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Il finale di The Last Of Us: Parte II – Il Mio Dovere

Naughty Dog, da un po’ di anni a questa parte, è sempre stata garanzia di storie coinvolgenti, personaggi indimenticabili e finali struggenti. Tuttavia, The Last Of Us: Parte II segna un nuovo apice narrativo, un racconto che sarà difficile superare negli anni a venire.
Non si tratta solamente di una trama ben costruita, di un comparto tecnico e sonoro magistrali, di una scelta musicale più che significativa; parliamo di un’esperienza, di un viaggio all’interno di sé stessi.

Poiché se questo secondo capitolo è capace di far provare l’intera gamma delle emozioni umane, incluse vendetta e senso di colpa, lo può fare solo in virtù del suo essere un videogioco: come spettatore, sei parte attiva della vicenda, sei insieme vittima e carnefice, la mano trema sui pulsanti come avessi appena premuto il grilletto. Oppure, sfiora le corde della chitarra di Ellie, come un dolce pianto lontano.

The Last Of Us: Parte II, invece, pizzica, a volte con tenerezza, a volte con violenza, le corde dell’anima, suonando melodie del cuore che poche (se non nessuna) opere d’arte raggiungono. Un gioco maestoso, dall’inizio di Joel alla fine di Ellie.

The Last Of Us – Ad Ogni Costo

The Last Of Us è una storia dal sapore country/western, arpeggiata, silenziosa, piacevolmente lenta e malinconica. Narra di Joel, un cowboy impavido in un’era infetta e caotica, spietata; un caos che gli porterà via la sua bambina, ammazzata a sangue freddo. Inizia qui il ciclo della violenza (titolo, per altro, di una traccia della colonna sonora della Parte II) che farà sempre da sottofondo ai due capitoli di questa meraviglia videoludica.

Da quel momento Joel è un orologio rotto, un sopravvissuto col solo scopo di restare vivo, e nient’altro per cui lottare.
Poi, però, una seconda possibilità: Ellie. L’ultima di noi, una ragazza immune, l’unica speranza per l’umanità. Ma anche l’unica chance per Joel di essere un padre, di amare qualcuno come non aveva più osato fare.

La missione di Joel è portare Ellie dalle Luci, un’organizzazione paramilitare potenzialmente in grado di ricavare un vaccino dalla ragazzina; solo che, per farlo, lei avrebbe dovuto pagare con la sua vita. Un costo che sarebbe stata disposta a pagare, un sacrificio che avrebbe dato un senso alla sua esistenza, che avrebbe espiato il suo senso di colpa per essere sopravvissuta a tutte le persone che l’hanno amata e poi abbandonata. Sta ancora aspettando il suo turno.

Ellie: «Io non sono lei, sai?»

Joel: «Cosa?»

Ellie: «Maria mi ha parlato di Sarah e io…»

Joel: «Ellie! Stai scherzando col fuoco, attenta a quello che dici»

Ellie: «Mi spiace per tua figlia Joel, ma anche io ho perso qualcuno»

Joel: «Tu non hai idea di ciò che significhi»

Ellie: «Tutti quelli a cui volevo bene sono morti, o mi hanno lasciata. Tutti! tranne te, cazzo! E non dirmi che sarei più al sicuro con qualcun altro, perché la verità è che avrei solo più paura»

Joel: «Hai ragione. Tu non sei mia figlia e io non sono tuo padre. E ognuno andrà per la sua strada»

Tuttavia, Joel non avrebbe perso la sua seconda possibilità, non avrebbe lasciato la sua ritrovata occasione di essere padre morire, a costo di condannare tutta l’umanità. Questa non fu se non la conseguenza di quel cuore spezzato, di quella figlia uccisa.

Il trofeo che si sblocca quando si porta a termine il gioco si intitola Ad Ogni Costo; fuorviante, come se si dovesse scortare Ellie dalle Luci ad ogni costo, appunto, per salvare il mondo. Ma The Last Of Us non è una storia di eroi o di altruismo; Joel salva Ellie, contro la sua volontà, e lo fa ad ogni costo, massacrando chiunque si metta sulla sua strada. Qualunque sia il prezzo del suo amore, Joel sarà pronto a pagarlo, e non gli importa di quanto egoista possa essere il suo affetto. Come ammette nel finale della Parte II, lo rifarebbe, per quanto la stessa Ellie possa definirlo uno stronzo.

