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The Prestige e la Meraviglia Aristotelica

The Prestige e la Meraviglia Aristotelica

Come ha fatto l’uomo a divenire quello che è attualmente? Cosa lo ha spinto a un percorso continuo di perfezionamento, di ricerca e di scoperta? Sicuramente la curiosità, la sete di conoscenza di fronte al soprannaturale che attira, ma di cui non si sa niente. Ciò che spinge l’essere umano a conoscere è quello che Aristotele chiamava meraviglia, ossia la principale causa del filosofare. Nella Grecia antica, il filosofo di Stagira non si riferisce a una speculazione teoretica fine a se stessa e nemmeno a una qualche finalità pratica specifica, ma a un atteggiamento sintetico di prassi e teoria che conduce alla radice delle cose.

«Infatti gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli astri, o i problemi riguardanti la generazione dell’intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia [thaumazon] riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall’ignoranza, è evidente che ricercarono il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica».

(Aristotele, “Metafisica”)

I prestigiatori sono come i filosofi, interrogano la realtà per conoscerla e plasmarla. La meraviglia aristotelica spiegata da The Prestige.
The Prestige

Chi sono alla fine dei conti i prestigiatori? I prestigiatori sono uomini che camuffano la realtà e che, per farlo, sono costretti a conoscerla e analizzarla meglio degli altri.
In The Prestige (2006) Borden e Angier non possono rimanere indifferenti di fronte ai misteri l’uno dell’altro. Ciò che li guida nell’autoperfezionamento è la meraviglia che provano guardandosi reciprocamente, una sete di conoscenza, alimentata da una dose di spietata competitività, che si lega a drammi e a rivalse personali.

Sono prestigiatori, ma allo stesso tempo sono anche filosofi, poiché rientrano appieno nella definizione aristotelica. Entrambi, infatti, incarnano l’atteggiamento del dubbio, riconoscono di non sapere e manifestano volontà di conoscere, il che li condanna a porsi una serie di interrogativi.

Angier racchiude nella sua anima un richiamo al demone cartesiano, perché dubita di tutto ciò che gli viene detto. Per quanto più volte gli fosse stato annunciato che il trucco di Borden si basasse solo ed esclusivamente sull’utilizzo di un clone, egli non ci crede. «Troppo semplice, troppo facile» si ripete. Semplice forse, ma non facile. La meraviglia dalla quale è affetto, in questo caso non lo porta al raggiungimento della verità. La sua logica, le sue domande non lo conducono alla più razionale delle risposte, anzi lo spingono in territori pericolosi, dove viene confuso dal fascino nefasto della scienza.

The Prestige

La meraviglia non è solo quella che lo spinge a svelare il segreto del rivale, ma anche quella che lo porta a conoscere le potenzialità di un futuro che si erge sulle spalle della neonata elettricità. Tuttavia, un buon filosofo e, analogamente, un buono scienziato sanno riconoscere la pericolosità delle loro scoperte.

Theodor Adorno e Max Horkheimer nel saggio Dialettica dell’Illuminismo (1947) delineano una differenza tra due tipi di razionalità. La razionalità finale (o ragione) è quella che porta a  sviluppare facoltà critiche ed etiche, a domandarsi quanto sia lecita e benefica ogni scoperta e invenzione scientifica, nella quale il fine ha una superiorità valoriale rispetto al mezzo. Questo tipo di razionalità è quella degli illuministi, uomini che col lume della ragione sono riusciti a liberarsi dai dogmi e dalle istituzioni passatiste nella Francia del ‘700. La razionalità strumentale, invece, è una razionalità positivista, calcolante, disinteressata ai fini e all’etica, che trova la propria forma d’espressione nel dominio sulla natura e nella produzione di nuovi mezzi tecnologici.

In Angier si nota una totale assenza di razionalità finale, a favore di quella strumentale. Per l’uomo diviene più importante raggiungere il rivale con qualsiasi mezzo, senza interrogarsi sull’eticità degli strumenti impiegati.

