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Oldboy – Il ritratto di un Edipo contemporaneo

Oh Dae-Su: «Sebbene io sappia di essere peggio di una bestia, non crede che abbia anche io il diritto di vivere?».

Il ritratto spietato della disperazione che ha segnato quindici anni della tormentata esistenza di Oh Dae-Su scompagina la tragicità della condizione umana, la consapevolezza della caducità dell’esistere. Il racconto che viene messo in scena da Park Chan-wook in Oldboy (2003) si configura, d’altra parte, proprio come una tragedia nella misura in cui il protagonista si fa artefice della propria distruzione, mettendo in campo l’effetto tragico e presentandosi sulla scena come un Edipo contemporaneo.

Lo stesso Park Chan-wook, d’altronde, ha ammesso di essersi ispirato, tra i tanti, a Sofocle nell’ideazione della sua trilogia della vendetta, di cui fanno parte anche Mr. Vendetta e Lady Vendetta.

Park Chan-wook con Oldboy realizza un ritratto spietato di un Edipo contemporaneo, animato dalla spasmodica ricerca di verità e di vendetta.
Oh Dae-Su e Mi-Do in Oldboy

Oh Dae-Su e Edipo sono ambedue macchiati da un’azione incestuosa: il primo nei confronti della figlia Mi-Do, con la quale, essendo stati entrambi soggiogati per mezzo dell’ipnosi, intrattiene inconsapevolmente una relazione amorosa; il secondo, com’è risaputo, nei confronti della madre Giocasta. Al di là di questa intuitiva associazione si possono, tuttavia, rintracciare molteplici e significativi elementi che accomunano questi due personaggi.
Ed ecco che la tragedia si svela essere capace di trascendere tempo e spazio, connettendo l’Occidente più arcaico all’Oriente più contemporaneo.

La ricerca spasmodica della verità

Il valore supremo al quale votano entrambi la propria vita è la verità, pur vivendo di fatto per la maggior parte del tempo in cui si dispiega l’azione tragica nella menzogna. Così come Edipo vuole scoprire a ogni costo chi è il responsabile dell’assassinio del padre Laio, allo stesso modo ciò a cui aspira più di ogni altra cosa il protagonista di Oldboy è scoprire il motivo per il quale è stato tenuto prigioniero per ben quindici anni.

Oh Dae-Su: «Non le chiederò di lasciarmi andare, ma mi dica solo perché sono qui, mi dica il motivo!».

Il giorno del quarto compleanno di sua figlia, nel cuore della notte, Oh Dae-Su viene infatti rapito da un uomo con il volto coperto da un ombrello viola – colore che rappresenta emblematicamente il mistero. La macchina da presa a questo punto indugia nell’inquadrare l’asfalto bagnato sul quale risalta una freccia segnata da una x, precisamente laddove si trova l’uomo misterioso.

La X sull’asfalto bagnato proprio dove si trova l’uomo misterioso

Questa immagine paradigmatica non è che una metafora della vita del protagonista, una vita che possiamo immaginare monotona, non dissimile a quella di chiunque altro, fino a quando non viene “segnata”, per l’appunto, da un evento che innesca determinate conseguenze dalle quali non è più possibile tornare indietro. Nella tragedia questo rovesciamento radicale, questa svolta improvvisa che determina le sorti dell’eroe – in questo caso, forse, anti-eroe – si esprime nel concetto di “peripezia” teorizzato da Aristotele nella Poetica.

«Peripezia è il mutamento improvviso da una condizione di cose nella condizione contraria».

(Aristotele, “Poetica”)

L’esempio che fa Aristotele quando esprime l’idea di questo rovesciamento a partire dal quale si dispiega l’azione tragica riguarda, non a caso, Edipo. Edipo vuole conoscere la verità, ma andando a fondo nella ricerca della verità scopre ciò che l’avrebbe portato alla propria rovina. Allo stesso modo, Oh Dae-Su ricerca ossessivamente la verità, il motivo per il quale è stato vittima di questa vendetta spregiudicata, ma la sua azione si rivela di fatto difforme alla sua intenzione, conducendolo inesorabilmente al naufragio, alla rovina della sua esistenza, in quanto egli scopre ciò che non avrebbe mai voluto sapere.

