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2001 Odissea Nello Spazio – Teoria dell’inspiegabile

2001 Odissea nello spazio.

Alla fine degli anni ’60 il mondo stava cambiando. La controcultura degli hippies, i disordini studenteschi, la guerra del Vietnam, la musica rock stavano risvegliando la coscienza di molti giovani, trasformando così anche il linguaggio e il tipo di comunicazione della civiltà occidentale.

Era un’epoca nella quale si credeva che l’arte potesse cambiare il mondo, e il cinema, a sua volta, si stava evolvendo verso nuove forme e nuovi orizzonti. Nelle sale cinematografiche statunitensi usciva quindi 2001 Odissea Nello Spazio (1968), diretto dal visionario e inimitabile Stanley Kubrick.

Considerato il più grande film di fantascienza di tutti i tempi, 2001 Odissea Nello Spazio fu ispirato da un soggetto di Arthur C. Clarke, che l’anno seguente avrebbe pubblicato il romanzo omonimo. Un film che sarebbe stato avanti di secoli rispetto a qualsiasi pellicola diretta fino a quel momento, vantando degli effetti speciali davvero maestosi per quegli anni.

Nonostante fosse il 1968, la “realtà” che Kubrick è riuscito a riprodurre è incredibilmente fedele ai nostri tempi.

A fare epoca è stata anche la memorabile colonna sonora, che annoverava alcuni dei maggiori capolavori di musica classica, alimentando così il pathos epico di alcune sequenze entrate per sempre nella storia del cinema.

Tuttora si rimane di sasso guardando 2001 Odissea Nello Spazio e, nonostante siano passati tantissimi anni dalla sua uscita, la prima domanda che sorge spontanea è “ma cosa stiamo guardando esattamente?”… Difficile da spiegare.

Va detto che il maestro, soprattutto con i capolavori postumi a questo, si divertiva a inserire elementi di difficile comprensione e contestualizzazione all’interno dei suoi film. Questo è un fatto che porta lo spettatore a varie interpretazioni sul nesso logico delle sue opere, e ciò rende ancora più difficile provare a decifrare 2001 Odissea Nello Spazio, ma noi ci proveremo lo stesso ripercorrendo alcuni dei fatti più importanti.

2001, Odissea nello spazio: The Dawn of Man

La pellicola è divisa in quattro capitoli che ripercorrono milioni di anni di storia del sistema solare e della collocazione dell’uomo all’interno di essa. La prima parte The Dawn of Man racconta le gesta di alcuni ominidi che vivono in una landa desolata. Queste scene, impostate in stile documentario, mostrano l’ostile vita di questi “individui”, costretti a lottare con i propri simili per la sopravvivenza del branco.

Fino a quando un giorno appare un imponente e misterioso monolite nero che, spaventando i primati che credono che si tratti di una minaccia, permette il primo barlume per l’evoluzione umana.

2001, Odissea nello spazio: TMA-1

Nel secondo capitolo “TMA-1” ci spostiamo nel futuro, nel 1999 per l’esattezza. In una società che ormai sembra diventata ultra-tecnologica, un gruppo di astronauti partono dalla base lunare Clavius per una missione di assoluta segretezza. Lo scopo della missione era di analizzare un misterioso monolite nero, lo stesso che milioni di anni prima era apparso agli ominidi.

Diciotto mesi dopo (Missione Giove), un gruppo di astronauti partono alla volta del Pianeta Giove sulla navicella Discovery One. La nave spaziale è sotto il comando dell’avanzato calcolatore HAL 9000, un sistema d’intelligenza artificiale infallibile che governa tutti i comandi principali della nave, e addirittura è in grado di interloquire con i membri dell’equipaggio come un vero e proprio essere umano.

Nel corso della narrazione però, il calcolatore che finora era stato infallibile, commette un errore di valutazione e gli astronauti valutano se spegnere il suo sistema cercando di mantenere attive le sue funzioni essenziali.

In una delle scene più memorabili del film, Il Calcolatore capisce le intenzioni degli uomini leggendo il labiale durante la loro conversazione, nonostante avessero preso tutte le precauzioni per non permettere a HAL di capire il loro intento. Questo fatto genera addirittura inquietudine e paura all’interno del sistema, che si rivelerà un killer spietato, uccidendo tutti gli uomini ibernati all’interno della nave e uno dei due astronauti operativi.

David Bowman, l’unico superstite, riesce a disattivare il calcolatore che “implora” di risparmiarlo con una voce fredda, la quale al contrario trasuda una umana paura di morire.

2001, Odissea nello spazio: Giove e oltre l’infinito

Nell’ultimo capitolo “Giove e oltre l’infinito”, Bowman si ritrova a vagare per l’universo, in uno spazio temporale non definito. Le leggendarie sequenze mostrano l’occhio dell’astronauta in un arcobaleno di colori, che assiste a eventi e luoghi inesplorati. In seguito si ritroverà in una camera da letto, dove quest’ultimo vedrà se stesso coesistere in diversi punti e a diverse età, fino a quando non riapparirà il misterioso Monolite.

