore di un altro ostacolo, il rumore del mondo, impedirà che ciò avvenga. Se nella sequenza iniziale la sceneggiatura può ancora permettersi di essere solo descrittiva, nel finale de La dolce vita l’incomunicabilità è resa palese e protagonista di un incontro, mai verosimile, tra due vite agli antipodi.

Finale de la dolce vita
La dolce vita

Prima di esso Marcello sperimenta gli ambienti decadenti di quella vita mondana, forse giungendo alla fine degli inferi e macchiandosi di una corruzione irremovibile. Il suo viaggio all’interno della pellicola è stato più volte paragonato a quello di Dante, gli eventi come vari gironi e i personaggi incontrati come anime dannate.

Per questo Dante de La dolce vita, tuttavia, non interviene nessun Virgilio a guidarlo. È in balia di un inferno pericoloso e molto seducente.

Un luogo che lui conosce e ha scelto, sperando di non essere l’ennesimo personaggio da incontrare lungo la via della dannazione. Ogni evento di quella catena festaiola e assolutamente divertita toglie ogni volta un frammento di Marcello. Del suo voler essere qualcosa di più, oltre ciò che rappresenta nel gruppo dei festeggiamenti. Difatti in quel gruppo lui è solo l’intellettuale, non una persona, non Marcello. Solo ciò che rappresenterebbe nella società e nel microcosmo della comitiva. Quello del protagonista de La dolce vita è un viaggio di perdita e rassegnazione. Dall’infanzia che ritorna per ricordare i traumi fanciulleschi a una relazione sentimentale che non smette di vivere perché altrimenti ci sarebbe unicamente la solitudine.

Nello stesso anno del film di Fellini, usciva uno dei capolavori assoluti sull’incomunicabilità, presentato anch’esso al Festival di Cannes con il titolo de L’avventura. Quell’opera di Antonioni è ancora un caposaldo di questa tematica e ci ha insegnato, insieme a tanti altri film, quanto sia terribile questa costante dinamica all’interno di una relazione. Se però il cinema dell’incomunicabilità prende quasi sempre come esempi coppie di fidanzati, amanti e relazioni parentali, la dolce vita mette in scena una situazione diversa.

La dolce vita

Il primo e l’ultimo incontro di Marcello e Paola

Paola è una ragazzina conosciuta per caso da Marcello mentre cerca di battere a macchina. È innocente, bella, e manifesto di un’età consapevole dei suoi obiettivi, ma non delle falle, delle conseguenze e degli errori di percorso. Questo primo incontro è splendido, vediamo Marcello forse veramente felice di parlare amabilmente con una persona di convenevoli senza secondi fini. Solo la bellezza di una discussione semplice e piacevole. Si rincontreranno nel finale, ma è ormai troppo tardi per il giornalista; cercano entrambi di proferire parola, ma il rumore delle onde del mare è più forte, sovrasta entrambi.

Quell’incontro conclusivo tra Marcello e Paola, non ha lo scopo di raccontare questa tematica all’interno di un amore, ma di una conoscenza di vissuti troppo distanti tra loro. Innocenza e corruzione, candore e perdizione. La risposta alla domanda posta nel titolo dell’articolo non so darvela, forse dobbiamo solo sperare che il rumore delle onde del mare non sia troppo forte.

 

Leggi anche: La Dolce(mente) (amara) vita di Fellini

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