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Naruto e i suoi Villains – Modelli Etici a Confronto

Naruto.

Nei suoi quindici anni di serializzazione il manga Naruto, capolavoro del genio di Masashi Kishimoto, è diventato famoso per la profondità dei temi trattati.

Amicizia, emarginazione, guerra, impegno, resilienza e scontro tra generazioni hanno rappresentato coordinate specifiche di un prodotto che, oltre al mero intrattenimento, ha fornito notevoli spunti filosofici. L’epicità degli scontri e la strapotenza dei protagonisti non possono infatti occultare all’occhio più attento suggestioni di estrema attualità, a volte persino di livello accademico.

In Naruto si parla molto di etica, ovvero quella branca della filosofia che si occupa della prassi umana. In quanto tale, l’etica si confronta con i concetti di valore e i moventi dell’azione, siano essi razionali o emotivi, e suggerisce norme secondo cui l’essere umano dovrebbe orientare la propria condotta.

Sotto questo punto di vista, merito capitale dell’opera di Kishimoto è stato quello di aver ripercorso, forse inconsapevolmente, secoli di storia della filosofia.

Vediamo ora in che modo.

Nella prima parte dell’opera le vicende dei personaggi ruotano principalmente attorno all’emarginazione del protagonista, Naruto, e al tradimento del suo amico in cerca di vendetta, Sasuke.

Col procedere della storia la trama si amplia portando alla luce le cicatrici di guerre passate e del dolore da esse provocato. È qui che la tematica etica comincia ad assumere un tratto preponderante e originale.

Durante l’allenamento con Jiraiya, un uomo di mezza età che ha conosciuto gli orrori della guerra e il tormento per non essere riuscito a salvare le persone a cui più teneva, il maestro rivela a Naruto il proprio sogno, ossia quello di trovare un modo per fermare la spirale di violenza che tiene in scacco il mondo (Naruto Shippuden, ep. 155).

Jiraiya vorrebbe che le persone riuscissero finalmente a capirsi, ma ancora non ha trovato una soluzione, così incarica Naruto di proseguire nella ricerca qualora lui non dovesse riuscire a portarla a termine.

La pace diventa il sogno di entrambi, un sogno che parla di coesione sociale, armonia, comprensione reciproca e, soprattutto, della fine dei grandi rancori.

I personaggi di Naruto offrono numerosi spunti di riflessione sulla dottrina etica dell'utilitarismo e le sue degenerazioni
Naruto e Jiraiya dopo l’allenamento

Ciò che Jiraiya e Naruto non sanno è che la medesima domanda ha mosso alcuni antagonisti del passato e ne muoverà un altro nel prossimo futuro. Tuttavia, laddove i buoni nutrono ancora speranza nell’umanità, i nemici sono fautori di un radicale pessimismo antropologico.

Homo homini lupus” per dirla con Hobbes: l’essere umano è schiavo del proprio egoismo, un pericolo costante per la sua stessa specie. Da ciò la necessità di una personalità forte in grado di esercitare un potere sufficiente a scongiurare la fine della civiltà.

Il discorso dei villains s’innesta sulle dottrine del paternalismo e del consequenzialismo utilitarista: nella prima si caratterizza una figura d’autorità che concede il suo impegno a favore del bene pubblico («Tutto per il popolo, niente attraverso il popolo» diceva Voltaire), mentre la seconda concezione definisce come buona l’azione i cui effetti sono favorevoli al conseguimento della maggiore felicità per il maggior numero di individui.

La critica filosofica sostiene che in entrambe le visioni sarebbe l’individuo a farne le spese, vuoi perché il bene di ognuno viene indistintamente decretato dall’alto, vuoi perché contemplerebbero il sacrificio dei singoli, se questo va a favore della collettività (principio di Caifa).

Gli antagonisti del manga Naruto, in particolare nelle figure di Nagato, Danzo, Madara e Sasuke, rappresentano esempi brillanti delle possibili degenerazioni della dottrina etica in esame.

Il primo dei quattro villain che analizzeremo, Nagato, è stato allievo di Jiraiya durante la guerra e ha ereditato il sogno del maestro. Posto di fronte alle ingiustizie dei potenti e a continue lotte politiche, finisce per perdere il suo migliore amico e la fiducia in una risoluzione pacifica dei conflitti. Pazzo di dolore, fonda l’organizzazione Akatsuki con lo scopo di creare un’arma di distruzione di massa che possa porre fine a ogni conflitto.