Il film si chiude con Bowman bambino, riecheggiando il fanciullo di pascoliniana e nietzschiana memoria, che attraversa lo spazio aperto ammirando il pianeta terra.

La pellicola è davvero diretta in maniera strepitosa, lunghi piano sequenza, dissolvenze in nero frequentissime, in un mix di colori e inquadrature davvero audaci.

L’unica parte che risulta abbastanza chiara è il capitolo iniziale. “L’alba dell’uomo” sta a significare l’inizio della consapevolezza. Quando la scimmia viene a conoscenza dell’arma, in questo caso frammenti di carcasse di animali morti, in quanto strumento che diviene parte di sé, il branco di ominidi ha un conflitto con un altro gruppo di primati per una pozza d’acqua. In questo caso sarà il branco in possesso delle armi a prevalere, addirittura uccidendo un loro simile.

Kubrick ci vuole forse far riflettere su ciò che è la natura umana. La scimmia che con un osso frantuma tutti gli altri resti, è una metafora dell’individuo che conquista e distrugge. Persino il conflitto fra i primati è una metafora delle guerre che combattiamo oggi, dove gli uomini e le nazioni più potenti prevalgono sui più deboli.

Il dottor Bowman ha forse viaggiato nel tempo? Ma soprattutto cosa rappresenta il monolite?

Il monolite rappresenta un’entità superiore che l’uomo non riesce a percepire, ma in qualche modo riesce a toccare o farsi toccare con mano. Milioni di anni di storia, dai primati agli astronauti si sono posti la questione su cosa fosse questo “blocco” nero dall’aspetto sinistro. Forse il monolite rappresenta il tempo, che governa tutto ciò che esiste nel nostro universo e scorre inesorabile sulla vita dell’uomo, poiché è l’unica costante per tutto il film, il comune denominatore.

Solaris 2001 Odissea nello spazioIl Monolite è forse al tempo stesso la definizione della vita stessa, autentica, ma inspiegabile.

La chiave di lettura del film è certamente il monolite. L’astronauta sembra essere terrorizzato da ciò che vede, poiché non riesce a comprenderne l’essenza. Però una volta finito il misterioso viaggio, Bowman sembra poter veder se stesso nel futuro, persino se stesso bambino galleggiare sul mondo.

Quello che viene spontaneo chiedersi è cosa abbia visto realmente l’astronauta. Non possiamo saperlo. Bowman durante il viaggio forse assiste allo scorrere inesorabile del tempo, senza però subirne le conseguenze. Una volta nella stanza, invece, Bowman sembra scontare immediatamente quel tempo che era trascorso durante il viaggio.

Dobbiamo pensare che 2001 Odissea Nello Spazio non sia solo un film, o un’esperienza di vita, ma un tentativo di spiegare ciò che la mente umana non può comprendere.

In primo luogo si potrebbe affermare che l’astronauta abbia vagato in un buco spazio-temporale nel quale il tempo non scorre, infatti è l’unica parte del film dove il monolite non appare. Nel finale, invece, una volta terminato il viaggio, Bowman vede il monolite e inevitabilmente la sua vita scorre alla stessa velocità con la quale aveva affrontato il viaggio.

2001 Odissea Nello Spazio è forse la massima espressione di cinema, e uno degli esperimenti più audaci che l'uomo abbia mai tentato.

La seconda conclusione potrebbe essere che il film, a dispetto della cronologia con cui vengono mostrati i fatti, sembra avere una costruzione ciclica e non graduale. La pellicola inizia sulle note di Strauss e termina sulle note di Strauss, inoltre il primo capitolo del film è “l’alba dell’uomo” mentre nel finale compare il famoso bambino che viaggia sull’orbita terrestre.

Secondo questa teoria il bambino potrebbe tranquillamente essere l’inizio della storia, o quantomeno una chiara analogia con gli ominidi. Forse analizzando le cose da questo punto di vista si può affermare che la vita dell’uomo non sia un qualcosa che ha un’origine e una fine, ma un ciclo infinito. 

A ogni modo è chiaro che il film resta aperto a varie riflessioni e interpretazioni, e non necessariamente esiste la risposta giusta o sbagliata a tutto ciò che vediamo.

2001 Odissea Nello Spazio ci insegna, forse, che siamo troppo piccoli per le domande che ci poniamo. Al tempo stesso però, il bambino delle stelle che guarda il mondo ci dimostra che l’umanità, nonostante sia di fatto insignificante rispetto a ciò di cui siamo circondati, rimarrà una ciclica costante di questo misterioso, ma bellissimo mondo.

Leggi anche: Kubrick – O come ho imparato a non preoccuparmi ed amare la bomba

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