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Uruk Hai – Essere il Vuoto | Il Signore degli Anelli

Il Signore degli Anelli: Uruk Hai – The Hollow Orcs

Ci dicono di marciare, ci dicono di marcire. E noi marciamo. Siamo nati per questo, ci hanno creati per questo. Per marciare, annientare, strappare ogni lembo di vita alla terra. Regalare il trionfo al nostro signore, Saruman; siamo stati tirati fuori dalla palude per questo solo obiettivo. Concepiti in odio, siamo cresciuti in un grembo nero di sangue e dolore; la stessa terra che abbiamo scelto di violare, ci ha sputati da una placenta morta e putrefatta. Come Edipo, ciechi nella mente, abbiamo scelto di disonorare la madre Terra, suggendo ogni barlume di anima e luce.

Noi, i soldati dell’abisso. Noi, gli Uruk Hai.

Uruk Hai
Uruk- Hai e Saruman

Siamo un’unica macchia nera, indistinta, come petrolio, che corrompe la natura. Siamo l’aborto del creato, massa imbelle e assetata di sangue; come ci ha definiti nostro padre Saruman, siamo il prodotto dell’industria, che fagocita un mondo vecchio e datato. La foresta, i prati, gli animali, sono concetti fuori tempo massimo; ben venga radere tutto al suolo, per espandere il regno di Isengard.

Questo è il tempo del carbone e delle fornaci, delle miniere scavate nel sottosuolo, delle fabbriche di macchinari e di uomini. È giunta l’età del ferro e del sangue, delle spade che cozzano esplodendo in scintille; è arrivato il momento dei profeti della guerra, gli Uruk Hai.

«We are the Hollow Men
We are the stuffed men
Leaning together
Headpiece filled with straw, Alas!».

(T.S. Eliot – “The Hollow Men“)

Non conosciamo strada, se non quella per il campo di battaglia. Non conosciamo casa, se non gli abissi putridi di Isengard. Il nostro solo impiego è la morte. Il cibo che sazia le nostre viscere è la paura, il cuore palpitante dei nemici. Nostro giaciglio è la palude che ci ha generati, che culla le nostre carni in putrefazione. Siamo un’orda unica, di anonimi guerrieri; siamo gli Uruk Hai, lontano dalla massa del battaglione non esistiamo.

Non abbiamo mente, idee, voglie o aspirazioni; la nostra testa è piena del volere del nostro signore e padrone. Il nostro cuore batte per rendere orgogliosa la mano che ci ha plasmati. Noi, gli Uruk Hai, siamo le mani e le braccia al servizio della grande mente di Saruman.

Uruk Hai
Uruk- Hai

Mentre siamo qui, uno accanto all’altro, in sostegno reciproco siamo tantissimi. Solo ora che siamo inquadrati in coorti, plotoni, battaglioni, ad ascoltare il nostro signore, ci accorgiamo di essere un unico turbine putrido che risucchierà tutto nel maelstrom. Appoggiati l’uno all’altro ci sentiamo invincibili, forti dell’unione delle nostre anime vuote e delle nostre coscienze abiette.

Nelle orecchie e nel cervello riecheggia la voce del negromante bianco, che ci chiama al massacro; non un pensiero oltre quelle parole, non una brama oltre l’acciaio delle lame. Sull’ondeggiante nostra marcia, viaggia lontano il sogno di Saruman.

Uruk- Hai

In altri mondi, in altri luoghi, un uomo da un balcone arringherà una folla festante di iene assetate di sangue. Proprio come qui, stasera, ai piedi della torre di Isengard. Il nostro ululato arriverà fino a loro, li contagerà la nostra fame di morte; questo spirito cannibale si impossesserà delle loro anime, trascinandole nel fango delle trincee.

Un balcone, una piazza, un esercito nero, pronto a rinnegare ogni umanità, ogni barlume di compassione; cuori impavidi, o forse impietosi, pronti ad alzare le armi contro i deboli e gli indifesi ancora una volta. In un altro mondo, in un altro tempo, Uruk Hai dalle fattezze umane e ricoperti dal nero, suoneranno i tamburi dell’inferno sulla superficie della terra.

«This is the dead land
This is cactus land
Here the stone images
Are raised, here they receive
The supplication of a dead man’s hand
Under the twinkle of a fading star».

(T.S. Eliot – “The Hollow Men”)

Il tanfo della battaglia sa di fango, misto a sangue ed escrementi; aleggia nell’aria un sentore acidulo, come di paura, o forse di estasi del sangue. Il tramonto è calato sul Fosso di Helm, forse l’ultimo tramonto per il genere umano. Siamo giunti qui, ai piedi di queste mura, per prendere qualsiasi vita, ogni cuore pulsante; non un essere vivente sarà risparmiato, donne o bambini o animali.

Dopo la battaglia ci abbandoneremo al pogrom selvaggio; dovremo cancellare ogni traccia dell’esistenza degli uomini sulla terra di mezzo. Raderemo al suolo le mura della fortezza, per poi cospargere tutto di sale, per impedire anche all’erba di fiorire di nuovo. È finita l’era degli umani, è giunta l’era degli Uruk-Hai.

Uruk Hai
Uruk- Hai

La notte è cupa e piovosa, non una stella nel cielo, neanche la luna fa capolino; pochi attimi ancora, prima che si dia inizio alle danze. Possiamo sentire gli ansimi vibranti degli umani dietro le merlature; i mattoni vibrano al ritmo del loro respiro affannoso e spaventato. I loro conati di vomito ci solleticano le orecchie; il dolce suono di un corpo che prova, senza successo, a liberarsi della paura.

Non avranno scampo, non avranno vie d’uscita; per loro saremo come un fiume limaccioso, pronto a banchettare sui loro corpi esanimi. Isengard regnerà sul deserto, su questa terra stuprata e inaridita, finalmente pregna d’odio.

Siamo le Cassandre della distruzione, portiamo il verbo del vaso di Pandora in ogni angolo della Terra di Mezzo. Siamo gli alfieri della disperazione, baluardi del deserto nel corpo e nella mente. Noi, soldati neri della lobotomia e della follia, portiamo in giro il vessillo della Bianca Mano di Saruman, unico signore e padrone. Nostra è la dialettica del gregge, che prevale per numero e non per coraggio. Nero è il sangue che ci scorre nelle vene, nera l’anima che muove i nostri corpi.

Noi siamo gli Uruk Hai, figli del destino.

Leggi anche: L’epica Cavalcata dei Rohirrim di Re Theoden

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