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La miglior battuta della storia del Cinema

Fat Moe: «Cosa hai fatto in tutti questi anni?».

Noodles: «Sono andato a letto presto».

Di solito la nostra tendenza è quella di analizzare un momento nel quale il film si mostra in tutta la sua poetica, quell’istante in cui magicamente ogni evento si collega agli altri e tutto si fa chiaro, manifesto.

Qui tratteremo l’opposto di ciò di cui normalmente parliamo. C’è una battuta, una singola e breve frase, che investe C’era una volta in America di una particolare cripticità; un sottile ed enigmatico velo si fa presente nel capolavoro di Sergio Leone, e nonostante il Maestro non si risparmi nel farci vedere gli eventi in cui il suo protagonista è coinvolto, questo velo persisterà inalterato fino ai titoli di coda.

Cinque parole, una battuta di impareggiabile bellezza, quella che Noodles pronuncia in C'era una volta in America: sono andato a letto presto.
Fotogramma finale di C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984)

Ma allora perché Noodles per trentacinque anni è andato a letto presto? C’è chi pensa al carcere, ma la trama fa di tutto per farci intendere che questo non sia mai accaduto, o meglio, che non sia accaduto di nuovo. Il personaggio dell’immenso Robert De Niro ha già vissuto quella disgrazia, fu ciò che lo cambiò, fu ciò che gli fece perdere una leadership che mai più gli venne restituita da Max: l’uomo, amico, quasi amante, venuto da lontano. Il periodo in carcere è stato uno solo nella vita di Noodles, e ha cambiato tutto; perciò, non è una strada che possiamo sentirci di intraprendere.

Si potrebbe pensare che Noodles sia andato a letto presto perché la sua vita, ormai priva di sfarzo, è radicalmente cambiata nelle abitudini. Questo è sicuramente possibile. Non sappiamo nulla del periodo che intercorre tra la fuga del protagonista verso Buffalo e il suo ritorno a New York trentacinque anni dopo. Certo, è difficile pensare che una battuta così importante e memorabile non sottenda altro se non “ogni sera mi sono coricato presto”. C’è qualcosa che va oltre le semplici parole, un atteggiamento, una mesta dichiarazione.

Max (James Woods) e Noodles (Robert De Niro) in C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984)

Pensare a un cambiamento profondo di Noodles non è un errore, anzi, apre la strada verso qualcosa che spesso non si considera di questa battuta. «Sono andato a letto presto» non può e non deve essere considerato come un elemento a sé stante. Come nel linguaggio (e che cos’è il cinema, se non uno specialissimo tipo di linguaggio?), ogni elemento acquista un valore se analizzato nel sistema di relazioni in cui è preso. Ciò che rende questa battuta di una bellezza unica è che rimanda a un fuori testo che è inscritto nel testo. In altre parole, Leone ci sta raccontando qualcosa che è avvenuto negli eventi del film, ma senza raccontarcelo. Tutto ciò che abbiamo a disposizione è il resto della pellicola, quelle quattro meravigliose ore che fanno compagnia alle cinque impenetrabili parole di Noodles.

Allora possiamo vedere che la battuta è pronunciata dopo che il protagonista confessa a Fat Moe di aver fallito. Assistiamo a un’epopea tutt’altro che eroica, al carcere, alla criminalità, alla dipendenza, agli stupri. Noodles è morto con i suoi compagni, catturati per colpa sua. Noodles è morto salendo sul treno per Buffalo, perché è morto l’ideale che lui aveva di se stesso.

C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984)

Ecco perché dice di essere andato a letto presto. Non tanto per raccontare le abitudini della sua nuova vita, bensì per non-raccontarle, per rimandare anch’egli a un qualcosa che nella sua esperienza è stato presente, ma dal quale avrebbe voluto inevitabilmente assentarsi. Come abbiamo detto, Noodles, semplicemente, non vuole parlare di sé. Non più. Quello che gli è chiaro nel momento in cui scappa da New York è che la sua vita è stata quella del secondo, quella del perdente, quella in cui si va a letto presto.

Non importa se un giorno gli occhi si son chiusi alle 22 e il giorno dopo alle 5, Noodles è andato a dormire presto perché l’eroe che lui stesso voleva essere è caduto da giovane. In qualche modo, Noodles è davvero andato a dormire presto.

Perso tra i ricordi, tra le foto, tra le scene di una vita in cui ogni cosa sembrava poter andare bene, ma non l’ha fatto, Noodles si è rintanato in se stesso. Noi ne viviamo la chiusura, non accedendo a ciò che le sue parole celano. Questo rende il film di Leone un’opera di unica bellezza: C’era una volta in America vuole farci vivere la vita di una persona. Non solo guardare, non solo assistere; prova a farcela vivere. E la vita, nella sua interezza, è questa: si mostra in quel punto nel quale ha sempre inizio, ovvero la fine. Una fine che può far sorridere e sognare, o al contrario, può far involvere e chiudere, fino a riassumere trentacinque anni in un’unica, enigmatica frase: «sono andato a letto presto». 

Leggi anche: Ennio Morricone – Una vita tra cinema e pentagramma

Matteo Melis
"Il segno è qualcosa che sta per qualcuno al posto di qualcos'altro, sotto certi aspetti o capacità" (C. Sanders Peirce)

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