Home Cinebattiamo Mondo Disney & Arte: influenze e citazioni ieri e oggi

Mondo Disney & Arte: influenze e citazioni ieri e oggi

Mondo Disney & Arte: influenze e citazioni ieri e oggi

Icona [i-cò-na]: personaggio emblematico di un’epoca, un ambiente, un genere; immagine sacra; in semiologia, segno che ha un rapporto di somiglianza con la realtà denotata.

Come definire ciò che ha rappresentato nel secolo scorso – e tuttora rappresenta – il favoloso mondo creato da Walt Disney? I suoi personaggi d’animazione sono conosciuti e amati in tutto il mondo, da grandi e piccini, fanno ormai parte della nostra formazione e immaginario dell’infanzia. Ma a rappresentare tutto questo, non può che essere Mickey Mouse (Topolino), l’icona per eccellenza.

Mickey Mouse films | Dr. Grob’s Animation Review

Oggi l’universo cinematografico Disney è definibile come un impero che ha inglobato altre grandi dimensioni ben note, quali Pixar, Marvel Entertainment, Lucasfilm (Star Wars), 20th Century Fox; e quest’anno ha trionfato anche nelle piattaforme in streaming con Disney+, un enorme catalogo che propone un revival dei grandi classici accanto a nuove proposte. Una mossa ben pensata, poiché Disney+ fa leva sulla nostalgia dell’infanzia di un’intera generazione di giovani-adulti da un lato, ed è pronto per la conquista dei cuori delle nuove generazioni dall’altro.

Tutti sanno cosa sia Disney, ma non tutti si sono interrogati sulla nascita di questo mondo, forse salvo i fans più sfegatati: cosa ha spinto il giovane Walt Disney a buttarsi nel mondo dell’animazione? Come è nato il personaggio iconico di Topolino nel 1928? Quali modelli lo hanno ispirato?

In particolare, proponiamo un percorso fatto di ispirazione e influenze con la storia dell’arte, poiché l’illustrazione ne è figlia, e da questa appunto, nasce il corto o lungometraggio d’animazione, un genere caposaldo del cinema. Pittura, architettura, disegno e letteratura si fondono ancora una volta nella Settima Arte, e il mondo Disney oggi ne costituisce una grossa fetta.

Il giovane Walt: da disegnatore a imprenditore

«Se puoi sognarlo, puoi farlo».

(Walt Disney)

La storia di Walt Disney cominciò dalla sua passione per il disegno, che lo portò infatti a diplomarsi presso la Chicago Academy of Fine Arts nel 1917. Allo scoppio della prima guerra mondiale, da grande patriota, si fece arruolare sebbene minorenne, e prestò servizio presso la Croce Rossa: qui si divertiva nel disegnare caricature dei suoi commilitoni.

Tornato a Chicago realizzò che il suo sogno era lavorare nel cinema, e pensò che il modo migliore per costruire il suo progetto fosse passare dal settore pubblicitario, ma ebbe subito delusioni. Dopo qualche lavoro ai cortometraggi animati di un minuto, basati sulle favole più famose, in pochi anni Walt Disney, assieme all’amico e collega Ub Iwerks e il fratello Roy, riuscì tra altri e bassi a mettere su una piccola società, la Disney Brothers Studios (1923).

Photos: The Los Feliz building where Walt Disney once made magic ...

Era “l’età dell’oro” del cartone animato. Un periodo fecondo per le case di produzione: solo un anno dopo venivano fondate la Metro-Goldwin Mayer – il cui slogan, tra l’altro, è «Ars gratia artis» che significa “arte per amore dell’arte” – la Warner Bros e la Columbia Pictures, mentre l’Universal e la Paramount esistevano già dal 1912: la competizione si faceva sentire.

Una crisi con gli altri componenti della squadra – i coniugi Mintz che vendettero all’Universal il personaggio di Walt Oswald the Lucky Rabbitminacciò la Disney Bros Studios di chiudere, che ripartì però alla ribalta con l’invenzione di un nuovo personaggio, che avrebbe riconquistato la competitività, oltre a puntare al cuore della gente.

Topolino: la creazione di un’icona

Da un’idea avuta su un treno – quante grandi folgorazioni si sono avute sui treni?! – Walt Disney scelse come nuovo personaggio un topolino, uno di quelli innocui e simpatici, che all’epoca non dovevano essere così rari a vedersi nelle soffitte o nei back-yards delle case.

