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Sakura e Obito – Psicologia di due amori non corrisposti

Lo psicodramma di Sakura e Obito

Che il genere shōnen lasci poco spazio alle trame romantiche è cosa nota e risaputa. Le opere ascrivibili a questo filone sono pensate per gli adolescenti maschi, i quali prediligono l’azione e i personaggi femminili ad alto tasso di eroticità. La dimensione delle relazioni amorose viene spesso trattata da una prospettiva caricaturale, il che serve sia a creare un po’ di tensione all’interno del gruppo, sia a fornire un intermezzo divertente tra una scena d’azione e l’altra.

Naruto rompe in parte gli schemi del genere riportando con insistenza un tema molto sentito dall’adolescente medio (e non solo): quello dell’amore non corrisposto.

I personaggi di Jiraiya, Obito, Nagato, Naruto, Sakura e Karin hanno dovuto tutti affrontare l’irraggiungibilità della persona amata. Attraverso di loro Kishimoto è riuscito a trattare la dimensione drammatica del rifiuto senza dover sconfinare nel sentimentalismo proprio degli shōjo.

Le vicende di Sakura e Obito possono essere analizzate da un punto di vista psicologico che mette in luce le loro difficoltà nei rapporti.
Uno dei siparietti comici tipici dei manga per ragazzi. Jiraiya ha un rapporto conflittuale con la ragazza che adora.

In questo articolo considereremo i casi di Sakura e Obito, ovvero i due personaggi che, per amore, hanno compiuto le scelte più radicali. La nostra analisi però non procederà secondo i canoni interpretativi della drammaturgia, né secondo quelli della metafisica. Non parleremo cioè dell’amore come forza invincibile che esprime un legame sacro da preservare anche a costo d’immani sacrifici.

Lo analizzeremo invece dalla prospettiva psicologica della Schema Therapy, ovvero un metodo sviluppato in anni recenti che fornisce un’interessante cornice per comprendere i comportamenti disfunzionali dell’essere umano. Il nostro resoconto sarà di conseguenza più cinico e meno poetico, ma evidenzierà alcuni meccanismi che tutti possiamo aver sperimentato nel corso della vita.

Schema Therapy: cos’è?

La Terapia degli Schemi è un metodo messo a punto negli anni ’90 dallo psicologo Jeffrey Young per trattare i disturbi della personalità. Caratteristica di questo modello è la classificazione di diciotto schemi maladattivi precoci, ovvero delle “abitudini” mentali (lifetraps) che ci portano a rispondere in determinati modi di fronte alle situazioni.

Chi ha lo schema di Inadeguatezza/Vergogna, per esempio, tende a essere molto sensibile alle critiche e ai rimproveri, cerca di nascondere i propri difetti e fa sempre dei paragoni svilenti con gli altri. Chi ha lo schema dell’Autosacrificio, invece, tende a dare troppa importanza ai bisogni degli altri perché si sente egoista, ma così facendo rischia di provare risentimento per le persone di cui si prende cura.

La Schema Therapy integra in sè le conoscenze della terapia cognitivo-comportamentale, della teoria dell’attaccamento di Bowlby, della psicologia della Gestalt e della psicanalisi.

Essa sostiene che la genesi degli schemi vada ricercata prevalentemente (ma non esclusivamente) nell’infanzia, e in particolare nel mancato soddisfacimento dei bisogni psicologici fondamentali.

Per esempio, i figli di genitori ipercritici potrebbero interiorizzare l’idea di essere inadeguati e di non valere mai abbastanza, mentre genitori punitivi possono instillare nel bambino la credenza di meritare severe punizioni, e quindi renderlo incapace di perdonare i propri errori e quelli degli altri.

Una volta fissati nei primissimi anni di vita, questi schemi tendono a riproporsi e a condizionare negativamente tutto l’arco di esistenza di un individuo.

Le vicende di Sakura e Obito possono essere analizzate da un punto di vista psicologico che mette in luce le loro difficoltà nei rapporti.
Sasuke si allena sotto lo sguardo critico del padre. Fugaku nutre grandi aspettative nei confronti del figlio, ma non glielo dice mai apertamente. Sarà infatti la moglie Mikoto ad assicurare a Sasuke che suo padre lo tiene in considerazione.

