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È finito il tempo dei ladri di biciclette – Intervista immaginaria a Vittorio De Sica

Vittorio De Sica è stato senza dubbio uno dei padri del neorealismo.

È stato abile non solo a ritrarre la condizione di povertà, indifferenza e miseria nella quale si trovava l’Italia negli anni ‘50, ma concentrandosi sulle sventure umane è riuscito anche a dipingere le diverse sfumature dell’animo umano sulla tela cinematografica.

Questa che segue è un’immaginaria intervista a un grande regista che grazie ai suoi film ha fatto conoscere l’Italia al mondo.

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Era una fredda mattina del 1958, non ricordo che giorno fosse, ma sono sicura che non scorderò mai quanto ho imparato durante quell’intervista.

Bastava solo guardarlo per capire che tipo di uomo fosse, la sua umiltà si rifletteva nel suo sguardo e la sua grande simpatia nel suo sorriso. Non mi trattò come un’estranea che voleva invadere la sua privacy, ma come un’amica di vecchia data. Fu molto cordiale e nonostante i capelli bianchi e gli occhi stanchi (marchiati da giorni dietro la cinepresa), sembrava ancora un ventenne e questo lo si percepiva anche dal carisma che sempre lo aveva distinto. Mi invitò nel salone e dopo brevi presentazioni iniziammo l’intervista.

Signor De Sica, lei è uno dei registi e attori più gettonati del momento, si è parlato tanto della sua carriera di attore sia teatrale che cinematografico. Ma quello che principalmente vorrei sapere riguarda quei suoi film definiti “neorealisti”, di come sono nati e del perché si è dedicato a questo genere di film, che si distaccano nettamente dalle cosiddette commedie dei “telefoni bianchi”.

Vittorio De Sica

Domanda interessante, ho capito che si poteva cambiare “stile” quando mi resi conto che la telecamera poteva andare ben oltre la finzione delle commedie, e che poteva concentrarsi su ciò che riguarda l’uomo, i suoi sentimenti, le sue debolezze o le disgrazie che potevano capitargli. Il mio scopo era quello di non descrivere solamente l’Italia del dopoguerra e quindi parlare di un paese distrutto dai bombardamenti e dalla povertà, ma di rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane. 

Se ad esempio andiamo a esaminare il film I bambini ci guardano del ‘43, che viene reputato uno dei primi film neorealisti, non troviamo nulla riguardante la guerra o la miseria nella quale molti italiani hanno vissuto. È semplicemente la storia di una famiglia romana che vive un vero e proprio dramma, per la prima volta vengono trattati argomenti quali l’adulterio, il suicidio e l’infanzia infelice. Questi erano e ancora oggi sono argomenti tabù ed è stata una grande responsabilità, abbiamo smontato l’ideale della donna dedita alla famiglia e dell’uomo virile, quasi rischiavamo la censura. Però la cosa tragica è che il tutto viene visto dagli occhi innocenti del piccolo Pricò, ed è proprio nel suo sguardo che si riflette la codardia del padre, l’egoismo della madre e l’ipocrisia del vicinato.

Dato che avete rischiato la censura, avete dovuto apportare modifiche al copione? 

Vittorio De Sica

Mi avevano chiesto di pensare a due finali, il primo è quello che rimase, ovvero quello nel quale il bambino non perdona la madre, e nel secondo il bambino la perdona. Ma ho pensato che quello che più si adattasse alla storia e rispecchiasse il suo realismo fosse il primo.

A proposito di bambini, questo non è il primo film che li vede protagonisti, giusto?

Vittorio De Sica

Esattamente, spesso questi piccoli sventurati passano in secondo piano, non hanno la minima importanza, non ci rendiamo conto che anche loro hanno subito molte ingiustizie. Vede, è dai bambini che dovremmo prendere esempio, dalla loro purezza, generosità e dalla voglia che hanno di andare avanti con un sorriso nonostante tutto. Uno degli obiettivi dei miei film è anche quello di dare una nuova dignità alla fanciullezza.

È per questo motivo che è nata l’idea di capolavori quali Sciuscià?

Vittorio De Sica

Certo che sì. Andando in giro con la mia bicicletta sono stato colpito dagli “sciuscià”, ovvero i ragazzetti che si mettevano sui marciapiedi e per poche lire lustravano le scarpe ai soldati. Questi bambini erano così allegri e speranzosi che mi hanno fatto una tenerezza immensa, nonostante l’egoismo degli adulti.

Sciuscià

Che intende dire con questo?

