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Zerocalcare – Perché dovremmo guardare Rebibbia Quarantine

Il 2020 è l’anno che tutti ricorderemo con estrema apprensione. La pandemia ci ha chiuso nelle nostre case, ci ha privato della nostra libertà individuale per due lunghissimi mesi. Ma non è stato tutto buio. Se è vero che «dal letame nascono i fior», citando Fabrizio De André, è vero anche che, per qualche teorema non scritto, vi è un profondo legame tra stato di crisi e arte.

Non è certo condizione sufficiente, né fondante, eppure quel momento di straordinarietà, di conflitto, porta l’artista ad amplificare la sua creatività.
Ed ecco che un vero artista del nostro tempo, in questo non tempo dotato di tali straordinarie imprevedibilità, qui si manifesta.
Ecco che arriva Zerocalcare.

Chi è Zerocalcare?

Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, è un fumettista italiano. Il nome d’arte s’ispira al ritornello dello spot televisivo di un prodotto anti-calcare degli anni novanta. Aderisce allo stile di vita straight edge, che prevede l’astinenza dal consumo di tabacco, alcool e droghe. A maggio 2017 sono state vendute circa 690.000 copie dei suoi libri. 

Kobane calling è la sua opera più apprezzata. Un reportage in forma grafica del viaggio che ha portato l’autore al confine tra la Turchia e la Siria a pochi chilometri dalla città assediata di Kobanê, tra i difensori curdi del Rojava, opposti alle forze dello Stato Islamico.

Perché guardare Rebibbia Quarantine?

Rebibbia Quarantine è la prima serie animata di Zerocalcare, formata da otto puntate di pochi minuti, distribuita da Michele Rech direttamente sui suoi social network. Il cartoon è un reportage in forma animata della vita di quarantena. Dal vincolo di rimanere chiusi in casa fino al momento, libertino e libertario, di poter finalmente uscire, vengono descritte tutte le situazioni e gli stati d’animo che compromettono la vita dei singoli individui in questa distopica situazione.

Rebibbia Quarantine descrive dunque la quotidianità del lockdown vista dagli occhi del protagonista, ovvero Zerocalcare. Quindi dagli occhi di una persona normale, in condizioni anormali. Guardi gli episodi, e ti capita di guardarti dentro. Ciò che descrive Michele Rech attraverso la sua arte fumettistica, è la fragilità dell’uomo di fronte alla solitudine. Solitudine che produce domande, e che dà anche risposte.

Zerocalcare – L’opera nel dettaglio

L’opera, in più punti, presenta un’analisi introspettiva del personaggio che coinvolge empaticamente lo spettatore. Il protagonista è di fatto una persona normale, con una vita normale, ma stravolta dagli eventi. Si vede costretto a cambiare abitudini  e a riflettere sulla propria condizione esistenziale, nel bel mezzo della solitudine. Noia, angoscia, speranza, rabbia, sono le chiavi di lettura della serie.

Viene inoltre messa in discussione l’elasticità del tessuto sociale. Nella puntata Filtro quarantena, episodio 4,  viene analizzata la rete dei rapporti sociali che creiamo sulla base della convenienza individuale.

Quanti nei mesi di quarantena, pur di rompere la monotonia, hanno allacciato rapporti con persone a cui prima non veniva data alcuna importanza? Cosa accadrà dopo a queste relazioni, costruite con l’unica finalità  di allontanare il tedio? La risposta non è facile quanto la domanda.

Nelle puntate Zerocalcare tende spesso a confrontarsi con se stesso, scoprendo di porsi interrogativi su questioni che quotidianamente vengono date per scontate, non scevri di una marcata ironia.

In Rebibbia Quarantine un ruolo centrale lo occupa l’immedesimazione nel prossimo. La normalità della vita ci porta a essere egocentrici, a volte egoisti, senza mai immaginare di indossare le vesti di altre persone. La corsa è l’episodio della serie che più di tutti ci invita a immedesimarci, a prendere il mondo per com’è, e non per quella che è la sua percezione.

Zerocalcare ci dice quello che non vorremmo mai sentire: la disuguaglianza sociale esiste anche in quarantena. C’è chi mangia, c’è chi no. Il principio di solidarietà è quindi un punto centrale nella serie animata del fumettista di Rebibbia. Ma la domanda più blasonata e implicita è la seguente: saremo persone migliori dopo aver metabolizzato la pandemia?

Ancora non conosciamo la risposta, sono tempi maturi per dirlo. Ma la visione di Rebibbia Quarantine potrebbe finalmente portarci ad un bivio.

Leggi anche: Perché dovete assolutamente guardare American History X

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