Young ha individuato inoltre tre modalità con cui le persone reagiscono all’attivazione dei propri schemi.

Consideriamo la trappola dell’Abbandono. Nella modalità della resa, la persona si rassegna all’idea che gli altri siano tutti inaffidabili e rischiano di andarsene da un momento all’altro; in quella dell’evitamento, invece, evita qualunque relazione intima per la paura della perdita; infine nell’ipercompensazione (che è il contrario esatto della resa) assume comportamenti morbosi per tenere sotto controllo gli affetti e impedire loro di andarsene.

La psicologia di Obito Uchiha

Differentemente da Sasuke, sappiamo poco dell’infanzia di Obito e del rapporto che ha avuto con i propri genitori. Egli è membro del prestigioso clan Uchiha, un gruppo che vanta numerosi ninja d’élite e che richiede alti standard da parte dei suoi membri. Nello stesso tempo, però, il clan Uchiha è guardato con sospetto e astio all’interno del villaggio.

Il motivo sta nella scelta di Tobirama Senju di affidare ai possessori dello sharingan la gestione dell’ordine pubblico, una decisione che ha fomentato il carattere già borioso del clan e che, sotto certi aspetti, ha finito per causare una sorta di “segregazione razziale”.

Gli Uchiha sono generalmente famosi per la loro freddezza, come vediamo negli atteggiamenti di Madara, Fugaku, Itachi e Sasuke. Ciascuno di loro è circondato da un’aura algida che spesso li fa apparire anaffettivi, anche se, in realtà, si tratta solo di una maschera. A spiegarcelo è lo stesso Tobirama mentre descrive il processo di attivazione dello sharingan.

Lontani dal non provare emozioni, gli Uchiha sono estremamente sensibili e soffrono terribilmente la perdita delle persone amate. Semplicemente non lo esprimono. A parlare per loro sono gli occhi.

Le vicende di Sakura e Obito possono essere analizzate da un punto di vista psicologico che mette in luce le loro difficoltà nei rapporti.
Obito comincia a credere in sé e ritrova l’orgoglio. La missione in quella foresta lo spinge a maturare, ma il processo sarà interrotto dalla tragedia imminente.

Dato un simile contesto di crescita, e alla luce dei comportamenti manifestati in gioventù, lo schema di cui Obito pare soffrire è quello della Ricerca di Approvazione e Riconoscimento. Egli lo manifesta nei continui tentativi di attirare l’attenzione su di sé, così come nelle provocazioni lanciate al rivale Kakashi.

Obito non si sente validato come persona, non riesce a trovare dentro di sé la dignità che gli consentirebbe di vivere serenamente, e quindi la cerca negli altri.

Il complesso d’inferiorità che esprime più volte nei confronti di Kakashi è inoltre sintomo di uno schema di Inadeguatezza/Vergogna, che spesso si riscontra in chi ha bisogno di approvazione. Un bambino che non si vede riconosciuto può assorbire l’idea di essere sbagliato, e magari ipercompensarla attraverso feroci critiche nei confronti degli altri. Obito attacca spesso il giovane Kakashi proprio con l’intento di farlo vergognare per ciò che dice.

Avendo Obito un problema di autostima, la figura di Rin non può che assumere una funzione salvifica. Essendo così gentile, accogliente e comprensiva, la ragazza offre quel calore che le persone del clan Uchiha faticano a trasmettere. Quando è con lei, Obito sa di valere qualcosa e che non deve vergognarsi per quello che è.

Rin diventa allora la felicità, il porto sicuro, colei che potrà sanare tutte le ferite, e tale rimarrà anche dopo la morte.

Le vicende di Sakura e Obito possono essere analizzate da un punto di vista psicologico che mette in luce le loro difficoltà nei rapporti.
Obito ottiene le attenzioni di Rin. Tutto va bene, anche i rimproveri, purché lei lo tenga in considerazione.

