Home Cinebattiamo Nietzsche e il Cinema - 10 film ispirati alla sua filosofia

Nietzsche e il Cinema – 10 film ispirati alla sua filosofia

Nietzsche è il filosofo che più di tutti ha sconvolto il pensiero dell’uomo moderno. Le sue teorie, espresse con uno stile vibrante e poetico allo stesso tempo, affascinano chiunque vi si approcci. Nietzsche ha ispirato numerosi pensatori, filosofi e, naturalmente, artisti. Nell’arduo compito di stilare una lista di alcuni degli innumerevoli film ispirati alla sua filosofia, è bene prima fare alcune precisazioni. La prima è che sarà presente solamente un film per regista, in modo tale da lasciare spazio a più visioni e interpretazioni. La seconda precisazione è che questo articolo non è da intendersi come una “classifica”, in quanto probabilmente non esiste un film “più nietzschiano” di un altro, ma anche perché la classifica è di per sé un costrutto artificiale che segue uno schema, e probabilmente lo stesso Nietzsche non avrebbe approvato niente di tutto ciò.

Quarto potere – Il paradigma dell’oltreuomo

Quarto potere

Il capolavoro di Orson Welles è un’opera la cui grandezza non è da relegare solamente al discorso tecnico. Anzi, Quarto potere tocca temi delicati come nessun altro prima di esso: la stampa come mezzo per esercitare il potere, l’innocenza perduta in nome di esso, l’ambizione smodata che porta alla solitudine, rivelandosi, nietzschianamente parlando, un film di stampo essenzialmente prospettico.

Parlando di solitudine, sarebbe molto interessante soffermarsi proprio sulla figura di Charles Foster Kane, che per molti versi incarna l’idea di oltreuomo espressa da Nietzsche, ma in forma degenerata. Lui è un uomo i cui giochi d’infanzia sono stati bruscamente interrotti, sostituiti con l’algida realtà imprenditoriale del suo tutore. Attraverso gli insegnamenti di quest’ultimo, il giovane rampollo manifesta al massimo la proprio volontà di potenza e, cercando di divenire ciò che non è, diventa capo di un giornale, riscuotendo sempre maggior successo, fino ad aspirare alla carica di presidente degli Stati Uniti.

Dove può essere rintracciato, nella figura di Charles Foster Kane, il paradigma necessario affinché possa essere considerato un oltreuomo? Nel suo successo? Nella sua scalata al potere? No. Il successo e la bramosia di Kane sono solo delle conseguenze di ciò che realmente lo identifica come oltreuomo, ovvero la consapevolezza. Charles Foster Kane è, infatti, perfettamente consapevole del fatto che la sua esistenza abbia avuto come unico punto di convergenza se stesso.

Charles Foster Kane: «Se non fossi stato molto ricco, forse sarei potuto diventare un grand’uomo».

Lui sa che la sua è una figura moralmente molto discutibile, e ciononostante va avanti, facendosi portatore di quel nichilismo, di cui parlava Nietzsche, che contraddistingue un oltreuomo. Inoltre, Kane ha come ricordo più caro “Rosebound”, l’ultima parola prima di morire, la sua slitta, simbolo dell’innocenza della sua infanzia, e noi tutti sappiamo che il bambino è una figura fondamentale nella mitologia nietzschiana. Attraverso quel dolce ricordo, Kane è rimasto in potenza un fanciullo per tutta la vita, come se quell’altro percorso, quell’altra realtà in cui poteva divenire ciò che è, lo avesse accompagnato per tutta la vita; e Nietzsche ci spiega che sono in pochi a riuscirci.

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