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The last dance – La straordinaria vita di Rodman

The Last Dance è una docu-serie sportiva statunitense creata da Michael Tollin per ESPN e Netflix.

La serie racconta la stagione 1997-1998 dei Chicago Bulls, ultimo campionato di Michael Jordan con la franchigia dell’Illinois, attraverso immagini, in parte inedite, girate da una troupe cinematografica della NBA Entertainment, che ha avuto la possibilità di seguire tutte le attività dei Bulls nell’arco dell’intero torneo.

Molta importanza viene data allo studio delle singole personalità degli atleti che hanno dato forma al sogno di milioni di tifosi in tutto il mondo. Inevitabile è la narrazione sportiva del più controverso, ma allo stesso tempo amato, Dennis Rodman.

The last dance – Chi è Dennis Rodman?

Dennis Rodman nasce il 13 maggio 1961 a Trenton, ma cresce a Dallas, dove frequenta le scuole e comincia a giocare a basket vista la sua prematura alta statura. Gioca per la Southeastern Oklahoma State University, dove mostra grandi doti sia in difesa che in attacco. Viene scelto da Detroit al secondo giro nel draft 1986, arrivando in una squadra che già allora prometteva di minacciare la strapotenza della Eastern Conference chiamata Boston Celtics.

Con i Detroit Pistons comincia la sua carriera nella NBA, in quei Bad Boys ancora un po’ acerbi ma affamati di vittorie. I tempi ancora non sono maturi per la squadra guidata da Chuck Daly, che ai playoffs fa i conti con l’esperienza dei Boston Celtics nel 1987, in una serie da tutti ricordata per la palla rubata a pochi secondi dal termine di gara da Larry Bird. Rodman è un elemento prezioso per la squadra, corre in contropiede, è intelligente, ha un ruolo di spessore a rimbalzo e soprattutto difende magistralmente.

Il successo

Il 1989 rappresenta per Detroit l’anno del riscatto, dopo una stagione piena di successi e l’arrivo di Mark Aguirre in cambio di Adrian Dantley, si fanno beffe senza troppi problemi dei Celtics al primo turno dei playoffs e dei Bucks al secondo. Per proseguire c’è però da superare l’ostacolo chiamato Michael Jordan, che con i suoi Bulls rappresenta la nemesi dei Pistons.

La marcatura di  Rodman su Air Jordan dà però i risultati sperati da Chuck Daly, che applicando le famigerate Jordan Rules rende vita difficile ai Bulls. Chicago cade, stretta nella morsa difensiva dei Pistons e gli uomini della Città dei Motori staccano un altro biglietto per le Finals. La vendetta contro i Lakers per la sconfitta dell’anno precedente arriva in sole quattro partite e Dennis diventa campione NBA per la prima volta.

Rodman continua a vincere e viene nominato difensore dell’anno nel 1990. Tuttavia, poco tempo più tardi, Jordan e i Bulls diventano troppo forti e i Pistons, giunti al termine del  loro ciclo, tramontano inesorabilmente. Dennis si trova a un bivio della sua vita, nonostante le annate 1992 e 1993 lo vedano in cima alla classifica dei rimbalzisti, attraversa un periodo difficile in cui cambia molto sia emotivamente che psicologicamente.

The last dance, la svolta di Rodman

Dopo una breve e triste parentesi ai  San Antonio Spurs, nel 1995 Rodman passa ai Chicago Bulls.  A Chicago, Dennis ha un impatto fortissimo con i compagni e Phil Jackson,  e non può fare a meno di essere incuriosito da Michael Jordan, fresco di ritorno in maglia Bulls dopo la pausa baseball.

Nonostante il suo carattere particolare e qualche infortunio, diventa una pedina fondamentale del gioco della squadra di Jackson. Con i Bulls vince tre titoli consecutivi, macinando record su record, e venendo eletto miglior rimbalzista.

Al termine dell’avventura con la squadra di Chicago, Dennis cambierà più volte casacca in NBA. Concluderà la sua carriera da giocatore nel 2006, dopo aver vinto cinque campionati NBA, sette volte consecutive il premio di miglior rimbalzista e due volte il premio di difensore dell’anno.

Rodman, curiosità e vita privata

Dennis Rodman è noto alla cronaca non solo per le sue leggendarie gesta sportive, ma anche per la sua incredibile vita fuori dal campo da basket. In The last dance viene data la possibilità di entrare, anche se solo in parte, nel suo folle mondo. Vediamo di saperne di più.

Depressione e tentativi di suicidio

Nel 1993 viene trovato addormentato nel suo furgone in un parcheggio in compagnia di un fucile carico, con il quale Rodman sostiene di “aver ucciso il vecchio Dennis, per far posto a quello nuovo”. L’eclettica ala grande, in forza ai Detroit Pistons, era depresso per la fine del matrimonio durato circa un anno con Annie Bakes e con la quale aveva anche avuto un figlio. Nel corso della sua vita saranno due i tentativi di suicidio.

Dennis parla di questo triste episodio nel libro Bad as I wanna be, una sorta di autobiografia condita dagli aneddoti più bizzarri sulla sua vita. Per promuovere l’opera decide di vestirsi da sposa e sposare se stesso durante la presentazione, arrivando in sella ad una Harley Davidson.

Il rapporto con Madonna, il wrestling, Carmen Electra e Kim Jong-un

Una sera, in una discoteca, una ragazza per attirare la sua attenzione gli spegne letteralmente una sigaretta sulla spalla. Quella giovane,  è l’icona Pop Madonna. I due iniziano una breve ma chiacchieratissima relazione. Dennis in seguito dirà di lei:

«Una volta mi ha chiamato per dirmi che stava ovulando. Lei era a New York, a casa sua, io in un casinò di Las Vegas a giocare a dadi. Le ho detto che sarei arrivato. Ha mandato un aereo a prendermi all’aeroporto, sono andato a casa sua, ho fatto quello che dovevo e sono tornato a Las Vegas a giocare a dadi».

Dennis prosegue la sua vita tra apparizioni televisive e incontri di Wrestling, tra cui uno in coppia con Hollywood Hogan contro Karl Malone e Diamond Dallas Page allo della WCW. Nel frattempo frequenta e sposa Carmen Electra, anche se la relazione tra i due termina dopo pochi mesi.

È il primo americano ad aver incontrato il leader della Corea del Nord Kim Jong-un, che più avanti definirà un “amicone” consigliando a Barack Obama di chiamarlo telefonicamente. Naturalmente questa sua amicizia non tarda a far discutere i media e addirittura anche i membri del Congresso degli USA.

Il rapporto fra i due nasce quando una squadra di Basket nord-coreana lo ingaggia come istruttore. In realtà il leader coreano lo aveva conosciuto in una precedente trasferta, con la maglia degli Harlem Globetrotters in Corea del Nord. Insomma, ciò che c’è di certo, è che Rodman ha costruito un personaggio magnetico capace di divenire un’attrazione per tutti, che si tratti di un semplice tifoso dei bulls o di un presidente di un regime.

Leggi anche: Non solo The last dance, L’immortalità di Space Jam

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