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Nuovi sguardi: Humam – Il potere dei cortometraggi

Abbiamo incontrato per la prima volta Carmelo Segreto più o meno un anno fa, davanti a un buon caffè, in un caldo pomeriggio romano. Ci raccontò dei suoi primi passi nel mondo del cinema, degli autori e dei film a lui più cari, di come vedesse il futuro della settima arte (in particolar modo quella italiana) e, soprattutto, dei suoi lavori, accennandoci qualcosa sul futuro prossimo. Erano quelli i giorni in cui usciva il suo terzo cortometraggio, Humam, che nel giro di un anno avrebbe raccolto numerose partecipazioni ai Festival, italiani e non, portando a casa tanti bei riconoscimenti, a testimonianza delle qualità di questo giovane autore.

Come tanti registi del nostro cinema, in un momento così difficile per il nostro paese, Carmelo ha permesso, in primo luogo grazie alla rassegna #Solidaretàdigitale e, in questi giorni, in collaborazione con il Ce L’Ho Corto Festival, Kinodromo e Alice nelle Città, la fruizione della sua ultima fatica a tutti gli appassionati. Questa bella storia di condivisione artistico/culturale, ci ha dato l’input per raccontarvi qualcosa su Humam, cercando di scavare il più possibile dentro il suo racconto, per mostrarvi non solo il prolifico e stupefacente mondo dei cortometraggi, ma uno degli autori che più ci fa ben sperare per il futuro nel nostro cinema.

Humam, terzo lavoro di Carmelo Segreto, è il cortometraggio perfetto per capire cosa ci sia alla base del cinema italiano che verrà.
Humam

In un piccolo autolavaggio, poco dopo l’orario di chiusura, Humam mette in ordine una valigia, contenente alcuni trucchi di scena per recarsi in centro, dove svolge il ruolo di mago ambulante. Poco dopo, risponde a una chiamata e, con l’emozione crescente, invita alla tranquillità il suo interlocutore, rassicurandolo sull’arrivo di altro denaro per l’acquisto di medicine. L’improvviso arriva di una macchina nel garage, sporca di sangue, guidata da un tizio violento, sconvolge la traiettoria della sua vita.

È difficile, quasi impossibile, raccontarvi una storia che non avrebbe bisogno di nessuna parola: andrebbe esclusivamente ammirata, visceralmente percepita e introiettata nell’animo, per capire la sua essenza.

Segreto mostra agli spettatori uno spaccato di vita tremendamente attuale, la crudeltà dei più forti nei confronti degli inermi, in questo caso gravati dall’orribile pensiero razzista che la nostra società fatica a scrollarsi di dosso, nonostante un mondo in continua evoluzione. L’extracomunitario visto come un nemico, un’intrusione nella quotidianità o semplicemente qualcuno a cui dare la colpa delle nostre vite non all’altezza di quanto desiderato.

Una critica forte, non solo verso i singoli individui che hanno il potere di ribaltare questi pre-concetti arcaici e fuori dal tempo, ma soprattutto verso le istituzioni e la politica, in particolare quella destrorsa che, incapace di realizzare programmi concreti, preferisce veicolare messaggi di intolleranza per mascherare la propria incapacità, creando il capro-espiatorio unico verso cui accanirsi.

Se Aniello Arena, nel ruolo dell’Animale, mostra ancora una volta la sua grande capacità di vivere ed essere il personaggio, Miloud M. Benamara è semplicemente meraviglioso nel connotare il sublime candore emotivo di Humam, fatto non solo di emozioni, ma di gesti semplici che dimostrano il suo essere perfettamente lì in quel momento.

La macchina da presa è perfetta, lascia che la storia prenda forma davanti a noi senza risultare mai invasiva, sfruttando una fotografia che predilige i toni cupi, quasi uniformandosi agli stati umorali dei protagonisti, attraverso un sapiente uso del tempo di montaggio e sublimato dalla splendida colonna sonora di Giuliano Taviani, che arriva in punta di piedi dando una chiusura perfetta al cerchio narrativo.

Humam

Selezionato in decine e decine di Festival, tra cui il Vienna Film Awards, il Berlin Motion Picture Festival, il Festival MarteLive, Roma Tre Film Festival, Solidando Film Festival, Corti in Cortile, Social World Film Festival e tanti altri, Humam, prodotto da Carmelo Segreto, in coproduzione con Raya Visual Art e Lorenzo Adorni, è un corto da vedere e rivedere, non solo per ammirare uno degli autori che continuerà a tenere alto il nostro cinema negli anni a venire, ma per immergersi in maniera profonda nel mondo del cortometraggio, l’arte cinematografica da cui tutto parte.

Leggi anche: Nuovi sguardi: intervista a Carmelo Segreto – Del cinema italiano e del futuro

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