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Homelander – Il sogghigno di Dio sull’abisso dell’umanità

Nell’era dell’apparenza, dove la forma vince sulla sostanza e l’immagine divora l’immaginario, non è rimasto che questo: un bianco sorriso sopra un nero abisso. Homelander svolazza su quell’abisso, nutrendosi di ammirazione e cure materne, per poi, una volta sazio, masturbarsi sull’immagine che il mondo ha di lui.

Veramente un personaggio sui generis quello uscito dall’inchiostro delle penne di Garth Ennis e Darick Robertson, creatori dell’omonimo fumetto da cui è tratta la serie tv The Boys (2019), fiore all’occhiello della piattaforma Prime Video. Homelander (in italiano Patriota), interpretato dall’ottimo Antony Starr, è chiaramente un villain travestito da eroe, ma la sua natura è molto più complessa di quanto potrebbe sembrare a prima vista.

Se da una parte nasconde senza difficoltà i più nefasti istinti – spesso tradotti in crimini – dietro un rassicurante sorriso e uno sgargiante mantello a stelle e strisce, dall’altra si ritrova indifeso di fronte al desiderio di sentirsi amato. Uno dei leitmotiv della prima stagione è proprio il rapporto morboso con Madelyn Stillwell, una dei pezzi grossi della Vought, che incarna la perfetta sintesi di madre e amante.

Ora Homelander osserva furtivamente l’intimità delle cure materne che Madelyn offre al proprio neonato, bramando di prenderne il posto; ora trae godimento carnale dal suo corpo.

Patriota svolazza sull’abisso dell'umanità, nutrendosi di ammirazione e cure materne, saziandosene, per poi masturbarsi sull’immagine che il mondo ha di lui
Patriota e Madelyn Stillwell

Il complesso di Edipo assume, in questo caso, la forma di un artificio. Lo stesso Super prima proietta sulla responsabile della Vought il desiderio, inespresso durante l’infanzia, che qualcuno si prenda cura di lui, creando, di fatto, un surrogato della figura materna. Poi, sull’onda delle dinamiche abbondantemente sviluppate dalla teoria freudiana, sessualizza l’oggetto dell’amore e asseconda la pulsione inconscia di dissetarsi alla fonte di quell’affetto familiare.

A sugellare l’ambiguità di una simile relazione, un elemento dal forte simbolismo come il latte, ricco di proteine e di riferimenti cinematografici.

Lo si lega, talvolta, nel capolavoro di Stanley Kubrick Arancia Meccanica (1971), ad Alex DeLarge e ai suoi drughi, quasi costituisse lo spazio neutro in cui si intersecano innocenza e (ultra)violenza. Altresì, il suo fine si risolve, paradossalmente, nel costituirsi mezzo nella creazione di quell’ineliminabile tensione tra vita e morte che abita i film di Alfred Hitchcock, nella fattispecie Il sospetto (1941). (Leggi: Il Sospetto – l’ambiguità di un bicchiere di latte).

Il latte ripulisce l’estetica della forma del male che caratterizza personaggi come Hans Landa in Bastarsi senza gloria (2009) o Anton Chigurh in Non è un paese per vecchi (2007), direzionando l’attenzione su quel bianco splendente che risalta nell’oscurità della loro (so)stanza, esattamente come nel film di Hitchcock già citato.

Il dualismo innocenza-violenza e quello vita-morte, attraverso il latte, si ripresentano prepotentemente, e con la stessa efficacia, anche in The Boys, tingendosi di nuove sfumature.

Anton Chigurh, Alex DeLarge, Hans Landa.

Homelander getta luce su quei dualismi, ma allo stesso tempo li spezza, dissacrando l’idea del latte – nello specifico quello materno – come elemento catartico.

La sua ossessione, ben lungi dal favorire il richiamo, per contrasto, all’innocenza e alla vita, diventa terreno fertile in cui germogliano i semi del feticismo. Mai uscito dalla fase orale, primo stadio dello sviluppo psicosessuale nella teoria freudiana, Patriota sarebbe sicuramente diventato, a sua volta, il feticcio di Sigmund Freud.