Vittorio De Sica

In questo film, questa sorta quasi di noncuranza nei confronti dei bambini la si scorge, come nella scena durante la quale il fratello di uno degli “sciuscià” li convince a vendere roba da contrabbando, senza spiegargli che quello che gli stavano proponendo poteva essere rischioso. Questo accade molto spesso e purtroppo, per coprire la famiglia, i poveri innocenti vengono arrestati, e qui entra in scena il carcere minorile, che durante la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 si è affollato; per carità, si tratta di istituti di correzione e in alcuni casi i ragazzini venivano trattati con cura dai dirigenti, rimanendo lontano dalle cattive strade, ma sentivano ugualmente la mancanza di una famiglia. Ed è proprio a causa della fame che i bambini erano costretti a rubare e chi rimaneva orfano veniva arrestato per vagabondaggio.

È una triste realtà e la cosa ancor più drammatica è che gli italiani non volevano accettare la condizione nella quale il paese si trovava. Pensi che un signore, dopo aver visto Sciuscià, mi disse che avrei potuto avvertire la gente di non comprare il biglietto dato che il film era pessimo. Ho cercato di prendere tutto con ironia anche se non nego che ciò mi ha sconfortato.

E cosa l’ha spinta ad andare avanti?

Vittorio De Sica

La voglia di raccontare la realtà attraverso la cinepresa, volevo che la gente si rispecchiasse con i protagonisti dei miei film, perché in fondo vivono situazioni che accomunano un po’ tutti.

Lei ha parlato anche d’indifferenza ed egoismo, in quali altri suoi film possiamo riscontrare questi aspetti?

Vittorio De Sica

Possiamo parlare di Ladri di biciclette, la cui idea era quella di “pedinare” un uomo per un giorno (fu Zavattini a proporlo). L’uomo in questione è Antonio Ricci, lo sventurato attacchino comunale che dopo aver festeggiato per aver trovato lavoro, piange per il furto della sua bicicletta che gli era indispensabile per lavorare, e nonostante le richieste di aiuto nessuno sembra sentire nulla. Inizia così il “viaggio della speranza” per ritrovare la bici, ed è qui che si nota come la gente ne fosse quasi insensibile. A far da sfondo a questa dolorosa vicenda vediamo una città che ha perso lo splendore di una volta, travolta dalla guerra.

Antonio è seguito dal figlio Bruno, e secondo me le scene più belle sono due. La prima quando Antonio porta il figlio in un’osteria e ordina una mozzarella, mentre al tavolo accanto è seduta una famiglia benestante che ordina le migliori prelibatezze, e allora il bambino guarda il suo pranzo quasi come fosse un dono. La seconda invece è la scena finale: Antonio, fuori di sé dalla disperazione, ruba una bici, ma per sua sfortuna viene colto con le mani nel sacco e alcuni ragazzi, vedendo la scena, lo umiliano davanti al figlio, che con il suo pianto riesce a far impietosire il proprietario della bicicletta che decide di non denunciarlo. Alla fine Bruno comprende il padre, capisce perché ha compiuto quel gesto e lo perdona, dandogli la mano mentre si incamminano verso casa. Fortunatamente il film non è stato ritenuto censurabile.

Secondo lei, qual è il ruolo che il cinema svolge all’interno della vita delle persone?

Vittorio De Sica

La gente va al cinema per divertirsi, per passare del tempo con amici e familiari o per fare nuove conoscenze. A volte si va al cinema per passare i pomeriggi dato che all’inizio degli anni ’50 non vi erano molti passatempi. Quando vado a Napoli mi piace passare per i mercati e ascoltare la gente parlare e alle volte escono fuori degli aneddoti veramente divertenti.

Ne ricorda qualcuno in particolare?

Vittorio De Sica

Ricordo di una signora che ha raccontato di aver portato il nipote a vedere un film d’animazione e a un certo punto, pensando che il film fosse finito, l’ha trascinato via dalla sala e il bimbo piangeva come un matto.

Chi frequenta il cinema?

Vittorio De Sica

Durante la settimana vedo flotte di ragazzi che vanno con le loro biciclette, o a piedi se il cinema è vicino casa. Poi ci sono anche le coppiette che litigano perché lei vorrebbe vedere una commedia e lui invece preferisce un western. Le famiglie invece vanno di sera e durante i fine settimana. Per parecchie persone andare al cinema non è occasionale.

Secondo la sua opinione, il cinema in qualche modo influenza i ragazzi nel modo di fare o vestire?

Vittorio De Sica

Sì. Vanno molto di moda i berretti dei marinai americani tra i ragazzi, mentre le ragazze tendono a emulare le pettinature o i vestiti alla Rita Hayworth, tanto per citarne una. Molti di loro vanno in edicola per comprare le cartoline con le foto degli attori.

Il cinema dà degli insegnamenti?

Vittorio De Sica

I peplum magari, poi ci sono i film neorealisti e non perché sono di parte.

In base a quello che lei ha sentito, la gente come sceglie il film da vedere?

Vittorio De Sica

Si affida alle critiche dei giornali.

