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La Classifica dei Migliori 5 film di Clint Eastwood

Un uomo dagli occhi di ghiaccio, un’ icona, una maschera infallibile di quel meraviglioso mondo chiamato cinema. Clint Eastwood rimane forse uno dei pochissimi attori nel panorama cinematografico americano ad aver intrapreso una carriera da regista all’altezza di quella costruita con la recitazione, o forse addirittura superiore.

Il biondo – Per qualche dollaro in più

Se pensiamo a tutti i ruoli memorabili della sua carriera d’attore potrebbe essere difficile sostenere questa tesi. Basti pensare all’antieroe per eccellenza interpretato nei primi tre capolavori Western di Sergio Leone, al fuggiasco Frank Morris in Fuga da Alcatraz (1979) di Don Siegel oppure a John Doherty in Una Calibro 20 per lo specialista (1974) di Michael Cimino, per citarne alcuni.

Il suo volto scavato e la sua gelida espressività hanno reso Clint Eastwood una Star assoluta fra gli attori di quella generazione.

Nonostante questa premessa, Clint Eastwood è riuscito a imporsi anche se non sopratutto come cineasta, raccontando storie d’altri tempi con grande fascino e versatilità stilistica.

Perciò il nostro compito è quello di individuare ed analizzare cinque pellicole indimenticabili della sua filmografia, che vi proporremo nella seguente lista.

Se per caso non aveste visto uno dei seguenti film, vi consiglio di rimediare prima possibile.

Buona lettura.

5I ponti di Madison County (1995)

I ponti di Madison County

“Buonissimo l’odore dell’Iowa” – Robert Kincaid

Questa opera è un autentica eccezione alla filmografia di Eastwood. I ponti di Madison County è un film romantico d’altri tempi, una storia di dubbi e passioni che si sublima in alcune scene che rimarranno per sempre nella storia del cinema sentimentale. Eastwood analizza con particolare cura e dolcezza lo stile di vita dei protagonisti, mettendoli in continuo contrasto, generando in questo caso però, un amore fugace e passionale.

Caroline e Michael dopo tanti anni, si ritrovano per la scomparsa della madre. Dopo aver appreso la notizia riguardo la sua volontà di spargere le ceneri in uno dei ponti coperti di Madison County, i due ritrovano fra delle scartoffie dei diari che appartenevano alla madre scoprendo che aveva avuto una relazione durante il matrimonio. La madre Francesca, una ragazza italiana arrivata negli stati uniti con il futuro marito, è un ex insegnante e casalinga che vive con la sua famiglia nelle campagne dell’Iowa.

Un giorno si presenta alla sua porta un uomo sconosciuto, che chiede alla signora alcune indicazioni per raggiungere un noto ponte coperto della zona. L’uomo in questione è Robert, un giramondo solitario di mezza età che lavora come fotografo al National Geographic. I due vivono una brevissima esperienza che suscita in loro una reciproca attrazione che si alimenta nelle ore successive, complice la lontananza della famiglia di Francesca.

Fra i due nascerà una breve ma intensa storia d’amore che pone Francesca e Robert nella condizione di chiedersi come affrontare la vicenda e quale decisione prendere riguardo alla loro relazione.

Il film ha diversi intuizioni interessanti, poiché riflette con attenzione sia la storia di Robert e Francesca, sia la reazione dei figli riguardo la scoperta del tradimento. Con questo stile narrativo Eastwood mette in luce non solo un’affascinante storia d’amore, ma anche due modi completamente diversi d’intendere la vita.

Robert è un cittadino del mondo che ha visto molti luoghi e vissuto molte esperienze, senza essersi mai realmente affezionato a qualcosa. Francesca invece è una donna religiosa e conservatrice che cerca dei punti di riferimenti solidi per avere certezze nella sua vita.

L’aspetto intrigante del film è che una volta sbocciato l’amore, i ruoli sembrano invertirsi. Robert per la prima volta nella sua vita sembra cercare stabilità nella donna che ama, mentre Francesca, stanca della vita coniugale che si era creata, cerca di soddisfare assieme a Robert il suo bisogno di evasione.

