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Aster, Eggers, Peele e la rinascita del cinema horror

Aster, Eggers, Peele e la rinascita del cinema horror

Dopo un periodo in cui le pellicole horror di qualità in sala scarseggiavano, negli ultimi anni il cinema dell’orrore d’autore è tornato a far parlare di sé in maniera estremamente positiva. Gran parte del merito si può attribuire a tre registi, tutti venuti alla luce nell’ultimo lustro, capaci di regalare pellicole di assoluto spessore e di mettere in mostra uno stile perfettamente riconoscibile.

Tutti e tre hanno al momento due lungometraggi all’attivo, ma tanto basta per delineare dei chiari profili. I registi in questione sono Ari Aster (Hereditary, Midsommar), Robert Eggers (The Witch, The Lighthouse) e Jordan Peele (Get Out, Noi). Si tratta di registi diversissimi tra loro, ma tutti capaci negli ultimi anni di dirigere film che, in misura diversa, hanno riscontrato successo di pubblico e critica.

Anche se Aster e Eggers hanno dei chiari punti di contatto, la formazione di questi tre registi è sicuramente eterogenea. Nonostante ciò, si possono notare delle caratteristiche comuni tra le loro pellicole. Queste permettono di individuare degli elementi distintivi nella rinascita del genere horror a cui stiamo assistendo. In particolare è evidente una ricerca nel creare pellicole più ambiziose rispetto ai tanti horror mediocri che popolano le sale cinematografiche. Perché ciò avvenga si cercano di limitare il più possibile gli stereotipi del genere. Inoltre, anche quando essi vengono usati, come in Hereditary, questi non assumono mai il focus principale delle pellicole.

Dopo anni di magra, l'horror d'autore è tornato a far parlare di sé. Gran parte del merito va ad Ari Aster, Robert Eggers e Jordan Peele.
Get Out – Jordan Peele

Evitare cliché non vuol dire però rifiutare ciò che il genere è stato per decenni. Aster, Eggers e Peele non cercano certo di nascondere i film che li hanno ispirati, in alcuni casi anzi impiegano citazioni anche evidenti. Essi si focalizzano però sugli elementi del genere horror che non sono mai venuti a noia al pubblico. In particolare a essere  preponderante è l’elemento psicologico e la tematica della paranoia. Questo non è certo nuovo nell’horror, ma non perde mai di attualità grazie alle sue infinite possibili declinazioni.

Jordan Peele

Dei tre registi in questione, certamente quello che più è riuscito ad avere un successo mainstream è Jordan Peele. Scappa – Get Out è stato il film rivelazione del 2017, capace di incassare oltre 250 milioni di dollari e di vincere un premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. L’opera prima di Peele è perfino difficile da considerare un horror in senso stretto. È infatti più corretto definirlo un thriller sociale, capace di assumere tinte horror in alcune sue parti. Al contrario Noi (2019), film più ambizioso del suo predecessore, ha avuto leggermente meno successo, ma non per questo può essere considerata una pellicola inferiore a Get Out.

Noi – Jordan Peele

Il primo elemento che salta all’occhio del cinema di Peele è il fatto che esso venga principalmente trainato dalla sceneggiatura. Il regista afroamericano riesce perfettamente a sviluppare delle interessanti idee di soggetto in modo da costruire ciò a cui davvero tiene: il commento sociale, fortissimo in entrambe le sue opere. Risulta evidente come dei tre registi in questione, Peele sia infatti il più impegnato politicamente.

Get Out è infatti un film sul razzismo liberal negli USA, non rappresentato da travestimenti e croci bruciate, ma da ardenti sostenitori di Barack Obama. D’altro canto, Noi affronta un ulteriore tema: il rapporto tra diverse classi sociali e il modo in cui la ricchezza dei più benestanti spesso sia a discapito dei più poveri.

Un altro elemento difficile da trascurare nel cinema di Jordan Peele, e soprattutto nel suo modo di scrivere, è il background da comico. In entrambe le pellicole, infatti, non mancano momenti in cui si spezza la tensione. Si può però notare una maturazione: se infatti nell’opera prima questi possono risultare eccessivi, in Noi i momenti comici sono più dosati ed efficaci.

Dopo anni di magra, l'horror d'autore è tornato a far parlare di sé. Gran parte del merito va ad Ari Aster, Robert Eggers e Jordan Peele.
Midsommar – Ari Aster

Ari Aster

Ari Aster è invece un regista decisamente più visivo rispetto a Peele. Non mancano infatti in entrambe le pellicole da lui realizzate lampi di assoluta brillantezza nei movimenti di macchina. Dei tre registi Aster, almeno come formazione, è probabilmente il più vicino ai canoni classici dell’horror. Non a caso al centro del suo film d’esordio, Hereditary (2018), è presente il tema della possessione da parte di spiriti maligni.

