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Come dovrebbe finire Dark – Il cerchio perfetto

Un anno fa ci siamo lasciati con una partita a scacchi, portata avanti da due schieramenti in lotta fra loro e, contemporaneamente, contro il tempo. La peculiarità di questa partita è che, esclusi Adam (la versione anziana di Jonas) e il «Diavolo Bianco» (la versione anziana di Claudia Tiedemann), tutti gli altri sembrano pedoni – comprese le loro versioni più giovani – condannati a ricreare gli stessi avvenimenti in eterno. Più volte lo spettatore di Dark (2017) si ritrova a nutrire l’illusoria speranza di raddrizzare la temporalità, presupposto ineliminabile del libero arbitrio, salvo poi cedere al disincanto di veder negate le proprie aspettative.

Eppure il cliffhanger sul finire della seconda stagione non solo ripristina l’illusione che ci si possa liberare dalla prigione del tempo, ma getta una nuova luce sulla struttura temporale stessa.

Se per le prime due stagioni i protagonisti hanno cercato di modificare un determinato accadimento al fine di interrompere la catena degli eventi, incastrati in modo circolare e senza soluzione di continuità, l’apertura agli universi paralleli porta con sé la contingenza, le possibilità: in pratica, il tempo lineare.

Jonas: «Da quale epoca vieni tu?»

Martha: «La domanda non è da quale epoca, ma da quale mondo».

(Stagione 2, episodio 8)

La terza stagione di Dark chiuderà senz'altro un cerchio. Ma sarà il cerchio del tempo o quello dell'esistenza dei protagonisti? Tic tac.
Finale della seconda stagione di Dark.

Quello delle dimensioni alternative, di fatto, altro non è che il corollario la cui verità conseguirebbe deduttivamente dal teorema della linearità temporale. Invero, tenendo ferma la convinzione che il tempo sia una linea retta unidirezionale, dove passato, presente e futuro sono vincolati alla rigidità del nesso causa-effetto, ci si trascina dietro la credenza che dalla modifica di un certo evento del passato consegua la biforcazione della realtà.

In tal senso, ogni impercettibile stravolgimento del corso degli eventi determinerebbe una serie non quantificabile di cambiamenti, frammentando la realtà in innumerevoli linee temporali – quantomeno in potenza.

Lungo questa prospettiva, dischiusa dal finale della seconda stagione, non sarebbe del tutto errato pensare il tempo lineare in Dark come un sistema dinamico non lineare scosso dall’effetto farfalla.

Le variazioni apparentemente irrilevanti nelle condizioni iniziali determinerebbero enormi variazioni non solo nelle condizioni finali, ma anche nel comportamento del sistema stesso. Sostanzialmente, variazioni microscopiche nelle condizioni iniziali genererebbero variazioni macroscopiche nel comportamento del sistema. Ancora, modifiche in un passato ancorato al tempo lineare darebbero origine a infinite realtà alternative.

Jonas: «Le grandi cose e le piccole cose non seguono le stesse regole. Non possiamo cambiare il grande schema, ma i dettagli sì. Modificando un granello, modifichiamo il mondo».

(Stagione 2, episodio 8)

La terza stagione di Dark chiuderà senz'altro un cerchio. Ma sarà il cerchio del tempo o quello dell'esistenza dei protagonisti? Tic tac.
Jonas, il protagonista di Dark.

L’altro corno del dilemma si regge sul tempo circolare, topos delle prime due stagioni. Ogni tentativo dei protagonisti di modificare la storia degli eventi si è infranto sull’immutabilità del passato, sancito dal principio di Novikov. Passato, presente e futuro non seguono un andamento lineare, bensì ciclico, dove ogni stato di cose è determinato non solo dagli eventi passati, ma anche da quelli futuri.

