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Il Finale di Breaking Bad – Un’ultima confidenza

Il male è una presenza stabile nelle nostre vite, e Breaking Bad ce lo dimostra. In alcuni casi il male può, e deve, essere giustificato. Non considereremmo mai come criminale un soldato in guerra, nonostante si macchi del crimine dell’omicidio. Becker nel 1963 scriveva Outsider parlando ai suoi lettori proprio di questo: non è l’atto in sé a esser considerato crimine, ma l’interpretazione che ne diamo, in base al contesto e alle condizioni in cui è avvenuto.

Sembra naturale chiederci, allora, qual è la linea di confine tra il bene e il male? Un crimine può essere considerato tale se effettuato per buone ragioni? I nobili propositi possono giustificare la violenza?

Sono questi gli interrogativi che si pone il capolavoro di Vince Gilligan , Breaking Bad (2008-2013), serie TV in cui il protagonista Walter White decide di darsi alla produzione di metanfetamina con il suo ex-alunno Jesse Pinkman.

Come si conclude Breaking Bad, una delle serie più amate degli ultimi tempi? Ecco come Vince Gilligan pone la parola fine al suo capolavoro.

Il flusso di coscienza

All’inizio della serie Walter White è un docente di scuola superiore, sposato, con un figlio di sedici anni e una bimba in arrivo. Dopo aver scoperto di avere un tumore per cui non può permettersi le cure, concepisce il crimine come miglior modalità per far denaro velocemente. Grazie a quei soldi, Walter non soltanto potrà pagarsi le cure per il tumore, ma potrà anche assicurare un futuro ai suoi figli.

Da questo momento in poi qualsiasi azione Walter compia è giustificata, perché vien fatta in nome del bene della propria famiglia. Man mano che la serie prosegue il protagonista dovrà affrontare personalità spietate, corrotte dal denaro e dal potere; persone che dovrà uccidere prima che qualche minaccia si riversi sui suoi cari. Anche uccidere diventa un’azione normale di cui ci si giustifica, ricollegando l’atto a un valore primario nella vita degli esseri umani, la famiglia. Ma è davvero questo il motivo che spinge Walter a tutto ciò?

Il finale di Breaking Bad è rivelatore, è una confidenza, è un flusso di coscienza, perché Walter ammette agli altri, ma soprattutto a se stesso la verità.

Quello che ha fatto dal suo cinquantesimo compleanno in poi, è stato “ricrearsi”, “rivedersi” e “ripensarsi”. Walter dubita di alcuni valori in cui la società crede e a cui aveva passivamente aderito, e li distrugge per edificare una nuova visione di se stesso che abbia una propria etica e ideologia che vada al di là del Bene e del Male.

L’elemento catalizzatore di questa presa di coscienza è la morte.

In lui emerge la consapevolezza che tra vita e morte non c’è mai stata una reale differenza. Walter non si era mai concesso di sentirsi vivo, si era semplicemente sentito succube dei suoi doveri. La sua vita era stata frustrazione: frustrazione nel non sostenere la sua famiglia economicamente, insoddisfazione per il suo potenziale da chimico inutilizzato.

Walter non crede nell’aldilà e non crede neanche alla resa dei conti. La vita ci lascia un’unica possibilità, non esistono paradisi o inferni in cui scontare pene. Dio è un’illusione. Se è inevitabile morire, per poi diventare polvere, tanto vale farlo, dicendo di aver vissuto appieno la vita, sentendosi forte e invincibile.

Dopo cinque stagioni, arriva l’onestà nel dialogo tra Skyler e Walter:

Walter: «Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto perché mi piaceva, perché ero bravo a farlo, perché mi faceva sentire vivo».

Questo spiegherebbe perché, dopo essersi finalmente liberato di Gus, egli vuole continuare il suo giro di affari, perché dopo aver fatto molti soldi vuole continuare e costruire un impero. Non c’entrano più i suoi figli, c’entra il suo orgoglio personale e il suo desiderio di non sentirsi più impotente come quando ha rinunciato alla compagnia degli Schwarts .

Come si conclude Breaking Bad, una delle serie più amate degli ultimi tempi? Ecco come Vince Gilligan pone la parola fine al suo capolavoro.

La resa dei conti

Esattamente com’è successo a Hector Salamanca, ai suoi nipoti, e a Gus, anche Walter è destinato ad essere risucchiato dalla pericolosità di ciò che ha creato. La legge immanente che muove Breaking Bad è questa: si paga per le proprie azioni.

L’errore più grande di Walter è quello di peccare di tracotanza, di pensare di poter fare un passo più lungo della gamba, cosa di cui Saul Goodman lo avvisa dall’inizio della quinta stagione e di cui Mike e Jesse si rendono conto. Walter crede che il suo ingegno lo possa portare a non fare la fine dei suoi rivali, ma anch’egli paga il suo prezzo. Walter capisce di aver perso quando contatta suo figlio, ma egli non accetta i suoi soldi. Ritorna inevitabilmente quella frustrazione iniziale del non poter garantire un futuro e alla sua famiglia in ogni caso.