Nei suoi piani l’obiettivo pragmatico s’innesta su una pedagogia del terrore, poiché la nuova arma dovrebbe far capire agli uomini il dolore della perdita e dunque suscitare una repulsione viscerale nei confronti di ciò che lo causa: la guerra. La forza si accentrerebbe pertanto nelle mani di un’unica persona che punisce il genere umano per evitarne l’estinzione.

I personaggi di Naruto offrono numerosi spunti di riflessione sulla dottrina etica dell'utilitarismo e le sue degenerazioni.
Pain utilizza lo Shinra Tensei, qui utilizzato come tecnica di distruzione di massa, per istruire Konoha sul significato del dolore.

Differente approccio è quello di Danzo Shimura, un ex contendente per il titolo di Hokage, che pure impronta la sua politica su un’adesione integrale al principio “il fine giustifica i mezzi”. Fondata La Radice, una forza militare che alleva i suoi guerrieri secondo degli standard inumani e spersonalizzanti, Danzo opera nell’ombra commissionando assassini e manipolando i rapporti diplomatici.

Il suo è un lavoro sporco, spietato e scorretto, che può essere condotto solo lontano dalla luce del sole, ma che lui considera necessario sia per mantenere la stabilità interna, sia per ottenere la supremazia nello scenario internazionale.

Un lavoro che si concretizza in atti di estrema crudeltà come lo sterminio dell’intero clan Uchiha e la cospirazione contro l’Hokage in carica. Vediamo qui come l’azione di Danzo sfrutti tutti i mezzi che Kant aveva condannato nel suo Per la Pace Perpetua. Il ricorso a sicari e tradimenti, infatti, non permette di preservare un clima di fiducia, il che comporta inevitabilmente uno scontro continuo su tutti i fronti.

Altro personaggio di grande interesse per il nostro discorso è quello di Madara Uchiha, un antieroe tragico, inizialmente avvolto nella leggenda, che si rivela essere il grande macchinatore degli eventi. Anch’egli dilaniato dagli orrori degli scontri tra clan, sconfitto e quasi ucciso dal suo migliore amico, decide di risolvere i mali della società annullando di fatto la società. Il suo scopo, infatti, è quello di imprigionare ogni persona in una simulazione nella quale vengono realizzati i desideri più profondi di ciascuno.

Si potrebbe tracciare un parallelo con Matrix, non fosse per il fatto che, differentemente dalle pellicole delle sorelle Wachowski, il piano di Madara prevede che ogni individuo viva la propria personale illusione senza interagire con persone reali, ma con semplici proiezioni.

I personaggi di Naruto offrono numerosi spunti di riflessione sulla dottrina etica dell'utilitarismo e le sue degenerazioni
Madara attiva l’incantesimo che imprigionerà ogni individuo nella propria personale utopia

Tale stratagemma si rende necessario per far sì che ciascuno possa vedere realizzati i propri desideri più profondi e ottenere così la felicità. Utopia, alienazione ed edonismo formano in questo progetto un connubio aberrante che si arrende a un dato di fatto: nella realtà non è possibile ottenere la felicità perché la libertà altrui diventa un limite per la soddisfazione dei propri bisogni.

Al di là di ciò, quello di Madara rappresenta un utilitarismo molto particolare rispetto a quello di Nagato perché, un po’ come diceva J.S. Mill criticando Bentham, tiene in considerazione i desideri dell’individuo. Anzi, l’illusione di Madara ottiene proprio ciò che Bentham non poteva contemplare, cioè il massimo piacere individuale secondo le personali inclinazioni, un piacere mai sacrificato per il bene della società, ma proprio perché è la società stessa a venire distrutta!

Il quartetto degli antagonisti si chiude con la proposta di Sasuke il quale si discosta tanto dai metodi meramente distruttivi di Nagato quanto dalla falsa utopia di Madara. Acquisiti poteri divini, il giovane ninja intende assumere la dirigenza dei vari villaggi ed esercitare personalmente il potere giudiziario.

Condanne, punizioni e lavoro sporco verrebbero eseguiti da lui soltanto e secondo i suoi criteri, così da concentrare l’odio delle persone totalmente su di sé.

L‘obiettivo di Sasuke è quello di diventare il capro espiatorio del mondo, il parafulmine di tutti gli impulsi negativi propri dell’uomo.

