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Sorrentino e Bauman – Le conseguenze dell’amore (liquido)

Le conseguenze dell’amore (2004) vede Paolo Sorrentino muovere i primi passi verso quello che diventerà il suo linguaggio cinematografico personale, trovando poi l’apice nel celebre La Grande Bellezza (2013). Temi ricorrenti nella sua filmografia sono sia la decadenza dei rapporti umani sia un ritorno alle proprie radici come vera percezione di sé.

Barricato in un lussuoso hotel nella cittadina svizzera di Lugano, silenziosa e abitudinaria, le giornate di Titta di Girolamo trascorrono senza alcun clamore. Potrebbe essere la vita di un uomo qualunque, immerso nella sua quotidianità. Con l’unica differenza che, se gli uomini vivono per lavorare intrappolati nella routine, Titta lavora due giorni al mese, per il resto, vive guardando gli altri.

Esistere, per osservare silenzioso il mondo fuori da una finestra, sempre sullo stesso divano, alla stessa ora, con gli stessi sguardi di sempre che ti fissano incuriositi. Eppure, quello che adesso è il presente, fisso e uguale, nasconde un segreto inconfessabile, che ha portato un neo-cinquantenne a lasciare la propria vita per rifugiarsi in un albergo vicino al lago, senza mancare a nessuno.

Paolo Sorrentino ne "Le conseguenze dell'amore" muove i primi passi verso quello che sarà il suo linguaggio del tutto personale e poetico.
Le conseguenze dell’amore

Cosa devo dire? Io sono un commercialista

Gira all’infinito su se stessa, eppure è ferma. Così si può riassumere, in conclusione, la vita di Titta nell’albergo. Unico svago, sembrerebbe essere quello dell’eroina iniettata nelle vene il Mercoledì. Poi, si va a ripulire il sangue una volta all’anno. Dopo una sfilata di giornate identiche, arriva una donna (o forse c’è sempre stata) a incarnare la quintessenza dell’imprevisto.

Eppure, non si tratta di una semplice storia di un uomo salvato dalla sua solitudine.

Il protagonista di Le conseguenze dell’amore è, infatti, detentore di un segreto a cui attribuisce la rovina della sua vita, ossia la collaborazione con dei conti bancari associati alla mafia siciliana che, avendo giocato male in borsa, lo hanno reso prigioniero nella torre d’avorio da cui è impossibile uscire. Diventa dunque un mero mezzo per perseguire un fine altrui, estirpando la sua identità, smarrita nel vuoto. Provare a uscire da questo circolo vizioso ha come pena la morte.

L’uomo senza legami

«La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia».

(Zygmunt Bauman, “Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi”)

Le conseguenza dell’amore

Zygmunt Bauman è stato un filosofo e importante sociologo dell’età moderna. Le sue opere ruotano attorno al concetto di “società liquida” che delinea una perdizione dell’individuo, angosciato dall’essere egli stesso parte di una società nella quale non si riconosce. Liquida perché tutto tende a mischiarsi, non essendoci più punti di riferimento o appigli ai quali aggrapparsi, e nemmeno ideologie o valori che fanno capo agli uomini, condannandoli a precipitare nell’abisso di individualismo e consumismo. 

Il testo Amore liquido (2000) riassume perfettamente il sentimento amoroso sotto i termini della nostra contemporaneità: l’amore, così come la società, è parte di questa liquidità. Le relazioni, infatti, scivolano via e, a volte, ci scivolano anche addosso. I rapporti sono solo precari, instabili, non si può fare affidamento sull’Altro poiché questi genera un sentimento di profonda insicurezza. Da un lato, la paura di essere abbandonati, dall’altro la paura di abbandonarci all’amore.

Ed è proprio qui che si ferma Titta: alla paura di amare, cedere, confessare l’inconfessabile. Nelle sue parole rivolte alla cameriera Sofia, «forse sedermi a questo bancone è la cosa più pericolosa che ho fatto in tutta la mia vita», si concentra tutto il significato degli eventi che andranno a compiersi. La staticità che Titta rappresenta si contrappone al motore dell’amore sempre di corsa che lo risucchia in un vortice inconsapevole del quale, come suggerisce il titolo, non potrà sottovalutare le conseguenze.

Amore e merce

La relazione tra Titta e Sofia è decisamente fuori dagli schemi. Non c’è un romanticismo vero e proprio tra i due, ma un semplice scambio di sguardi che diventa ogni tanto una parola, un tenero abbraccio. È una storia atipica e, al tempo stesso, vissuta in modo normale e sentito. Vacilla, poi, per le insicurezze del protagonista, che conosce forse soltanto l’idea di amore interessato a secondi fini. Magari, questa donna è interessata alla merce, ai soldi che le può offrire? In diversi momenti, Titta associa il suo rapporto con Sofia non a una semplice condivisione del proprio tempo insieme, ma a un interscambio fra due materialismi. O meglio, per dirla con le parole di Bauman:

«In una cultura consumistica come la nostra, che predilige prodotti pronti per l’uso, soluzioni rapide, soddisfazione immediata, risultati senza troppa fatica, ricette infallibili, assicurazione contro tutti i rischi e garanzie del tipo “soddisfatto o rimborsato”, quella di imparare ad amare è la promessa (falsa, ingannevole, ma che si spera ardentemente essere vera) di rendere l’esperienza dell’amore simile ad altre merci, che attira e seduce sbandierando tutte queste qualità e promettendo soddisfazioni immediate e risultati senza sforzi».

(Z. Bauman, “Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi”)

Paolo Sorrentino ne "Le conseguenze dell'amore" muove i primi passi verso quello che sarà il suo linguaggio del tutto personale e poetico.
Zygmunt Bauman

L’opposizione di Sofia a questa sua forma mentis farà nascere in Titta un sentimento nuovo che si apre alla vita vera mostrandogli davanti agli occhi quanto fosse insulsa la sua esistenza precedente, senza impegni, eternamente identica, scandita da ritmi alienanti.

Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini

(Le conseguenze dell’amore – scena finale)


È proprio ora che arriva
l’epifania: l’amore fa tornare libero un uomo che libero non potrà mai essere. E quindi, paradossalmente, la tragedia sta proprio nella fine, nel vedere consegnare la propria vita, dopo aver consegnato la propria identità, nelle mani degli aguzzini perché «voi vi siete presi la vita mia e io mi tengo la valigia vostra». L’ultimo atto di ribellione di Titta di Girolamo non è però morire, ma ricordare. Ricordare le proprie relazioni, l’amicizia con Pino Giuffrè. E l’unica certezza che abbiamo è che anche il suo amico farà lo stesso. 

Ancora una volta, Paolo Sorrentino attribuisce ai rapporti d’infanzia la chiave di volta per comprendersi. Rivivere quando tutto era più puro e disinteressato. Così, anche ne La Grande Bellezza, le radici degli individui giocano un ruolo fondamentale nel loro processo di crescita. 

Jep Gambardella: «Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco».

jep
Jep Gambardella, monologo finale de La Grande Bellezza

Tornare al passato è ritrovarsi nel presente. Anche mentre si sta annegando.

Leggi anche: I volti di Sorrentino/Servillo – Il Principe e il Poeta

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