Home Il Mondo tra Anime e Animazione Naruto e il sogno di una pace che morirà con lui

Naruto e il sogno di una pace che morirà con lui

È possibile comprendersi a vicenda? Se dovessimo riassumere Naruto in una domanda, probabilmente sarebbe questa. L’esistenza umana è tormentata dalle incomprensioni, dall’incapacità di raggiungere un compromesso, e questo ha da sempre generato moltissimo dolore. Che si tratti del semplice litigio tra due persone o di un conflitto su più ampia scala, il minimo comune denominatore sembra essere sempre quell’impenetrabilità su cui l’Ego si arrocca negando, di fatto, i bisogni dall’Altro.

Il maestro Jiraiya l’aveva sperimentato con gli orrori delle due guerre mondiali e nei contrasti con i suoi compagni di squadra, Naruto nel rifiuto che la società gli aveva riservato sin dalla tenera età. Per gli abitanti di Konoha lui era semplicemente il demone, per Sasuke il legame da troncare, per Obito l’idealismo da scardinare.

Lungo tutto il corso della saga, però, Naruto ha imparato ad aprirsi agli altri, ma soprattutto a penetrare nella loro storia, nelle motivazioni e nelle paure, scovandovi sempre una fragilità di fondo.

Naruto è riuscito a costruire una solida rete di amicizie e alleanze, ma il mondo ninja riuscirà a restare in pace dopo la sua morte?

Il tanto denigrato “talk no jutsu” (modo sarcastico per denotare la propensione al dialogo, n.d.r.) con cui il protagonista sembra poter convertire anche i criminali più incalliti non è altro che un atto di comprensione; la messa in luce, come diceva Gandhi, della verità portata dalla prospettiva dell’Altro.

È il punto in cui il conflitto diventa confronto. Così Naruto è riuscito a fare pace con Nagato, Obito e infine Sasuke.

Nonostante i risultati raggiunti, però, la domanda di Jiraiya non sembra aver trovato completa soddisfazione. Kaguya, la nemica comune, è stata sconfitta e le cinque nazioni vivono in pace, ma l’umanità ha davvero trovato il modo per comprendersi? L’inedito equilibrio politico non è forse un merito personale di Naruto e delle relazioni che ha saputo coltivare?

Il rischio, insomma, è che con la morte del Settimo Hokage venga meno il centro gravitazionale della pace mondiale. Per quanto Naruto funga d’esempio e si prodighi a trasmettere la Volontà del Fuoco, non è stato preso alcun provvedimento sistematico per far sì che l’armonia perduri. Non è stata creata una federazione di repubbliche, per dirla alla maniera di Kant, né è stata attivata un’educazione alla democrazia, come avrebbe voluto Dewey.

Lo dimostrano i due archi narrativi dell’anime Boruto in cui, da un lato, percepiamo l’ostilità del Villaggio della Nebbia (saga del viaggio scolastico), e dall’altro assistiamo al machiavellico piano di Ōnoki (saga della scomparsa di Mitsuki), il quale s’era dimostrato pronto a scatenare una crisi internazionale pur di realizzarlo. In questi frangenti il mondo ninja non ha dovuto coalizzarsi contro un nemico comune, ma ha rischiato una guerra per una fragilità interna all’alleanza stessa.

Naruto è riuscito a costruire una solida rete di amicizie e alleanze, ma il mondo ninja riuscirà a restare in pace dopo la sua morte?
Boruto affronta uno degli esseri artificiali creati da Ōnoki. Il rischio di scatenare un incidente diplomatico è altissimo.

Dobbiamo quindi pensare che Kishimoto, Ikemoto e Kodachi si siano arresi al pessimismo antropologico e al realismo politico (due dottrine che ritengono illusoria l’idea di una pace perpetua n.d.r.)?

Difficile saperlo, tuttavia tanto Naruto quanto il sequel offrono un elemento che, potenzialmente, potrebbe fornire una risposta al dilemma di Jiraiya: la natura essenziale del chakra. Durante la Quarta Guerra Ninja veniamo a conoscenza del fatto che il chakra è un’energia che connette tutte le persone (concetto ribadito nel capitolo 29 di Boruto). Nel condividere il mantello della volpe con gli shinobi dell’Alleanza, Naruto adatta il proprio chakra affinché Kurama possa trasferire la sua forza a ogni persona. Dopodiché, attraverso lo shindenshin no jutsu di Ino, le emozioni e i ricordi del ragazzo si propagano nella mente di tutti i ninja.

