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Fango sulle stelle – Il film dimenticato di Elia Kazan

Elia Kazan è considerato uno dei registi più importanti del cinema americano. Fondatore dell’Actors Studio insieme a Lee Strasberg e Cheryl Crawford, Kazan propose un modo differente di fare cinema, distanziandosi dallo stile hollywoodiano classico. Con la realizzazione di capolavori come Un tram che si chiama Desiderio (1951) e Fronte del porto (1954), Kazan sfidò più volte la censura, affrontando temi molto controversi per l’epoca.  Tematiche portate sullo schermo attraverso una profonda caratterizzazione dei personaggi, mai così umani e sfaccettati.

A differenza della maggior parte dei protagonisti del cinema classico, i personaggi di Elia Kazan sono difatti veri e propri antieroi.

Accompagnati dal fardello delle proprie debolezze e dei propri errori, personaggi come Blanche DuBois, Terry Malloy e Carl Trask lottano per trovare un posto nella società in cui vivono. Una società corrotta, spesso crudele, specchio di un’America in costante conflitto.  Unendo temi sociali e individuali, il regista ci mostra così come le  grandi crepe della società si riflettano sui già precari rapporti tra i singoli.

Nonostante si ricordi il regista principalmente per film come Un tram che si chiama Desiderio, Fronte del Porto e La valle dell’Eden (1955), c’è un’altra pellicola di Kazan che merita senza dubbio di essere menzionata. Si tratta di Fango sulle Stelle (1960), in originale Wild River, con protagonisti Montgomery Clift e Lee Remick.

Ambientato durante il New Deal di Roosevelt, il film vede Clift nel ruolo di Chuck Glover, un funzionario del governo incaricato di far costruire una diga sul fiume Tennessee. Il fiume sta progressivamente inondando tutte le terre adiacenti, provocando disastri e mietendo vittime tra gli abitanti del luogo. Chuck riesce a convincere tutti i proprietari delle terre a vendere, eccetto un’anziana donna di nome di Ella Garth (Jo Van Fleet, premio Oscar per La valle dell’Eden). La signora Garth è infatti particolarmente legata alla propria terra, frutto del sudore proprio e del defunto marito, e si rifiuta di cederla al governo.

Vani sono i tentativi di Chuck e della nipote della signora Garth, la vedova Carol (Lee Remick), di convincerla a vendere: la donna preferisce morire nella propria casa, piuttosto che cedere i sacrifici di una vita. Nel frattempo Chuck si innamora di Carol e, durante la sua permanenza, si scontrerà con la differente mentalità degli abitanti del luogo.

Con Fango sulle stelle, Elia Kazan dipinge un realistico ritratto delle conseguenze del New Deal sulla popolazione americana.

Da una parte, la sete di progresso e cambiamento, impersonata dal personaggio di Chuck; dall’altra l’angoscia di vedersi strappare via la propria vita, guadagnata con lacrime e sudore, rappresentata da Ella Garth. Due punti di vista differenti, che si scontrano in conseguenza dei continui cambiamenti della società. A uno spettatore moderno sembrerà assurda l’ostinazione dell’anziana signora: com’è possibile che una persona possa scegliere la propria terra alla propria vita? Eppure, grazie anche a un’ottima caratterizzazione del personaggio, Kazan riesce a farci comprendere le ragioni dell’anziana donna. In fondo, sia Chuck sia la maggior parte degli spettatori non  sanno davvero cosa significhi partire dal nulla e costruirsi l’intera esistenza soltanto con le proprie forze; per Ella Garth la propria terra è parte di sé, una componente inscindibile della propria vita.

La mentalità progressista di Chuck si scontrerà inoltre con il razzismo, ancora ben radicato nel Sud degli Stati Uniti, e con i principi tradizionalisti degli abitanti del luogo.

I dubbi e le insicurezze del personaggio hanno qui il volto di uno degli attori più importanti del cinema d’epoca. Montgomery Clift, qui con il viso ancora segnato dal tragico incidente di cui fu vittima nel 1956, ci regala un’interpretazione misurata ed espressiva. Insieme a Marlon Brando e James Dean, Clift fu uno dei primi artisti a proporre un modo differente di recitare, più moderno e incentrato sull’immedesimazione totale nel personaggio. L’attore è perciò perfetto nel ruolo di Chuck Glover, un uomo comune che si trova a combattere in solitudine contro idee e pregiudizi a cui è completamente estraneo. Emblematica da questo punto di vista la sua conflittuale storia d’amore con Carol. La giovane donna, priva di ogni ambizione se non quella di sposarsi, rimarrà infatti al contempo turbata e ammaliata dall’arrivo di Chuck nella sua vita.

Pur nei loro opposti modi di vivere e di pensare, tutti i personaggi possiedono però un tratto in comune: la paura del cambiamento. Ogni minuto che passa il mondo muta, si trasforma,  e i suoi abitanti non possono far altro che soccombere a esso, adattandosi alle strane e continue novità che esso impone. Il regista decide di mostrarci questo disagio sociale riportandoci negli anni ‘30, periodo di grande fede verso il progresso.

Kazan, però, non prende le parti di nessuno. Se da una parte non può che supportare le idee progressiste e moderne di Chuck Glover, dall’altra prova una sentita ammirazione verso la perseveranza della signora Garth.

Quando il film uscì, non ebbe il successo sperato. Probabilmente le tematiche ambientaliste e antirazziste risultarono troppo moderne per il pubblico dell’epoca, che invece sperava in un dramma meno malinconico e riflessivo. La pellicola fu rivalutata anni dopo, anche se tuttora rimane nell’ombra rispetto ad altre pellicole del passato.

Forse Fango sulle stelle non possiede la potenza narrativa di altri più celebri film di Elia Kazan, ma esprime alla perfezione il dramma silenzioso di individui che vedono le proprie certezze collassare in nome di un bene superiore. Una riflessione sempre attuale su come un piccolo cambiamento per qualcuno, possa costituire una tragedia per qualcun altro. Su come ogni cosa possa portare con sé benedizioni e maledizioni.

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