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Riscoprire Lie To Me – La Psiche Criminale

Lie To Me (2009), manifesto del legame tra psicologia e criminologia, è una serie tv atipica: costruita come narrazione antologica, contiene dentro di sé le caratteristiche di produzioni successive, come True Detective o Mindhunter.

Approfondire la serie su Cal Lightman e il suo particolare gruppo di investigatori significa in una certa misura celebrare il sodalizio tra due elementi che narrativamente vanno a braccetto: il focus sulla mente e il genere poliziesco.

Psiche significa anima, crimine significa decisione giudiziaria, ma anche reato, distinguere. La comunicazione non verbale, le espressioni incontrollate del corpo e del volto sono i mezzi tramite cui lo scienziato penetra i segreti dei suoi sospettati, risolvendo innumerevoli enigmi, come un contemporaneo Sherlock.

Il dottore protagonista della serie, modellato sulla figura dello psicologo Paul Ekman, usa l’indagine delle micro-espressioni e del linguaggio non verbale per svelare menzogne.

La contorta trama differenzia gli episodi in maniera drastica, rendendo difficile individuare una continuità narrativa; ciononostante, identificarsi ed essere affascinati dal modus operandi del Lightman Group non è per niente difficile.

Cal Lightman (Tim Roth) è l’alfiere di un personaggio prototipico, che nella seconda decade del 2000 diventerà l’anti-eroe per eccellenza, un riferimento televisivo e cinematografico nietzschiano capace di elevarsi al di là del Bene e del Male.

La dialettica tra psiche e crimine affascina, seduce e colpisce perché anima movimenti emotivi che Lie To Me esibisce perfettamente.

Lie To Me: la psicologia di Ekman

Lie To Me e la psiche criminale: gli intrecci e le seduzioni di un Male criminale profondamente vicino a noi. Di che si tratta?
Paul Ekman

Il lavoro di ricerca di Paul Ekman nacque in contrapposizione alla corrente antropologica guidata da Margaret Mead: secondo quest’ultima le emozioni e le espressioni facciali sono apprese e quindi specifiche di una cultura di riferimento, secondo Ekman invece si tratta di meccanismi universali.

L’origine di queste caratteristiche vitali dell’essere umano è dunque biologica e primaria, al punto tale che per Ekman nel 1972 fu addirittura possibile individuare le emozioni di base: rabbia, paura, tristezza, gioia, disgusto, sorpresa.

Successivamente, altre vennero aggiunte, quali divertimento, imbarazzo, vergogna, soddisfazione e così via.

La rivoluzione di Ekman fu determinante per la psicologia da un punto di vista evoluzionistico e biologico: permettendo di arrivare a studiare le micro-espressioni umane, un Progetto fondato dallo stesso psicologo denominato Progetto Wizards fornirà risultati pazzeschi.

Su più di ventimila soggetti, solo cinquanta erano dei Truth Wizards: individui, come Cal Lightman, capaci di riconoscere le menzogne osservando le micro-espressioni.

Osservando il volto e il resto del corpo, questi cinquanta talenti erano capaci di svelare l’inganno senza un addestramento formale; una cosa fondamentale da sottolineare è però che Ekman non scoprì le micro-espressioni, ma si limitò a sistematizzarle.

Il protagonista di Lie To Me è chiaramente ispirato alla figura dello psicologo americano, dando vita a una realtà parallela nella quale l’osservazione delle micro-espressioni è uno strumento al servizio dell’intelligence per risolvere i casi più spinosi, nonostante gli scetticismi che circondano questa pratica.

Quello che più attira dei polizieschi e dei thriller è solitamente la dimensione psicologica, la possibilità di scoprire perché qualcuno possa commettere scelte tanto malvagie o irrazionali.

L’anima investigativa di Lie To Me

Lie To Me e la psiche criminale: gli intrecci e le seduzioni di un Male criminale profondamente vicino a noi. Di che si tratta?
Lie To Me

Lo scopo di questo articolo non è solo quello di approfondire questa serie, ma anche di celebrarla: si tratta infatti della primissima serie tv mai vista da chi scrive, quindi una quota di attaccamento viene trasmessa in queste parole.

Il racconto diverso di episodio in episodio sollecita la curiosità dello spettatore come tutte le serie antologiche, con il bonus specifico determinato dal soggetto narrativo, pesantemente influenzato dallo scopo investigativo e, per l’appunto, criminale che pervade la storia.

L’investigazione è un termine che trascende l’ambito poliziesco, perché quello investigativo è uno spirito trasversale. Generalmente, che sia un compito di autorità e magistrati è vero, ma lo stesso ricercatore investiga un fenomeno, così come uno scienziato indaga le proprietà di una determinata manifestazione della realtà.

Ecco che allora la realtà di cui Cal Lightman si occupa emerge più chiara: osservando il corpo e le micro-espressioni dei criminali, lo scienziato di Lie To Me investiga la realtà psichica.

Lo fa adottando un principio filosofico semplice, superficiale e al tempo stesso universalmente profondo: determinate reazioni emotive sono al di fuori del controllo comportamentale cosciente perché la loro origine è radicata nell’inconscio, biologico e culturale al tempo stesso.

Lo spirito di questo tipo di osservazione è quello di un’etologia soggetta a scetticismi logici e giustificati: psicologia e criminologia non sono scienze dure, ma approcci multidisciplinari a fenomeni complessi come l’uomo, e inesauribili sono le sue manifestazioni.

Vedere questa serie richiede un approccio critico, speculativo e discreto, la stessa capacità d’analisi che richiede l’investigazione criminale della psiche mostrata negli episodi: non è tutto oro ciò che luccica, non è così lampante e immediato riconoscere la verità e le bugie dalle reazioni emotive microscopiche dell’altro, ma è sicuramente affascinante e, almeno in linea teorica, possibile.

Al di là dell’attenzione ai tratti che rendono questa serie un esempio del filone investigativo e crime americano (come The Mentalist, Criminal Minds e tante altre), la gratitudine per le intense emozioni che hanno accompagnato la visione resta.

Non si tratterà della più originale, neanche della più accurata, ma Lie To Me è una piccola perla (complice anche la presenza di Tim Roth), da tenere a mente quando si pensa al rapporto tra uomo, emozioni, menzogna e verità.

Leggi anche: Bojack Horseman, True Detective e la Psicoanalisi di Freud.

Gianluca Colella
Ho 25 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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