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Biografilm 2020 – Noodle Kid

L’inizio di Noodle Kid vede due ragazzi salire faticosamente un cammino ripido, dove il cielo blu cozza con un arido paesaggio montano. Si tratta di Ma Xiang e del suo fratellino, che per proseguire ha bisogno del sostegno dell’altro. Xiang lo aiuta con un sorriso, con fare irriverente ma benigno, tipico dei fratelli maggiori. È un piccolo gesto ma simbolico del resto di Noodle Kid. Ma Xiang, a malapena adolescente, dovrà trascinare la sua famiglia, e la sua strada è ripida e in salita.

Presentato nel Concorso Internazionale del Biografilm Festival, Noodle Kid narra la storia di Xiang, dodicenne, che racconta subito un doloroso e cruciale evento del suo passato. Un episodio di violenza tra i suoi genitori, che ha condotto poi al loro divorzio. Il padre è ora incarcerato, mentre la madre è completamente sparita dalla sua vita, dati i cattivi rapporti con la famiglia allargata del padre. Vivendo insieme ai nonni benevoli ma poveri e deboli, Xiang è costretto quindi a diventare più responsabile e sacrificarsi per il bene dei suoi cari.

Dopo due anni, Xiang continua a dare il buon esempio. Il ragazzo studia, lavora nella fattoria del nonno, tiene il fratello sulla retta via e studia il Corano. Tutti i suoi sforzi però non bastano per mantenere un’intera famiglia. I Ma sono Hui e vivono nella provincia di Qinghai, nel nord-ovest cinese, scarsamente popolata e con poche opportunità. Sulla via verso la città più vicina, un cartello riporta la scritta “il duro lavoro porta l’armonia”, ma la fatica di Xiang non sembra essere ripagata.

Disperatamente in debito, il nonno propone quindi allo zio di Xiang di assumerlo nel suo ristorante a Pingdingshan, nella più densa provincia di Henan.

Si tratta di un destino comune, per i ragazzi cresciuti nelle zone rurali più antiquate della nazione: abbandonare gli studi, emigrare, diventare esperti cuochi di noodles, guadagnare abbastanza da poter vivere degnamente, tornare a casa e investire nel modo più saggio possibile.

Il proprietario del ristorante porta con sé Xiang in un breve viaggio in macchina, verso la cima di una collina. A fondo valle, una piccola comunità, caratterizzata da una serie di palazzi in cemento, costruiti da ragazzi come Xiang, una volta rimpatriati. Quello è ora il sogno imposto al ragazzo: guadagnare, tornare, costruire e mietere i frutti del suo lavoro. Così, i due poi intraprendono un lungo viaggio in treno, verso la loro nuova casa: il ristorante di noodles.

Sin dalle prime battute, Xiang viene messo a dura prova dalla vita nel ristorante: i turni sono lunghi e faticosi, il lavoro è ricco di minuzie e dettagli da imparare e la pressione sulle sue spalle è tanta. A ciò si aggiunge anche un certo livello di shock culturale: Pingdingshan è ben più rumorosa e affollata delle quiete montagne della sua provincia natale, e anche una faccenda semplice come acquistare un paio di pantaloni per conto proprio risulta completamente nuova per il ragazzo.

Ma Xiang osserva il panorama nella provincia di Qinghai

D’altronde ha solo quattordici anni, e si ritrova ora a dover vivere e procurarsi da vivere da solo, come “un vero uomo”. Così ripete spesso lo zio, cercando di motivare e spronare Xiang. Tuttavia, le sue parole spesso sfociano in insulti o ordini tipici della mascolinità tossica.
“Concentrati sul lavoro”, “finisci di studiare il Corano o andrai all’inferno”, “comportati da uomo”. Xiang non può neanche indossare i suoi occhiali, in quanto simbolo di mancanza di virilità, cosa che ha chiaramente un immediato impatto sulla mente del ragazzo.

Questa seconda metà del documentario segue il ragazzo con discrezione e premura, mostrando intimamente la sua quotidianità senza mai scivolare nel melodrammatico.

Lo spettatore si ritrova quindi a concentrarsi su dettagli mostrati senza enfasi, come le diverse ferite che emergono sul volto del giovane, scottato dal vapore bollente delle pentole.

Ma Xiang al lavoro nel ristorante di Pingdingshan

Nel corso di due anni, Xiang appare come un ragazzo mite, silenziosamente ambizioso ma costretto dal suo senso del dovere in una situazione sempre più opprimente. «Non mi piace cucinare noodles, ma non ho altra scelta» afferma in un voiceover. Ciò nonostante, lo vediamo discutere possibili alternative con i suoi amici, anche di trasferirsi in città più facoltose presso ristoranti più accoglienti, per riscattarsi dalla magra paga offerta dallo zio.

Tuttavia, la sua responsabilità verso la sua famiglia lo lega strettamente al ristorante. Anche se Xiang migliora come cuoco, manca di motivazione, e come biasimarlo? La sua frustrazione, però, sfocia in un altro gesto di rivalsa. Grazie all’aiuto di alcuni amici, riesce a rintracciare e contattare la madre su WeChat, riallacciando i rapporti persi da tempo. Completamente slegata dalla famiglia paterna, la donna rappresenta un’evoluzione del desiderio originale di Xiang.

Ma Xiang riflette sul ciglio della strada, davanti al ristorante

Pur di riunire e salvare la propria famiglia, ripagando i debiti e rintracciando la madre, Xiang è disposto a sacrificarsi, ma alla fine di Noodle Kid, lo vediamo completamente disilluso. La famiglia che desidera non può essere creata nel ristorante dello zio, con una paga infima e con un dovere verso il patriarcato sempre meno giustificabile.

Forse, la famiglia la si può trovare nella calda voce di una persona cara, ed è così che il film si chiude, con Xiang, chiaramente maturato, che sale a bordo di un treno, ascoltando i commenti rassicuranti della madre sul suo futuro. Dove si ferma il treno, dove scende l’uomo di Pingdingshan, non si sa. Mostrandoci però Xiang a undici anni come ultima immagine, Noodle Kid ci ricorda cosa Xiang ha ottenuto: la sua innocenza, nel desiderio dell’amore materno.

Leggi anche: Biografilm 2020 – Un festival accessibile a tutti

Enrico Sciacovelli
Un altro di quei tipi che parla troppo di film e vorrebbe essere pagato per farlo, anzichè lamentarsi dell'ultimo Transformers senza successo.

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