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Daenerys Targaryen e il titanismo alfieriano

Daenerys Targaryen.

Saul: «Tutto è piano, e tempesta, e sangue, e morte:

I vestimenti squarcinsi; le chiome

Di cener vil si aspergano. Sì, questo

giorno, è finale; a noi l’estremo, è questo».

(Vittorio Alfieri – Saul)

Ci troviamo nel lontano 1782. Un autore italiano, piemontese, precisamente originario di Asti, pubblica una tragedia da molti intesa come una delle più grandi nella letteratura italiana. Parliamo di Vittorio Alfieri, drammaturgo, scrittore e poeta italiano, dai tratti controversi e conflittuali con il tempo in cui vive. L’opera in questione, che insieme ad altre l’hanno reso famoso nel panorama culturale, è il Saul, un’intricata rappresentazione teatrale tratta dal Libro dei Re della Bibbia.

Intricata perché l’Alfieri (ri)porta sulla scena ogni aspetto peculiare che riguarda la sua poetica, la sua idea di teatro e tutto il repertorio estetico che l’hanno reso non solo un autore “complesso”, ma un drammaturgo del tutto originale. In sostanza: le tragedie di Alfieri si riconoscono fra le tante scritte dall’uomo!

Ma perché parlare del drammaturgo astigiano? Qual è la sua funzione? Lungi dal scrivere un articolo che commenti o critichi il poeta e l’opera sopramenzionata, quest’ultima serve da appoggio per delineare, al meglio delle aspettative, l’immagine, quasi iconica, di un personaggio di una famosa serie tv. Sicché risaltarne i tratteggi teorici e mettere in luce il suo riflesso caratteriale, serve per esprimere al meglio ogni dettaglio del suddetto personaggio, nonché vero e proprio protagonista del celebre Game of Thrones. Il nome in questione è quello di Daenerys Targaryen. Una donna e regina che regge il peso di una casata.

Daenerys Targaryen: nata dalla tempesta

Daenerys Targaryen è un personaggio di Game of Thrones, uno dei più importanti, a cui dedichiamo un paragone con il titanismo alfieriano.
Daenerys Targaryen

Conosciamo Daenerys Targaryen sin dalle prime battute della serie.

I suoi capelli biondo argentato, la carnagione pallida, il suo sguardo fragile ci presentano una figura debole, il cui destino ha in serbo per lei un compito molto più grande del previsto. Lei è la discendente diretta di Aerys II Targaryen, conosciuto, nell’universo fantasy ideato da G. G. Martin, con il nome di Re Folle. Vive in esilio insieme al fratello, Viserys, col quale progetta, inizialmente, la riconquista di Westeros.

Nel corso della serie impariamo a conoscere luci e ombre di Daenerys e con lei le caratteristiche principali della sua casata.

Quel personaggio che appariva come gracile, delicato, la quale reggeva sulle proprie spalle un cognome grande come un macigno, diventa col tempo un ideale in cui credere. Infatti, durante il “pellegrinaggio” per il Continente Orientale, acquisisce vari titoli quali: Khaalesi, Madre dei Draghi, Distruttrice di Catene, regina di Meereen e così via.

Daenerys Targaryen diventa, fra i tanti, il personaggio che incarna il perfetto dualismo dell’odi et amo. Da un lato si può credere e amare il suo ideale, al costo di una sottomissione velata, ma imbevuta di speranza per un nuovo mondo; dall’altro lato si disprezza ciò che incarna, si comprende che sotto le docili parole ella nasconda del marcio. E il prezzo da pagare è una lotta impari, giacché lei non solo può contare sulla fedeltà di un vasto esercito, ma addirittura su ben tre draghi.

Daenerys Targaryen è un personaggio di Game of Thrones, uno dei più importanti, a cui dedichiamo un paragone con il titanismo alfieriano.
Daenerys Targaryen

C’è un momento esatto in cui il dualismo menzionato crea una falla irreparabile. Il momento è presente nell’ultima stagione, precisamente nel penultimo episodio, “The Bell”. Vediamo Approdo del Re messa sotto assedio dalle forze congiunte del Nord e di Daenerys. Lei, in sella all’unico drago rimasto in vita, osserva da lontano la sua rivale: Cercei Lannister. Sebbene oda le campane risuonare il segno di resa, come spinta da un impeto improvviso, ordina nella sua mente il terribile imperativo: Dracarys. Così facendo, il drago spicca il volo e rade al suolo l’intera capitale.

