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Il Principe Libero – La vera storia di De André, Faber, genio e sregolatezza

Fabrizio De André – Principe libero è un film del 2018 diretto da Luca Facchini. Interpretato da Luca Marinelli, è basato sulla vita dell’acclamato cantautore genovese Fabrizio De André. L’opera racchiude i momenti salienti della carriera artistica di De André, ma ingloba in essa anche e soprattutto le complesse sfumature della sua vita privata.

L’obiettivo dichiarato è quello di far emergere l’originale e magnetica personalità di Faber, nella completezza delle sue peculiarità e contraddizioni. L’opera, trasmessa in prima serata dalla Rai, è stata molto apprezzata dal pubblico. Noi de La settima arte, oggi vi raccontiamo la vera storia del cantautore italiano, attingendo alla pellicola di Facchini e ad alcune curiosità che in pochi conoscono.

Il principe libero, la vera storia

Fabrizio De André nasce il 18 febbraio 1940 a Genova da Luisa Amerio e Giuseppe De André, professore in alcuni istituti privati da lui diretti.

Nella primavera del 1941 il professor De André, antifascista, visto l’aggravarsi della situazione a causa della guerra, si reca nell’Astigiano alla ricerca di un luogo ove far rifugiare i propri familiari.  Arriva nei pressi di Revignano d’Asti e si stabilisce lì, dove Fabrizio trascorre parte della propria infanzia con la madre e il fratello Mauro.

Nella campagna astigiana, il piccolo Faber impara a conoscere tutti gli aspetti della vita contadina, integrandosi con le persone del luogo e facendosi benvolere dalle stesse. È proprio in tale contesto che cominciano a manifestare i primi segni di interesse per la musica.

Nel 1945 la famiglia De André torna a Genova, stabilendosi nel nuovo appartamento di Via Trieste 8. Nell’ottobre del 1946 il piccolo Fabrizio viene iscritto alla scuola elementare presso l’Istituto delle suore Marcelline dove inizia a manifestare il suo temperamento ribelle e anticonformista. Gli espliciti segnali di insofferenza alla disciplina da parte del figlio inducono in seguito i coniugi De André a ritirarlo dalla struttura privata.

Il successo di Faber

Nel ’51 De André inizia la frequentazione della scuola media Giovanni Pascoli ma una sua bocciatura, in seconda, fa infuriare il padre in maniera tale che lo demanda, per l’educazione, ai severissimi gesuiti dell’Arecco. Nel 1954, sul piano musicale, affronta anche lo studio della chitarra con il maestro colombiano Alex Giraldo.

La prima esibizione in pubblico risale a uno spettacolo di beneficenza organizzato al Teatro Carlo Felice dall’Auxilium di Genova. Il suo primo gruppo suona genere country e western, girando per club privati e feste.

Alla sua attività di musicista seguono gli studi ginnasiali, liceali e infine universitari (facoltà di giurisprudenza), interrotti a sei esami dalla fine. Per diverso tempo ricerca il successo, incidendo nel ’58 il suo primo disco. La svolta artistica, però, matura diversi anni dopo, quando Mina gli incide La Canzone di Marinella. Il brano si trasforma subito in un grande successo.

Il pensiero de andreiano

Sono i modelli americani e francesi del tempo a stregare il giovane cantautore che s’accompagna con la chitarra acustica. L’obiettivo di Fabrizio De André è scrivere canzoni di denuncia e critica sociale. Egli conferisce estrema importanza non solo ai suoi generi musicali, che spaziano dalla ballata al Folk, ma anche ai temi delle opere musicali.

Faber si batte contro l’ipocrisia bigotta e le convenzioni borghesi imperanti, in brani diventati poi storici come La Guerra di Piero, Bocca di Rosa, Via del Campo. Molti dei suoi album vengono di fatto accolti bene dal pubblico, ma con silenzio e cautela da parte della critica.

Ben nota è inoltre la sua passione per le donne, l’alcool e il fumo. Caratteristiche che condizioneranno per sempre la sua vita. A rappresentare la personalità di Faber, è la sua totale devozione nei confronti della libertà personale. Primaria importanza per l’artista genovese è evadere dal contesto sociale, alienarsi tramite la ricerca edonistica, senza mai dimenticare l’arte. De André è colui che decide di vivere il proprio tempo, e non subirlo.

Faber, la consacrazione

Solo dal 1975 De André, schivo e taciturno, accetta di esibirsi in tour. Nel 1977 nasce Luvi, la seconda figlia dalla compagna Dori Ghezzi. Come si vede nel Film, proprio la bionda cantante e De André vengono rapiti dall’anonima sarda, nella loro villa di Tempio Pausania nel 1979. Il sequestro dura quattro mesi e porta alla realizzazione dell’Indiano nel 1981, dove la cultura sarda dei pastori viene accostata a quella dei nativi d’America.

La consacrazione internazionale arriva con Creuza de ma, nel 1984 dove il dialetto ligure e l’atmosfera sonora mediterranea raccontano odori, personaggi e storie di porto. Il disco segna una pietra miliare per l’allora nascente world music italiana ed è premiato dalla critica come miglior album dell’anno e del decennio. L’album rappresenta infatti una contaminazione artistica tra popular music e musica tradizionale.

Nel 1988 sposa la compagna Dori Ghezzi, e nel 1989 intraprende una collaborazione con Ivano Fossati. Nel 1990 pubblica Le nuvole, grande successo di vendite e di critica, che è accompagnato da un tour trionfale. Segue l’album live del ’91 e il tour teatrale del 1992, poi un silenzio di quattro anni, interrotto solo nel 1996, quando torna sul mercato discografico con Anime Salve.

L’11 gennaio 1999 Fabrizio De André muore a Milano, stroncato da un male incurabile. I suoi funerali si svolgono il 13 gennaio a Genova alla presenza di oltre diecimila persone.

Considerato uno dei più grandi, importanti e influenti cantautori italiani, è conosciuto anche con l’appellativo di Faber che gli dette l’amico Paolo Villaggio, con riferimento alla sua predilezione per i pastelli e le matite della Faber-Castell, oltre che per l’assonanza con il suo nome.

Controversa e originale era inoltre la scuola di pensiero di Faber sui concorsi canori, in particolare su Sanremo:

«Nel mio caso dovrei andare a esprimere i miei sentimenti o la tecnica con i quali io riesco ad esprimerli, e credo che questo non possa essere argomento di competizione».

In quasi quarant’anni di attività artistica, De André ha inciso quattordici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi riedite in antologie. Molti testi delle sue canzoni raccontano storie di emarginati, ribelli e prostitute, e sono considerate da alcuni critici vere e proprie poesie. Faber è per questo considerato uno dei maggiori poeti italiani del Novecento oltre che una figura di riferimento della canzone italiana. Ha venduto sessantacinque milioni di dischi nella sua carriera, guadagnando un posto nella classifica degli artisti italiani di maggior successo.

 

Leggi anche: Non solo Il Principe Libero, La macchinazione – La storia di Pasolini, ucciso due volte

 

 

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