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Quentin Tarantino e Sergio Leone – Spaghetti Pulp

Due artisti conosciuti in tutto il mondo, due registi che hanno saputo influenzare il cinema in maniera decisiva con le loro intuizioni. Quentin Tarantino e Sergio Leone sono due mostri sacri del panorama cinematografico, che, in epoche diverse, hanno contribuito a capovolgere molte convenzioni nel mondo del grande schermo.

Fra un sigaro e uno sparo, fra una battuta e un cappio. Quentin Tarantino e Sergio Leone a confronto, due leggende del cinema.
Sergio Leone e Quentin Tarantino

Nonostante Tarantino sia stato chiaramente influenzato da Leone, è fondamentale cogliere differenze e similitudini fra i due cineasti per comporre un vero confronto, affascinante e necessario per chi nutre una vera ammirazione verso entrambi.

Sembra anacronistico paragonare due cineasti di generazioni diverse, ma l’aspetto vintage del cinema tarantiniano giustifica questo confronto. Va ovviamente considerato che il regista di Knoxville ha diretto il suo primo film nel 1992, mentre l’esordio di Leone è avvenuto nel 1961, di conseguenza è naturale che l’autore di Pulp Fiction abbia avuto maggiori ispirazioni e mezzi per poter realizzare le sue opere.

Come già detto in precedenza, Tarantino nutre un’ammirazione totale verso il cinema di Leone e in generale verso lo spaghetti western: una delle sue principali fonti d’ispirazione.

In merito a questo, il regista americano ha più volte ribadito che il suo film preferito rimane Il Buono Il Brutto Il Cattivo di Sergio Leone, uno dei capolavori immortali del regista romano.

Fatta questa premessa, possiamo quindi intavolare un raffronto stilistico senza scadere nella competizione, tenendo conto ovviamente dei contesti storico-sociali a cui appartiene il loro cinema.

Il confronto sarà, dunque, suddiviso nelle varie componenti che riguardano l’arte di chi siede dietro la cinepresa.

Regia

Dal punto di vista strettamente tecnico Sergio Leone è stato un innovatore assoluto nel manovrare la macchina da presa. Leone è stato un autentico genio del mezzo, poiché risulta uno dei primissimi registi ad aver sfruttato l’inquadratura classica non solo come un’arte visiva, ma anche, se non soprattutto, narrativa.

Le sue riprese sono in grado di raccontare la storia del film mediante l’uso astuto della cinepresa specialmente sugli sguardi, sui dettagli, sui particolari.

Il Buono Il Brutto Il Cattivo

Uno dei momenti più emblematici dell’arte di Leone si verifica nel finale de Il Buono Il Brutto Il Cattivo, dove i tre pistoleri sono protagonisti di uno stallo alla messicana. I primi piani si avvicendano in maniera frenetica sugli occhi, i quali a loro volta alimentano la tensione in maniera vorticosa.

Questo mosaico di sguardi rimane uno degli esempi più importanti della illuminante tecnica del regista romano, e una delle sequenze più epiche della storia del cinema.

Tarantino è stato sicuramente influenzato da questa arte d’incastri, tuttavia la regia risulta molto più classica e contestuale, utilizzando maggiormente le scene da interno rispetto a Leone, che invece alternava abilmente primi piani attenti a panoramiche mozzafiato.

Non è un caso che siano i personaggi di Tarantino a interloquire maggiormente, mentre quelli di Leone “parlano” spesso usando solamente la loro espressività, senza mai però scadere nella banalità.

Soggetto e sceneggiatura

Fra un sigaro e uno sparo, fra una battuta e un cappio. Quentin Tarantino e Sergio Leone a confronto, due leggende del cinema.
Quentin Tarantino

Se ne facciamo una questione puramente narrativa, Quentin Tarantino è uno dei migliori sceneggiatori della sua generazione. Leone era davvero un grande regista, ma spesso, come succedeva in molti spaghetti western, le sue storie scadevano nel manierismo e avevano uno sviluppo abbastanza semplice e lineare.

Tarantino, invece, anche grazie alla sua sconfinata conoscenza cinematografica, ha contribuito in maniera decisiva a riscrivere le regole della struttura narrativa del cinema.

Le storie di Tarantino sono dei cocktail postmoderni di noir, black humour e violenza, in cui lo spettatore si ritrova quasi perduto nel puzzle di personaggi e colpi di scena travolgenti.