Park Chan-wook con Oldboy realizza un ritratto spietato di un Edipo contemporaneo, animato dalla spasmodica ricerca di verità e di vendetta.
Oh Dae-Su in Oldboy

La spasmodica ricerca della verità che è messa in atto dal “mostro” – un nickname rappresentativo dell’arco narrativo del protagonista, che la vita ha appunto trasformato in un mostro animato unicamente dal desiderio nefando di vendetta – sembra passare, come nel caso del re di Tebe, attraverso la consultazione di oracoli che per loro natura disvelano la verità lasciandola al contempo celata.

Oh Dae-Su interroga infatti un sapere per immagini, consultando, ad esempio, l’annuario dell’istituto che aveva frequentato molti anni prima.

Nell’Edipo re, d’altronde, Apollo – colui che viene interrogato e che risponde tramite oracoli – è definito loxias che significa “l’obliquo”, caratterizzato da un’ambiguità di fondo interna alle sue parole, lasciando l’uomo sempre nel rischio, nel dubbio dell’interpretazione. Lo stesso avviene in Oldboy in cui la verità rimane celata quasi per l’intero svolgimento dell’azione tragica e anche nel momento in cui si rivela, non si esprime mai esplicitamente.

L’album di fotografie che rivela a Oh Dae-Su l’azione incestuosa

La verità, oggetto di una perseverante ricerca, si configura dunque come aletheia nella traduzione pensante del filosofo Martin Heidegger. L’aletheia è svelamentosopravviene dalla latenza e giunge a presenza. Non è qualcosa che si possa esprimere a parole, bensì si manifesta e si rivela presupponendo un nascondimento.

È difatti significativo che Park Chan-wook decida di svelarla attraverso le immagini piuttosto che le parole: Oh Dae-Su sfoglia le fotografie di quello che sembra un album di famiglia e quanto più va avanti tanto più un’espressione di orrore si fa strada sul suo volto.

Il pacco regalo che Lee Woo-Jin consegna a Oh Dae-Su e che gli disvela la verità

È inoltre interessante notare, a tal proposito, che la verità si consegna a Oh Dae-Su accuratamente confezionata in un pacco regalo viola e in ciò si può rintracciare un’analogia con quanto avviene nel mito di Pandora. Il dono si rivela essere un danno, così come la verità manifesta precisamente ciò che l’angosciato protagonista non avrebbe mai voluto sapere.

Colpa ed espiazione

Tutto ciò di cui Oh Dae-Su era venuto a conoscenza, tutto ciò che aveva temuto, che aveva desiderato crolla di fronte agli eventi così come essi avvengono nel momento in cui la verità si manifesta dinanzi ai sui occhi. Il tragico sormonta quindi ogni forma di consapevolezza e di coscienza, avviene a dispetto di tutto ciò che si sapeva.

Edipo sa che suo padre è morto ed è suo dovere cercare i responsabili del suo omicidio, ma quando cerca gli assassini del padre trova sé stesso. Allo stesso modo, Oh Dae-Su ricerca il colpevole, colui che ha innescato questo circolo vizioso che ha portato al suo imprigionamento, e trova in fondo sé stesso, in quanto l’effetto tragico affonda le sue radici in un passato talmente remoto da essere stato vittima dell’oblio.

Park Chan-wook con Oldboy realizza un ritratto spietato di un Edipo contemporaneo, animato dalla spasmodica ricerca di verità e di vendetta.
Oh Dae-Su in Oldboy

Oh Dae-Su, sfogliando un vecchio annuario, ricorda infatti di aver frequentato la stessa scuola superiore del responsabile del suo imprigionamento, Lee Woo-Jin, la Evergreen Oldboy. Tuttavia, il suo ultimo giorno di scuola il protagonista aveva sorpreso Lee Woo-Jin e la sorella Soo-Ah in intimità e non era riuscito a trattenersi dal raccontarlo al suo amico di lunga data, No Joo-hwan. Ciò che Oh Dae-Su aveva ignorato fino a quel momento è che questo succulento pettegolezzo si era ingigantito a tal punto da spingere Soo-Ah, convinta di essere rimasta incinta, a togliersi la vita.

Come afferma Lee Woo-Jin, non era stato lui a mettere incinta la sorella, quanto piuttosto la lingua di Oh Dae-Su.