In ultima analisi, è come se il nesso causa-effetto agisse in modo bidirezionale, determinando necessariamente il corso degli eventi ma, contemporaneamente, rendendo indeterminabile stabilire quale sia la causa e quale l’effetto, quale sia il principio e quale la fine. Il principio di causalità si dilata a tal punto da confondersi con la struttura temporale stessa.

Di fatto, nel tentativo di chiudere il varco spazio-temporale, sarà proprio lo «Straniero» (Jonas adulto) ad aprire quel varco per la prima volta. Così come, allo stesso modo, sarà il tentativo di Jonas di dissuadere il proprio padre dal suicidio che favorirà nello stesso l’idea di compierlo, al fine di salvare il corso degli eventi e ipso facto l’esistenza di suo figlio.

Ogni tentativo di influenzare il passato al fine di modificare lo stato di cose attuale, si rivela determinante nella realizzazione dello stesso.

Michael: «Ho visto me stesso oggi: Mikkel. Torna ogni cosa: l’impermeabile, tu, come se fosse scritto. Forse non sei qui per fermarmi, ma piuttosto per mostrarmi quello che devo fare in realtà. Forse mi hai mostrato quella lettera per farmi conoscere il suo contenuto affinché io muoia e tu possa vivere».

(Stagione 2, episodio 6)

Giunti sin qui, immagino sia chiaro che la struttura del tempo o è lineare, e allora le modifiche nel passato danno vita a molteplici realtà, oppure è circolare, e ogni tentativo di modificare il passato fa già parte di quello stesso passato, che si rivela dunque immutabile. Non ci sono terze possibilità.

Ancora una volta, è importante sottolineare come il finale della seconda stagione di Dark non si limiti a ripristinare la speranza di spezzare il cerchio del tempo: scoperchia un autentico vaso di Pandora. A uscire dal vaso, la possibilità di riscrivere l’intera storia del tempo o di distruggerlo.

La terza stagione di Dark chiuderà senz'altro un cerchio. Ma sarà il cerchio del tempo o quello dell'esistenza dei protagonisti? Tic tac.
Jonas adulto (lo Straniero) e Martha.

C’è un ultimo tassello da mettere al proprio posto prima di rivelare come dovrebbe finire Dark: la posizione dell’osservatore. Dopo Einstein e la sua teoria della relatività, il concetto di tempo non è stato più lo stesso: da assoluto è divenuto relativo, un’entità dipendente dalla velocità e dal riferimento spaziale dell’osservatore.

Anche nel nostro caso è di fondamentale importanza stabilire la posizione di chi osserva il fluire del tempo, al fine di comprenderne il grado di onniscienza. Perché se è vero che la dimensione temporale è lineare oppure ciclica, è altresì vero che solo coloro che si trovano fuori dal tempo possono stabilirlo con esattezza – grado massimo di onniscienza.

Ad esempio, lo spettatore della serie tv sa che il tentativo di interrompere il loop da parte dello Straniero nella prima stagione fa già parte della catena degli eventi e che dunque il tempo è, almeno sin lì, inevitabilmente ciclico. Al contrario, Jonas ragazzo non saprà mai come sono realmente andate le cose, finché non ci si troverà in prima persona, quando ormai sarà già lo Straniero.

Nella testa del protagonista, maturerà la stessa idea di cambiare il corso del tempo distruggendo il varco spazio-temporale, e tutto si ricreerà nello stesso modo, senza che quelle che saranno poi le versioni precedenti di se stesso sappiano di non poter cambiare niente.

In questo senso, la posizione osservativa di Adam, seppur all’interno della struttura temporale, è sicuramente privilegiata rispetto a quella di Jonas ragazzo, ragion per la quale può manipolarlo a suo piacimento.

Di fatti sarà proprio lui a mandarlo al giorno in cui loro padre decide di togliersi la vita, non per interrompere il corso degli eventi, come vuole fargli credere, ma anzi per favorirlo. Non sarebbe scorretto dire, dunque, che il suo grado di onniscienza è nettamente superiore rispetto a quello degli altri protagonisti, persino rispetto a quello del Diavolo Bianco.

