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Nuovi Sguardi: Alessandro Leo, autore di Indescrivibile

Tra le strade di un’indifferente Bologna contemporanea, nel vortice di quest’inglobante microcosmo chiamato quotidianità, un ragazzo decide di fermarsi, sostare, assecondare il fluttuare del suo sguardo, ascoltare, per una volta, il richiamo della curiosità. Indescrivibile è un cortometraggio scritto e diretto da Alessandro Leo, vent’anni, incentrato proprio sullo sfidare il grigiore e l’anonimato delle passeggiate urbane, seguire ciò che gli occhi suggeriscono di seguire, fino in fondo e al di là di ogni conseguenza.

Dal Canada a Bari, Indescrivibile ha riscosso numerosi premi alla regia, in un esperimento che mescola l’ordinarietà del filmato alla creazione del racconto, attraverso l’efficacissima voce narrante di Riccardo Rovatti.

Abbiamo intervistato Alessandro Leo, sperando di riuscire a carpire quanto possibile il valore che questo lavoro ha avuto per lui, nell’urgenza espressiva propria di ogni giovane che si avvicina al tempio del cinema.

Link al cortometraggio:

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Indescrivibile è la storia di uno delle migliaia di sguardi che vengono lanciati ogni giorno tra le strade del mondo, lasciati puntualmente cadere per non infrangere le regole della linearità quotidiana; dunque ti chiedo: la storia che hai raccontato è un modo per evadere tali regole e per spingere gli altri a evaderle?

Alessandro Leo

Sì, lo è. Ovviamente l’intento non è quello di spingere le persone a pedinare chiunque li incuriosisca, ma è un modo per far capire che la nostra vita è fatta di scelte e che, a volte, per prenderne una abbiamo solo pochi istanti.

L’intento è di invitare la gente a fare ciò che gli dice il cuore, senza pensare troppo alla paura di essere fuori luogo o di fare brutte figure.

Quante belle occasioni si perdono per la mancanza di coraggio…

Indescrivibile, però, insegna anche che spesso (anzi, sempre) le persone nascondono dei segreti; questa è una cosa che bisogna rispettare ed è per questo che se mai decidessimo di voler entrare nella vita di una persona sconosciuta, dovremmo prima chiedere il suo permesso.

Il protagonista del cortometraggio è un esempio da seguire per certi aspetti, mentre per altri bisogna trarre insegnamento dai suoi errori.

Intervista ad Alessandro Leo, giovane regista premiato da Bari a Roma per il cortometraggio Indescrivibile.

Cosa ha significato la cornice della Bologna contemporanea nel racconto di una storia che in realtà appartiene al mondo intero?

Alessandro Leo

Oltre a essere uno splendido sfondo cinematografico grazie alle sue ambientazioni straordinarie, Bologna per me rappresenta la quotidianità e, pur essendo una storia appartenente al mondo intero, la cornice bolognese mi ha permesso di raccontarla secondo il mio punto di vista.

Pensi che i giovani d’oggi abbiano più paura di provare a soddisfare le proprie curiosità, presi dal conformante microcosmo della normalità?

Alessandro Leo

Penso che al giorno d’oggi viviamo in un costante paradosso poiché disponiamo di grandi mezzi tecnologici pronti a rispondere alle nostre domande in qualsiasi istante, di conseguenza dovremmo essere sempre più curiosi di imparare cose nuove e invece no, la curiosità è un tema che fa sempre meno parte del nostro quotidiano.

Qualche tempo fa ho definito l’abuso della tecnologia “eutanasia della mente”: internet e social network ci portano a vivere in una dimensione parallela fatta di risposte istantanee e di immediatezza; una dimensione molto semplice, ma allo stesso tempo pericolosa perché anestetizza la mente e distrugge la creatività, che si basa sulla curiosità.

Ovviamente non condanno la tecnologia però, come tutte le cose, va usata nel modo corretto.

Riguardo lo stile, mi piacerebbe sapere se esiste un regista che ti ha particolarmente ispirato; personalmente il tuo cortometraggio mi ha ricordato molto il cinema di Jean-Pierre Jeunet, per le inquadrature, i colori, ma anche e soprattutto per la voce narrante, ricordante molto la figura del cantastorie.

Alessandro Leo

Osservo e studio il lavoro di molti registi, ma con l’obiettivo di arrivare a creare un mio stile, originale e riconoscibile dagli spettatori.

In Indescrivibile ho lavorato basandomi su una mia idea di come doveva essere raccontata la storia, però sicuramente alcune delle tecniche che ho utilizzato possono ricordare il cinema di altri registi che le hanno messe in pratica in precedenza.

Stimo Jeunet, il “paragone” mi onora molto.

Intervista ad Alessandro Leo, giovane regista premiato da Bari a Roma per il cortometraggio Indescrivibile.

Ultima domanda, un po’ più personale: quanto c’è di reale nel personaggio interpretato da Marina Bresciani? L’ispirazione è arrivata da un incontro in particolare o si tratta di pura invenzione a servizio dell’idea?

Alessandro Leo

Dal punto di vista della storia, il personaggio di Marina è inventato; nonostante mi sia capitato spesso di essere incuriosito da persone sconosciute non mi è mai capitato un “colpo di fulmine” come succede al protagonista di Indescrivibile.

Dal punto di vista della caratterizzazione del personaggio invece sì: è ispirato a una ragazza che ho conosciuto in un incontro didattico organizzato dalla mia scuola superiore; una ragazza che è stata per anni al centro della cronaca nera italiana.

Un saluto a tutti i lettori de La Settima Arte, alla prossima!

Leggi anche: Humam – Il potere dei cortometraggi

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