Cosa succede quando è proprio la meraviglia che non concorre a portare benessere, ma a disseminare odio? Tesla produce la macchina del teletrasporto (che in realtà consente di clonare le cose), ma consiglia al suo acquirente di non utilizzarla mai. Un ordigno del genere potrebbe solo generare problemi. Angier, preso dalla sua competitività ignora il suo consiglio e si trasforma in un assassino, per la precisione, nel miglior assassino di se stesso.

The Prestige è un film con una difficile ramificazione interna, piena di rimandi da cogliere e da ricordare man mano che la narrazione prosegue. Angier all’inizio è buono, talmente buono da dispiacersi nell’uccidere una povera colomba per i suoi trucchi. «Dovete sporcarvi le mani se volete raggiungere l’impossibile!», lo rimprovererà Cutter.  L’evoluzione del personaggio è talmente complessa, come tipico nelle sceneggiature di Nolan, che proprio lui finisce per commettere assassini e a non dispiacersene. Angier decide di rischiare, anche troppo.

Cutter: «Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata “la promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale… sì, inalterato, normale. Ma ovviamente… è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamato “la svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora voi state cercando il segreto… ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il Prestigio”».

Queste sono le parole che Cutter pronuncia all’inizio e alla fine del film, rappresentandone l’intima essenza. Angier non riesce a trovare il segreto, perché in realtà non sta guardando e non vuole farlo, vuole essere ingannato. La sua ossessione lo ha reso cieco.

Ma c’è qualcun’altro che si lascia completamente impossessare dalla meraviglia. Per l’intero film a essere colti nell’azione del filosofare siamo noi spettatori. Per tutta la durata della pellicola ad avere dubbi, a farci delle domande, a interrogarci e a meravigliarci siamo noi, insieme a Borden e ad Angier.

Come abbiamo detto anche qui, per Nolan questo film è rappresentazione della sua poetica. Il regista è come un illusionista e il film è un gioco di magia. La pellicola funziona esattamente come i trucchi dei due protagonisti, ci pone davanti a un mistero e ci lascia silenziosamente gli indizi per risolverlo.

Siamo noi a cercare le risposte e a esser ciechi di fronte allo scontato. Sottovalutiamo momenti quotidiani che per Nolan non sono per niente lasciati al caso: il regista-illusionista che rivela la verità dalla prima all’ultima inquadratura, così come in tutte le parole e gli sguardi di Borden, e dunque di Fallon. A provare meraviglia di fronte al misterioso e a porci della domande per poter risolvere l’arcano, siamo noi. La meraviglia aristotelica, infatti, incarna anche il significato di stupore suscitato da una situazione sorprendente, da un dubbio esistenziale risolto, da un trucco di magia. Da un prestigio.

The Prestige (Nolan, 2006) — 10 Years Later | Kenneth R ...
The Prestige

La meraviglia è la causa del filosofare. Il desiderio di andare oltre è umano. La filosofia, la meraviglia, la curiosità, ci hanno spinto nel corso dei secoli ad andare oltre i nostri confini, alcune volte, purtroppo, oltre la nostra natura.

The Prestige ci mostra ogni aspetto della meraviglia aristotelica e, come se questo non bastasse, ce la fa addirittura provare sulla nostra pelle.

Leggi anche: Alfred Borden

Lory Coletti
Ciao sono Lory! Ho 22 anni e studio al DAMS di Lecce, dove ho potuto approfondire le mie passioni come il cinema e la musica. Ho scritto due racconti ( Leasly Kinkol e gli uomini della morte, 2012 e Con il Cuore, 2015), nel 2018 ho realizzato un piccolo demo su disponibile su SoundCloud ( Ragazza Monumento) con cui inizio la mia carriera di cantautrice. IN più sono una scrittrice per la rivista online Settima Arte!

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