Home Serie TV e Netflix Il finale di Lost - Il controverso epilogo di un incredibile viaggio

Il finale di Lost – Il controverso epilogo di un incredibile viaggio

Scrivere un finale è probabilmente l’impresa più difficile per un autore. Lo è ancora di più se si tratta di realizzare l’epilogo di una serie televisiva. Deludere le aspettative di un pubblico vasto, rimasto fedele per anni, è molto facile, soprattutto se parliamo di una serie importante come Lost.

Già dal suo esordio nelle televisioni americane, nell’ormai lontano 2004, ha intrigato e appassionato il pubblico di tutto il mondo. L’originale storia di alcuni passeggeri dell’aereo 815 della Oceanic Airlines, precipitati in una misteriosa isola e miracolosamente sopravvissuti, è riuscita a conquistare immediatamente gli spettatori, facendo presto nascere un vero e proprio fenomeno di massa.

È più importante la meta o il viaggio? Analisi del metafisico epilogo di Lost, uno dei finali più controversi del piccolo schermo.

Grazie alla sua trama intricata e densa di colpi di scena, la serie riusciva a mantenere sempre costante l’attenzione e l’interesse del pubblico: ogni volta che veniva fornita una soluzione a uno dei numerosi misteri dell’isola, ecco che si aprivano tantissime altre questioni, creando un coinvolgimento emotivo mai visto prima sul piccolo schermo.

Innumerevoli furono le teorie portate avanti dai fan, che crearono persino dei forum online per discutere i misteri dello show. Gli spettatori si aspettavano infatti che a ogni mistero e a ogni domanda gli sceneggiatori fornissero una completa e soddisfacente risposta. Purtroppo, non fu così. O meglio, non completamente.

Complice certamente il cambio di sceneggiatori, la serie subì un leggero calo qualitativo durante le ultime stagioni. Ci si chiedeva soprattutto come gli autori potessero risolvere i tanti misteri rimasti insoluti, alcuni fin dalla prima stagione, introducendone continuamente altri. La trama finì così per implodere su se stessa e lo show si concluse con un finale imperfetto.

Imperfetto, certo, ma certamente non così deludente e sottotono come potrebbe superficialmente apparire. Ripercorriamo brevemente gli ultimi momenti della serie.

Durante la sesta e ultima stagione, si scopre che nell’isola vivono fin dalle origini due uomini in conflitto tra loro: Jacob (Mark Pellegrino), il protettore dell’isola, e l‘Uomo in Nero (Titus Welliver). Quest’ultimo è apparso precedentemente come un mostro di fumo: ora ha preso le sembianze del defunto John Locke (Terry O’Quinn) ed è deciso a distruggere l’isola e lasciarla per sempre.

In realtà, come rivelato dallo stesso Jacob ai protagonisti, l’isola è un enorme contenitore di Bene e Male: all’interno di una grotta si trova una Luce formata da onde elettromagnetiche, protetta da un tappo. Compito di Jack Shephard (Matthew Fox), nominato da Jacob suo successore, è dunque salvare l’isola.

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Nel frattempo, fin dal principio di quest’ultima stagione, assistiamo a una narrazione parallela agli eventi presentati nell’isola. Tramite flash-sideways, ci viene presentata una  realtà alternativa in cui l’aereo della Oceanic non è precipitato e i personaggi continuano a vivere le proprie vite lontani dall’isola. Queste ultime però, come scopriamo di episodio in episodio, sono inesorabilmente connesse tra loro.

Jack ha un figlio, nato dalla sua precedente unione con Juliet (Elizabeth Mitchell); Kate (Evangeline Lilly), mentre fugge dalla polizia, entra in contatto con Claire (Emilie De Ravin) e in seguito viene arrestata da Sawyer (Josh Holloway), ora un poliziotto.

I personaggi entreranno progressivamente a conoscenza del loro legame tramite Desmond Hume (Henry Ian Cusick), personaggio chiave della serie fin dalla sua prima apparizione.

In seguito a una lunga esposizione al magnetismo all’interno del bunker, Desmond è infatti molto resistente all’energia elettromagnetica. Ciò permette al suo cervello di viaggiare nel tempo e, di conseguenza, anche tra realtà parallele.

Mentre sull’isola Jack si sacrifica per salvarla, a tutti i personaggi della realtà parallela viene progressivamente svelata la propria identità e il proprio passato. Che cos’è veramente questa realtà alternativa?

Negli ultimi minuti dell’episodio finale, tutti i personaggi si riuniscono in una chiesa. Qui Jack incontra il suo defunto padre Christian Sherpard (John Terry), che gli svela la verità. Tutti loro sono morti: chi nell’isola, come Boone (Ian Somerhander) e Shannon (Maggie Grace); chi in futuro, come accadrà a Kate e Hurley (Jorge Garcia). Quel luogo non è altro che una sorta di anticamera dell’aldilà, un luogo senza tempo, in cui essi si ritrovano prima di abbandonare definitivamente la vita.

