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Hugo Cabret – Tra Scorsese e Méliès

Hugo Cabret – Tra Scorsese e Méliès

Il cinema è un pianeta dai mille colori, filosofie e sfaccettature. È leggerezza e riflessione, passione e dialogo, in grado di dare forma a personaggi di culto e luoghi immaginari.

Il cinema è realtà e finzione al contempo.

Se facciamo però del cinema un fatto puramente visivo e stilistico, allora non possiamo fare a meno di parlare di Hugo Cabret, un’opera visionaria diretta dal grande e inossidabile Martin Scorsese.

Hugo Cabret

Questa pellicola rappresenta una vera e propria gemma della filmografia del regista italoamericano, a dimostrazione della versatilità artistica del cineasta di New York.
Hugo Cabret è forse la testimonianza più importante dell’amore che Martin Scorsese nutre per la settima arte.

L’opera è un raffinato omaggio al mondo dell’arte, costruito solo apparentemente attraverso una favola infantile, dietro la quale si cela un piccolo ritratto di uno dei padri fondatori del cinema, George Méliès.

Un film potente, poetico e visionario, nelle sue forme e colori, in uno stile che unisce spirito dei tempi moderni e classicismo.

Hugo e Isabelle

Martin Scorsese è noto per alcuni dei film biografici più grandi della storia del cinema, fra i quali The Aviator (2004) e Toro Scatenato (1980). Hugo Cabret potrebbe essere considerata un’opera di questo tipo, ma con una struttura molto particolare rispetto al classico biopic.

Hugo Cabret è infatti un ragazzino di dodici anni che vive abusivamente nella stazione ferroviaria della Parigi anni ’30. Quest’ultimo, orfano di entrambi i genitori, è costretto a vivere di espedienti, ed è inseguito costantemente dall’ispettore ferroviario Gustav, che ha l’intento di spedirlo in un orfanotrofio. Attraverso l’insegnamento dello zio, Hugo è anche colui che gestisce il meccanismo degli orologi della stazione, un sistema d’ingranaggi davvero complesso e affascinante.

Il ragazzino coltiva una passione, tramandatagli dal padre, per il cinematografo e in particolare per i sistemi meccanici, come l’automa dalle sembianze umane che proprio il defunto papà gli aveva lasciato.

Un viaggio magico e intenso verso la scoperta del cinema di Hugo Cabret. Il testamento di Martin Scorsese attraverso George Méliès.
Hugo e Isabelle ammirano l’automa

Nel corso della pellicola, Hugo instaura un rapporto d’amicizia con Isabelle, una bambina adottata dal proprietario di un negozio di giocattoli all’interno della stazione, alla quale lo stesso Hugo ha più volte rubato dei piccoli pezzi con il solo fine di riparare l’automa.

Una volta scoperto dal giocattolaio (interpretato egregiamente dal grande Ben Kingsley), quest’ultimo sottrae il prezioso taccuino del ragazzo, indispensabile per la riparazione dell’automa. I due ragazzi capiranno solo in un secondo momento che papà George, così chiamato da Isabelle, è il vero creatore dell’automa al quale Hugo è profondamente legato. Ma dietro papà George si cela una personalità ben più importante.

Hugo e Isabelle, prevalsi da una smaniosa curiosità, faranno riemergere il glorioso e misterioso passato del giocattolaio, che si rivelerà essere uno dei padri fondatori del cinema.

Da qui in poi il film sarà un viaggio alla scoperta del fantastico mondo di George Méliès, conteso fra una magica illusione bambinesca e la reale poetica cinematografica, in una carrellata di sequenze che rievocano alcune delle scenografie più classiche e importanti della storia del cinema.

Un viaggio magico e intenso verso la scoperta del cinema di Hugo Cabret. Il testamento di Martin Scorsese attraverso George Méliès.
George Méliès e Hugo Cabret

La particolarità principale del film è la figura misteriosa del giocattolaio che si rivela essere poi la parte più importante, o quantomeno quella che Martin Scorsese sottolinea con maggior attenzione.

George Méliès è stato forse il precursore di quel genere di film che oggi chiamiamo fantascienza. Le sue intuizioni sono state fondamentali per lo sviluppo della tecnica cinematografica e degli “effetti speciali”, in particolar modo per le sue incredibili scenografie. Il regista francese era particolarmente abile nel creare piccoli mondi paralleli dove la realtà veniva alterata a favore di una visione fantastica e surreale, mettendo in scena personaggi bizzarri, ma al tempo stesso ironici.

La grandezza della pellicola, e di Martin Scorsese in questo caso, è soprattutto legata al fatto che il film riesce a rievocare con particolare accuratezza e fedeltà le stesse emozioni del magico cinema di Méliès.

La pellicola è una piccola biografia nascosta del personaggio, raccontata attraverso gli occhi fanciulleschi del povero ragazzino, che alla fine sono gli stessi dello spettatore. L’automa rappresenta invece la visione romantica di Scorsese nei confronti del cinema, ma al tempo stesso funge da importante snodo narrativo che collega la storia del bambino alla storia del leggendario cineasta francese.

Ad ogni modo Hugo Cabret è la metafora della scoperta del cinema. Il ragazzino è pervaso dal desiderio di capire l’automa e infine capire se stesso, ma l’unica vera risposta alle sue domande è la settima arte.

Viaggio nella Luna (1902) – George Méliès

La fotografia eccelsa e la visionaria regia sono elementi altrettanto fondamentali in un cocktail che unisce sogno e realtà, poesia e mito, in una overdose di citazioni vintage che fanno di Hugo Cabret un’opera profondamente cinematografica.

Martin Scorsese con questo film, una particolare eccezione all’interno della sua carriera, si ritaglia un posto speciale fra quei registi che hanno saputo rievocare l’amore per il cinema, sperimentando sullo stile e sulla sceneggiatura, senza però scadere nel surrealismo più improbabile e nell’utilizzo sfrenato delle nuove tecnologie cinematografiche.

Hugo Cabret sarà sempre un piccolo pezzo del puzzle nel cuore di Martin Scorsese, e del resto, di tutti noi.

Leggi anche: Martin Scorsese e il richiamo della Libertà

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