Home Cinebattiamo Il finale di Arancia Meccanica - Tra film e libro

Il finale di Arancia Meccanica – Tra film e libro

Arancia Meccanica, film storico diretto dal genio di Stanley Kubrick, è un capolavoro dalle mille sfaccettature. Su di esso si potrebbe dire davvero tanto, dal momento che le relative speculazioni sono alquanto molteplici, alcune delle quali offrono numerosi spaccati riflessivi. La pellicola, infatti, tratta dall’omonimo romanzo del celebre scrittore Anthony Burgess, è oggetto di svariate analisi, le quali alimentano riflessioni che ancora oggi trovano spazio in un dibattito che trascende la mera dimensione cinematografica.

Si potrebbe parlare del genio estetico di Kubrick; del rapporto che vi è tra scene e musica. Si potrebbe speculare sulle varie poetiche insite, su tutti quegli aspetti interamente dediti a esporre, in una visione d’insieme, il messaggio che giace alle spalle dell’opera. Di certo Arancia Meccanica di Kubrick, nonostante la sceneggiatura sia stata concepita dallo stesso regista, risente enormemente della controparte cartacea. E se il film, a suo tempo, fece scandalo, il romanzo, all’indomani della pubblicazione, riuscì a ritagliarsi un suo spazio all’interno della letteratura distopica.

Insieme ai vari Fahreneheit 451 di Bradbury, La svastica sul sole di Philip Dick, 1984 di Orwell, Il mondo nuovo di Huxley,  Arancia Meccanica di Burgess trova un relativo posto d’onore. Perché, per quanto non vi sia un Grande Fratello a controllare l’umanità, nell’opera di Burgess la distopia si erge su impalcature ben nascoste, ben celate alla società. E a farne le spese è proprio il protagonista, Alexander De Large, un giovane teppista, capo di una banda di criminali chiamati Drughi.

All'interno di questo articolo è possibile analizzare il problema relativo al finale presente nel celebre film Arancia Meccanica di Kubrick
Arancia Meccanica

Il loro ruolo è quello di mostrare il rispettivo prodotto corrotto e marcescente di una società borghese. L’esito di una bile che fuoriesce dalle viscere del conformismo più sfrenato, in cui, però, Alex e i Drughi vogliono farsi riconoscere. Il loro linguaggio, quasi interamente inventato, diviene una forma distorta di quello adottato dalla comunità di Londra. La loro amata ultraviolenza non ha nulla di ribelle e diviene, quindi, un puro mezzo espressivo che si ritorce contro.

Ma si sa, ogni società borghese possiede i suoi mezzi per difendersi dall’interno. Adotta sistemi che hanno l’obiettivo di reintegrare il soggetto; o meglio, colui che viene bollato come diverso, come sbagliato, come prodotto anticonformista. I mezzi, apparentemente democratici e stabili, si mostrano nella loro sicura affidabilità, ma al contempo celano la reale e mostruosa natura.

In Arancia Meccanica è proprio Alex a farne le spese mediante la famosa Cura Ludovico. Essa lobotomizza il protagonista, sradicando il motore etico che ogni comune essere umano possiede: la ricerca del piacere. Ma, per quanto tale piacere prenda forma mediante il ricorso alla violenza, la società si assume il merito di non educare Alex; ma di dis-educarlo alla ricerca dello stesso.

All'interno di questo articolo è possibile analizzare il problema relativo al finale presente nel celebre film Arancia Meccanica di Kubrick
Arancia Meccanica

Il piacere diventa nausea. Il piacere diventa dolore. Esso è solo uno sbaglio, al quale si è posto rimedio. Così Alex vaga all’interno di un corpo non suo. Tutto viene ricevuto solo passivamente. È il cittadino modello che la società borghese può plasmare a suo piacimento. È innocuo, proprio come un pargolo. Ma il destino è beffardo, e quando pone Alex nel luogo di una vecchia scorribanda che ha causato un handicap al proprietario, il protagonista comprende che la vendetta è solo un piatto amaro, un veleno che pervade l’intero corpo.

