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Il finale di True Detective o la via della Luce

Il finale di True Detective.

La prima stagione di True Detective fu una svolta per la serialità televisiva. Da semplice intrattenimento, si è passati a una introspezione profondamente umana toccando diverse tematiche che hanno influenzato le successive produzioni. In particolare, l’epilogo della prima stagione mette un punto sia a un’inchiesta che a un senso di colpa trascinato per anni.

La prima stagione di True Detective fu una svolta per la serialità televisiva. Dall'intrattenimento, si è passati a una introspezione umana.
Il finale di True Detective

Tra le desolate paludi della Louisiana, macchine sempre sole sfrecciano in corsia tra paesaggi bui. Proprio all’interno di una di queste, si conoscono i due detective Rust Cohle e Martin Hart. La loro meta è una scena del crimine molto particolare: un cadavere di donna in ginocchio con le mani legate in preghiera e una corona di radici sul capo che prende le sembianze di un paio di corna. Da questo mistero inizia una storia che durerà  diciassette anni, in una caccia al killer che ci appare come infinita, metafora di un mondo corrotto che si nasconde dietro la più splendente delle apparenze.

Nel giardino dei Getsemani

Martin e Rust sono due personaggi di True Detective estremamente diversi tra di loro ma percepiti entrambi come umani in tutte le proprie sfaccettature. Irrequieti all’inizio, più vicini e pieni di speranza alla fine. In particolare, il percorso di maturazione di Rust attraverso la lotta al serial killer della Louisiana è in verità un viaggio dentro se stesso che si rispecchia nel mondo esterno.

Essendo tutti gli uomini una mera deviazione della Natura dal suo percorso, nella sua filosofia, il Male è il vero motore immobile di tutte le cose che ci circondano. Ciò che costruiamo di noi stessi nella realtà contiene sempre qualcosa di perverso, innaturale che non può avvicinarsi alla vera idea di Dio. Gli uomini si perdono e basta, girano e rigirano nel Labirinto, sono immersi dentro Carcosa e fanno finta di non saperlo, continuando la loro quotidianità. Come si arriva, dunque, al Bene?

Martin: «Perché hai una croce nel tuo appartamento?»

Rust: «È una forma di meditazione»

Martin: «In che senso?»

Rust: «Contemplo il momento nel giardino. L’idea di permettere la tua stessa crocifissione».

L’alone di mistero che avvolge Rust in True Detective è segnato da una tragedia. Non ci è dato sapere come fosse la sua personalità prima del dramma personale, forse non discostava molto da un temperamento ugualmente irascibile. La sua figura assume un aspetto sempre più trascurato che, nello scorrere dei dieci anni, riprende le sembianze di un moderno Cristo.

È nella sua metaforica crocifissione che si accede alla strada verso la Luce con la conseguente lotta contro l’assassino, simbolo di un Male primordiale, irrazionalmente puro ma così palpabile. Dentro il sacrificio della sua vita, si nasconde la sua stessa resurrezione. Per arrivare a Dio, bisogna passare per l’Inferno. Abdicare se stessi per salvare gli altri. Forse non basta limitarsi a leggere la Bibbia ogni Domenica per dichiararsi cattolici. Nel finale, infatti, il titolo dell’ottavo episodio cita “Form and Void“, un passo della Genesi, che descrive il momento in cui Dio creò il mondo.

Ora la Terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso

L’alienazione dei due detective nei confronti delle loro stesse vite personali, ritrova il suo senso di essere nell’avvicinarsi e riprendere a indagare sul caso dopo diversi anni. L’ossessione di Rust per gli omicidi della Louisiana ha infatti una giustificazione: in ogni vittima, lui rivede sua figlia. La possibilità di non essere riuscito a salvarla dal braccio della Morte. La sua finale ascesa detiene il suo fulcro proprio nel riscatto personale che ha ricercato per una vita interna, nell’ipotesi di essere perdonato proprio da lei, di incontrarla ancora un’ultima volta.