4. Gran Torino (2008)

Gran Torino

“Dio Santo, ho più cose in comune con questi musi gialli che con quei depravati della mia famiglia.” – Walt Kowalski

Dopo Million Dollar Baby, Gran Torino è il film più struggente della filmografia di Clint Eastwood. Girato nella Periferia di Detroit (Michigan), Eastwood si concentra in particolar modo sul dramma sociologico del razzismo e sulle distanze che da questo derivano. Il regista analizza con particolare cura e delicatezza l’aspetto emotivo della questione razziale, mettendo in luce alcuni momenti davvero toccanti. Dal punto di vista dell’impegno sociale del suo cinema, questo è certamente uno dei suoi film più riusciti.

Dopo la morte dell’anziana moglie, il veterano di guerra Walt Kowalski si ritrova ad affrontare la vecchiaia nella solitudine. Walt è un uomo burbero e scontroso che rifiuta categoricamente il sostegno dei figli, convinto che vogliano solamente approfittarsi di lui. Orgogliosamente attaccato alla sua abitazione nel quartiere popolare di Highland Park, Walt è costretto a convivere in una zona dove la minoranza etnica è proprio quella statunitense.

Nonostante provi un senso di profondo disprezzo verso le altre comunità e in particolare quella asiatica, il veterano riesce a fraternizzare con una comunità Hmong, in special modo con l’adolescente Thao. L’iniziale senso di solitudine di Walt fa emergere fra i due un certo affetto, che cambierà passo dopo passo il suo atteggiamento verso tutto ciò che considera diverso.

Gli orrori vissuti della Guerra e l’educazione fortemente “cristiana”, hanno reso Walt una maschera emotiva impenetrabile dall’esterno. Una maschera che finalmente verrà gettata nel momento in cui dovrà difendere la sua “nuova” famiglia dai teppisti.

Clint Eastwood si dimostra un artista capace non solo di raccontare storie, ma anche di far riflettere gli spettatori.

Le scelte di Kowalski faranno discutere riguardo la natura delle sue gesta, ma quello che è chiaro è la metamorfosi ideologica del personaggio e di conseguenza la sua redenzione “morale”.

Walt Kowalski rappresenta due facce della stessa medaglia riguardo il tema del razzismo. Da un lato un uomo che disprezza le diversità e tutto ciò che apparentemente non conosce, dall’altro un uomo con saldi principi etici.

La sua percezione del diverso muta nell’istante in cui capisce che cambiare è una necessità per se stesso, per poi scoprire in seguito che giudicare le persone dal colore della loro pelle o per la loro etnia, è un errore bieco e superficiale.

3. Mystic River (2003)

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Mystic River

“A volte penso che… penso che ci siamo saliti tutti e tre insieme in quella macchina” – Sean Devine

Mystic River è una delle opere più introspettive della carriera di Clint Eastwood, dove i personaggi sono costretti ad affrontare i loro incubi e le loro paure, ancor prima delle avversità che si verranno a creare fra loro stessi.

A differenza di molte pellicole di Clint Eastwood, i protagonisti del film sono degli uomini insicuri ed enigmatici, scaraventati in questo crudo affresco della periferia americana pervaso da antichi ricordi e scheletri nell’armadio.

Jimmy, Dave e Sean sono tre piccoli amici che giocano abitudinariamente lungo le strade dei sobborghi di Boston. Un giorno, durante una delle loro giornate passate assieme, si presenta un signore non molto rassicurante che intima Dave a salire in una inquietante auto nera. Il bambino sarà ricercato per i quattro giorni successivi, fino a quando non riuscirà a fuggire dalle grinfie dei rapinatori.

25 anni dopo sarà l’omicidio della figlia di Jimmy, divenuto nel frattempo un noto criminale della zona ormai in pensione, a riunire i destini dei tre giovani ragazzi. La notte dell’assassinio Dave torna a casa dalla moglie con delle vistose macchie di sangue addosso, oltre che una notevole ferita alla mano. Nel frattempo Sean, divenuto detective della polizia del Massachussets, è costretto alla ricerca del killer di Katie.

