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One Piece – L’altruismo di Zoro

Zoro è uno dei personaggi di riferimento di One Piece che, dopo aver attraversato tutte le fasi dell’opera, è diventato imprescindibile per consolidare le dinamiche degli eventi principali.

Il motivo per cui è uno dei volti più amati e famosi dell’universo creato da Oda deriva non solo dalla longevità narrativa del personaggio, ma anche dal ruolo determinante che assume nei momenti di seria difficoltà per l’intera ciurma. Per comprendere la centralità del suo personaggio è necessario analizzare il rapporto tra il dolore che affronta, per gli altri, e l’obiettivo che insegue, per se stesso.

Lo spadaccino più forte del mondo

L’obiettivo di Zoro, da sempre, non è mai mutato. Il cacciatore di pirati vive costantemente in funzione del sogno di diventare lo spadaccino più abile del mondo, pubblicamente riconosciuto e ammirato dal mondo intero.

Il suo scopo nasce dalla volontà di mantenere una promessa fatta a Kuina, figlia del suo maestro, che morì giovane. Dopo aver ereditato la sua spada, Zoro si allena duramente e prende il mare per realizzare ciò che li aveva legati così tanto e, che, forse li aveva anche separati.

Come ogni membro della ciurma, non antepone il suo obiettivo al bene supremo, ma tutela sempre la vita dei suoi cari.

Non è un caso, infatti, che nelle prime tappe della narrazione Zoro si trovi a faccia a faccia con il suo grande rivale: lo spadaccino Mihawk. Per mostrare il percorso che Zoro dovrà compiere per affermarsi, Oda utilizza il primo scontro con Mihawk come banco di prova per le abilità del giovane spadaccino.

Le sue potenzialità vengono, infatti, riconosciute dal membro della Flotta dei Sette, che decide in quell’occasione di risparmiargli la vita e di accettare, in futuro, un nuovo incontro. Da quello scontro Zoro, però, non apprende solo la consapevolezza della differenza abissale che li divide, ma metabolizza anche il valore della sconfitta.

In One Piece la caratterizzazione dei personaggi è notevole, specialmente quella della Ciurma. Questa è un'ode a Zoro, il Viceré.

Nel momento in cui decide di non voltarsi davanti alla superiorità di Mihawk, Zoro manifesta al mondo intero di non essere un codardo, dimostrando un enorme coraggio e, soprattutto, un indiscutibile senso dell’onore.

Nei due anni di allenamento che i membri della ciurma di Cappello di Paglia affrontano, Zoro viene allenato proprio dal grande Mihawk. Mettendo da parte l’orgoglio, infatti, il giovane spadaccino chiede al membro della Flotta dei Sette di poter ricevere i suoi insegnamenti per diventare più forte, per proteggere i suoi amici e superare così gli ostacoli che troverà nel Nuovo Mondo.

Il duro percorso di Zoro rappresenta, però, non solo il cliché della crescita delle capacità dei protagonisti, ma anche la volontà di non rendere vana quella fiducia che Kuina prima, e Rufy poi, gli hanno trasmesso.

L’importanza di chiamarsi Zoro

Nel corso degli eventi Zoro è il membro della ciurma che, più di tutti, sacrifica se stesso per gli altri. Proprio per questo motivo è ritenuto dall’opinione pubblica il vice capitano della ciurma di Cappello di Paglia. La svolta esistenziale che dimostra il significato di questo ruolo si manifesta nello scontro con Orso Bartholomew, durante la saga di Thriller Bark.

Dopo aver sconfitto Moria, la ciurma si ritrova a dover fare i conti con un altro membro della flotta dei Sette. Orso propone di risparmiare la vita dei membri dell’equipaggio in cambio di quella del loro capitano. Tutti rifiutano, così Orso li colpisce mettendoli al tappeto.

La potenza dell’avversario supera le possibilità dei giovani pirati e Zoro capisce di non avere speranze. Decide allora di chiedere all’avversario di prendere la sua testa al posto di quella del suo capitano.

In One Piece la caratterizzazione dei personaggi è notevole, specialmente quella della Ciurma. Questa è un'ode a Zoro, il Viceré.

A quel punto Sanji, mezzo morto, lo raggiunge, proponendo con fermezza che si sacrificherà lui, ma lo spadaccino lo tramortisce, per salvargli la vita. Orso estrae una bolla dal corpo di Rufy fatta dal dolore e dalla fatica provata durante le battaglie, dicendo a Zoro di toccarla. In quel momento lo spadaccino affronta le sofferenze del suo capitano, si annulla quasi completamente e, senza possibilità di essere aiutato, subisce l’atrocità della vera amicizia. Quando l’equipaggio si risveglia, Sanji si mette immediatamente alla ricerca di Zoro, trovandolo nella foresta ancora incosciente e completamente ricoperto di sangue. Zoro non dirà mai chiaramente cosa sia successo, non renderà mai pubblico il suo dolore e, soprattutto, proteggerà sempre quello di Rufy.

Oda, attraverso il sacrificio di Zoro, traduce in immagini e drammatizza il senso di impotenza e di frustrazione che si prova di fronte alla possibilità di morire.

Tutto ciò, però, non inibisce la condotta morale del cacciatore di pirati, ma alimenta il suo senso del dovere e gli conferisce una dimensione quasi inedita nel sistema dei personaggi di One Piece.

Zoro è la manifestazione più pura dell’altruismo che caratterizza e lega, indissolubilmente, le gioie e i dolori di tutti i membri di un’unica grande famiglia. Non si può non considerare centrale nella percezione di questo grande personaggio, il fatto che il suo destino muti in relazione al rapporto ossessivo con se stesso e con il suo cieco altruismo.

Il vice capitano della Ciurma di Cappello di Paglia incarna quel silenzio necessario e doloroso che permette al mondo di ritornare alla sua giusta e rumorosa normalità.

Leggi anche: One Piece : La giustizia morale di Fujitora

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