Ellie: «Dopo quello che abbiamo passato, dopo tutto quello che ho fatto, non può essere tutto inutile»

Joel non ha solo condannato l’umanità, ma anche privato l’unica ragazza immune di un senso di esistere. Il trofeo di platino del primo capitolo recita “non può essere vano”, riferendosi a tutto quello che i due hanno passato per dare speranza ai popoli che l’infezione si potesse curare. Col suo gesto, però, Joel fa proprio quello: vanifica un viaggio di fatiche e miseria, un pellegrinaggio in cui ha ritrovato l’occasione di un amore, per esclusivo che potesse essere.
Come potrà Ellie perdonarlo?

The Last Of Us: Parte II – Il Mio Dovere

If i ever were to lose you
I’d surely lose myself

Future Days (Pearl Jam)

Future Days, la canzone che Joel dedica ad Ellie, senza poter sapere che sarebbe stata lei a perdere lui, e in seguito sé stessa.

Poiché ad ogni peccato segue una punizione, una vendetta, quella di Abby, una ragazza che, resa orfana di padre da Joel, non esiterà a restituirgli il favore. Il ciclo della violenza continua, poiché col massacro del cowboy impavido la nostra protagonista sarà privata della sua figura paterna. “C’è un costo” saranno le parole di Abby, per giustificare le sue azioni, una frase di certo non casuale, se si pensa alla prima avventura giocata.

L’assassinio di Joel sarà ciò che spezzerà Ellie nel profondo, rendendo lui un fantasma di morte, che infesterà la sua esistenza già tormentata dalla sua immunità.
Ovviamente Ellie darà la caccia ad Abby fino in capo al mondo, ammazzando chiunque si metta sulla sua strada, in un bisogno disperato di vendetta. Goccia dopo goccia di sangue, Ellie perderà pezzi di sé, ma alla fine riuscirà a trovare l’assassina di suo padre.

La colluttazione finale tra le due cela una serie immensa di sottili rimandi e silenziosi significati. In primis, il senso di Abby, il senso di renderla un personaggio giocabile; chi è lei se non una ragazza che, alla fine di tutto, accompagna un bambino in cerca delle Luci, in cerca di salvezza e pace? Non è forse una trama familiare?
Il suo stile di combattimento, inoltre (in termini tecnici, il gameplay delle sue fasi), più frontale e aggressivo rispetto ad Ellie, è curiosamente simile alla veemenza e tenacia di Joel nel primo capitolo.
Infine, non a caso nel combattimento finale Abby ha i capelli corti spettinati. Nella confusione e nei riflessi dell’acqua quell’acconciatura non fa che rimandare proprio alla persona che Ellie vuole vendicare.

Infatti, se per tutto il viaggio era stata tormentata dallo spettro sanguinante e tumefatto di Joel, al culmine della sua vendetta, all’apice della sua violenza, Ellie riporta alla mente un altro ricordo, diverso e, forse, più doloroso.
La notte prima del tragico assassinio, i due avevano avuto un amaro confronto. Riguardava, nuovamente, la colpa di Joel, che Ellie, per quanto possa volergli bene, non può perdonargli. Ma vorrebbe. Una possibilità esiste. Se non fosse che, l’indomani, ovvero all’inizio del gioco, Joel sarebbe andato incontro al suo destino.

Il trofeo del finale di The Last Of Us: Parte II si intitola “Il Mio Dovere”; per tutta la durata della storia, si potrebbe pensare si riferisca al dovere che Ellie sente di vendicare Joel. La sequenza finale, dall’inizio del combattimento all’ultima inquadratura, però, comunica altro.
Non si è mai trattato della perdita di Joel, ma dell’occasione di perdonarlo. Abby non è un vero obiettivo, di fatti viene lasciata andare. Il ciclo della violenza, infine, si interrompe.

Ellie torna a casa, una dimora vuota, dopo aver perso nella lotta il coltello di sua madre. Decide, poi, di lasciarsi alle spalle anche la chitarra che Joel le aveva costruito, quindi un retaggio di suo padre. Due spettri lasciati alle spalle, come le due dita mozzate con cui termina il suo viaggio; ormai può solo andare avanti, sola, spaventata, perduta e senza uno scopo, come molti a questo mondo. Dopo aver attraversato la valle delle ombre e del dolore, dopo essersi macchiata di colpe non minori di quelle dei suoi avversari, deve provare a cercare quell’occasione perduta dentro di sé. Joel è il suo arto fantasma, i loro giorni futuri non saranno mai, la canzone non sarà più cantata.

Il finale di The Last Of Us: Parte II è l’inizio di una possibilità: il dovere di Ellie non è mai stato la vendetta, ma il perdono. E può solo cominciare dalla parte più difficile: perdonare sé stessa.

Ellie: «io non so se riuscirò mai a perdonarti… ma vorrei provarci»

Joel: «ci spero»

Leggi anche: The Last Of Us – L’esclusività dell’Amore

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