A Walter non resta niente, si autodenuncia. Tuttavia guardando in TV i coniugi Schwartz, che non gli riconoscono alcun merito scientifico per la loro azienda, egli decide per l’ultima volta di vendicarsi. Sceglie nuovamente di vivere attivamente la sua fine. Se Walter a inizio serie rinasce con nuovi valori è con gli stessi che si condurrà alla morte, consapevole del proprio destino e di dover pagare per ciò che è avvenuto, ma felice di morire avendo seguito quel suggerimento latino del “carpe diem“.

Come si conclude Breaking Bad, una delle serie più amate degli ultimi tempi? Ecco come Vince Gilligan pone la parola fine al suo capolavoro.

Jesse, altri valori cadono

Jesse non possiede scusanti per la criminalità, se non la sua pigrizia e il pensare che sia la “strada facile”. Scappare dalla vita, drogarsi, fare soldi come spacciatore è il percorso semplice, finché non trova qualcuno che gli chiede di andare oltre.

Trascinato nel male sempre di più, Jesse conosce degli ideali per cui combattere. Scopre, inoltre, che quella strada facile è il miglior modo per fare del male a se stessi, ma anche alla gente che è gli è accanto, a partire da Jane che ritrova morta nel suo letto e per finire con Andrea uccisa da Todd.

Qualsiasi gesto scivola via come acqua sulla coscienza di Walter, mentre per Jesse ogni atto commesso finisce per macchiarlo di cicatrici di cui non riesce a perdonarsi.

La quinta stagione è l’opportunità per Jesse, scampati tutti i pericoli, di “reinventarsi” nel senso opposto a quello del Signor White. Quel senso di civiltà, di empatia che Walter perde è proprio quello che Jesse acquista.

Il finale di Jesse

Breaking Bad si basa sul rapporto che sviluppano Walter e Jesse, un rapporto complesso, un tira e molla tra odio e simpatia. Walter prova affetto nei confronti del ragazzo, ma un affetto che si mescola a una grande capacità manipolatrice.

Walter manipola e spaventa tutte le persone che dice di amare, con la presunzione di conoscere il meglio per loro. Forse Jesse ne è la più grande vittima, perché ogni volta che il chimico gli parla, sembra star lottando per il suo bene, celando interessi egoistici. Jesse è sempre in gabbia: è in gabbia quando lavora per Gus, quando lavora per Walter, il quale non vuole che lasci il business, è in gabbia nel senso letterale del termine quando lavora per Jack. Che le gabbie siano create dalle menzogne manipolatrici di Walter o da un’effettiva condizione di schiavitù, Gilligan riserva a questo personaggio la possibilità di redenzione.

Nell’ultima puntata Walter ha costruito una mitragliatrice che può uccidere Jack e i suoi uomini e mette in salvo Jesse. I due rimangono da soli nel bel mezzo di un eccidio. Jesse ha la possibilità di uccidere Walter, ma, vedendolo già ferito, decide solo di scappare e di riprendersi la sua vita. Jesse è immortalato nella sua ultima scena, lui che scappa ridendo  verso nuove direzioni, una perfetta immagine della libertà.

Un ritratto di famiglia

La bellezza di Breaking Bad sta nel fatto che si tratta una tragedia famigliare, al pari di quelle greche, al pari di Edipo che bacia la madre, di Creonte che vuole uccidere la nipote Antigone. La tragedia esiste nel conflitto che si insinua tra le mura domestiche, dove sentimenti di affetto e segreti s’incrociano in maniera confusa.

Skyler nel corso della serie vive nell’illusione che un giorno tutto possa tornare come prima. L’idea di coprire i crimini di Walter per poi essere nuovamente una famiglia tranquilla e felice è la ragione principale  che porta Skyler a fare determinate azioni, anche orribili.

Tra tutti i personaggi, colui che dimostra una maggiore integrità morale è Hank. A differenza dei suoi parenti che giustificano le loro azioni sotto il buon nome della famiglia (per quanto siano solo scuse nel caso di Walter), Hank non cede a questa retorica. Lui non ha la debolezza di Skyler nell’accettare i crimini di Walt. L’agente ha una ferrea etica legata alla sua professione, la giustizia è unica e oggettiva, non concede sconti a parenti e ad amici: Walter andrà tra le sbarre, anche se ciò significa “rovinare” una famiglia. Ed è così che Hank muore da eroe, ucciso da Jack nel deserto, non accettando compromessi.

Il finale di Breaking Bad non è altro che l’apogeo di una serie di eventi concatenati che richiedono una risoluzione, anche se drammatica, l’apice delle conseguenze di un cambiamento di valori che accompagna i personaggi in maniera graduale. Da scapestrato a ragazzo pentito, da uomo perbene a criminale ricercato.

Leggi anche: Breaking Bad – La cattiveria nel tempo.

Lory Coletti
Ciao sono Lory! Ho 22 anni e studio al DAMS di Lecce, dove ho potuto approfondire le mie passioni come il cinema e la musica. Ho scritto due racconti ( Leasly Kinkol e gli uomini della morte, 2012 e Con il Cuore, 2015), nel 2018 ho realizzato un piccolo demo su disponibile su SoundCloud ( Ragazza Monumento) con cui inizio la mia carriera di cantautrice. IN più sono una scrittrice per la rivista online Settima Arte!

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