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Accattone – L’esordio cinematografico di un intellettuale

Accattone.

All’indomani dell’assassinio di Pier Paolo Pasolini, lo scrittore italiano Paolo Volponi riflette sulla lezione politica e culturale lasciata dal grande maestro appena scomparso. Volponi, infatti, mette in evidenzia la capacità dell’intellettuale emiliano di leggere la società contemporanea e di proporre ai lettori una “provocazione attiva”, intervenendo su temi più urgenti del presente.

Nell’ottica di Volponi (concenzione, oramai, consolidata) Pasolini è stato uno dei primi intellettuali italiani a proporre la cultura come politica. Specie quando la cultura si frazionava nella specializzazione, in cui sorgevano tante scienze e discipline umane, egli ricostituiva il senso della letteratura come storia. Cercava, Pasolini, di riprendere e ravvivare i temi vicini alla comunità attraverso una ricerca che penetrasse le profondità della coscienza culturale e quindi politica delle masse popolari.

Indubbiamente il nome di Pier Paolo Pasolini è legato a una serie di romanzi e opere narrative rimaste nella storia letteraria nazionale. Allo stesso tempo, però, la sua attività intellettuale si lega fortemente a quella del cinema. Il suo avvicinarsi al cinema fu frutto di una scelta ben precisa, maturata grazie ai contatti con alcuni ambienti intellettuali legati al mondo della Settima Arte.

E l’esordio cinematografico giunge proprio con il film Accattone nel 1961. Da lì una graduale scalata nell’ambiente, sicché il suo diverrà un nome alquanto significativo nell’ambiente. Sebbene Accattone non mancò di suscitare polemiche, l’opera mostrò un regista già maturo, originale nello stile, ricco nella narrazione filmica e nuovo nella riconfigurazione pittorica.

Accattone: La trama

Vittorio Cataldi è un giovane e spiantato sottoproletario che vive nelle borgate della periferia di Roma, Accattone è il suo soprannome. Egli conduce una vita improntata al “sopravvivere” giorno dopo giorno. Il suo essere uno squattrinato, lo porta a farsi mantenere da una prostituta, Maddalena, la quale è “sottratta” a un napoletano finito in carcere, e grazie ai guadagni della donna lui può trascorrere le sue giornate bivaccando in un baretto.

Accattone cerca di evitare la vendetta degli amici del carcerato, incolpando per ogni problema Maddalena. Finché, un giorno, lei viene arrestata e Cataldi si ritrova improvvisamente a vivere in miseria. Rimasto senza soldi, costretto alla fame, incontra Stella, un’ingenua ragazza che cerca di indurre alla prostituzione, ma ben presto finisce per innamorarsene.

Così il giovane decide di cambiare vita per amore: inizia a convivere con la ragazza e si impiega come scaricatore. Questa sua “conversione” provoca l’ilarità dei suoi amici, che lo prendono in giro e, dopo un litigio, finiscono per picchiarlo. Nel frattempo Maddalena, per gelosia, denuncia Accattone per sfruttamento della prostituzione. Il film termina con il giovane che decide di tornare a rubare e, inseguito dalla polizia per il furto di salumi, muore in un incidente stradale con la motocicletta.

Accattone: Un ragazzo di vita

Accattone è il primo di moltissimi personaggi cinematografici scritti da Pasolini. Il soprannome attribuitogli allude alla sua miseria e alla sua reale condizione di vita. E nella sua categoria di borgotaro, Accattone appare inserito in quel sotto-mondo con tutta la tragica realtà di diseredato, figurando come testimonianza esemplare e umana di una più vasta realtà. La sua sotto-cultura è quella tipica del sottoproletariato primitivo, innocente, vivo e disperato, non ancora ideologizzato, dove regna la morte.

Pasolini, durante la fase di realizzazione del film, aveva a disposizione moltissimo materiale fotografico sia dei personaggi, sia dei luoghi; in più centocinquanta metri di pellicola montata e due scene del film come prova generale. Sentiva, però, che Accattone doveva essere molto più realistico e meno naturalistico. Come modelli di riferimento pensava a Dreyer, a Mizoguchi, a Charlot, e nel contempo cercava una chiarezza massima, voleva un’abbondanza di primi piani e mirava a una semplicità estrema. Il tutto da rendere con mezzi quasi rozzi e a bassissimo costo.

Il soggetto, invece, doveva presentare al pubblico cinematografico il rovescio della medaglia di Una vita violenta: Tommaso Puzzilli aveva salvato, sia pure in extremis, la propria coscienza, attraverso una esperienza piscologico-politica; in Accattone il protagonista la salva attraverso un’esperienza psicologica-religiosa.

