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Il Finale di Magnolia – La pioggia di rane

Come un fulmine a ciel sereno, Magnolia di Paul Thomas Anderson è piombato sulle nostre vite. L’opera è forse il primo capolavoro del regista statunitense, fortunatamente non ultimo della sua brillante filmografia. Un film senza tempo, una gemma del cinema americano, vincitore dell’orso d’oro al Festival di Berlino nel 2000.

Frank T.J. Mackey e il padre

Bisogna ammettere che Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino ha aperto la strada nel raccontare storie parallele e destini incrociati, ma sarebbe davvero banale etichettare un film così complesso in poche parole. Magnolia (1999) è forse il film più intenso dal punto di vista emotivo della carriera di Anderson, ed è quello che forse esplora in maniera più approfondita il concetto di “relazioni umane”.

L’universo creativo del cineasta statunitense immerge lo spettatore in un’antologia di drammi esistenziali, esperienze parallele e demoni del passato, che s’intrecciano e si specchiano in nove storie differenti.

Quella dell’arrogante e presuntuosa misoginia del presentatore Frank Mackey (Tom Cruise) che insegna a corteggiare e disprezzare le donne, quella di un anziano donnaiolo moribondo (Jason Robards) e il suo premuroso e sensibile infermiere (Philip Seymour Hoffman). Non mancano all’appello un poliziotto maldestro e solitario, e una ragazza fragile e nevrotica, ma questi sono solo alcuni dei personaggi principali del film, che vanta un cast davvero formidabile e una regia magistrale nel cogliere lo stato emotivo dei protagonisti.

Donnie Smith (al centro)

Anderson riflette sul tema dell’introspezione caratteriale con delicatezza e sensibilità, ma al tempo stesso riesce a cogliere ogni sfaccettatura personale con graffiante puntualità.

Detto ciò, vi sono molte scene della pellicola che sono particolarmente significative, ma noi vogliamo cercare d’immergerci in quella che è forse la più astratta, ma anche la più evocativa: la pioggia di rane.

I nostri personaggi vengono definitivamente spogliati del loro stato emotivo superficiale, gettando così la maschera che si erano creati per sopravvivere. Ognuno dei protagonisti è ormai immerso in un profondo esame di coscienza spirituale, che porta loro ad affrontare i demoni del passato in una carrellata di scene davvero struggenti.

Mentre scorrono fiumi di lacrime e ogni certezza si sgretola, una pioggia di rane si abbatte sulle loro vite, sconvolgendo per alcuni minuti l’intera cittadina, e in un certo senso, la loro esistenza.

Ma qual è il significato di quest’evento così raro? Qual è l’interpretazione del regista?

La pioggia di rane, che rappresenta il vero finale di Magnolia, è un fatto sia poetico che astratto, evocativo e misterioso.

In una visione pirandelliana, si potrebbe affermare che la pioggia sia una coperta che avvolge tutti nel caos della vita, metafora delle sofferenze e dei drammi che in qualche modo legano tutti gli esseri umani, di qualsiasi etnia o classe sociale.

Un’altra opinione potrebbe essere quella dell’intervento divino, che non esclude necessariamente la prima. In questo caso l’opera di Anderson assumerebbe un significato leggermente diverso, ora più astratto e meno esistenziale. Come se qualcuno, stanco dei complessi drammi che affliggono l’essere umano, avesse lanciato un segnale dal cielo per aiutare quest’ultimo ad affrontare i tormentati spettri della sua vita.

Magnolia è un profondo saggio sull'esistenzialismo e sulla poetica del caos, in cui rane e certezze cadono come pioggia nella scena finale.
La pioggia di rane

Non è un caso se, subito dopo la fine della pioggia, il clima si distende e le relazioni fra i protagonisti assumono sfumature più dolci che amare.

Nonostante lo stesso Anderson abbia dichiarato, in un’ormai datata intervista, di non conoscere fino in fondo il significato intrinseco della pioggia di rane, si può dire che la componente religiosa sia uno dei punti di riferimento nel suo cinema.

Oltre alla pioggia stessa, in Magnolia vi sono numerosi riferimenti biblici nascosti. In generale Anderson riflette spesso sul confine tra fede e raziocinio, pur con riferimenti non sempre espliciti.

La pioggia potrebbe avere quindi la funzione di rappresentare l’atto divino (che l’uomo fatica a comprendere) attraverso un evento del tutto straordinario e imprevisto, che invece contraddistingue la vita umana.

Qualsiasi sia l’interpretazione, il fatto oggettivo è che la pioggia cambia quasi radicalmente la storia. Uno spunto narrativo sorprendente, la pennellata finale che contraddistingue l’affresco esistenziale dell’opera. Magnolia è una grande nuvola che avvolge diverse tematiche negli stessi concetti: la colpa, gli scheletri del passato che riaffiorano e il dolore.

In un certo senso, Magnolia è molto più che un film drammatico; in realtà è una vera e propria riflessione sui rapporti umani e addirittura, un tentativo audace di mostrare la vera natura dell’uomo.

La pioggia di rane è quel fattore “x” che rimescola le carte, che rimette tutto in gioco e ci ricorda, una volta di più, che tutto può accadere e niente è davvero sotto il nostro controllo.

Narratore: «L’umile opinione di questo narratore è che di cose strane ne accadono in continuazione, è sempre così, è sempre stato così…».

Il mondo accade, ma forse non necessariamente per una ragione.

Leggi anche: Magnolia – La Poetica dell’Improbabile

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