Rust: «Non ha importanza se siano vivi o morti, puoi comunque leggerli, e sai cosa capisci? Che loro l’hanno accolto. Uhm, non subito ma proprio lì, all’ultimo istante. È un sollievo inequivocabile. Certo, erano spaventati e poi hanno visto, hanno visto per la prima volta quanto fosse facile lasciare… lasciarsi andare. Hanno visto in quell’ultimo nanosecondo… hanno visto quello che erano… che noi, ognuno di noi e tutto questo grande dramma non è mai stato altro che un cumulo di presunzione e ottusa volontà. E allora puoi lasciarti andare. Alla fine, non devi aggrapparti così forte. Per capire che tutta la tua vita, tutto il tuo amore, il tuo odio, la tua memoria, il tuo dolore erano la stessa cosa. Erano semplicemente un sogno, un sogno che si è svolto in una stanza sprangata. E grazie al quale hai pensato di essere una persona».

In uno dei dialoghi presso il Commissariato, Rust accoglie l’idea della Morte proprio come un sogno, meccanismo che si ripeterà proprio dentro di lui, alla fine della serie. Il confronto fra il suo sogno e quello che credeva di aver visto negli occhi dei soldati morti in Vietnam prende corpo in due forme differenti.

Io non dormo, io sogno

Nel finale di stagione, Rust racconta a Martin di un sogno che ha fatto durante il suo ricovero riguardante proprio il ritrovamento finale con sua figlia. La pace che gli ha trasmesso è molto diversa dalle morti che ha guardato con attenzione sulle scene dei diversi omicidi. Contrariamente a quelle vittime, le sembra intoccabile, circondata da nient’altro che Vita.

È proprio dentro di lei che vede una separazione fra il Buio e la Luce, da sempre in lotta tra di loro. Con la consapevolezza di una nuova esistenza, Rust si affaccia anche alla Vita come mai prima d’ora aveva fatto: la figlia è ora felice, perché portata via da un mondo che contiene abissi e luce ugualmente infiniti. I cattivi non verranno mai a cercarla, non la toccheranno mai, lei è al di sopra di loro e di Tutto. È al sicuro. 

Il finale di True Detective: Dio disse “Sia la Luce” e luce fu

Marty: «Non mi hai raccontato, una volta a cena, di come ti piaceva inventare storie sotto le stelle?»

Rust: «Sì, durante la notte»

Marty: «Così guardavi il cielo stellato e inventavi storie?»

Rust: «Sì, guardavo il cielo e pensavo a una storia. La più vecchia»

Marty: «Quale?»

Rust: «La luce contro il buio»

Marty: «Beh, non so in Alaska ma mi sembra che qui il buio abbia più spazio»

Rust: «Sì, hai ragione, ma stai guardando nel modo sbagliato»

Marty: «Tu come lo vedi?»

Rust: «Prima c’era solo Buio. Adesso, se me lo chiedi, la Luce sta vincendo»

È proprio nel superamento fra lo scontro tra la Luce e il Buio che Rust porta a compimento il suo viaggio. Accettare semplicemente il fatto che essi si alternano e l’uno non vuole sopraffare l’altro. Prima Luce, poi Buio, poi ancora Luce. Sta nell’uomo imparare a non vedere il mondo in una sola maniera poiché, senza oscurità, non saremmo capaci di vedere le stelle. O, meglio, «uscire a rivedere le stelle».

La prima stagione di finale True Detective fu una svolta per la serialità televisiva. Dall'intrattenimento, si è passati a una introspezione umana.
Il finale di True Detective

«Lo duca e io per quel cammino ascoso

intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d’alcun riposo,

salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo».

(Dante Alighieri – Divina Commedia, Inferno, Canto XXXIV)

Guardando True Detective pensiamo di assistere a una storia d’inchiesta, un crimine mai rivendicato a cui due investigatori si aggrappano pur di riuscire a risolvere. In realtà, si nasconde la storia di uomo e la sua fuoriuscita da uno stato di Buio irrazionale, completamente devoto al dolore.

Rust alla fine della serie compie lo stesso viaggio di Dante: passa per l’Inferno ed esce nel Paradiso, per tornare a guardare le stelle. La sua meraviglia di fronte alla bellezza di tutte le cose sembrava essere svanita, persa nella crocifissione. Dopo aver smarrito la retta via, è arrivato il momento di tornare a guardare il cielo dal “pertugio tondo”. La luce sta vincendo.

 

Il finale di True Detective.

Leggi anche: True Detective – Filosofia su schermo.

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