Le persone vedono il cinema come specchio della realtà?

Vittorio De Sica

Dipende dal film che si vede. Ultimamente hanno avuto grandissimo successo i film americani proprio perché rappresentano un mondo nuovo, e gli italiani inizialmente non riuscivano a identificarsi con quel mondo. Il cinema americano rappresenta l’emblema del fascino.

E quello italiano?

Vittorio De Sica

Se tralasciamo le commedie a lieto fine, quello neorealista è il ritratto di una dura realtà e credo sia per questo che i miei film inizialmente sono stati sfortunati.

Cosa affascina la gente dei film che vede?

Vittorio De Sica

Il colore, che è arrivato prima in America, e il suono che nelle sale viene amplificato. Credo che poco interessi l’attore o il regista, ciò che alla gente piace sono le trame dei film; pensi che ho visto due ragazzi la scorsa settimana che hanno assistito più volte allo stesso film ed erano ben attrezzati, infatti avevano una borsa piena di noccioline e semi di zucca.

Per lei invece il cinema cosa rappresenta?

Vittorio De Sica

Per me il cinema rappresenta un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno, tanto per citare Miracolo a Milano (ride).

Se Vittorio De Sica, potesse esprimere il suo punto di vista sul cinema quale sarebbe? Con questa intervista si cerca di rispondere a questo e ad altri se
Miracolo a Milano

Ha progetti futuri per il momento?

Vittorio De Sica

I progetti non mancano, sarò diretto dal mio grande amico Roberto Rossellini ne Il generale della Rovere, e devo dire che sono un po’ nervoso dato che è da qualche tempo che non interpreto ruoli drammatici, ma confido nella grande abilità e professionalità di Roberto e sono sicuro che riusciremo a fare un gran bel lavoro.

Da ciò che ha appena detto si capisce che prova una grande ammirazione nei confronti del suo collega, secondo lei qual è il film rosselliniano che più rispecchia la situazione dell’Italia durante la seconda grande guerra?

Vittorio De Sica

Roberto ha diretto tre film neorealisti quali Paisà, Germania anno zero e Roma città aperta con estremo tatto e coscienza. Ognuno di questi tre film ha i suoi punti di vista, ma quello che più mi ha commosso e che a parer mio sembra un vero e proprio quadro generale dell’Italia del ‘45, o almeno di una parte di essa, è Roma città aperta. In questa pellicola l’aspetto che più m’interessa è quello umano. La cosa visibile nel film è la realtà che affliggeva gli italiani e che viene riassunta nella frase che la Sora Pina (Anna Magnani) dice al parroco (interpretato da Aldo Fabrizi): «ma Cristo nun ce vede?». La gente era stanca di subire bombardamenti e fame.

Inoltre, anche se fanno solo da sfondo, i bambini hanno una loro piccola parte, fanno da spettatori attoniti al rastrellamento da parte dei fascisti e alla fucilazione del parroco tanto amato. Poi ci sono anche i partigiani e la loro lotta, che portano avanti segretamente, e le torture inflitte loro da parte dei tedeschi.

Ha intenzione di rimettersi ancora dietro la cinepresa per girare altri splendidi capolavori?

Vittorio De Sica

Oramai non riesco a farne a meno nonostante ami la recitazione, d’altronde è stato grazie al mio ruolo da regista che sono riuscito a rendermi indipendente. E ho in mente di riprendere il filone neorealista che ho tralasciato.

Può anticipare qualcosa?

Vittorio De Sica

Recentemente ho letto il romanzo di Alberto Moravia La Ciociara, e questo mi ha fatto riflettere sul fatto che non ho ancora trattato l’argomento della condizione femminile. In questo romanzo si racconta di una donna che insieme alla figlia viene violentata da un gruppo di marocchini, che rappresentavano gli alleati. Disgraziatamente anche molte donne hanno subito gli effetti della guerra sulla propria pelle, dovevano mandare avanti la famiglia e spesso era difficile dato che erano donne, ma questo non le ha fermate, anzi hanno persino preso parte attivamente alla resistenza, fornendo viveri e aiuti ai partigiani.

In questo romanzo non ci sono donne partigiane, ma solo una madre che è pronta a sacrificarsi per la pace della figlia. Secondo me molte donne possono identificarsi con la protagonista, per la sua perseveranza, per la devozione che prova nei confronti della figlioletta e per l’oltraggio che ha subito, e in particolar modo poiché ciò che più l’avvilisce è il fatto che la figlia abbia perso l’innocenza, che sia dovuta crescere in fretta e crudelmente. Si cerca di tacere riguardo questa sconvolgente verità, ma non si può occultare un qualcosa che in bene o in male ha lasciato il segno.

