Home Cinebattiamo Enciclopedia dell'Anti-Eroe Perché Joel Miller? | The Last Of Us

Perché Joel Miller? | The Last Of Us

Bill: «Ti racconto una storia. C’era una volta qualcuno a cui tenevo davvero, una persona… qualcuno di cui mi prendevo cura. Ma in questo mondo, quel genere di cazzate serve solo a una cosa: farsi ammazzare».

Joel Miller ne è ben consapevole: la sofferenza è inevitabile se ti preoccupi di qualcuno o qualcosa. In un mondo devastato da una piaga, dove l’unica regola è uccidere o essere uccisi, affezionarsi è il morbo peggiore. L’amore è come un’infezione che si insinua nell’organismo, alimentandolo o distruggendolo, a seconda dei casi. Il problema è che è difficile resistergli.

Joel amava sua figlia Sarah come nessuno ha mai più amato un altro essere umano, ma la crisi del mondo gliel’ha portata via. Quello che è stato il trauma dell’umanità, la pandemia di cordyceps, non è niente a confronto della perdita di Joel. Segnato a vita, adesso è un orologio rotto, che cerca di tirare avanti su una Terra desolata, un sopravvissuto che aspetta la fine dei suoi giorni.

In realtà, ce ne sono tanti come lui, la sua amica Tess, ad esempio. Persone che hanno giustificato la violenza e il sangue sulle loro mani dietro la maschera della sopravvivenza. Tuttavia, in molti cercano redenzione, cercano un motivo per andare avanti e combattere che sia autentico, che sia giusto. Non Joel, ormai rude, abbattuto e scontroso, ma Tess sì.

È lei, infatti, a trovare un lavoro che non sia contrabbandare o rompere le ossa a qualche malcapitato: un lavoro che potrebbe determinare il destino dell’umanità. Una ragazzina immune da portare alle Luci, per poter estrarre un vaccino dal suo corpo. Il suo nome è Ellie, ed è l’ultima di noi.

Joel
Ellie e Joel, nel primo gioco, osservano le strade di Salt Lake City, dalla relativa sicurezza di un tetto

Joel Miller – Il Non-Eroe

Joel, dopo aver perso Sarah, è un cowboy stanco, privo di ogni voglia di andare alla riscossa, fa solo quello che deve per sopravvivere. Non ha nessuna intenzione di portare Ellie dalle Luci, è solo un lavoro pericoloso e inutile. Lei non è sua figlia e lui non è suo padre.

Perché si convinca, dovrà esserci ancora morte, un ultimo sacrificio. Tess viene infettata, Joel deve dire addio all’ennesima persona a cui è affezionato. Forse, grazie a Ellie, questo ciclo di sofferenze potrà terminare.

Tuttavia, per quanto decida di iniziare il viaggio, il suo obiettivo all’inizio è un altro: scaricare la ragazza a suo fratello Tommy, così che sia lui a finire il lavoro. Eppure, dopo essere sfuggiti a varie imboscate, superando diverse orde di infetti, tra Ellie e Joel qualcosa nasce. La tenacia di Ellie e, insieme, la sua premura, fanno breccia nel rude cuore desolato di Joel, che intravede la possibilità di ritrovare un senso alla sua vita. Non vuole avere paura di essere felice, non vuole avere paura di amare.

Dopo graffi, cicatrici, sangue e proiettili presi per difendere quella ragazzina, capisce che per lui c’è ancora speranza. Ha riscoperto il suo amore paterno attraverso la sofferenza, che lei ha lenito coraggiosamente ferita dopo ferita.

Un amore, tuttavia, contaminato dalla paura, da un lato oscuro di egoismo e vulnerabilità. Joel non è un eroe americano, non è nemmeno un antieroe, perché quello che sceglierà di fare è assai lontano dal concetto di eroico. Non è il vagabondo solitario armato di revolver che vive degli ideali della campagna statunitense: Joel è solo un essere umano. O peggio, un essere umano solo. Un pistolero solitario che ha ritrovato l’amore e non ha nessuna intenzione di lasciarlo andare, anche se questo dovrebbe significare condannare l’intera umanità. E non gli basterà.

Joel arriverà a mentire a Ellie sul suo destino. Lei, che sperava che la sua immunità avesse un senso, vivrà per anni pensando che tutto quello che ha fatto sia stato vano. Tutto per l’incapacità di Joel di accettare di perdere nuovamente una riscoperta figlia.

«I believe, and I believe ’cause I can see
Our future days
Days of you and me».

(Pearl Jam, “Future Days”)

L’appoggiarsi a una balaustra preannuncia sempre un momento di intimo e silenzioso confronto per Ellie e Joel. I loro attimi più significativi nei due giochi, infatti, avvengono in spazi simili e sempre nelle fasi finali della narrazione. Una sorta di spazio-tempo del loro amore e della loro relazione.

Si sente spesso parlare della forza dell’amore, ma in poche narrazioni l’amore è così potente da annientare la razza umana. È una promessa, non un’emozione, da mantenere a qualunque costo. E Joel si rivela un uomo di parola, che mantiene le promesse fatte al tramonto, così come tutte le altre, tipo quella di insegnare a Ellie a suonare la chitarra. Quella promessa ha condannato l’umanità.
Non il fungo, ma l’affetto risulta l’infezione più pericolosa e inarrestabile: è incurabile e spesso irresistibile. Non è difficile rispondere alla domanda: perché Joel? Perché condannare l’umanità?.

The Last Of Us, in fondo, non è che una storia d’amore, in tutte le sue complesse sfaccettature e manifestazioni, dalle più nobili alle più egoistiche. Un western crepuscolare di amore e morte, di malinconia e violenza.

L’affezione di Joel, infatti, innescherà un ciclo di violenza che si ripercuoterà sulla vita di Ellie in The Last Of Us Parte II. Le parole di Bill, citate all’inizio, risulteranno profetiche: «l’amore condurrà a una morte». Tuttavia, non importa. La volontà di Joel alla fine del secondo capitolo si manifesta chiara: lo rifarebbe, qualunque sia il prezzo da pagare. Anche dovesse aspettare tutta la vita che lei lo perdoni. Non è un caso che su quel portico, in quel flashback finale della Parte 2, lui suoni alla chitarra Helplessly Hoping: non può fare a meno di sperare che lei lo redima.

Ellie, alla fine, dovrà portare il fardello del fantasma di Joel, tutta sola in questo mondo. Com’è possibile andare avanti dopo una vita di sofferenze e amori infranti? Risuonano le parole di Joel, di cui Ellie non potrà che ricordare l’amore che l’ha insieme salvata e condannata.

«Sono stato un sopravvissuto per molto tempo. Non importa nient’altro, alla fine trovi sempre qualcosa per cui continuare a combattere
– Joel Miller

Leggi anche: Il finale di The Last Of Us: Parte II – Il Mio Dovere

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