Il protagonista non sa di essere innamorato, né lo ammetterebbe mai. Tuttavia decide di andare a lavorare per dimostrare a sé stesso che può cambiare la sua vita per il meglio. Ma il fallimento nel lavoro sarà totale: partecipa a un colpo, ha un incidente mentre cerca di fuggire e muore. Accattone, quindi, è molto più indietro rispetto a Tommasino e primordialità dei suoi istinti e del suo animo inesprimibile, lo porta a non conoscere nulla di se stesso.

Con la sua coscienza predace può vivere soltanto alla giornata. La crisi che si determina in lui il giorno in cui si innamora e sente che non può spingere Stella verso la prostituzione, è, in definitiva, l’unica vera misera luce che Accattone possiede e culmina con la morte. È capace, quasi, di aspirare alla redenzione. Tommasino, pertanto, aveva un carattere politico-sociale che Accattone non ha, e insieme rappresentano due casi di esistenza sottoproletaria carica di quella vitalità ancora incontaminata e lontana dal quel conformismo omologante causato dal benessere che da qui a qualche anno avrebbe livellato anche i sentimenti.

Realismo e allegoria

L’intera vicenda di Accattone indaga il mondo vitale e violento del sottoproletariato urbano. I personaggi si esprimono in un dialetto quasi viscerale, elemento vitale per lo stesso Pasolini. Un’importanza, quella del dialetto, pari a quella della lingua assume la mimica, tipica dell’oralità popolare. Il protagonista del film, e qui si scorge un elemento centrale dell’intero cinema di Pasolini, è interpretato da Franco Citti, un attore non professionista, letteralmente preso dalla strada, il quale riesce a comunicare attraverso l’intensità degli sguardi e dei gesti.

La macchina da presa si concentra sui primi piani, mettendo a fuoco l’espressività dei volti. La scelta dell’inquadratura è particolarmente raffinata e spesso si ispira alla pittura dei grandi maestri italiani del Quattrocento, come Masaccio e Piero della Francesca. Al realismo della rappresentazione sociale si mescola una tensiona allegorica: infatti il film assume la valenza di un apologo sacro.

Accattone rivive sulla sua pelle la tragedia della passione di Cristo, ma la sua redenzione resta incompiuta. Il personaggio si dibatte tra perdizione e salvezza. Solo in punto di morte, trova una qualche forma di riscatto e, con le ultime forze, disteso al suolo, mormora: «Mo sto bene!».

All’inizio del film, Pasolini inserisce come epigrafe una citazione del canto V del Purgatorio di Dante Alighieri che sembra prefigurare lo sviluppo successivo della vicenda. Si tratta di un’allusione alla lotta tra l’angelo e il diavolo per il possesso dell’anima di Buoncorte da Montefeltro; a prevalere è l’angelo, perché, un attimo prima di morire, Buoncorte si pente dei peccati.

La pellicola, infatti, è attraversata da presagi di morte e premonizioni luttuose, come nella scena in cui Accattone sogna se stesso morto. La sacralità della narrazione è molto sottolineata, anche grazie alle musiche che il regista inserisce, le quali aggiungono solennità alla vicenda ed entrano in contrasto con la concretezza e la materialità del mondo delle borgate. L’intero film mescola umile e sublime ed esaspera al massimo il gioco dei contrasti che ha un corrispettivo visivo nell’uso caricato del bianco e nero.

Pier Paolo Pasolini, Accattone e il cinema come linguaggio nuovo

Il film, come accennato sopra, è il primo film di Pasolini. Nel momento in cui si appresta a girare, l’autore italiano non ha nessuna esperienza. Per lui il cinema è un linguaggio completamente nuovo. Questa inesperienza incide molto sullo stile dei film e si trasforma in punto di forza, in un tratto di originalità.

«Sono arrivato effettivamente ad Accattone con una grande preparazione intima, una grande carica di passione cinematografica, ma con una totale impreparazione tecnica, che però era compensata dal mio modo di vedere le cose. Avevo cioè talmente chiare nella testa le scene del film che non avevo bisogno di elementi tecnici per realizzarle»

(Pier Paolo Pasolini)

Le scene appaiono austere ed essenziali, mentre la fotografia accentua i contrasti e fa uso di un bianco abbagliante, che sembra quasi accecato dal riverbero del sole estivo. La pellicola avanza con un ritmo lento, che ben riflette il senso di oppressione delle periferie degradate della capitale. Com’è sua abitudine, Pasolini affida i ruoli di comparsa ad amici scrittori: infatti, in una scena di Accattone, viene inquadrata Elsa Morante che interpreta il ruolo di una detenuta silenzione, intenta a leggere foto-romanzi.

Certo, Pasolini resterà sempre per certi aspetti un regista “dilettante”, come informano le testimonianze dei professionisti che hanno lavorato con lui, ma molti tratti della sua irregolarità tecnica corrispondono all’intenzione di essere originale, di non cedere al mondo del cinema inteso quale orizzonte chiuso in se stesso.

Leggi anche: La Ricotta – Storia di sogni, morte e povertà nel corto di Pasolini

 

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