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Il Comico, Neo e Donnie Darko – La degenerazione del sogno americano

La degenerazione del sogno americano.

Gufo Notturno II: «Ma che diavolo ci è successo? Che cosa è successo al Sogno Americano?».

Comico: «Cos’è successo al Sogno Americano?! Che si è avverato! Lo stiamo ammirando».

Nello scambio di battute tra i due Watchmen si nasconde l’inganno sociale del XX secolo, un sogno che spegne il senso critico dell’uomo. Ci si addormenta nel tiepido torpore di una bolla, cullati dall’effimera soddisfazione di aver risolto il puzzle della propria esistenza. I tasselli che lo compongono diverranno gli ingranaggi che controlleranno la nostra vita.

Il sogno americano, un sogno come quello vissuto da Neo in MatrixIn un mondo in cui l’uomo ha tentato di dominare la natura con la tecnica, non è rimasto niente di vero. Le macchine, programmate dall’uomo per ripetere gli stessi ordini innumerevoli volte, decideranno di condannare l’umanità allo stesso destino.

In un certo senso, Matrix (1999) fluttua tra la consapevolezza di essere metafora e la necessità di essere iperbole di una società assuefatta alla favola americana. In entrambi i casi non si riesce a prendere coscienza di un controllo imposto da vincoli invisibili che soffocano la nostra esistenza. Poco importa che l’imposizione venga, in un caso, da macchine intelligenti e, nell’altro, dal sostrato culturale in cui è germogliato il valore dell’omologazione.

sogno americano

Il Comico, eroe della decadenza, è l’espressione della degenerazione del sogno americano, ma, allo stesso tempo, crede di essere soluzione a un problema mal posto. Il vigilante è sia sintomo della malattia del suo tempo sia cura inefficace di quel groviglio inestricabile di insoddisfazione, disordine e rassegnazione.

Anche Donnie Darko passeggia tra luoghi comuni di una società immobile, stagnante, nella quale il tempo non riesce a fluire, e rimane incastrato. Gli elementi che paralizzano il senso critico e la dinamicità del caso si istanziano sia nella tipica famiglia medioborghese di cui fa parte sia nel guru che tiene una lezione nella sua classe.

Il sogno americano è un’idea che nasce castrata di ogni successiva possibilità. Una bella famiglia, un lavoro rispettabile, la nuova auto parcheggiata nel vialetto di casa: l’obiettivo che si concretizza si nutre di ogni altro potenziale obiettivo. È un ideale che divora l’imprevedibilità della vita. Giorno dopo giorno diventiamo evanescenti, fatti della stessa sostanza di quel sogno, ormai ricordo sbiadito.

La quiete dell’intelletto sveglia i mostri del purgatorio quotidiano, in cui non c’è posto per scelte che non si conformano a quel modo di vivere perfettamente semplicistico. Il sogno americano non si è semplicemente avverato, come dice il Comico. Era nella sua più intima natura che la sua realizzazione si legasse, patologicamente, alla sua degenerazione: irrimediabilmente statico per rispondere alle esigenze dinamiche dell’uomo.

Vivere il sogno dell’illusione, che è anche sonno della ragione, oppure soffrire una rinascita che (ri)sveglia la razionalità: questa la fortuna che ha avuto Neo nell’essere messo di fronte alla realtà.

Sia Neo che Donnie Darko decideranno di abbattere l’ordine costituito del sogno americano, che striscia invisibile dalla fantascienza alla sociologia. Tenteranno di risvegliare le coscienze, ripristineranno il flusso del tempo, accetteranno il proprio destino, assumendo il paradigma dell’eroe moderno, costantemente in lotta con una società antropomorfizzata e assuefatta al controllo.

In questo senso, se il Comico mostra e alimenta il fallimento del sogno americano, del quale è parte, Donnie e Neo spengono questo etereo incendio, mai abbastanza evidente da riuscire a divenire visibile agli occhi di tutti. O meglio, quanto poco è visibile la sua natura, tanto è accecante la luce che emana, al punto che non si può non seguire la strada che viene illuminata.

Donnie Darko: «Ogni essere vivente segue un percorso prestabilito. Ma ci sono confini che a volte la vita ti chiede di varcare: io l’ho fatto».

Al Comico non interessa che ci sia un’alternativa a quella via illuminata anche dalle più nere frustrazioni, perché il fallimento è la scusa perfetta per starsene fermi e adagiarsi sulla propria insignificante esistenza. Nessuno si merita che gli vengano mostrate alternative: questo sembra pensare il Comico.

A offrire un’alternativa che spezzi questo stagnante circolo vizioso, ci penseranno Donnie e Neo. Ancora una volta, non è importante che i protagonisti dei rispettivi film agiscano su piani ontologici differenti e che le modalità del risveglio del senso critico siano condizionate da fini narrativi incomparabili.

Ciò che invece è rilevante è la spinta che si cerca di dare alla capacità di spirito critico, tratto essenziale della complessità umana. In tal senso, svegliarsi da un’illusione è esattamente come prendere coscienza delle catene incorporee che opprimono il raziocinio.

Quasi paradossale che il sogno americano, da costrutto sociale, sia diventato ideale socialmente asfissiante. Non si riesce a respirare aria pura, ma solo filtrata da quei valori che la società si è auto-imposta. L’unico motivo per cui non si soffoca è la subdola abitudine a quella condizione ambientale.

Fortunatamente l’inganno è stato svelato. Caduta la maschera, ciò che rimane è la sensazione di una vera e cruda sconfitta, che è sempre meglio di una falsa e artificiosa vittoria.

sogno americano

Leggi anche: Donnie Darko e la Sensibilità Divergente

Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere. Aspirante giornalista. Nerd da prima che diventasse una moda. Amante di tutto ciò che fa esplodere la mente: dalla filosofia alla fisica quantistica, passando per la filmografia di David Lynch. Trova che scrivere sia l'unico modo per rallentare l'entropia dell'universo. Se poi un giorno - si spera non troppo lontano - sarà anche retribuito per farlo ancora meglio.

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