Capisce, allora, chiuso all’interno di un solaio, mentre è costretto ad ascoltare la tanto amata Nona di Beethoven, la quale ormai produce gli effetti di nausea e dolore, che l’unico modo per uscirne è farla finita. Letteralmente. Salito sul bordo di una finestra, con le mani che tentano disperatamente di tappare le orecchie, si lancia nel vuoto, cadendo sul freddo pavimento.

Il problema del doppio finale

Ebbene, il finale di Arancia Meccanica comincia così: con un lancio nel vuoto da parte del protagonista. Un salto, in cui è visibile tutta la disperazione e l’insofferenza di un uomo che è stato riformattato come una macchina. Un balzo, compiuto con estremo coraggio, attraverso cui Alex affida tutte le poche speranze che in quel momento aveva: morire, per sempre.

All'interno di questo articolo è possibile analizzare il problema relativo al finale presente nel celebre film Arancia Meccanica di Kubrick
Arancia Meccanica

Però, ancora una volta, si mette di mezzo il destino, il quale si mostra sempre più beffardo e cinico. Alex, fortunatamente, non muore. Si risveglia all’interno di un ospedale con collo, braccia e gambe ingessate. Vi è una vera e propria salvezza. La vita gli ha dato un’altra occasione per restarle aggrappato. Da criminale, a cittadino modello, ora diviene martire. È l’emblema degli errori commessi dalla Cura Ludovico. Dapprima rifiutato dalla famiglia, ora riceve la visita dei suoi genitori, pentiti per averlo cacciato di casa e aver adottato un nuovo figlio.

Egli diventa ben presto una specie di celebrità, tanto che persino il Ministro degli Interni decide di andarlo a trovare. Con fare paterno aiuta Alex a mangiare, stipulando, con quest’ultimo, una specie di patto di collaborazione che garantirà al giovane uno stipendio e al Governo di salvare la faccia. Gli effetti della Cura Ludovico sono scomparsi e Alex può sentirsi nuovamente vivo. Anzi, come dirà in modo del tutto canzonatorio: «ero guarito, eccome!».

L’intera sequenza conclusiva di Arancia Meccanica è un concentrato di perversa ironia. Il protagonista, il cui nome simboleggia l’idea di uomo senza legge (A-lex), non solo è realmente guarito dagli effetti dannosi della Cura, ma può benissimo tornare a compiere ciò che un tempo era solito commettere con i Drughi: rubare, picchiare, stuprare, per giunta con avvallo dello Stato.

All'interno di questo articolo è possibile analizzare il problema relativo al finale presente nel celebre film Arancia Meccanica di Kubrick
Stanley Kubrick e Malcolm McDowell

Eppure, nonostante questo insolito finale, chiunque leggesse un’edizione italiana del romanzo, noterebbe un finale radicalmente diverso. A seguito degli esiti che hanno condotto Alex in ospedale, ritroviamo il protagonista all’interno del solito bar a capo della banda di sempre, tuttavia con nuovi membri.

«C’ero io, il Vostro Umile Narratore, e i miei tre soma, cioè Len, Rick e Toro, Toro chiamato Toro per via del grosso collo tamagno e della ciangotta altisuono tipo qualche tamagno toro che mugghiasse auuuuuuugh. Stavamo al Korova Milkbar a rovellarci il cardine su come passare la serata, una sera buia fredda bastarda d’inverno, ma asciutta».

(Anthony Burgess, “Arancia Meccanica”)

Alex riprende il ruolo di Capo-Drugo, questa volta conferitogli per anzianità (ha infatti diciotto anni). Ripiomba, quindi, quell’introduzione con cui il personaggio ha dato vita alla sua storia, illustrandola nelle più macabre peculiarità. Tuttavia, questo “nuovo” inizio fa presagire un qualcosa di completamente diverso. Non vi è più lo spirito acceso e aggressivo di un tempo, quello spinto e alimentato dal caro Latte+. Questa volta sopraggiunge la noia, il tedio:

«Ma in quei giorni il mio problema era il fatto che non m’importava nulla di nulla. Era come se qualcosa di molle mi fosse entrato dentro e non riuscivo a zeccare il perché. Non sapevo quello che volevo. […] Qualcosa mi stava accadendo dentro e mi chiedevo se era tipo qualche malattia o se forse stavo per diventare scardinato sul serio dato che mi avevano tanto pasticciato il planetario».