Certo, nel mondo d’animazione che andava profilandosi popolato da gatti e conigli, non ci sarebbe voluto tanto all’arrivo di un topo. Ma il Mickey Mouse di Walt aveva una marcia in più, forse ritrovabile nel suo design semplice, fatto di figure geometriche (faccia rotonda, due cerchi come orecchie e due ovali come occhi) e un gran sorriso, e nell’ “umanizzazione sbrigativa” del disegno.

Non una caricatura di un animale, ma un umano “animalizzato”, dai movimenti scattanti, dal corpo snodabile con braccia e gambe, e persino con guanti e scarpe, da vero signore.

Insomma, in breve tempo, Mickey Mouse rappresentò agli occhi di tutti l’immagine della modernità, l’immagine stessa dell’America avanguardista e dinamica, pronta a realizzare i sogni di tutti. Mickey aveva saputo interpretare le aspettative di tutte le età, era il simbolo della rivincita di Disney e della fiducia nel futuro. Erano i “ruggenti anni Venti” e nel campo artistico il movimento Futurista si faceva strada anche negli USA.

Mickey Mouse

L’essere simbolo di una Nazione, di un credo, portò Topolino a diventare un mito in tutto il mondo, appunto un’icona riconosciuta e apprezzata. Il successo apparve nel 1928 con il corto Steamboat Willie, dove vennero sincronizzate in modo innovativo immagine, suono, e musica. Ecco il primo film animato, integrato da una colonna sonora. Possiamo oggi dire che Walt Disney approdò così nel Cinema propriamente detto, essendo la musica una sua importante componente, che non l’ha più lasciato da allora.

Disney e I modelli artistici

Ovviamente Mickey Mouse non rimase solo: una lunga serie di personaggi accompagnatori  – Minnie, Pippo, Paperino etc… – e antagonisti finì per costruire una vera e propria dimensione favolistica, racchiusa nel logo Disney, un castello appunto, dallo stile goticheggiante (la Disney deve davvero tanto al mondo medievale) con tanto di torri longilinee e bandierine svettanti: esso è una citazione a un preciso castello della realtà, ovvero il castello di Neushwanstein, in Baviera, che immediatamente ci richiama alla mente la dimensione principesca.

Pittura, disegno e letteratura si fondono nella Settima Arte, e il mondo Disney e le sue icone oggi ne costituiscono una grossa fetta.
Il castello di Neushwanstein e castello Disney world

Non a caso, principi e belle principesse, re e regine cattivi, dalle fattezze animali o umane, sono divenuti i “padri fondatori” della cinematografia Disney. Difatti, la conoscenza della letteratura fiabesca europea e la tradizione classica (mitologia e favole di Esopo), furono di fondamentale importanza per Walt: gli eroi, gli animali, le personificazioni, la magia, la battaglia tra il bene e il male sono la cifra stilistica identitaria anche per Disney.

Ma passiamo agli esempi concreti. Per la delineazione di alcuni personaggi, Walt Disney e i suoi disegnatori non si inventarono del tutto di sana pianta: soprattutto per i cartoni animati delle fiabe, ispirati ai racconti già esistenti, possiamo scovare riferimenti e ispirazioni in alcune opere d’arte.

Fairy Book di Edmund Dulac

Disney e la Fiaba: Biancaneve e i Sette Nani

Le capacità di Walt Disney di pescare nel patrimonio dell’illustrazione fiabesca (vedi Edmund Dulac col suo Fairy Book, ispirazione per la fatina Trilli), ma anche nella storia dell’arte, emersero principalmente nel passaggio ai lungometraggi.

Biancaneve (Snow White and the Seven Dwarfs), 1938, ne rappresentò la svolta. Il suo aspetto nasceva un po’ anche per competere col personaggio di Betty Boop, data la somiglianza, ma dai lineamenti più gentili. Mentre non è da sottovalutare la cura con cui fu delineata la regina cattiva Grimilde, la cui bellezza contrastava volutamente con quella ingenua di Biancaneve: il suo modello di riferimento è stato il ritratto della bella regina Uta, scolpita nel coro del duomo di Naumburg in Germania.

Pittura, disegno e letteratura si fondono nella Settima Arte, e il mondo Disney e le sue icone oggi ne costituiscono una grossa fetta.
Uta di Naumburg, 1249

E ancora, il volto della strega è riconoscibile in quello del dipinto Due vecchi che mangiano la zuppa, uno delle “pinturas negras” di Francisco Goya. Davvero inquietanti.

Pittura, disegno e letteratura si fondono nella Settima Arte, e il mondo Disney e le sue icone oggi ne costituiscono una grossa fetta.
Grimilde

Francisco Goya- Due vecchi che mangiano la zuppa (1821-23)

Walt Disney, il terzo surrealista americano

«Sono venuto a Hollywood e ho incontrato tre grandi surrealisti americani: i fratelli Marx, Cecil B. De Mille e Walt Disney».

