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Bif&st 2020 – Figli – Accettare e restare

Nel bel mezzo di questo Bif&st 2020, ecco un gioiellino di fattura tutta italiana contemporanea: Figli di Giuseppe Bonito, arrivato nelle sale nel gennaio 2020. Assolutamente teatrale la sua impostazione, presto scopriamo, infatti, che la sceneggiatura sgorga nientemeno che da una drammaturgia. A Paola Cortellesi, il premio Angela Melato come migliore attrice protagonista.

Nicola (Valerio Mastandrea) e Sara (Paola Cortellesi) sono una coppia in apparenza senza troppi problemi, con una sola figlia da crescere e con tanto ottimismo verso la vita. Poi, qualcosa va storto. L’arrivo del secondo figlio cambia tutto, scardina i loro equilibri, manda in tilt i loro sistemi nervosi, frantuma il loro spirito da famiglia felice.

Il vero quesito attorno a cui gravita, sotteso, il chiasso di questo film è: prendere o lasciare? O, più a fondo ancora, perché avere figli? Non basta l’amore di due sole persone?

Come a un certo punto suggerisce beffardamente lo stesso Mastandrea, forse

Nicola: «Basta mandare a fanculo le persone e poi passa tutto?».

I due genitori, in preda alla crisi da secondo figlio, giocano a rincorrersi per riprendersi, a guardarsi per desiderarsi ancora. Ma, tant’è, quando finiscono per trovare un po’ di tempo tutto per loro – magari in un ristorante, davanti a dei piatti graziosi e invitanti – si ritrovano a parlare, ancora una volta, dei loro figli. Capiscono allora quanto sia senza senso quel “doversi divertire e distrarre per forza” se poi, questo stesso obiettivo, deve condurli a sentire la mancanza dei loro piccoli.

Figli
Figli (2020)

Nicola e Sara sono leggiadri come gazzelle, e per disperazione si tuffano più volte dal loro balcone (c’è del fantasy teatrale in tutto questo) con una imperturbabilità che farebbe sognare un volo simile anche a una persona patologicamente inibita dalle vertigini.

Mastandrea e Cortellesi sempre luminosi ed ironici: e certo è che se il film riesce a scorrere con una certa leggerezza – nonostante la trama prenda a tratti le fattezze di una tragedia – è principalmente grazie a loro. C’è, infatti, qualcosa di petulante (forse la sinfonia di Beethoven ripetuta con troppa insistenza o l’assenza di musica leggera che conceda un po’ di evasione più in generale) che penalizza la pellicola soprattutto verso la sua metà.

La Patetica di Beethoven prende infatti il posto del pianto del figlio neonato, scelta assolutamente originale e gradita, soprattutto agli inizi.

Altrettanto gradito è lo scambio di battute tra papà Nicola e Oscar Farinetti (fondatore dell’elegante catena di supermercati/ristoranti Eataly), imbrattato di semplicità e ingenuità, nascoste non troppo velatamente da una critica al capitalismo:

Nicola: «Eataly è un incubo, una cosa orripilante, emblematica dei nostri tempi!».

Figli
Figli (2020)

Insomma, Figli offre allo spettatore spunti di riflessione di varia natura.

Sempre al centro della dinamica familiare, troviamo anche un importante scontro generazionale: quello tra genitori e nonni. E quindi accuse verso quei nonni che portano addosso la colpa di aver vissuto un boom economico che credevano sarebbe durato per sempre, sperperando, facendo scempio della natura e simili. Per lasciare in eredità, poi, un presente altamente complesso a figli e nipoti.

Infischiandosene, di questo presente, a tal punto da permettersi anche il lusso di rifiutare di restare a casa qualche sera con i nipotini, concedendo così un po’ di tregua a due genitori disperati. In poche parole, ingrati e da rincorrere.

La risoluzione a questi tortuosi percorsi genitoriali sta, probabilmente, solo nell’accettare e nel restare. Ricetta proclamata vincente dalla psicoterapeuta che i due consultano per un confronto. Se non si accetta la realtà, se non si accetta la cifra che la costituisce, non si può pensare a un cambiamento che metta in gioco un modo diverso e più sano di viversi.

Nonostante il peso instancabile dei pensieri dei protagonisti, gli ultimi minuti ci scaraventano – abbastanza bruscamente – in una visione più positiva delle cose. Mettere su famiglia è sì sempre un azzardo, specie di questi tempi, però Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi suggeriscono che si tratta di un rischio che vale comunque la pena di correre nella vita, nel bene o nel male, nella disperazione più vincolante e nella gioia più accecante. A loro dire, sì, è un tuffo nel vuoto che un suo senso, a suo modo, lo ha eccome.

Figli
Figli (2020)

I figli un giorno andranno via, prenderanno le loro strade, instaureranno le loro amicizie, conosceranno i loro amori. I genitori invece saranno sempre lì, a pensare a loro, nostalgici perché i loro pargoli in realtà non sono più dei bambini, impauriti per qualsiasi loro decisione di vita, perché li considerano, in realtà, ancora dei bambini.

Leggi anche: Ride – Volevi sapere come sto?

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