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The Boys – Nella mente di Homelander

Apparentemente sembra il più facile dei cattivi, il personaggio di The Boys. Eppure, nonostante tali apparenze, il leader dei Seven, Homelander, cela caratteristiche più complesse, sfumate ed eticamente complicate di ciò che sembra.

Biondo, occhi azzurri, fisico perfetto e superpoteri completi: Homelander è chiaramente il Superman dell’universo della serie ideata da Kripke, ma, a parte queste caratteristiche ideali, le somiglianze si fermano qui.

Perché questo “ideale salvatore della gente comune”, di ideale non ha nulla. Vanagloria, narcisismo e impulsività sono tratti fondamentali del suo carattere: Homelander è un personaggio assetato di potere che di farsi guidare verso la giustizia e il Bene non ne vuol sentir parlare.

Se nella prima stagione, tuttavia, Homelander sembra un personaggio esclusivamente nero, già dal finale della stagione – ma anche e soprattutto attraverso le narrazioni degli episodi della seconda stagione – un po’ di sfumature grigie emergono. Soprattutto approfondendo il passato e le origini del personaggio, infatti, i fan conoscono un po’ meglio questo Super cattivo e, in parte, possono empatizzare con la sofferenza dovuta agli abbandoni patiti in infanzia.

Cresciuto come una cavia da laboratorio, infatti, l’infanzia in cattività, caratterizzata da abusi e deprivazioni, ha influenzato la sua personalità e difficilmente qualcuno di noi sarebbe riuscito a integrarsi una volta giunto all’età adulta.

The Boys: gli abusi di Homelander

The Boys: Homelander è più di un villain semplicemente cattivo. Nella sua infanzia si cela il germe di un'ingiustizia più complessa.
The Boys – Homelander

Gli abusi di Homelander si sviluppano su due piani: in primo luogo, quelli che lui ha subito da piccolo e, in secondo luogo, quelli che lui mette in atto sulle vittime, dai colleghi Super alla gente comune.

In psicologia, la dialettica dell’abusato-abusante non è per nulla rara come modalità comportamentale di soggetti cresciuti in un contesto di vita maltrattante e anaffettivo. Quello di Homelander, cresciuto in un laboratorio da scienziati che testavano il siero V su di lui, era un contesto altamente lontano da un ideale calore materno.

Di conseguenza, che gli abusi da lui subiti si tramutino in abusi da lui perpetrati sul prossimo non dovrebbe sorprenderci: i suoi poteri facilitano la realizzazione di questo intento maligno, ma se le intenzioni sono maligne è perché non ha mai avuto spazio per fare pensieri positivi sulla sua vita e sulla sua crescita.

The Boys è una serie più strutturata di quanto possa sembrare perché, nonostante a prima vista identificare Homelander come il cattivo di turno possa sembrare facile, dal punto di vista complessivo quello che emerge è che egli è estremamente giustificabile: chiunque può empatizzare con la sua tendenza a predominare prepotentemente sugli altri perché ha avuto la sfortuna di non conoscere altre modalità relazionali.

Il punto è che egli è un’icona culturale e sociale: in virtù del prestigio che ricopre come uomo più celebre del pianeta, Homelander ha da mantenere un certo feeling con i colleghi supereroi e con i suoi fan; mascherare la propria malvagità con sorrisi e rassicurazioni diventa presto la strategia di coping più funzionale per non mostrare la propria vera natura.

In questa natura, quindi, rientrano esperienze sulle quali egli purtroppo aveva poca capacità di controllo. A seguire, l’approfondimento riguarderà le evoluzioni psicologiche e psicopatologiche dettate dalle deprivazioni e dai maltrattamenti subiti da fanciullo.

The Boys: Homelander e l’attaccamento disorganizzato

The Boys: Homelander è più di un villain semplicemente cattivo. Nella sua infanzia si cela il germe di un'ingiustizia più complessa.
The Boys – Homelander

In psicologia dello sviluppo, Bowlby è uno psicoanalista che si è occupato di studiare l’attaccamento dei bambini alle proprie madri, classificando gli stili di attaccamento attraverso diversi parametri valutati in una situazione sperimentale precisa.