Anche in questo caso ci muoviamo entro i confini di un orizzonte pessimista e fortemente paternalista, poiché il pensiero implicito è che la società riesce a conservarsi solo in presenza di un nemico comune.

Non a caso il concetto di capro espiatorio viene descritto dalla psicologia sociale come quella figura che ha, suo malgrado, una funzione socialmente protettiva. Il personaggio di Sasuke decide consapevolmente di diventare una figura di questo tipo, un leader che anziché trascinare le folle se le fa nemiche, senza preoccuparsi di coltivare in esse un carattere virtuoso.

Sasuke espone all’Eremita delle Sei Vie il suo piano per portare la pace nel mondo

Alle visioni sinora presentate si oppone l’intuizione del protagonista, Naruto, il quale individua quella che potrebbe essere la chiave di volta per realizzare il sogno del maestro Jiraiya.

Chi ha visto l’anime certamente conosce l’ostinazione con cui Naruto, nonostante i continui attacchi e tradimenti, cerca di salvare Sasuke dalla propria degenerazione. Nel volume 72 del manga (episodio 478), al termine della battaglia finale tra i due, Kishimoto ci regala una perla di rara finezza. Alla domanda di Sasuke che chiede cosa sia l’amicizia, Naruto risponde:

«Non saprei spiegartelo bene, ma vederti che ti fai carico di tutto quel peso, chissà perché, lo trovo doloroso. Talmente doloroso che mi viene voglia di aiutarti».

Con queste semplici parole Kishimoto descrive in maniera dirompente il sentimento della simpatia, quell’istinto che già Hume, Smith e Rousseau avevano posto come condizione di possibilità dell’etica. Secondo questi filosofi, infatti, la natura umana non è intrisa di solo egoismo, ma pure di alcuni tratti benevoli e gioiosi, per cui la sfida esistenziale dovrebbe consistere nel contenere i primi e sviluppare i secondi.

Unico tra i personaggi in questione, Naruto si concentra sugli aspetti affettivi e su una risonanza che porta a una collaborazione non votata alla mera ricerca dell’utile.

Egli sente che è giusto riportare Sasuke a casa, che è un suo dovere fargli ritrovare il senno, anche se ciò comporta incredibili sacrifici. E ogni volta che specifica le proprie convinzioni, Naruto mette in gioco la persona che vuole essere, diventa emblema di virtù e promuove lo sviluppo della personalità altrui.

Naruto confessa di non riuscire a restare indifferente di fronte al dolore dell’amico

Per lui non è la sola ragione a contare – e soprattutto, non è la ragione calcolatrice di stampo utilitarista – ma anche il naturale sentimento di simpatia, il valore dell’amicizia e l’acquisizione di buone abitudini. Definito ciò che vuole essere, il suo nindō, Naruto s’impone dei doveri che intende ottemperare anche a costo della vita.

Qui si gioca il valore del messaggio di Kishimoto, il quale mostra come il fossilizzarsi degli antagonisti su convinzioni non negoziabili porti inevitabilmente a esiti tragici. Tanto nell’anime Naruto come nella vita, quando il pensiero si chiude nella sua unilateralità finisce per perdere opportunità e prospettive. Nagato, Madara e Sasuke non ascoltano nessuno e si aprono al dialogo solo in punto di morte, dopo aver causato danni incalcolabili.

Feriti, disillusi, soverchiati dal ricordo di vecchi affetti al punto di non volerne cercare di nuovi, gli antagonisti del manga di Kishimoto ci parlano della prigione in cui anche l’animo più puro può essere intrappolato.

Ci ricordano della nostra vulnerabilità di fronte alla sorte, alla natura e all’ambiente sociale, chiamandoci ad assumere un impegno in prima persona per compensare i dolori dell’esistenza.

Leggi anche: Tobirama Senju – La filosofia del Fine e dell’Ombra

Giuseppe Turchi
Laureato in Filosofia all'Università di Parma, sono stato cultore della materia e attualmente insegno alle scuole superiori. Appassionato di neuroetica e psicologia, ho pubblicato due racconti morali e scrivo saggi divulgativi. Mi batto con le unghie e con i denti per una riforma scolastica incentrata sull'educazione affettiva, digitale e al pensiero critico. Dragon Ball è stato il mio maestro di vita, anche se poi ho dedicato il mio cuore a Neon Genesis Evangelion e Attack on Titans. L'Inter è la mia croce e la mia delizia.

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