Durante la fase orale, che viene collocata dal primo giorno di vita al diciottesimo mese, il bambino trae piacere attraverso la bocca, che diventa dunque zona erogena. Le labbra forniscono il punto di contatto con il mondo esterno, del quale cibarsi avidamente. L’egoismo viene alimentato dalla sensazione che esistano solo lui e la fonte di quel nutrimento, che il bambino esperisce come estensione della propria corporeità, quindi soggetta al proprio dominio.

Invidia e gelosia, invero, risaltano fra le emozioni di Homelander per l’intera prima stagione: non riesce a smettere di desiderare, guidato da un egocentrismo infantile mai pienamente sviluppato, di trovarsi al posto del neonato, al centro delle attenzioni materne. Il sesso con la stessa Madelyn non è che l’inconscia consolazione del non poter trarre godimento, attraverso le proprie labbra, da quella relazione con il mondo esterno originaria che caratterizza la fase orale.

Patriota svolazza sull’abisso dell'umanità, nutrendosi di ammirazione e cure materne, saziandosene, per poi masturbarsi sull’immagine che il mondo ha di lui

Non è un caso che nella seconda stagione, forse ancor di più, venga messo in rilievo quella modalità di esperire il mondo che, se nel neonato è conforme allo sviluppo, nell’adulto assume i grevi toni della patologia. Homelander viene quasi sorpreso dalla sua assistente nel pieno di un orgasmo mentale derivante dal contatto della propria lingua con il latte materno dell’ormai defunta Madelyn, presumibilmente imbottigliato in precedenza per esigenze varie. Così come si lascia stimolare la zona orale dalle familiari dita intrise di latte del mutaforma che, sotto obbligo dell’idolo d’America, assume le sembianze della stessa.

Eliminando il mutaforma, Homelander sembra staccare il cordone ombelicale dal mondo degli affetti, salvo poi ricadere nella trappola dell’attaccamento morboso sia con Stormfront che con il figlio.

La mancata indipendenza affettiva si lega inevitabilmente alla necessità di essere amato dal mondo intero. La fama, tuttavia, è un costrutto sociale molto più fragile dell’amore materno. Ne è ben consapevole Patriota quando, non essendo in grado di portare in salvo tutte le persone sull’aereo, decide di non salvare nessuno: la fama non può essere macchiata dal fallimento.

A onor del vero, sarebbe un grave errore appesantire i Super di ogni responsabilità morale, perché questi non sono altro che il riflesso di una società anestetizzata. La verità non è così importante in fin dei conti, se la qualità delle persone si misura attraverso l’indice di gradimento, o magari con la quantità di like.

Nel mondo dell’ossessione estetica, dove non conta ciò che siamo ma ciò che facciamo credere agli altri di essere, in conformità con i valori con cui noi stessi abbiamo esacerbato la società, la verità si è dissolta nell’apparenza, così come la morale. Non sorprenda, dunque, che nell’iperbole del microcosmo supereroistico di The Boys sia importante, per i Super, non tanto fare ciò che è bene, quanto fare ciò da cui consegue popolarità. Che a volte coincidano è accidente, non sostanza.

L’ontologia e la morale sgombrano il campo alla degenerazione dell’estetica. L’umanità ha gettato se stessa nell’abisso dell’anonimato, dal quale difficilmente riemergerà.

Homelander continua a svolazzare sopra quell’abisso, sorridendo come un sole che proietta ombre che l’umanità possa idolatrare. Da quella caverna platonica non se ne esce senza sacrificare l’immagine artificiale di noi stessi, costruita ad hoc, da dare al mondo. Ma quel sorriso, in realtà, è un sogghigno, perché gli uomini hanno creato un nuovo Dio senza nemmeno essersene resi conto: l’immagine che non vogliono sacrificare, appunto. E questa spinge la loro anima, ciò che realmente sono, sempre più in fondo a quell’abisso.

Leggi anche: The Boys – Il Crepuscolo degli Idoli

Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere. Aspirante giornalista. Nerd da prima che diventasse una moda. Amante di tutto ciò che fa esplodere la mente: dalla filosofia alla fisica quantistica, passando per la filmografia di David Lynch. Trova che scrivere sia l'unico modo per rallentare l'entropia dell'universo. Se poi un giorno - si spera non troppo lontano - sarà anche retribuito per farlo ancora meglio.

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