Facendo entrare le madri dei piccoli a turno in un ambiente protetto e valutando principalmente le capacità del bambino di esplorare l’ambiente e di riavvicinarsi alla figura di riferimento, la Strange Situation strutturata con Mary Ainsworth permise di mettere in luce diversi stili di attaccamento tipici dell’infanzia, che nella crescita maturano e danno vita a organizzazioni di personalità e di comportamento più o meno integrate.

Stile Sicuro, Insicuro Evitante, Insicuro Ansioso Ambivalente e Disorganizzato furono le definizioni suggerite, in base ai comportamenti d’attaccamento dei soggetti, dal disagio più o meno marcato espresso nei confronti della figura materna, alla presenza di segnali generali che indicavano Modelli Operativi Interni organizzati da rappresentazioni assimilate in un determinato modo.

Senza scendere nei particolari, associare il comportamento adulto di Homelander allo stile disorganizzato non è un azzardo, proprio in virtù del fatto che questo stile è tipico dei bambini vittime di abusi, maltrattamenti e deprivazioni; tendenzialmente, separazioni frequenti e improvvise dal caregiver, attacchi improvvisi associati a comportamenti d’accudimento, insegnano al soggetto a sovrapporre sistema motivazionale di difesa e sistema motivazionale di cura e di conseguenza creano nell’Io scissioni pesantemente critiche.

Le conseguenze più comuni di traumi come questi sono organizzazioni di personalità psicopatologiche legate all’adattamento, all’ansia e al disturbo border-line di personalità. Proprio quest’ultima categoria diagnostica sembra rappresentare bene la figura del villain di The Boys.

The Boys: Homelander e la zona di confine

The Boys: Homelander è più di un villain semplicemente cattivo. Nella sua infanzia si cela il germe di un'ingiustizia più complessa.
The Boys – Sitwell e Homelander

Il disturbo border-line di personalità è usato per descrivere un insieme di sintomi che segnalano la sovrapposizione di caratteristiche di area psicotica e nevrotica nello stesso soggetto.

Infatti, le persone con tale disturbo sperimentano sia ansia, depressione, impulsività e conversioni psicosomatiche, che allucinazioni, deliri ed esperienze dissociative. Le dissociazioni, in particolare, sono determinanti per la produzione di modificazioni repentine e intense del comportamento, esattamente come quelle che si verificano in Homelander quando non riesce a contenere la collera.

Il motivo per cui tale collera esplode è, molto probabilmente, il fatto che un’esperienza del presente gli rievoca il vissuto provato durante una particolare esperienza del passato, caratterizzata quasi certamente da abusi, maltrattamenti e abbandoni.

Proprio la paura dell’abbandono è il sintomo principale del DBP, accompagnato da disregolazioni del tono dell’umore, dell’impulsività e dall’oscillazione tra idealizzazione e svalutazione anche nei modelli relazionali.

Sempre Homelander sembra essere particolarmente incline a tali manifestazioni, in particolare in relazione a Sitwell, che per lui rappresenta simultaneamente una figura materna e una compagna di vita.

Le sue credenze nei confronti dell’ambivalente amore-odio che prova verso questa donna portano Homelander a sperimentare quella pericolosissima instabilità che lo rende un soggetto altamente disfunzionale. Queste disfunzionalità emergono anche nel rapporto con suo figlio, con il quale non riesce minimamente a mostrarsi affettuoso proprio perché di affetto egli ne ha ricevuto poco.

La sua complessità deriva dal fatto che interagire con figure di questo tipo non è semplicemente difficile, ma richiede una capacità critica e affettiva mirata verso la tolleranza della sofferenza, la regolazione emotiva e la modificazione degli schemi cognitivi.

In questa zona di confine nevrotica e psicotica, Homelander trascina tutti i protagonisti di The Boys perché nessuno sembra davvero dotato di queste capacità, e di conseguenza fare del male all’altro diventa l’unico modo per dimostrargli il vuoto che lo pervade: tale vuoto non è colpa sua e questa è l’unica ragione per cui una parte di noi riesce a giustificarlo.

Cattivo è e cattivo rimane, ma suggerendo un’attenzione più particolare al suo passato, comprendere la sua complessa malvagità presente diventa un po’ meno impossibile.

In attesa di future, dissociative esperienze traumatiche.

Leggi anche: The Boys – Queen Maeve e Starlight allo specchio

Gianluca Colella
Ho 25 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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