Così, Jack muore, sorridendo e in pace. L’ultima inquadratura vede il suo occhio chiudersi, riprendendo così l‘incipit della serie con una splendida chiusura a cerchio.

La story-line del purgatorio è stato l’elemento più discusso e criticato. Nonostante le parole di Christian Shephard testimoniassero il contrario, molti spettatori si convinsero che i personaggi fossero morti fin dall’inizio, nell’incidente aereo. Questa convinzione venne rafforzata da una serie di immagini, raffiguranti i rottami dell’aereo sulla spiaggia dell’isola, inserite alla fine dell’episodio.

Il pubblico trasse le sue conclusioni, interpretando così erroneamente l’epilogo della serie. In realtà, quando andò in onda l’episodio, quelle immagini furono inserite per creare uno stacco tra l’ultima scena della puntata e la pubblicità. Chiarito una volta per tutte questo malinteso, è indubbio che il finale di Lost abbia alcuni difetti di scrittura.

Molti misteri dello show difatti sono rimasti irrisolti o comunque privi di un’esaustiva conclusione. Ad esempio, che ruolo aveva Walt (Malcolm David Kelley) nelle prime stagioni? Perché è definito un bambino speciale e viene rapito dagli Altri? Qual è il legame tra Christian Sherpard e l’isola?

Questi e tanti altri vuoti narrativi hanno fatto sì che questo finale non fosse una chiusura perfettamente coerente di Lost, una serie che era riuscita a creare aspettative come nessun’altra. Eppure, nella sua imperfezione, si tratta di un grande finale.

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Fin dal primissimo episodio, lo spettatore ha imparato a conoscere i personaggi della storia. Esseri umani complessi e sfaccettati, mai del tutto buoni o cattivi. Da “l’uomo di scienza” Jack Sherpard a “l’ uomo di fede” John Locke, dalla rock star tossicodipendente Charlie Pace (Dominic Monaghan) agli sposi in crisi Jin (Daniel Dae Kim) e Sun (Yunijin Kim), dal truffatore James “Sawyer” Ford alla fuggitiva Kate Austen.

Tutti i personaggi di Lost, seppur molto differenti tra loro, sono feriti nell’anima, alla costante ricerca di qualcosa o qualcuno che dia un effettivo senso alla propria esistenza.

Emblematico da questo punto di vista il costante conflitto tra Jack Sherpard e John Locke: là dove il primo trova conforto nella scienza e nella razionalità, il secondo vede nella propria fede nei misteri dell’isola l’unica risposta possibile alle domande dell’essere umano. Qual è la via giusta?

Sebbene il finale della serie possegga evidenti tratti spirituali e metafisici, in Lost non c’è una risposta certa a questa domanda. Allora, si chiedono i protagonisti e lo spettatore, qual è il significato della vita? Cosa troviamo in fondo a questo tortuoso percorso che è l’esistenza umana?

Il finale di Lost risponde a questa domanda con una profondità e una sensibilità assoluta, facendoci dimenticare per un attimo tutti i difetti narrativi delle ultime stagioni. I personaggi si ritrovano e si riabbracciano, ricordando l’esperienza passata nell’isola. Di quella assurda, drammatica e travolgente esperienza ciò che è davvero rimasto è il legame umano creatosi tra loro.

Christian Sherpard: «Questo è il luogo che tutti voi avete creato tutti insieme, per potervi ritrovare. La parte più importante della tua vita è stata quella che hai trascorso con queste persone. Ecco perché vi trovate tutti qui. Nessuno muore da solo, Jack. Tu hai bisogno di loro e loro bisogno di te».

Il senso della vita risiede nel rapporto tra gli esseri umani. I personaggi di Lost erano alla costante ricerca di qualcosa di indefinito e astratto. Jack cercava una spiegazione razionale a tutto ciò che gli accadeva; Locke sentiva il bisogno di trovare qualsiasi cosa lo facesse sentire vivo; Kate desiderava libertà; Sawyer cercava vendetta; Sayid Jarrah (Naveen Andrews) pregava per la propria redenzione; Benjamin Linus (Michael Emerson) era assetato di potere.

Tutti loro volevano qualcosa, ma inaspettatamente hanno trovato il senso della loro esistenza proprio nel viaggio, nella costante ricerca.

È più importante la meta o il viaggio? Analisi del metafisico epilogo di Lost, uno dei finali più controversi del piccolo schermo.

Nonostante le lacune narrative e la deriva metafisica non apprezzata da tutti gli spettatori, questo epilogo è in grado di emozionare e commuovere. La trama passa inevitabilmente in secondo piano per dare spazio a quella che è la vera forza di una serie come Lost: i personaggi e i legami tra loro. Per questo motivo, il finale non potrà che soddisfare tutti coloro che si sono affezionati ad ogni singolo personaggio, accompagnandolo in questo strano e difficile viaggio chiamato vita.

Leggi anche: Lost – La Fisica del Tempo.

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