Daenerys Targaryen: eroina titanica

Saul: «Ombra adirata, e tremenda, deh! cessa:

lasciami, deh!… vedi: a’ tuoi piè mi prosto…

ahi! dove fuggo?… – ove mi ascondo? O fera

ombra terribil, placati… ma è sorda

ai miei preghi; e m’incalza?… Apriti, o terra,

vivo m’inghiotti… ah! pur che il truce sguardo

non mi saetti della orribil ombra ».

(Vittorio Alfieri – Saul)

Il destino di ogni Targaryen è appeso nel lancio di una monetina. Gli dei, così facendo, decidono se un membro della casata diverrà in futuro un pazzo o meno. E a quanto sembra anche Daenerys ha dovuto subire il destino nefasto di una moneta lanciata a sua insaputa. Che infine lei abbia davvero liberato il mondo dalla “piaga” del Trono di Spade o che sia solo impazzita per via del suo cognome, è una speculazione a cui gli spettatori della serie cercano di trovare una ragione.

Ma cosa si nasconde dietro al suo personaggio?

Daenerys Targaryen è un personaggio di Game of Thrones, uno dei più importanti, a cui dedichiamo un paragone con il titanismo alfieriano.
Daenerys Targaryen

Tra la Madre dei Draghi e il titanismo alfieriano vi sono delle affinità alquanto tangibili. I protagonisti delle tragedie del drammaturgo italiano vivono sempre all’interno di uno stadio dialettico, che vede contrapporsi da un lato gli atteggiamenti propri di un tiranno e dall’altro lato i sentimenti di libertà. È una vera e propria opposizione insita, sicché si mescolano una serie di dinamiche che portano l’individuo a vivere in costante balia tra il suo essere uomo-libero o essere-tiranno.

È chiaro, la poetica singolare di Alfieri entrava in netta contrapposizione con le teorie illuministiche del tempo, le quali tendevano ad adagiarsi su politiche propense ad attivare valide riforme per lo Stato. E, se ci pensiamo, anche in Game of Thrones accade ciò. L’impeto irrazionale, che irrompe improvvisamente sulla scena con Daenerys, oltre a rappresentare un’alternativa, è il simbolo di una incapacità di sintesi tra i sentimenti contrapposti nel personaggio stesso.

Alfieri, infatti, cerca di approfondire ed esplorare nel suo teatro le zone più profonde e oscure della psiche. Di qui l’interesse e l’attualità dei personaggi, il cui dramma nasce dallo scatenarsi di impulsi irrazionali e contrastati, che insidiano l’unità dell’Io. Ma, strano a dirsi, il “disordine interno” si esprime in forme classicamente controllate, di una geometrica razionalità.

Il titanismo di Daenerys appare intensamente problematico. L’attenzione è tutta centrata sulla sua personalità. Lei non appare più dotata di un carattere magnanimo e unitario. Vive uno scontro tutto interno alla sua psiche, divenendo un’eroina volitiva e inarrestabile.

Daenerys Targaryen è un personaggio di Game of Thrones, uno dei più importanti, a cui dedichiamo un paragone con il titanismo alfieriano.
Daenerys Targaryen

Una perfetta scissione dell’Io

Daenerys Targaryen, a ben vedere, compie un percorso tortuoso ma lineare. Inizia mostrandosi in atteggiamenti fragili, deboli, insicuri, per essere infine una regina assetata di potere e di sangue. Perché questo cambiamento che osserviamo puntata dopo puntata?