(Anthony Burgess, “Arancia Meccanica”)

Alex capisce che in lui vi è un qualcosa di diverso. Ma nulla di trascendentale. Il protagonista si vede improvvisamente adulto e i tempi della tanto amata ultraviolenza sono ormai un lontano ricordo. Quando incontra Pete, il suo vecchio Drugo, ormai felice e sposato, Alex comprende che è arrivato il momento di prendersi delle responsabilità, di mettere su famiglia e di abbandonare per sempre le bravate notturne. Assistiamo, quindi, alla riconversione del protagonista, il quale matura e abbraccia il bene.

All'interno di questo articolo è possibile analizzare il problema relativo al finale presente nel celebre film Arancia Meccanica di Kubrick
Anthony Burgess

Per quanto i motivi del doppio finale siano da ricercare in un semplice problema editoriale, del quale lo stesso Kubrick ne fu a conoscenza, tanto da ammetterlo in una famosa intervista rilasciata a Michel Ciment, i due epiloghi sperimentano e rispecchiano la controversia teologica che vede Burgess avvicinarsi al pensiero di Agostino e di Pelagio.

L’autore, infatti, all’interno del romanzo, richiama gli eterni interrogativi che vede contrapposti, da un lato il bene e dall’altro lato il male. La filosofia di Burgess oscilla tra il sostenere la malvagità intrinseca dell’essere umano, ritenuto sostanzialmente immorale, e il riconoscere che comunque vi sia la possibilità che una creatura imperfetta possa migliorare e compiere del bene.

Su quale sia il finale preferito dallo scrittore, non è dato saperlo. Burgess stesso ha sempre mantenuto un atteggiamento oscillante tra il finale che si riscontra nel film e quello “vero”. A ogni modo, non mancano atteggiamenti critici nei confronti della suddetta conclusione, giacché, per quanto comunichi un atteggiamento positivo, da un punto di vista tecnico-formale risulta debole e poco credibile.

Comunque sia, se ancora oggi si cerca di comprendere quale sia la reale conclusione di Arancia Meccanica, è giusto ritenere che il fascino del romanzo risenta proprio di tale ambiguità. Ambiguità, tuttavia, che lo stesso Kubrick è riuscito a trasmettere, sebbene Alex affermi di essere guarito. Vi è, infatti, una domanda implicita che porta a supporre la fragilità di tale supposizione, tanto da chiedersi: ma è davvero così? Arancia Meccanica si mostra ancora una volta un’opera dalle mille domande e dalle numerose interpretazioni.

In questo caso lo spettatore e il lettore si trovano davanti a un bivio, proprio come nella vita di tutti i giorni.

Leggi anche: Arancia Meccanica – La Melodia dell’Ultraviolenza

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Perché Joel Miller? | The Last Of Us

Bill: «Ti racconto una storia. C'era una volta qualcuno a cui tenevo davvero, una persona... qualcuno di cui mi prendevo cura. Ma in questo...

Tenet – Nolan e Rancore nella Macchina del tempo

Nolan e Rancore. Il primo dietro una macchina da presa, il secondo dentro la macchina del tempo: entrambi riavvolgono la storia del mondo. Esattamente...

Le notti bianche di Lost in Translation – L’intraducibilità della solitudine

Lost in Translation e Le notti bianche. «La poesia è ciò che si perde nella traduzione. Ed è anche ciò che si perde nell'interpretazione».  (Robert Frost) La...

Kim Ki-duk – Violenza, magia e rassegnazione

Kim Ki-duk è un autore che si è sempre assunto piena responsabilità per i suoi lavori, nel bene o nel male. Attivo nel cinema...