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Ungaretti e la Guerra | Poetico Cinematografico

Breve nota al lettore o alla lettrice: le sezioni in evidenza che seguono sono tratte da L’Allegria, da Il Sentimento del Tempo e da Il Dolore, raccolte di poesie ora contenute in Vita d’un Uomo di Giuseppe Ungaretti. Tutto il resto è invece composto da sezioni di varie sceneggiature di tre film aventi come tema la guerra (la traduzione italiana è a opera di chi scrive): 1917, Salvate il soldato Ryan e Apocalypse Now. Tutto ciò che segue non vuole essere in alcun modo una comparazione o un’analisi, bensì una sorta di danza tra varie opere che, sempre mantenendo una splendida unicità, entrano allo stesso modo in contatto col tema della guerra e dei suoi orrori che, purtroppo, anche se raccontati da voci diverse, non cambiano mai.

Le opere del poeta ermetico Ungaretti vengono messe in relazione con tre film aventi come tematica principale la guerra e i suoi orrori.
1917 (2019) di Sam Mendes

«E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare
».

(G. Ungaretti, “Allegria di Naufragi”)

Il terreno è come melassa. Le mani e i gomiti di Schofield vi affondano dentro mentre lui si spinge in avanti, i suoi occhi puntati attraverso il filo spinato inglese verso le linee tedesche.

Il mondo intero è lunare e vuoto. La terra è ridotta in atomi, tutta cumuli e buche.

Nulla si muove. Nulla vive.

L’unico suono è il respiro di Blake che si solleva fuori dalla trincea accanto a Schofield.

Entrambi gli uomini sono immobili. Ricurvi sulle loro stesse ginocchia, due animali notturni colti alla luce del sole.

Il filo spinato inglese forma anelli di fronte a loro, intricato e alla rinfusa. Un casino muovercisi attraverso.

Si drizzano in piedi e si muovono in avanti, sopra la terra viscida, verso le putride carcasse dei cavalli. Respirando con le bocche, nel tentativo di sopportare il fetore.

Uno strato di pelo nero copre gli animali, mentre Schofield e Blake si avvicinano ai corpi si accorgono che lo strato è invece di mosche, centinaia di mosche.

Le opere del poeta ermetico Ungaretti vengono messe in relazione con tre film aventi come tematica principale la guerra e i suoi orrori.
1917 (2019) di Sam Mendes

«In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba

Ungaretti
uomo di pena
ti basta un’illusione
per farti coraggio

Un riflettore
di là
mette un mare
nella nebbia
».

(G. Ungaretti, “Pellegrinaggio”)

Le opere del poeta ermetico Ungaretti vengono messe in relazione con tre film aventi come tematica principale la guerra e i suoi orrori.
Salvate il soldato Ryan (1998) di Steven Spielberg

Una casa e un fienile in fiamme. Un vecchio contadino francese è a terra in ginocchio, piange, accanto alla sua famiglia massacrata, due donne adulte, un maschio adulto e un bimbo, non più di dieci anni. I suoi animali, un paio di mucche e un cavallo da tiro e alcuni maiali sono morti anche loro, riempiti di piombo. Un paracadutista americano giace stravaccato a terra con bossoli vuoti attorno al cadavere.

Miller e i suoi uomini si avvicinano cautamente. Miller si muove verso Upham, che a sua volta si abbassa accanto al contadino francese e gli parla gentilmente in francese.

Il Contadino parla piano come se fosse in trance. Upham comincia a tradurre.

UPHAM
Cinque notti fa, ha trovato questo paracadutista impigliato in un albero con una gamba rotta. La gamba si è infettata. La scorsa notte è andato a Ville Cholet per trovare un medico. Il dottore si è rifiutato di venire e quando lui è arrivato qui, questo è quello che ha trovato. I Crucchi devono essersi fatti vivi mentre era via.

MILLER
Ne ha visto qualcuno?

Upham chiede gentilmente. Il Contadino risponde.

UPHAM
No, ma ha sentito sparare, verso est, meno di un kilometro.

MILLER
Ringrazialo e digli che ci dispiace per le sue perdite.

Miller si allontana senza guardarsi indietro. Gli uomini esitano. Il sergente scrolla la testa verso di loro per farli muovere da lì. Loro lo fanno.

Upham si abbassa e parla dolcemente al Contadino, gli mette la mano sulla spalla, poi si alza e segue gli altri.