Leone, considerato ovviamente il contesto storico e artistico, si limitava a raccontare le gesta dei suoi protagonisti curando poco il nesso logico delle loro azioni, enfatizzando principalmente la dialettica del fatidico e “necessario” scontro finale.

Personaggi

Dr. King Shultz e Django Freeman in Django Unchained

I personaggi di Leone hanno ispirato fortemente quelli di Tarantino, e hanno una rilevante caratteristica in comune: l’ambiguità morale. Sergio Leone è stato fra i padri fondatori del concetto di “antieroe” nel cinema, una delle principali innovazioni a cavallo fra gli anni ’60 e ’70. Rispetto alle maschere inossidabili del cinema western di John Ford e Howard Hawks, il regista italiano attribuiva ai suoi personaggi una più profonda condizione umana.

I suoi primi protagonisti – il celeberrimo “biondo” in particolar modo – erano delle figure austere e neutrali, con il solo fine di soddisfare interessi personali, senza curarsi dell’aspetto etico delle loro azioni. Questo tipo di caratterizzazione del personaggio ha influenzato tantissimo il cinema moderno, compreso quello di Tarantino.

Nonostante i personaggi di Tarantino abbiano molte più sfaccettature, complice anche una fonte d’ispirazione decisamente più ampia, si può affermare con certezza che ogni suo personaggio abbia una personalità fortemente a-morale, grazie e soprattutto all’insegnamento di Leone.

La differenza sostanziale è il modo in cui i due registi fanno coesistere i loro protagonisti. Quelli di Leone comunicano specialmente col linguaggio del corpo, appaiono inscalfibili, contesi quasi sempre in un clima di sfida.

Le Iene

Tarantino, invece, attribuisce un tono quasi teatrale ai suoi personaggi, che interloquiscono con dei tempi assolutamente “nuovi”, consentendo allo spettatore di identificare la personalità e il temperamento delle sue figure principali.

Esemplare di questa dote di mettere in vetrina i protagonisti, è il dialogo iniziale nel film d’esordio di Tarantino, Le Iene.

I malviventi sono contesi in un dibattito di cultura poptotalmente estrapolato dal contesto, ma fondamentale per capire lo stile narrativo del regista nato nel Tennessee.

L’iper-realismo pulp delle battute di Tarantino, ha contribuito a rivoluzionare una delle figure più importanti del cinema: il gangster.

Messaggio e significato

Certamente entrambi i registi condividono il dogma dell’intrattenimento allo stato puro. Nei loro film spesso non ci sono buoni o cattivi, non ci sono significati intrinsechi. Le gesta delle persone non sono sempre associate a un vero principio morale, spesso sono solamente gesta, battute. L’unica reale diversità è il concetto stesso d’intrattenimento.

Fra un sigaro e uno sparo, fra una battuta e un cappio. Quentin Tarantino e Sergio Leone a confronto, due leggende del cinema.
Sergio Leone

Leone sottolinea in maniera magistrale l’aspetto epico delle sue storie, di ogni scena, di ogni gesto o sguardo. L’utilizzo della colonna sonora, della camera, delle espressioni statuarie dei protagonisti rendono le sue pellicole degli affreschi senza tempo, in cui mitologia e cinema si sublimano.

Tarantino, invece, rimarca in maniera accentuata l’aspetto introspettivo dei suoi film. I suoi sono dei continui esperimenti sul linguaggio, sulla personalità e sui rapporti umani, in qualsiasi contesto.

Mentre Leone sfrutta i personaggi per raccontare storie leggendarie, Tarantino utilizza storie per raccontare personaggi leggendari.

Sergio Leone e Clint Eastwood

Leone è certamente più legato allo spaghetti western, genere di cui è maestro assoluto, elevandolo ad arte sopraffina. Tarantino ha invece definito una nuova forma di cinema prendendo spunto da moltissimi generi e convenzioni. I suoi film sono un mix di citazioni, riferimenti, influenze di ogni dimensione cinematografica, prendendo tanto da Leone quanto da Scorsese,  tanto da Lynch quanto da Mario Bava.

Due registi che hanno elevato il concetto d’intrattenimento ad arte, che hanno ridefinito l’estetica del cinema, collocandosi per sempre nella memoria di ogni appassionato.

Leggi anche: La Mitologia dell’Antieroe

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