Questo evento rappresenta una soluzione che molto si avvicina al sogno di Jiraiya. Non si tratta più, infatti, di semplice empatia, ma di comprensione intuitiva, immediata e certa. Qui il vissuto dell’altro viene esperito direttamente, in modo trasparente, laddove invece una semplice immedesimazione può portare a interpretazioni distorte in base alla propria personalità. Nel collegamento spirituale attraverso il chakra tutti i filtri cadono. Non ci sono censure, né resistenze. Si tratta di un drift, esattamente come nel film Pacific Rim.

Naruto è riuscito a costruire una solida rete di amicizie e alleanze, ma il mondo ninja riuscirà a restare in pace dopo la sua morte?

Se si escludono i momenti in cui Naruto e Sasuke raggiungono un risultato analogo scontrando Rasengan e Chidori, l’opera non esplora fino in fondo le implicazioni di questa connessione. Quando, in Boruto, Naruto prova a tessere un legame con Kawaki, non fa ricorso al potere del chakra (che pure gli spiega) per capire quello che il ragazzo prova. Lo sceneggiatore ha preferito rimanere su un piano più realistico. Kawaki è un ragazzo emotivamente deprivato e un abbraccio è proprio ciò che gli serve per sentirsi accolto dal mondo.

La scelta potrebbe non essere casuale. Stabilire una connessione diretta di carattere soprannaturale apre alla possibilità di scenari distopici. Per capirlo, si può prendere come esempio Neon Genesis Evangelion. Il problema di Shinji è molto simile a quello posto da Jiraiya: relazionarsi con gli altri fa male. Attraverso il Progetto per il perfezionamento dell’uomo tutte le anime umane si fondono in un’unica entità. L’A.T. Field, ovvero il fondamento dell’individualità, si dissolve e i vissuti si amalgamano. La possibilità stessa del conflitto viene meno. Alla fine, però, Shinji comprende quanto quell’esito sia radicale e decide di affrontare la possibilità del dolore che l’incontro con l’altro comporta.

Naruto è riuscito a costruire una solida rete di amicizie e alleanze, ma il mondo ninja riuscirà a restare in pace dopo la sua morte?
Lilith raccoglie tutte le anime del genere umano per unirle in un unico essere divino.

Non meno problemi creerebbe uno scenario in cui la tecnica della trasmissione spirituale fosse attivata in modo permanente. L’essere tutti nella testa di tutti eliminerebbe davvero i conflitti? Troppa empatia non rischierebbe di compromettere le capacità di giudizio? Durante il primo scontro nella Valle della Fine, Sasuke vive i sentimenti di Naruto, eppure sceglie d’imboccare comunque la via del male. Naruto, dal canto suo, soffre così tanto per le pene dell’amico da rincorrerlo nonostante questi abbia tentato di ucciderlo: o lo salverà, o morirà con lui. Aut-aut.

È chiaro allora che quel bisogno di comprendersi di cui parla Jiraiya non sia soddisfacibile senza lo sviluppo di una saggezza pratica. Una saggezza la cui acquisizione richiede tanta esperienza, tanto impegno personale e tanti buoni mentori.

Naruto, rispetto al maestro, ha compiuto un importante passo in avanti: considerare ogni membro del villaggio come parte della propria famiglia. La famiglia è il luogo in cui ci si aspetta ascolto, crescita e sostegno (anche se sappiamo che non è sempre così). La famiglia è il focolare che può essere allargato, come di fatto è successo con Gaara, Killer Bee, Mitsuki, Sumire, Kawaki e ogni shinobi della grande alleanza. Nemmeno Hashirama era arrivato a tanto.

Jiraiya, invece, aveva scelto una vita solitaria. Forse è per questo che non aveva trovato soluzione al problema del conflitto. Lui aveva posto la questione in termini astratti, ma è stato Naruto a passare ai fatti. Naruto ha saputo aggregare, motivare, redimere. Ecco perché, senza le sue doti personali, il sogno di un mondo pacifico rischierà di crollare, lasciando la domanda di Jiraiya ancora senza risposta… ammesso che una risposta positiva vi sia.

Leggi anche: Naruto e i suoi villains – Modelli etici a confronto

Giuseppe Turchi
Laureato in Filosofia all'Università di Parma, sono stato cultore della materia e attualmente insegno alle scuole superiori. Appassionato di neuroetica e psicologia, ho pubblicato due racconti morali e scrivo saggi divulgativi. Mi batto con le unghie e con i denti per una riforma scolastica incentrata sull'educazione affettiva, digitale e al pensiero critico. Dragon Ball è stato il mio maestro di vita, anche se poi ho dedicato il mio cuore a Neon Genesis Evangelion e Attack on Titans. L'Inter è la mia croce e la mia delizia.

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