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Shutter Island e Madame Bovary – La sconfitta della realtà

La perdita del proprio amore è, dall’alba dei tempi, una lacerazione della realtà individuale che trapassa ogni genere di espressione umana. Molto spesso è stata rappresentata come un processo di redenzione, che si concretizza attraverso un duro percorso emotivo e risveglia l’uomo dal suo incubo. Partendo proprio dalla considerazione del binomio perdita-realtà e dal suo impatto su letteratura e cinema, è possibile analizzare due reazioni completamente differenti che approdano, però, allo stesso fallimento. Prendiamo in esame questi percorsi esistenziali attraverso le parabole del protagonista di Shutter Island, Teddy Daniels e di Charles Bovary, personaggio del celebre romanzo Madame Bovary.

Charles Bovary è il marito di Emma, protagonista del capolavoro dell’Ottocento di Gustave Flaubert ed emblematico rappresentante della mediocrità borghese della provincia. La vita di Charles è quella di un uomo completamente lontano da ogni tipo di spinta morale e intellettuale, senza nessun tipo di ambizione e devotamente immerso nella sua condizione patetica.

Il suo unico scopo è quello di dedicarsi alla sua professione e soprattutto all’amore della sua vita: Emma. Nel corso dell’opera, Bovary accontenta i capricci e le voglie della moglie, guidato dal cieco desiderio di essere un buon marito e di lavorare per la sua famiglia. Il punto di rottura che distrugge la realtà fittizia di Charles e compromette il suo avvenire non è solo la centralità del suicidio di Emma, ma soprattutto il trionfo della verità, attraverso la scoperta dei suoi adulteri.

«Lo strano era che Bovary, pur pensando continuamente a Emma, la dimenticava; e si disperava nel sentire quell’immagine sfuggirgli dalla memoria tra gli sforzi che egli faceva per trattenerla. Tuttavia, la sognava ogni notte ed era sempre lo stesso sogno; le si avvicinava, ma, quando stava per abbracciarla, essa si disfaceva in putredine nelle sue braccia».

(Gustave Flaubert, “Madame Bovary”)

James Tissot, Jeune Femme en Bateau, 1870 (collezione privata)

Charles avverte allora pienamente la distruzione della sua vita, comprende di non essere mai stato amato e di non aver mai avuto realmente Emma. Il mancato abbraccio nel sogno è una metafora della decostruzione delle sue certezze, perché Bovary non è mai stato in grado di afferrarla, non è mai riuscito a elevarsi alle sue ambizioni ed è stato ingoiato dal suo stesso fallimento. Nella conclusione dell’opera Charles non reagisce, non affronta il suo dolore, ma si abbandona a esso. Decide di non scegliere, di non essere, di farsi trascinare, di morire. La sua non-reazione è la definitiva sentenza della grigia mediocrità che Flaubert proietta su di lui, senza la minima possibilità di riscatto.

«Un giorno che girando a casaccio per la casa era salito fino al solaio, sentì sotto le pantofole una pallottolina di carta leggera. L’aprì e lesse: “Coraggio, Emma! Coraggio! Io non voglio provocare la rovina della vostra esistenza”. Era la lettera di Rodolphe, caduta per terra tra alcune casse e rimasta lì fintanto che il vento, penetrando dall’abbaino, l’aveva spinta verso la sporta. Charles rimase impalato e inebetito in quello stesso posto dove più pallida di lui, disperata, Emma aveva desiderato un tempo di morire».

(Gustave Flaubert, “Madame Bovary”)

L’altra faccia della medaglia è il protagonista dell’opera scorsesiana Shutter Island, Teddy Daniels, un uomo che ha creato una realtà parallela all’Ashecliff Hospital, per fuggire dal suo dolore. Il personaggio interpretato da Di Caprio si convince di essere un eroe dell’FBI e di svolgere un’indagine per ritrovare Rachel Solando, una paziente rinchiusa in una stanza blindata e svanita nel nulla. Il percorso emotivo che compie è completamente opposto a quello di Charles Bovary, perché Teddy inventa la sua realtà, sceglie di non vivere il dolore, si allontana dalla verità e si immerge completamente nella sua finzione.

L’abbraccio della moglie in sogno è l’estrema rappresentazione del fatto che Teddy non sia riuscito a salvare il suo mondo, perché in realtà continua a non percepirlo. Nella battuta finale, infatti, prende coscienza della sua stessa visione e apprende di aver sparato alla moglie, maniaca depressiva, dopo che lei aveva annegato i loro tre bambini. Comprende di essere un paziente dell’ospedale da due anni e di non essere un agente dell’FBI, ma un uomo completamente devastato dal passato.

Teddy Daniels: «Quando sono uscito ho visto tutti quei corpi lì a terra: troppi da contare… troppi da immaginare…Non era più la guerra: era omicidio».

Con il crollo delle sue difese, Teddy sceglie allora di essere lobotomizzato, di superare il peso della colpa e di avvicinarsi alla morte senza il ricordo del suo gesto.

Attraverso un confronto del dolore tra Shutter Island e Madame Bovary è possibile analizzare le diverse percezioni della realtà.
Shutter Island

In Shutter Island, Scorsese analizza il dolore di un trauma così forte attraverso la frammentazione della realtà, portando tutte le componenti della narrazione, compresi gli spettatori, al centro dell’illusione del protagonista. La sua costruzione è supportata dalla mancata percezione per Teddy del lieto fine, perché sa che non esiste, consapevole di essere lontano da esso e sceglie, come ultimo atto, di ridimensionare la sua esistenza e di allontanarsi, per sempre, dalla sua stessa vitalità.

Lontani da Emma e Dolores i due uomini si rivelano, nella loro più intima essenza, vulnerabili. L’incapacità di vivere il loro tempo li porta ad abbracciare l’illusione di quell’amore che, durante le loro vite, ha significato il centro di tutto prima e la perdita di ogni cosa poi.

Leggi anche: Camus e i Coen – Lo Straniero che non c’era

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