Anche nel film citato poc’anzi la protagonista è una donna: Anna Magnani interpreta un personaggio realmente esistito, una certa Teresa Gullace che venne fucilata dai nazisti, rea di voler parlare con il marito appena catturato.

Oggi le cose sono cambiate nel mondo femminile.

Vittorio De Sica

Rispetto a dieci/quindici anni fa le donne hanno ottenuto più diritti, ad esempio nel ‘50, se non ricordo male, è stata varata la legge numero 860 che garantisce tutela fisica ed economica alle lavoratrici madri, oppure nel ‘56 gli viene concesso di accedere alle giurie popolari e ai tribunali minorili e questi sono grandi passi in avanti. Ma quella che considero la legge più importante è stata emanata qualche settimana fa dalla senatrice Merlin. Finalmente vengono abolite le “case chiuse” e la regolamentazione della prostituzione.

Ultimamente si è parlato di neorealismo rosa.

Vittorio De Sica

Il neorealismo rosa è un modo più dolce di raccontare la realtà. Lo sfondo è sempre quello dell’Italia toccata dalla guerra, a cambiare sono i protagonisti e le cornici. Alcuni di questi film hanno significato un ritorno alla commedia di costume proprio per il lieto fine e per gli equivoci che s’intrecciano nello svolgimento.

E questo spiega il successo della saga Pane Amore e Fantasia.

Vittorio De Sica

Pane amore e fantasia sono delle commedie divertenti che hanno al centro storie d’amore, ma anche qua possiamo intravedere i temi del neorealismo.

Se Vittorio De Sica, potesse esprimere il suo punto di vista sul cinema quale sarebbe? Con questa intervista si cerca di rispondere a questo e ad altri se
Vittorio De Sica in Pane, amore e fantasia

Ad esempio?

Vittorio De Sica

In Pane amore e fantasia il generale Carotenuto (ovvero io), mentre si sta recando in commissariato, incontra un barbone che mangia del pane e quando gli chiede con cosa stesse mangiando il pane, il poveretto risponde con fantasia. Oppure la bersagliera (Gina Lollobrigida), che cammina per le vie del paese senza scarpe e dietro di lei ci sono i suoi fratellini. Le persone si fanno due risate e non intravedono né indigenza né altro. Questi film sono nati proprio per l’esigenza di adattarsi al gusto del pubblico.

Ma non dimentichiamoci che le prime protagoniste femminili del neorealismo sono state Silvana Mangano in Riso Amaro e Anna Magnani in Roma Città Aperta, film tutt’altro che allegri.

 Ancora una volta le protagoniste sono le donne.

Vittorio De Sica

Già, attrici italiane come la Mangano, la Cardinale, la Loren e la Lollobrigida hanno dimostrato di non avere solo una bella presenza fisica, ma di avere del talento. Si sono svestite dai soliti cliché che vedono la donna solo come una bambola.

Che rapporto ha con gli attori che ha diretto?

Vittorio De Sica

Ho avuto l’onore di lavorare con il grandissimo Totò che ha una genialità unica, lo stesso posso dire di Sordi che farà tantissima strada grazie alle sue capacità. Poi ci sono quegli attori che ho avuto il piacere di dirigere nei loro primi film come Marcello Mastroianni e Sophia Loren, sono dei giovani molto talentuosi e hanno tutte le carte in regola per fare gli attori, chissà che non li rivedremo insieme.

Lei è stato il primo regista italiano a vincere quello che era il Premio Speciale, oggi conosciuto come Premio Oscar al miglior film straniero.

Vittorio De Sica

Esattamente, e nemmeno me lo aspettavo. Non mi piace vantarmi per questo e poi questi due premi mi danno una responsabilità maggiore nei confronti della stampa e del pubblico.

Quali sono i suoi rapporti con Hollywood?

Vittorio De Sica

Preferisco la calma Europa.

Rispetto al 1950 le cose si stanno lentamente trasformando, lei che ne pensa?

Vittorio De Sica

Ha perfettamente ragione, con l’entrata in scena della televisione, con il progresso economico e con l’aumento dell’istruzione, la mentalità dell’Italia ha subito un grande cambiamento. La gente ha scordato il dopoguerra, vuole godersi la bellezza della propria città, vuole viaggiare e conoscere posti nuovi. Da questo si capisce che il tempo dei ladri di biciclette è finito.

Grazie mille per aver dedicato il suo tempo a quest’intervista. Posso dire che è una delle persone più interessanti con la quale ho avuto il piacere di parlare.

Vittorio De Sica

Lo stesso vale per me, ritorni quando vuole.

Ancora tante grazie per quest’opportunità. 

Leggi anche: La ciociara- Odissea di una madre e una figlia

6 COMMENTS

  1. Un bellissimo e piacevolissimo tuffo nel passato! Grazie per aver riportato alla luce un pezzo importantissimo della Storia Italiana.

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