Come in tutte le grandi pellicole dell’orrore, però, il soprannaturale è un pretesto per raccontare temi decisamente più terreni. In particolare, il cuore di Hereditary è rappresentato dall’idea di disfacimento della famiglia. I rapporti tra i protagonisti del film si rivelano infatti estremamente tesi e gli accadimenti del girato portano allo scoperto dei nodi irrisolti.

Midsommar (2019) è un film decisamente meno classico e allo stesso tempo più ambizioso. Il più evidente elemento distintivo è rappresentato dalla luce: il lungometraggio è interamente ambientato in pieno giorno. Inoltre, vengono abbandonati gli elementi sovrannaturali. Le peripezie del film appaiono del tutto al di fuori della realtà, ma non per questo inverosimili.

Hereditary – Ari Aster

Dei tre registi qui analizzati Aster è probabilmente quello che riesce più facilmente a creare una forte inquietudine.

Sia Hereditary che Midsommar sono film capaci di generare un chiaro senso di angoscia. Infatti, in entrambe le pellicole non si cerca mai lo spavento da jumpscare, ma si mantiene una tensione costante anche nelle sequenze di distensione. Il più chiaro punto forte è rappresentato dalla capacità di tratteggiare dei mondi in cui lo spettatore non si può mai sentire al sicuro, poiché è difficile anticipare i comportamenti di coloro che li popolano.

Aster delinea dei personaggi, anche quelli che si possono considerare positivi, in modo avverso alla perfezione, motivo per cui spesso possono risultare sgradevoli, alimentando il senso di malessere che aleggia sullo spettatore durante la visione del film.

Robert Eggers

Eggers, dei tre, si può invece considerare il regista più classico. L’autore di The Witch (2015) e The Lighthouse (2019) è sempre estremamente attento alla perfezione formale delle sue inquadrature, che in molti casi potrebbero essere dei quadri degni di una mostra d’arte. Le inquadrature vengono mantenute a lungo, non si cerca né un montaggio ipercinetico né un utilizzo particolarmente dinamico dei movimenti di macchina, che sono al contrario molto lenti. Eggers, come anche Aster, del resto non ha mai negato l’influenza bergmaniana sul suo cinema e ciò è sicuramente evidente nello stile.

Dopo anni di magra, l'horror d'autore è tornato a far parlare di sé. Gran parte del merito va ad Ari Aster, Robert Eggers e Jordan Peele.
The Witch – Robert Eggers

Inoltre, dei tre registi è sicuramente il meno horror. Pur avendo delle atmosfere inquietanti, né The WitchThe Lighthouse sono degli horror puri, ma al contrario inseriscono degli elementi tipici del cinema dell’orrore in drammi storici. Oltre a ciò, non si cerca mai lo spavento fine a se stesso, ma al contrario si punta su un clima di costante tensione.

In entrambe le pellicole di Eggers l’elemento soprannaturale è presente, ma non certo in maniera costante. Al contrario, lo spettatore non ha mai la certezza che il soprannaturale sia realmente in scena. Questo potrebbe al contrario essere solo negli occhi dei personaggi. In The Witch infatti i protagonisti sono una famiglia di fanatici religiosi, con il costante dubbio che ciò che accade possa essere interamente una suggestione.

Analogamente in The Lighthouse, non si può escludere che gli eventi che accadono al personaggio di Robert Pattinson non siano in parte allucinazioni dovute al forte senso di alienazione da lui provato. Infine, nel cinema di Eggers non si può non notare la forte presenza di simboli, che possono essere religiosi o mitologici, che arricchiscono la lettura di The Witch e The Lighthouse ben al di là di quanto possa essere colto a una prima visione.

The Lighthouse – Robert Eggers

Complessivamente Aster, Eggers e Peele sono i tre nomi maggiormente discussi del cinema horror degli ultimi anni.

Allo stesso tempo, però, sono svariati i film di alto livello che questo genere ha portato nelle sale recentemente, con un buon ritorno non solo in termini di accoglienza della critica, ma anche di incassi. Che gli anni appena passati e quelli a venire siano destinati a diventare una nuova età dell’oro per il cinema horror come lo erano stati gli anni ’70 e ’80? Non possiamo che augurarcelo.

Leggi anche: Eros e Thanatos – Il Peccato dell’Amore nel Cinema Horror

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