L’ossessione nei suoi confronti si svilupperà a tal punto che Obito rinuncerà a rifarsi una vita per rincorrere il sogno del suo amore nello Tsukuyomi Infinito. In questa operazione si manifesta l’ipercompensazione dello schema di Deprivazione Emotiva, una trappola che nasce quando i genitori non danno sufficienti attenzioni, non mostrano empatia e non forniscono adeguata protezione ai figli.

Nello specifico, Obito sente che nessun’altra sarà in grado di soddisfare i suoi bisogni e avalla il piano di Madara solo per poter riavere una Rin illusoria che continuerà a prendersi cura di lui. Si tratta di un atto unilaterale, una forzatura egoistica, che rivela una pretesa recondita: quella che gli altri sopperiscano a tutto ciò di cui la vita lo ha privato.

Le vicende di Sakura e Obito possono essere analizzate da un punto di vista psicologico che mette in luce le loro difficoltà nei rapporti.
Persa la sua àncora di salvezza, Obito ha perso il cuore, e quindi la moralità. Ha seminato morte e distruzione per poter raggiungere un solo scopo: rivedere Rin, anche se dentro a un inganno.

La psicologia di Sakura Haruno

L’infanzia di Sakura ci viene raccontata nei primi volumi del manga ed è poi integrata in alcuni filler, mentre il rapporto con i genitori rappresenta il tema centrale del film Road to Ninja: Naruto The Movie. La madre di lei è presentata come una persona meticolosa che chiede di svolgere dei lavori ma poi si lamenta sempre, mentre il padre fa battute che spesso la mettono in imbarazzo.

La piccola Sakura si sente inadeguata per via dell’ampia fronte e si vergogna del fatto che i suoi genitori non siano famosi come quelli di altri ninja. Non solo: dopo la promozione a genin si rende conto del divario di forza rispetto ai suoi compagni, sempre costretti a rischiare grosso per proteggerla, e ciò la fa soffrire.

Tanti sono gli indizi disseminati nella serie che ci fanno capire quanto Sakura sia vittima dello schema Inadeguatezza/Vergogna e di come lo manifesti in tutte e tre le modalità di coping. La giovane ninja è stata penalizzante con se stessa (resa), si è creata un piccolo spazio isolato nel bosco (evitamento), ha represso la “inner Sakura” per non rovinare la propria immagine e ha criticato fortemente l’immaturità di Naruto (ipercompensazione).

Le vicende di Sakura e Obito possono essere analizzate da un punto di vista psicologico che mette in luce le loro difficoltà nei rapporti.
Sakura prova sulla propria pelle la bruciante esperienza della lontananza e dell’isolamento. Ancora una volta non è stata utile. Ancora una volta ha fallito. Sotto sotto, però, capisce di doversi impegnare per diventare più forte.

È però il rapporto con Sasuke, considerato lungo tutto l’arco del brand, a mostrare come Sakura sia vittima di una trappola forse ancora più drammatica: la Deprivazione Emotiva nella modalità della resa. Sakura ha tanti bisogni, eppure sceglie come partner una persona tendenzialmente fredda e distaccata. Come vediamo in Boruto, fatica persino a chiedere esplicitamente un’espressione di affetto e si arrende a una vita che somiglia molto a quella di una mamma single.

Sembra quasi che le necessità di Sasuke vengano prima di tutto, e lei accetta la situazione senza chiedere nulla in cambio, manifestando così i caratteri tipici dello schema di Autosacrificio.

Diversamente da Obito, il quale aveva bisogno della crocerossina, Sakura vuole essere la crocerossina del bello e dannato.

Vuole tessere e mantenere una relazione con una persona bisognosa di aiuto (emotivo), finendo per immolarsi. “Se penso prima a lui, mi amerà” direbbe l’inconscio. Significativo, in questo senso, che la ragazza abbia scelto la professione del medico.

Psicologicamente parlando, la relazione tra Sakura e Sasuke appare piuttosto disfunzionale. Lo vediamo dalle espressioni malinconiche della ragazza, dalla sua incapacità di rispondere alle domande dirette di Sarada la quale, a sua volta, soffre per la lontananza della figura paterna. L’inibizione emotiva di Sasuke – che, ricordiamo, è una maschera di difesa – crea un circolo vizioso con la Deprivazione Emotiva della moglie, il che rallenta inevitabilmente l’evoluzione del rapporto.