Park Chan-wook con Oldboy realizza un ritratto spietato di un Edipo contemporaneo, animato dalla spasmodica ricerca di verità e di vendetta.
Soo-Ah si getta nel fiume 

Il suo peccato è, infatti, quello di parlare troppo, tant’è che dopo aver scoperto la verità per espiare la sua colpa si infligge una pena uguale e contraria, tagliandosi la lingua. Tagliarsi la lingua è precisamente la rappresentazione più emblematica non solo del desiderio irrefrenabile di tenere la verità celata a Mi-Do, che, in quanto figlia di Edipo, diviene una novella Antigone, ma anche e soprattutto del fatto che la verità non giunge mai a parola.

Tant’è vero che, come si è già detto, da una parte la verità si rivela a Oh Dae-Su attraverso le immagini, e dall’altra le parole sono portatrici di menzogna poiché la voce sul fatto che Soo-Ah fosse incinta non era che una calunnia.

Park Chan-wook con Oldboy realizza un ritratto spietato di un Edipo contemporaneo, animato dalla spasmodica ricerca di verità e di vendetta.
Lee Woo-Jin si toglie la vita dopo aver ottenuto la tanto attesa vendetta

Oh Dae-Su, dunque, proprio come il suo antecedente tragico, scopre una verità che non riesce a sopportare e fin tanto che non si rende conto della sua colpa altre persone vengono coinvolte. No Joo-hwan rimane ucciso, Mi-Do rischia di essere violentata, ma anzitutto le prime vittime delle sue azioni colpevoli sono proprio la povera Soo-Ah e suo fratello Lee Woo-Jin, che, dopo aver soddisfatto un desiderio di vendetta covato sin dall’adolescenza, si rende conto della sterilità di questo sentimento e non trova altra consolazione se non il suicidio.

«Come non si può spegnere il fuoco con il fuoco, non si può asciugare l’acqua con l’acqua, così non si può distruggere il male con il male».

(Lev Tolstoj, “Lettera a Engelgardt”)

Un Edipo moderno

Significativa è, tuttavia, la differenza tra Edipo e il protagonista di Oldboy, che si può evincere a questo punto poiché l’uno incarna il tragico antico, mentre l’altro si presenta come la sublime manifestazione del tragico moderno.

Kierkegaard sosteneva, difatti, che vi fosse una differenza sostanziale tra il tragico antico – che il filosofo definisce appunto tragico estetico, nel quale la colpa è in parte ereditaria e in parte soggettiva – e il tragico moderno, o etico, nel quale si esclude il rimando all’ereditarietà, la colpa riguarda unicamente la soggettività. Oh Dae-Su è sì, dunque, il ritratto spregiudicato di Edipo, ma è pur sempre un Edipo moderno in quanto la sua colpa è interamente soggettiva.

Park Chan-wook con Oldboy realizza un ritratto spietato di un Edipo contemporaneo, animato dalla spasmodica ricerca di verità e di vendetta.
L’abbraccio finale tra Oh Dae-Su e Mi-Do

Oh Dae-Su: «È solo colpa mia».

La colpa di Edipo gli è ricaduta addosso, non l’ha scelta lui, è qualcosa di imposto, più che un’azione è qualcosa di subito a cui era destinato sin dalla nascita, un peso che l’eroe deve portare e che l’eroe sulla scena rappresenta. L’azione nella tragedia moderna è invece ciò che il soggetto tragico compie, il suo proprio atto.

Edipo non si sa se sia consapevole o meno di ciò che ha fatto, egli non conosce fino in fondo l’origine della propria sofferenza. Oh Dae-Su, invece, assume su di sé la completa responsabilità delle sue azioni e di quelle che di conseguenza si innescano.

Sarà forse proprio questa estrema consapevolezza a far sì che, nonostante si sia sottoposto all’ipnosi per rimuovere, sotterrare nell’inconscio il suo segreto, il mostruoso peccato di cui si è macchiato, per quanto Oh Dae-Su si sforzi di sorridere e così di far sorridere il mondo insieme a lui, mentre abbraccia calorosamente l’inconsapevole Mi-Do alla fine di questa grande tragedia, riga il suo volto con delle lacrime amare.

Leggi anche:  Oldboy – Quando il Manga incontra il Cinema

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