Le opere del poeta ermetico Ungaretti vengono messe in relazione con tre film aventi come tematica principale la guerra e i suoi orrori.
Salvate il soldato Ryan (1998) di Steven Spielberg

«Fui pronto a tutte le partenze.

Quando hai segreti, notte hai pietà.

Se bimbo mi svegliavo
Di soprassalto, mi calmavo udendo
Urlanti nell’assente via,
Cani randagi. Mi parevano
Più del lumino alla Madonna
Che ardeva sempre in quella stanza,
Mistica compagnia.

E non ad un rincorrere
Echi d’innanzi nascita,
Mi sorpresi con cuore, uomo?

Ma quando, notte, il tuo viso fu nudo
E buttato sul sasso
Non fui che fibra d’elementi,
Pazza, palese in ogni oggetto
Era schiacciante l’umiltà

Il Capitano era sereno.

(Venne in cielo la luna)

Era alto e mai non si chinava.

(Andava su una nube)

Nessuno lo vide cadere,
Nessuno l’udì rantolare,
Riapparve adagiato in un solco,
Teneva le mani sul petto.

Gli chiusi gli occhi.

(La luna è un velo)

Parve di piume».

(G. Ungaretti, “Il Capitano”)

Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola

Kurtz entra dalle tenebre.

KURTZ
Ho visto degli orrori. Orrori che ha visto anche lei. Ma non avete il diritto di chiamarmi assassino, avete il diritto di uccidermi, questo sì, avete il diritto di farlo, ma non avete il diritto di giudicarmi.

Primissimo piano su Kurtz

Mangia un pezzo di frutta.

KURTZ
Non esistono parole per descrivere lo stretto necessario a coloro che non sanno cosa significhi l’orrore. L’orrore. L’orrore ha un volto. E bisogna essere amici dell’orrore. L’orrore e il terrore morale ci sono amici. In caso contrario, allora diventano nemici da temere. Sono i veri nemici.

Angolo diverso

Colby è in piedi sulla porta posteriore del tempio, mentre esegue una routine di Tai Chi. Willard è seduto davanti a lui, mentre guarda Kurtz, mentre lo ascolta mentre questi parla dal letto. Una donna nativa è lì, e anche lei ascolta.

KURTZ
Ricordo quando ero nelle forze speciali. Sembra siano passati mille secoli. Siamo andati in un accampamento per vaccinare dei bambini. Andati via dal campo dopo averli vaccinati tutti contro la polio, un vecchio in lacrime ci raggiunge correndo. Non riusciva a parlare. Allora tornammo al campo, quegli uomini erano tornati e avevano mutilato, a tutti quei bambini, il braccio vaccinato. Stavano lì, ammucchiate. Un mucchio di piccole braccia. E mi ricordo che ho pianto, ho pianto come una povera nonna. Avrei voluto cavarmi tutti i denti, non so neppure io cosa volevo fare. Ma voglio ricordarmelo, non voglio dimenticarlo mai. Non voglio dimenticarlo mai. E a un certo punto ho capito. Come se mi avessero sparato, mi avessero sparato un diamante, un diamante mi si fosse conficcato nella fronte.

E mi sono detto, oh Dio, che genio c’era in quell’atto! Che genio! La volontà di compiere quel gesto. Perfetto, genuino, completo, cristallino, puro. Allora ho realizzato che loro erano più forti di noi. Perché riuscivano a sopportarlo. Non erano mostri. Erano uomini, squadre addestrate. Questi uomini avevano un cuore, avevano famiglia, avevano bambini, erano colmi d’amore, ma avevano avuto la forza, la forza di farlo. Se avessi avuto dieci divisioni di uomini così, i nostri problemi sarebbero finiti da tempo. C’è bisogno di uomini con un senso morale, e allo stesso tempo capaci di utilizzare il loro primordiale istinto di uccidere senza sentimenti, senza passione, senza giudizio, senza giudizio. Perché è il giudizio che ci indebolisce.

Le opere del poeta ermetico Ungaretti vengono messe in relazione con tre film aventi come tematica principale la guerra e i suoi orrori.
Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola

«Chiuso fra cose mortali

(Anche il cielo stellato finirà)

Perché bramo Dio?».

(G. Ungaretti, “Dannazione”)

Leggi anche: Apocalypse Now – L’Umano e l’Orrore

Michel Buraggi
Laureato in Lettere Moderne, aspirante regista e sceneggiatore. Studio, scrivo, mi lamento e bevo tanto tanto troppo caffè.

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