(Salvador Dalì- Lettera ad André Breton)

Era noto anche il rapporto tra Walt e Salvador Dalì. Il loro primo incontro risale al 1944 in occasione di una festa data da uno dei fratelli Warner: si scoprirono essere due anime affini, come due persone che nutrivano ambizioni complementari.

«Pur essendo considerato il portavoce di un’arte alta, Dalí desiderava essere riconosciuto come un artista “popolare”. Allo stesso tempo, l’arte popolare di Disney era influenzata dall’arte alta e Walt sognava che le fosse riconosciuta la stessa dignità» afferma uno dei biografi di Disney. Ne nacque una collaborazione per la realizzazione di un cortometraggio già nel 1946, Destino, che però ha visto la luce solo nel 2003, perché all’epoca l’impresa si rivelò difficile e costosa.

Destino, il corto che unisce Disney, Dalì
Un frame di Destino

Arte contemporanea: omaggi all’icona di Topolino

Pop-Art

Topolino, grande trade mark della Disney, associato per eccellenza all’immagine del gioco spensierato e dell’innocenza infantile, non poteva che finire ritratto tra le serigrafie del più grande artista pop che si ricordi: Andy Warhol.

Andy idolatrava Walt Disney per quello che era riuscito a creare, e in particolare adorava Topolino. Lui stesso ha dichiarato di voler diventare un’icona di massa tale come Mickey. Il suo aspetto sempre fresco e l’età invariata lo rende un personaggio immortale e tra i preferiti della storia americana, perfetto per diventare un’opera di Pop Art.

Mickey apparve tra le serigrafie di Warhol nella collezione “Myths” del 1981, insieme ad altre figure di fantasia divenute leggendarie nella cultura popolare, come Santa Claus, Superman e Dracula, al posto dei volti di celebrità esistenti.

Pittura, disegno e letteratura si fondono nella Settima Arte, e il mondo Disney e le sue icone oggi ne costituiscono una grossa fetta.
Andy Warhol- Four Mickey (1981)

La Disney oggi

Dunque abbiamo visto come un tempo era Walt a volersi elevare all’arte, e come poi l’arte stessa abbia fatto del suo personaggio soggetto di opere. L’eco di Topolino si estende ancora nella nostra contemporaneità, e sono molti gli artisti a sceglierlo, in quanto simbolo di un’epoca. 

«The thing about Mickey is that he’s timeless. He means the same in the 21st century as he did decades ago. I watched the cartoons as a kid, and my kids watch them too.

The way children are entertained today has obviously changed dramatically, but kids are still kids, and love the same things».

(Damien Hirst)

Damien Hirst, uno dei principali protagonisti della scena artistica contemporanea, lo ha scelto ben due volte. Nel primo caso Mickey (vernice su tela, 2012), devoluto in beneficenza, è riassunto in sola forma e colore, catturandone l’essenza, secondo il personale stile degli spot painting: è incredibile come con solo 12 pallini esso rimanga istantaneamente riconoscibile e dimostri quanto sia potente l’immaginario collettivo.

Damien Hirst, Mickey, 2012

La seconda comparsa di Topolino tra le opere di Hirst è stata nella complessa mostra “Treasures of the wreck of the Unbelievable”, tenutasi a Venezia nel 2017. Questa mostra giocava sul concetto dell’incredibile, però dimostrandone fantasiosamente l’attendibilità, attraverso l’espediente del naufragio della nave ricca di tesori. Fu creato un vero set, come in un film.

Questi tesori sono innumerevoli oggetti concretamente impossibili da pescare in mare, però realmente ricoperti da incrostazioni marine a dimostrazione del tempo passato. Essi sono campioni dei vari mondi leggendari che hanno da sempre avuto un posto nel nostro immaginario, come la mitologia o il popolo Maya, e tra queste non è un caso che ci fosse anche la Disney, rappresentata da sculture di Topolino e Pippo.

Tra le sculture anche un gruppo a noi molto familiare: ecco nuovamente Topolino che tiene la mano a un uomo che assomiglia a uno dei collezionisti di Damien Hirst, “parodia” della statua di Walt e Mickey che campeggia in ogni parco giochi Disney.

Un po’ una critica agli attori del sistema dell’arte contemporanea: curatori e collezionisti  come “imperatori” dell’arte contemporanea oggi, come Walt Disney imperatore del mondo d’animazione ieri.

