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Cursed – L’importanza di un diverso punto di vista

Come raccontare qualcosa di conosciutissimo e abusato senza perdere l’interesse dello spettatore? È molto più semplice di quello che immaginiamo, difatti un metodo può essere quello di narrare gli eventi da un punto di vista diverso dal solito. Ogni racconto ha sempre un protagonista con uno sguardo del mondo diverso da quello di un personaggio secondario. Su questa concezione, Cursed trova inizialmente l’interesse del pubblico poiché sceglie di narrare la storia di Artù, Morgana, Merlino, e non solo, da un punto di vista originale. Quello di Nimue.

Nel mito arturiano è spesso rappresentata come colei che consegna Excalibur ad Artù. Partendo dall’origine di questo personaggio secondario ma fondamentale, Frank Miller e Thomas Wheeler narrano l’inizio di tutti quei characters mitici, ancora ignari di ciò che gli riserverà il destino.

Cursed è una delle ultime serie Netflix in catalogo, essa narra il mito arturiano da un diverso punto di vista. Quello di Nimue.

In ambito televisivo Netflix cerca come sempre di raccogliere nel suo catalogo tantissimi sottogeneri, puntando sulla quantità più che sulla qualità. Recentemente, tuttavia, il fantasy medievale era stato portato sul piccolo schermo da The Witcher in modo molto dignitoso. Con tutti i suoi limiti e difetti, quello era un prodotto audiovisivo che intrecciava due modelli narrativi, quello della story line orizzontale e quello di una quest episodica conclusiva. Oltre a ciò s’impegnava nel design delle creature e di un mondo magico abbastanza vivo e pulsante di mistero.

Anche Cursed tenta di costruire una propria mitologia ma ogni aspetto è debolissimo, anche quelli che in teoria dovrebbero essere primari.

Excalibur  – L’oggetto del potere

Su tutti questi spicca, per dispiacere, la trattazione di Excalibur. Essa funziona esattamente come l’anello di tolkeniana memoria, ossia come un’arma a doppio taglio. Può investirti di un potere immenso, sfruttabile per annientare i tuoi nemici, ma corrompe l’animo di chi la usa.

Da Merlino a Nimue, Excalibur è capace di sedurti e portarti alla follia.

Questa doppia natura della spada è sicuramente trattata; in una sequenza emblematica Nimue si vendicherà dei torti subiti uccidendo brutalmente i suoi avversari, traendone un senso prima di forza e poi di colpa. Questo aspetto, pur affrontato, non restituisce come dovrebbe quel senso di dono e maledizione che invece era potentissimo nella saga di Peter Jackson.

Cursed è una delle ultime serie Netflix in catalogo, essa narra il mito arturiano da un diverso punto di vista. Quello di Nimue.

Excalibur, come l’anello del potere, è un elemento di continua trasformazione dei valori etici e morali e ha il compito di non caratterizzare i personaggi con una concezione unicamente positiva o negativa. O si è buoni o si è cattivi, in teoria Excalibur servirebbe a evitare questo binomio. In Cursed tale tentativo è presente, ma il sentore è quello di osservare eroi senza macchia contro antagonisti malvagi. Anche i risvolti di un personaggio in precedenza cattivo e successivamente buono sono molto telefonati.

Messa in scena e punti di vista

Se la storia e i personaggi non hanno il giusto mordente, la messa in scena alterna momenti ottimi coadiuvati da effetti visivi notevoli ad altri di scarsa fattura. Una gestione del budget non equilibrata, molto probabilmente. Inoltre nei costumi come nelle scenografie c’è pochissimo impegno per qualcosa di particolare, non ci sono mai delle intuizioni interessanti e la regia come la fotografia non riescono ad aiutare questi altri comparti. Se Game of Thrones ha dettato delle regole non scritte per il fantasy medievale televisivo, una di queste sicuramente coinvolge l’aspetto sessuale esplicito dei personaggi e l’efferatezza dei conflitti.

Il primo elemento sceglie di avvicinarsi a un target molto più teen, mentre le scene di lotta a volte risultano fumettistiche (Nimue che combatte i lupi) e a volte più vicine a Game of Thrones, come la battaglia finale tra i vari eserciti. Anche questa contrapposizione non funziona benissimo perché non sai se aspettarti l’uno o l’altro approccio.

Inutile parlarvi di chi combatte chi, tutto davvero dimenticabile, come l’intera serie che ha pochissimi punti a suo favore, uno tra tutti Katherine Langford (la Hannah di Tredici) nei panni di Nimue. La sua prova attoriale è molto buona ma è solo un elemento minuscolo rispetto alla superficialità complessiva di Cursed.

È davvero un peccato poiché l’incipit poteva dare grandi risultati da un punto di vista diverso, da uno sguardo femminile sulla storia anziché maschile, come spesso capita. Invece nulla di tutto ciò. Complici forse due sguardi maschili molto forti come quelli di Frank Miller e Thomas Wheeler, non è un caso che Cursed sia tratta dal romanzo omonimo creato da questi ultimi.

Leggi anche : The Witcher e Rancore – Cos’è il Sangue di Drago?

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