Eastwood è abilissimo a giocare con i suoi personaggi e con i loro demoni interiori. Altrettanto egregio è lo sviluppo della sceneggiatura, capace di snodare dei nodi narrativi intricati in maniera mai banale e sempre intelligente.

Ognuno dei tre protagonisti ha una sfera morale totalmente diversa, che si svela durante il corso del film. L’unico fatto che davvero li accomuna è il rapimento di Dave, un evento che ha definitivamente cambiato le loro vite, e che ha generato tutte le loro insicurezze.

La fotografia del film di Clint Eastwood è quasi lugubre e i dialoghi sempre contesi su un filo di tensione. Un gelido e duro ritratto dell’infanzia spezzata, e delle tremende cause che questo fatto comporta.

2. Gli Spietati (1992)

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Unforgiven

“Chi è il padrone di questo cesso?” – Will Munny

Gli Spietati (Unforgiven) è il testamento di Eastwood. Potremmo definire questa pellicola come la sintesi delle sue chiare influenze cinematografiche. Oltre al lavoro svolto come regista, dobbiamo considerare la sua interpretazione del Cowboy Will Munny, come una delle migliori della sua carriera.

Gli Spietati è un film magnetico, carismatico e potente. I tratti più riconoscibili sono quelli di Sergio Leone e Don Siegel, ma la pellicola è un denso melodramma che attinge tanto dai dogmi Hollywoodiani, tanto dallo spaghetti Western. 

La fotografia del film è indimenticabile, i dialoghi densi di citazioni e monologhi. L’opera è un cocktail di rara bellezza che fonde, il classicismo della mitologia Western al dramma nostalgico tipico dei film di Eastwood.

Wyoming, 1880. In uno squallido bordello una prostituta viene sfregiata da due ragazzi, che dovranno vedersela con il violento sceriffo della contea, “Little” Bill Daggett, impersonato da un monumentale Gene Hackman.

Piuttosto che punire severamente gli aggressori, lo sceriffo stipula una specie di accordo con i due ragazzi, scatenando così la rabbia delle prostitute. A causa di questo malcontento, le donne del bordello piazzano una taglia di mille dollari sulla testa dei due aggressori.

Nel frattempo, un giovane ed arzillo ragazzino chiamato Kid, rintraccia l’ex cacciatore di taglie Will Munny, ormai ritiratosi con i suoi figli lungo i confini del Wyoming. Kid rivela dell’accaduto del bordello e invita Will a rimettersi in gioco, conscio delle abilità del vecchio pistolero.

Nonostante l’iniziale titubanza, Munny decide in seguito di accettare la proposta di Kid. Will si ricongiunge con il vecchio compare Ned Logan, chiedendo a quest’ultimo di badare ai propri figli durante la sua assenza.

Ned però, riconosce la brutalità del fatto e decide di entrare in società con Munny e il giovane ragazzo per un interminabile viaggio attraverso i luoghi del selvaggio West.

Eastwood dirige ed interpreta in maniera magistrale, ancora una volta verrebbe da dire, il ruolo dell’antieroe. La pellicola mette in scena una sequela di personaggi bizzarri, ironici, e mitologici in un mondo che alterna realismo e finzione. 

In questo film di Clint Eastwood la violenza non sembra un mezzo o un fine. Piuttosto è l’unico motore che alimenta le storie dei protagonisti, destinati ad una biblica resa dei conti.

Non c’è una morale, o una filosofia. Gli Spietati è un leggendario affresco della potenza del cinema, della regia e del dialogo, in cui realtà e mitologia si sublimano in un opera indimenticabile.

1. Million Dollar Baby (2004)

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Million Dollar Baby

“Mo cuishle significa mio tesoro. Mio sangue” – Frankie Dunn

Million Dollar Baby è forse il capolavoro di Clint Eastwood, e quello che esalta maggiormente il lato drammaturgico del suo stile. Qui il tema sociale è solo parallelo alla storia del film. Non ci sono significati intrinsechi, tematiche filo-politiche o filosofiche.