Le vicende di Sakura e Obito possono essere analizzate da un punto di vista psicologico che mette in luce le loro difficoltà nei rapporti.
Una delle rare manifestazioni di affetto da parte di Sasuke. Sappiamo che il buffetto sulla fronte ha un alto valore simbolico, tuttavia è un gesto che impedisce l’abbraccio di Sakura.

Il dramma degli schemi è proprio questo: predisporre le persone a fare come hanno sempre fatto, anche se ciò le fa stagnare nel dolore. Ogni schema implica una visione del mondo, ci offre una parvenza di prevedibilità degli eventi e dei comportamenti degli altri, dandoci l’illusione di avere tutto sotto controllo.

Sono abitudini nel senso deweyano del termine, strumenti con cui rispondiamo automaticamente agli stimoli del mondo, perché una risposta automatica ci consente sia di risparmiare energie, sia di ottenere un risultato più o meno prevedibile.

Ecco perché è così difficile cambiare: pensare a una diversa strategia, rompere con le vecchie abitudini e mettersi in gioco richiede uno sforzo immenso. Richiede uno stravolgimento di tutte le nostre convinzioni su noi stessi e sul mondo. Inoltre le abitudini non si possono cambiare con un semplice atto di volontà, ma solo creandosi un diverso contesto di vita.

Le vicende di Sakura e Obito possono essere analizzate da un punto di vista psicologico che mette in luce le loro difficoltà nei rapporti.
Per quasi tutta l’opera, Sasuke non sembra mai ricambiare l’intenso sentimento di Sakura. La apprezza forse come amica, ma raramente entra nella dimensione del dono e della complicità. La cosa interessante, qui, è che nemmeno un tentato omicidio è sufficiente per spegnere i sentimenti di Sakura.

L’intuito di Kishimoto

Quella condotta fin qui non pretende di essere un’analisi scientifica, né vuole porsi come la verità nei confronti di un’opera che presenta numerosi livelli d’interpretazione. Difficile pensare che Kishimoto abbia concepito Naruto a partire da un manuale di psicologia. Però siamo abbastanza convinti nell’affermare che ha manifestato una sensibilità e un intuito fuori dal comune. I suoi personaggi, infatti, sono estremamente coerenti.

Gli schemi di Sakura e Sasuke, i bisogni insoddisfatti di Obito e il carattere di Rin s’incastrano secondo una logica che rispecchia la vita reale.

Ciò che fa soffrire quei ragazzi è ciò che ha fatto soffrire anche noi. La loro inconsapevolezza è la stessa che ci porta a vivere relazioni infelici, ad essere eternamente insoddisfatti.

Sakura
Sakura è rosa dei ricordi e non riesce a rassegnarsi. Lei s’è confessata, ma ciò non è stato abbastanza. Il suo amore non ha rappresentato una motivazione sufficiente per Sasuke.

Sakura e Obito sono un monito. Ci consigliano di guardare dentro noi stessi, di tirare fuori senza vergogna i nostri bisogni e di chiedere aiuto. Ci suggeriscono di non ostinarci a voler estrarre “sangue dalle rape”, sia per la nostra salute mentale, sia per rispetto dell’individualità e della libertà altrui. Perché solo così i rapporti saranno sinceri e potranno fiorire per quello che sono.

Leggi anche: Amore e odio – La maledizione degli Uchiha.

Giuseppe Turchi
Laureato in Filosofia all'Università di Parma, sono stato cultore della materia e attualmente insegno alle scuole superiori. Appassionato di neuroetica e psicologia, ho pubblicato due racconti morali e scrivo saggi divulgativi. Mi batto con le unghie e con i denti per una riforma scolastica incentrata sull'educazione affettiva, digitale e al pensiero critico. Dragon Ball è stato il mio maestro di vita, anche se poi ho dedicato il mio cuore a Neon Genesis Evangelion e Attack on Titans. L'Inter è la mia croce e la mia delizia.

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