Topolino con collezionista, “Treasures of the wreck of the Unbelievable”, 2017

L’immagine di Topolino appare oggi molto spesso anche nel recente fenomeno degli “Art Toys”, oggetti d’arte abbastanza kitsch ispirati al mondo dei giocattoli o personaggi di fantasia. Un esempio ne sono le sculture del giovane Fidia Falaschetti, da interpretare in chiave critica alla società: Topolino, Minnie e gli altri personaggi appaiono “rimescolati” nella loro fisionomia.

Fidia Falaschetti, Freaky Mouse, nella mostra “Pol-Ethically Correct”, 2014

E infine, uno sguardo ai graffiti: pongo l’esempio di due artisti con poetica e stile differenti. Da un lato il super colorato Mr. Brainwash, il cui slogan è “Life is Beautiful”, e che nella sua street art coinvolge le icone di massa del nostro tempo, da Einstein a Madonna, da Capitan America a Topolino, trasmettendo sicuramente un senso di allegria e positività.

Mr Brainwash- Mickey and Minnie (2017-18)

Dall’altro, il tanto amato e irriverente Banksy. I suoi graffiti sono conosciuti per la sua tagliente denuncia delle problematiche del mondo, tra cui la guerra e i giochi di potere. Napalm è una potente immagine che reinventa una famosa fotografia della guerra in Vietnam, The Terror or War del 1972. Il titolo non è casuale: il napalm è una sostanza usata nelle bombe incendiarie, una citazione allo storico film Apocalypse Now di F. Ford Coppola.

Tenente colonnello William “Bill” Kilgore: «Mi piace l’odore del Napalm al mattino. Sapete, una volta bombardammo una collina per dodici ore, quando fu tutto finito andai lassù. Non ci trovammo più niente, nemmeno il cadavere di un fottuto Viet-cong. Ma l’odore, si sentiva quell’odore di benzina, l’intera collina odorava di… di vittoria».

Apocalypse Now

Ma in Banksy la bambina vietnamita è accompagnata da due figure della cultura di massa: Mickey Mouse e McDonald, simboli delle due più grandi corporazioni commerciali americane. La giustapposizione creata è disarmante, rispetto alla sofferenza trapelante dalla bambina. La domanda sorge spontanea: la stanno salvando o la stanno conducendo verso un tragico destino?

Qui assistiamo a un ribaltamento dell’icona di Topolino, rispetto a ciò che abbiamo visto finora. I due popolari personaggi sono usati da Banksy per sferrare un attacco alla società consumistica americana e agli effetti del capitalismo nel mondo, al suo impatto sulle popolazioni più povere e soprattutto sui minori, denunciandone la mancanza di umanità.

Banksy, Napalm, 2004

Una visione più triste del mondo attuale, che sicuramente il giovane Walt non avrebbe voluto che si associasse al suo felice, mitico eroe Mickey Mouse.

Abbiamo visto come tutto il progetto di Walt Disney volesse raccontare della parte più poetica e sognante dell’umanità, incarnando uno dei fini più propri dell’Arte in senso lato. Egli, sin dalla sua formazione, ha concepito l’Arte come alto modello di aspirazione e di ispirazione, creando un mondo in continua dialettica con essa. Tuttavia, nella contemporaneità abbiamo visto come l’impero Disney, diventato altrettanto grande, si sia a sua volta rivelato ispirazione per gli artisti, che da sempre raccontano il mondo che vivono, delineando un cerchio potenzialmente infinito di influenze.

 

Disney & l’Arte.

Leggi anche: Disney vs Studio Ghibli – Per un mondo di Poesia o per la Poesia nel mondo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Homelander – Il sogghigno di Dio sull’abisso dell’umanità

Nell'era dell'apparenza, dove la forma vince sulla sostanza e l'immagine divora l’immaginario, non è rimasto che questo: un bianco sorriso sopra un nero abisso....

Il finale di Fight Club – Quei periodi strani delle nostre vite

All’inizio di Fight Club (1999) un uomo si trova intrappolato in un luogo non ancora ben definito. Ha il volto pieno di lividi e la...

Il Finale di Magnolia – La pioggia di rane

Come un fulmine a ciel sereno, Magnolia di Paul Thomas Anderson è piombato sulle nostre vite. L'opera è forse il primo capolavoro del regista statunitense, fortunatamente...

Voldemort – Gli Horcrux e Spinoza

La filigrana di questo articolo su Voldemort è duplice: in primo luogo sarà ripercorso lo sviluppo psicologico del nemico di Harry Potter attraverso diverse...