La terza stagione di Dark chiuderà senz'altro un cerchio. Ma sarà il cerchio del tempo o quello dell'esistenza dei protagonisti? Tic tac.
Adam.

Fissata l’appendice sulla posizione dell’osservatore rispetto al tempo, non sorprenderà che la nuova Martha, agli occhi dello spettatore, sembri poter avere la visione completa di ciò che accade nella storia sin qui raccontata. Trovandosi fuori dal mondo di Jonas, si trova fuori anche dal cerchio del tempo: Martha vede l’intangibile circolarità temporale che investe le azioni di ogni personaggio.

La sua sarebbe una posizione privilegiata se non fosse che, dai trailer della terza stagione, sembrerebbe affrontare, nel proprio mondo, la stessa situazione di Jonas. Fuori dal “nostro” cerchio del tempo, ma comunque dentro un altro cerchio del tempo.

Ora immaginate che questi due cerchi siano l’uno accanto all’altro e che si intersechino in un unico punto: il finale della seconda stagione. Se c’è la possibilità di viaggiare non solo fra i punti che compongono il cerchio, ma anche fra gli stessi cerchi, allora i cerchi del tempo possano essere spezzati.

Tutta la terza stagione di Dark contribuirà a ricreare la fiducia dello spettatore che sia possibile avere la meglio sulla geometria del tempo. Che ogni cosa possa essere sistemata. Ma «la divisione tra passato, presente e futuro ha solo il valore di un’ostinata illusione». Temo che, dunque, non sarà un caso la citazione di Einstein che apre la prima stagione.

Jonas e Martha sono consapevoli, ora, che il tempo è stratificato e che si potrebbe parlare di meta-temporalità: possono “vedere” il tempo del mondo di Jonas, ma non quello del mondo di Martha, che possono solo percepire, sentirsi scivolare addosso. Lo spettatore, invece, potrà “vedere” entrambi i cerchi poiché si trova al di fuori di essi. Di più, allontanando la propria posizione, potrebbe allargare la prospettiva fino a vedere quei cerchi come un unico punto, magari parte di un cerchio ancora più grande.

La terza stagione di Dark chiuderà senz'altro un cerchio. Ma sarà il cerchio del tempo o quello dell'esistenza dei protagonisti? Tic tac.
Jonas adulto, Bartosz, Franziska e Magnus.

Ci sono alcuni elementi, in effetti, che lasciano pensare all’ipotesi che il tempo lineare, introdotto sul finale di stagione, sarà divorato dal tempo circolare, dall’Eterno Ritorno. Perché c’è la forte possibilità – e da parte di chi scrive, la speranza – che ogni azione che compiranno i protagonisti nella terza stagione sia già parte dello stesso cerchio in cui tutti si muovono.

Tutto potrebbe essere già accaduto, e allora necessariamente riaccadrà. In tal senso, la realtà alternativa – dunque la linearità temporale – altro non sarebbe che l’ennesima pennellata in un disegno dai contorni già definiti.

Innanzitutto Jonas adulto, Magnus, Franziska e Bartosz si teletrasportano insieme prima dell’apocalisse del 27 giugno 2020. E nel 1923, nella sede dei Viaggiatori, avevamo trovato Adam, Magnus e quella che, si presume, dovrebbe essere Franziska. Non c’è ragione di credere che l’evoluzione dei personaggi, che già si trovano insieme, sarà diversa da quella che è già stata.

In Dark, il paradosso di Bootstrap – o paradosso della predestinazione – non coinvolge solo oggetti o informazioni, come invece aveva accennato l’orologiaio H.G. Tannhaus, ma anche persone.

Il libro, la macchina del tempo, l’orologio con la scritta “Charlotte”: esistono nel passato perché già esisteranno nel futuro e, simmetricamente, esistono nel futuro perché già esistevano nel passato. Ma l’esempio più spiazzante è la stessa Charlotte: madre e, allo stesso tempo, figlia di sua figlia Elisabeth, e viceversa.