Million Dollar Baby è più semplicemente una delle storie più commoventi, drammatiche e travolgenti mai raccontate su di uno schermo. Quest’ opera riflette il concetto d’intrattenimento nella sua forma più pura. Una storia di sconvolgente bellezza e sensibilità, che ha raccolto consensi dalla critica di tutto il mondo, anche per la prova straordinaria degli attori principali.

Hilary Swank interpreta Maggie Fitzgerald, una giovane ragazza di 32 anni proveniente da una famiglia molto povera che decide di dedicarsi al mondo della Boxe e diventare una professionista per superare le difficoltà economiche. Frankie Dunn (Clint Eastwood) è un anziano e rude allenatore di Boxe che cerca risposte dalla sua vita e dal suo rapporto sempre più difficile con la famiglia e con la fede.

Assieme al collega e amico “Scrap”, interpretato da un magistrale Morgan Freeman, gestisce una vecchia palestra di Los Angeles. Dopo aver perso l’allievo futuro campione del mondo, Frankie ha l’occasione di rimettersi in gioco con l’agguerritissima Maggie.

Dopo un iniziale rifiuto, Maggie riesce con ostinazione a persuadere Frankie che allenare la ragazza sia una scelta giusta per entrambi. Così dopo alcuni incontri, l’allenatore si convince dell’incredibile potenziale della ragazza e comincia ad organizzare degli incontri professionistici che possano un giorno, portarla al titolo mondiale.

Proprio in quell’occasione, a causa di un comportamento antisportivo dell’avversaria, Maggie rimane vittima di un tragico incidente che distrugge non solo i suoi sogni di gloria, ma anche le sue capacità motorie.

Eastwood è capace di toccare corde davvero profonde riguardo al rapporto con la vita e la morte. Maggie è una ragazza testarda, orgogliosa e piena di risorse. La sua energia vitale è così forte che, una volta paralizzata, non riesce ad accettare le condizioni a cui è sottoposta.

Frankie si vede perciò combattuto fra il dovere morale di fare la cosa “giusta” per Maggie e l’affetto paterno che prova nei confronti della ragazza.

Il rapporto estremamente genuino fra i due è frutto in particolar modo di una ricerca da parte di entrambi della figura familiare che manca nelle loro vite. Eastwood è abilissimo a rimarcare il rapporto padre-figlia che si era creato, in modo tale da consentire allo spettatore di assimilare e comprendere a pieno le gioie e i dolori a cui assiste.

Clint Eastwood
Clint Eastwood

Clint Eastwood non sarà di certo un genio del cinema, ma i suoi film sono degli autentici ritratti della vita quotidiana. Nelle sue pellicole Eastwood è in grado di sottolineare come pochissimi, l’essenza e l’epica dell’uomo medio.

Per Clint Eastwood gli eroi non sono dei paladini della giustizia che affrontano i cattivi con il mantello e la spada. Piuttosto sono padri di famiglia, lavoratori e uomini comuni che nonostante tutte le difficoltà della vita non rinunciano ad amare e a cercare di essere persone migliori.

Se ne analizziamo la mimica e il carattere, i suoi personaggi sono sempre abbastanza simili fra di loro. La creatività narrativa di Eastwood però, gli consente di inserire queste figure in contesti socioculturali e temporali diversi, in modo da cogliere tutte le possibili sfaccettature emotive dei personaggi stessi.

Uno storyteller brillante che ha saputo mettere in luce storie profondamente americane, ma senza scadere nel più banale patriottismo.

Forse non ha mai diretto veri capolavori, ma Clint Eastwood è riuscito ad imporre nel corso degli anni uno standard di qualità elevatissimo, come pochissimi hanno saputo fare nel corso degli ultimi 40 anni di cinema.

 

Leggi anche : Per un pugno di dollari – L’inizio del western mitologico di Sergio Leone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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