L’identità di Daenerys oscilla tra stati d’animo contrapposti, passando dall’uno all’altro in modo repentino. Ciò manifesta lo stato di interna tensione e conflittualità che caratterizza il suo personaggio. E tale tensione, in alcuni casi, giunge a un punto di rottura, determinando la perdita del senso della realtà e l’accesso alla dimensione della follia. Quest’ultima si esprime soprattutto nel delirio, il quale si concretizza mediante le fattezze di uno scontro con forze estranee all’Io.

Come Saul, anche Daenerys è mossa da una crisi d’identità, da una scissione dell’Io, dove sono compresenti paradossalmente Re Lear e Almeto, dove il personaggio dominate è drammaticamente conteso dal dubbio sulla perdita di se stesso, del suo ruolo di sovrano e del suo Io vivente. Geometria e disordine tendono a mescolarsi. La razionalità della costruzione obbedisce a qualcosa che non è razionale.

Daenerys Targaryen è un personaggio di Game of Thrones, uno dei più importanti, a cui dedichiamo un paragone con il titanismo alfieriano.
Daenerys Targaryen

Daenerys vive al centro di una realtà definita e indefinita. Il personaggio non possiede se stesso, poiché scopre che in lui vive una forza oscura che parla contro. Si avverte come scisso. È come se il cerchio dell’Io si rivelasse, a un certo punto, troppo stretto per contenere tutti i vari, contrapposti contenuti che vi si affollano. Sicché diviene necessario espellerne qualcuno, e fare i conti con esso non più dentro di sé ma come con oggetti estranei.

Daenerys Targaryen: Semplice follia o libertà estremizzata?

L’ideale che veste Daenerys è un metro di giudizio per ogni sua azione. Il cammino che intraprende dal Continente Orientale è accompagnato da quell’alone di libertà e pace da portare nel mondo, ma più volte si nota un atteggiamento quasi ossimorico, e la libertà tanto decantata diviene un’offerta ai popoli purché vivano sotto il suo comando. È come passare da una catena all’altra.

Per Daenerys Targaryen, anziché definirsi in un preciso concetto politico, la libertà si identifica con un sentimento. È una divina fiamma che arde nel suo cuore con la quale può ergersi sulla massa degli uomini, anelando a infrangere i limiti che si pongono alla sua individualità e a piegare a sé il mondo.

Daenerys Targaryen

È questo particolare sentimento di libertà che, come un vento agita e sospinge la Madre dei Draghi per tutto il suo cammino; e di questa passione, di questo caldo senso Daenerys anima la sua immensa figura, tesa nella propria interna e chiusa pena, nel proprio furore, divorata, allo stesso tempo, da una invisibile, implacabile fiamma, quindi sospinta da un sublime appetito di morte e distruzione.

Saul: «Eccoti solo, o re; non un ti resta

dei tanti amici, o servi tuoi. – Sei paga,

d’inesorabil Dio terribil ira? –

Ma, tu mi resti, o brando: all’ultim’uopo,

fido ministro, or vieni. – Ecco già gli urli

dell’insolente vincitor: sul ciglio

già lor fiaccole ardenti balenarmi

veggo, e le spade a mille… – Empia Filiste,

me troverai, ma almen da re, qui… morto».

(Vittorio Alfieri – Saul)

Così come nel Saul, anche in Daenerys vi è la constatazione che all’animo umano, tendente alla libertà, si oppongono forze invincibili. Dominata da un’inestinguibile sete di gloria e di potenza, insofferente dei limiti del tempo, delle fatali leggi della vita, ribelle alla oscura, inesorabile forza che la preme e incalza, Daenerys Targaryen, nata dalla Tempesta, prima del suo nome, regina degli Andali, dei Rhoynar e dei Primi Uomini, signora dei Sette Regni, protettrice del Regno, Madre dei Draghi e Distruttrice di catene, si ripiega in una nuda e disperata solitudine.

Daenerys Targaryen

Infine, in un gesto di tutto ideale eroismo, in un sublime atto di ribellione, spezza i limiti che si oppongono alla sua assoluta libertà, all’attuazione della sua assoluta grandezza, e si riafferma, nella morte stessa, “liricamente” vittoriosa.

Leggi anche: Game Of Thrones 7×03 – Queen’s Justice

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