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Il finale di C’era una volta in America – Noodles e i fumi dell’oppio

C’era una volta in America è indiscutibilmente uno dei capolavori della storia del cinema, Noodles è uno dei personaggi più interessanti della settima arte, e questa è l’ultima opera dell’autore per cui il cinema è mito: Sergio Leone.

Il critico cinematografico Mereghetti afferma che Noodles e i fumi dell’oppio sono la risposta al misterioso finale regalatoci da questo capolavoro. È veramente così?

Non c’è occasione in cui nel vedere questo capolavoro non scendano lacrime. Il film si ispira al romanzo The Hoods (1952) del criminale e scrittore Harry Grey, pseudonimo di Herschel Goldberg. È la storia di un gruppo di ragazzini poveri che, per non morire di fame, ascendono la criminalità per diventare dei gangster all’epoca del proibizionismo. La forza del regista non risiede nella trama pura e semplice, ma si nasconde nei silenzi, negli spazi lasciati alla musica, nelle parole non dette. C’era una volta in America è la potenza della velata tragicità.

La forza del passato

«Yesterday, all my troubles seemed so far away, Now it looks as though they’re here to stay. Oh, I believe in yesterday».

(The Beatles, “Yesterday”)

Noodles crede nel passato. Davanti all’amaro presente che si ancora a quegli anni lontani, rifiuta di credere di aver vissuto in una menzogna: quell’amico, quel compagno con cui aveva costruito un impero, per lui è morto trentacinque anni fa durante una sparatoria; ha già pianto sulle tombe dei suoi amici e in quel giorno lontano è finito un capitolo della sua vita. Max è morto, e l’uomo che ha dinanzi è il senatore Bailey, uomo rispettabile che Noodles non conosce, se non dai giornali, nulla ha dell’amico lontano se non le sembianze, ma non il suo cuore, non la sua lealtà.

Ci si chiede spesso se Noodles e i fumi dell'oppio abbiano immaginato l'intero finale della pellicola. Ma è veramente importante?

L’epifania e la paralisi del presente

Noodles è Evelyne sul ponte, che, presa dalla paralisi, rifiuta la sua epifania. Evelyne è una ragazza introversa, che sembra piegarsi passivamente agli eventi della vita e, quando le si presenta l’occasione di scappare, resta immobile. Noodles per certi aspetti somiglia al personaggio di James Joyce, anche lui dopo la sparatoria che vede uccisi tutti i suoi amici, fugge e resta immobile in un autoesilio, chiudendosi sempre di più in se stesso e nel sorriso enigmatico, entrato nel cuore di tutti.

Eppure, Noodles compie una scelta, la sua paralisi e il suo silenzio sono già una risposta, il suo rifiuto nell’uccidere l’uomo sconosciuto che si ritrova davanti è un chiaro messaggio: «io credo nel passato!».

Noodles: «Vede signor senatore, anch’io ho una mia storia, un po’ più semplice della sua. Molti anni fa avevo un amico, un caro amico. Lo denunciai per salvargli la vita, invece fu ucciso, volle farsi uccidere. Era una grande amicizia. Andò male a lui, e andò male anche a me. Buonanotte signor Bailey».

In quale passato crede? Crede in quei ragazzi del 1920, che non avevano nulla, che guardavano la vetrina di un dolce che non potevano permettersi, eppure la povertà li aveva spinti a tirare fuori lealtà, coraggio ed inventiva per sopravvivere. L’innocenza dell’infanzia è morta con Dominic, il più giovane della gang, è lì che il film si chiude, è lì il cuore del messaggio. La morte di Dominic ha segnato un cambiamento, sono iniziati i crimini per il gusto del crimine, gli affari piegati all’immoralità. Sì, Noodles, il più famoso gangster di New York, ha salda la sua eticità e, nonostante le azioni poco raccomandabili, la sua moralità è indiscutibile.

Il gangster della pietas

Noodles è l’eroe tragico della pietas, come un moderno Enea malavitoso, nella sua scelta finale è racchiuso il più sublime dei sentimenti umani: la compassione, sentimento che distingue l’uomo dalla bestia, Noodles da Max. La pietas virgiliana è un concetto intraducibile, porta in sé delle sfumature e delle complessità semantiche che, però, descrivono bene il cuore di alcuni uomini.

Ci si chiede spesso se Noodles e i fumi dell'oppio abbiano immaginato l'intero finale della pellicola. Ma è veramente importante?

La pietas di Noodles ha significati ambivalenti, va dal concetto di humanitas e misericordia, fino all’idea di giustizia, ma non verso un Dio o degli dei, che premiano i giusti, e nemmeno vuole fungere come morale etica per gli spettatori. La pietas virgiliana è potente perché è propria del cuore dell’eroe, che non compie le proprie azioni per paura dei peccati né per erigersi a modello, lo fa perché il suo spirito è puro.

Max: «È il tuo modo di vendicarti?».

Noodles: «No. È solo il mio modo di vedere le cose».

Un futuro avvolto nei fumi

Pochi istanti dopo, la notte inghiotte i due amici, due vecchi ormai soli e pieni di rimpianti. Una sagoma indistinta e lo stridore metallico di un camion fanno nascere un dubbio amletico negli spettatori: il senatore è morto? Così si chiude il film. Un’auto che sfreccia spensierata sulle note di God bless America.

Eppure non importa, perché il senatore è solo un uomo potente qualunque, chiuso nel suo egoismo e nella sua villa piena di fantasmi.

E Noodles? Anche Noodles è un uomo finito, trasportato in un luogo ameno, fatto di innocenza e di giorni lontani dai fumi dell’oppio.

Il passato è solo passato, il proibizionismo è finito, un’era è finita.

Leggi anche: Sono andato a letto presto – Perché Noodles?

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