Infine, l’indizio più importante si nasconde nella dimensione psicologica. Ogni personaggio ha l’obiettivo di fare in modo che la versione precedente di se stesso ripercorra esattamente i propri passi, perché solo chi è stato segnato dagli eventi sa già che sino a quel momento il corso del tempo non può essere cambiato. Non solo, ogni versione successiva necessita di far vivere ai suoi Io precedenti gli stessi eventi perché solo così potranno diventare la versione che loro sono già, l’unica in grado di cambiare le cose.

Jonas:  «Il futuro me stesso cercò di chiudere il buco per annullare gli eventi. Il passaggio chiuso non bloccò comunque il ciclo. Ma tu [la tua versione anziana] hai detto che potevamo cambiare un fattore dell’equazione, così che lui…che io avrei raggiunto il mio scopo».

(Stagione 2, episodio 8)

La terza stagione di Dark chiuderà senz'altro un cerchio. Ma sarà il cerchio del tempo o quello dell'esistenza dei protagonisti? Tic tac.
Elisabeth e Charlotte.

Tutto questo è meravigliosamente favorito dalla compartimentazione delle informazioni. Lo Straniero dirà a Jonas soltanto il necessario per ripercorre i suoi stessi passi, sicuro che, fino a che lui stesso non diventerà lo Straniero, il passato non può essere cambiato.

Lo stesso faranno prima Adam e poi il Diavolo Bianco, al punto che il Jonas adulto non si fiderà di nessuno dei due, ma ometterà di dirlo al giovane Jonas, per fare in modo che ripeta le stesse esperienze, appunto. Ancora, il Diavolo Bianco parlerà più volte con Claudia, mettendola al corrente di molte cose, ma ometterà di dirle che sarà proprio lei a uccidere loro padre.

Ogni evento deve accadere come è sempre accaduto in Dark, perché, almeno fino ad Adam e alla versione anziana di Claudia, il passato è immutabile. Tutti sembrano voler cambiare il corso degli eventi, ma contemporaneamente, per farlo, devono prima ricreare quello stesso corso degli eventi al quale sono giunti.

Jonas: «Tu mi hai mentito! Tu volevi che il ciclo si ripetesse. Tu sei l’innesco!»

Adam: «Siamo tutti l’innesco, ognuno di noi lo è».

(Stagione 2, episodio 8)

Ma si presenta l’ennesimo paradosso: ci sarà sempre una versione più anziana di se stessi che crederà di essere l’unica in grado di mettere fine a tutto e che agirà di conseguenza, manipolando i suoi Io precedenti. Ogni credenza di ogni versione di se stessi, dunque, si ripresenterà eternamente e inciderà su ogni azione da compiere, che non potrà così mai essere diversa da quella che è sempre stata e che sempre sarà.

Il cerchio del tempo viene così appiattito sul piano dell’esistenza: non ci sarà mai la possibilità di uscire da quel cerchio, perché non è solo il tempo a muoversi circolarmente, ma anche noi stessi, comprese le nostre effimere credenze. Questo è il cerchio perfetto.

La terza stagione di Dark chiuderà senz'altro un cerchio. Ma sarà il cerchio del tempo o quello dell'esistenza dei protagonisti? Tic tac.
Un attimo primo dell’apocalisse.

Leggi anche: Dark – La scacchiera del Tempo.

Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere. Aspirante giornalista. Nerd da prima che diventasse una moda. Amante di tutto ciò che fa esplodere la mente: dalla filosofia alla fisica quantistica, passando per la filmografia di David Lynch. Trova che scrivere sia l'unico modo per rallentare l'entropia dell'universo. Se poi un giorno - si spera non troppo lontano - sarà anche retribuito per farlo ancora meglio.

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