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Le donne di Antonio Pietrangeli: Francesca, Dora, Pina e Adriana

Nel corso della sua filmografia, Antonio Pietrangeli pone spesso al centro delle sue pellicole protagoniste donne, con lo scopo di mettere in luce la loro condizione nell’Italia del boom economico. Con l’aiuto di Ettore Scola in qualità di sceneggiatore, il regista tratteggia quattro ritratti in particolare, fra i quali può essere interessante istituire un confronto: Francesca (Nata di marzo, 1958), Dora (La parmigiana, 1963), Pina (La visita, 1963) e Adriana (Io la conoscevo bene, 1965).

Le donne di Antonio Pietrangeli: Francesca, Dora, Pina e Adriana.

Francesca

Francesca (Jaqueline Sassard) ha solamente diciassette anni. Cresciuta in un ambiente di sole donne, è capricciosa, volubile e ostinata (dopotutto, è nata di marzo). Dopo un rapido quanto fugace incontro, riesce a farsi sposare da un maturo architetto (Gabriele Ferzetti). Grazie a questa unione, può continuare la sua vita agiata in città. Riempie il vuoto delle sue giornate comprando mobili e spostandoli per tutta la casa, alla ricerca di un senso che in realtà vorrebbe dare alla sua vita.

Aspira a un matrimonio alla pari, che le permetta di essere più che una moglie devota. Si nasconde dietro una facciata di finto “femminismo”, urla per la strada la sua solidarietà alla prostitute e cerca di convincere il marito a includerla di più nel proprio lavoro. Ma, in realtà, usa questa sua visione del mondo per portare avanti la sua esistenza viziata e per mantenere il proprio status sociale, passando senza soluzione di continuità dall’essere figlia all’essere moglie.

Solamente nel finale, dopo una breve separazione dal consorte, comprenderà l’importanza delle rivendicazioni fino a ora portate avanti solo a parole, accettando di tornare sotto il “tetto coniugale” esclusivamente dopo il perdono del marito di un suo inventato tradimento. Almeno formalmente, la parità da lei tanto ricercata è stata raggiunta.

Le protagoniste femminili di Antonio Pietrangeli: Nata di marzo, La parmigiana, La visita, Io la conoscevo bene
Francesca (Jaqueline Sassard)

Dora

Dora (Catherine Spaak), un’altra delle donne di Antonio Pietrangeli, proviene da un substrato sociale molto diverso. Cresciuta in un paesino della provincia di Parma da uno zio prete, seduce un seminarista e scappa con lui a Riccione. Qui scopre la vita e il sesso, e inizia a collezionare una serie di avventure sentimentali con uomini privi di scrupoli. Apparentemente frivola e superficiale, ha invece ben compreso il posto che l’Italia del boom economico e del benessere ha in serbo per donne come lei.

Alla perenne ricerca di qualcosa che le è precluso raggiungere (per sesso, per età o per classe sociale) cerca nell’amore dell’unico uomo che le è mai interessato (Nino Manfredi) la possibilità di riscatto. Ma anche lui insegue qualcosa di irraggiungibile, aspira al capitalismo americano come modello di vita e invece viene arrestato per truffa. Dora allora si rifugia presso un’amica di famiglia della madre: ottiene una promessa di matrimonio da un carabiniere, attira le avances dell’annoiato e ipocrita uomo di famiglia e decide di tornare da Nino, che nel frattempo ha iniziato a farsi mantenere da una donna molto più anziana di lui.

Ricacciata in un provincialismo bigotto e conservatore, abituato a nascondere i vizi dietro un’ apparente facciata perbenista, la giovane capisce di dover trovare un modo per andare avanti da sola. E decide di diventare da donna oggetto del desiderio maschile e dell’invidia femminile soggetto attivo della propria storia. E nella scena finale in cui si trucca specchiandosi in una vetrina, sembra di vedere il riflesso di Adriana, personaggio allo stesso tempo complementare ed antitetico.

Dora (Catherine Spaak)

Pina

Pina (Sandra Milo) porta avanti un modello di protagonista femminile completamente diverso dalle prime due. Vive in un paese sulle rive del Po, ha trentasei anni e ha imparato da tempo a badare a sé stessa, grazie al suo lavoro di impiegata. Le motivazioni che la spingono a cercare compagnia e marito “in tarda età” sono quindi dettate da un senso di solitudine implacabile e dal desiderio  di non essere più la zitella “culandrona” presa in giro dai bigotti vicini.

La sua solitudine si scontrerà con quella di Adolfo (François Pèrier), conosciuto tramite un annuncio su un giornale. Nel corso della pellicola, la donna si rivelerà essere vitale e ancora un po’ ingenua, ma al tempo stesso ferma nel suo intento, spesso vittima di una girandola di eventi a volte grotteschi, che condensano nel corso di una visita gli screzi e gli affetti di una ben più lunga storia d’amore. Tornando alla fine della pellicola al punto di partenza, condivide quindi con Francesca, Dora e con l’immediatamente successiva Adriana l’impossibilità di trovare compimento alla proprie aspirazioni, che per le quattro protagoniste coincidono con la speranza, fallita, di poter modificare il proprio status quo.

Pina (Sandra Milo)

Adriana

Il carattere di ingenuità è un tassello fondamentale anche del personaggio di Adriana (Stefania Sandrelli), giovane di Pistoia trapiantata a Roma per fare l’attrice. La ragazza conduce una vita priva di un reale scopo, riempita da lavori saltuari e da incontri occasionali con uomini che sfruttano la sua candida ignoranza e la sua capacità di legarsi a chiunque.

Incapace di comprendere quale sia il proprio posto nel mondo, usa il sesso e le sue passioni (le canzonette, prendere il sole, i bei vestiti) per riempire il suo vuoto interiore ed evitare di avere l’unico incontro che non riuscirebbe a sopportare, quello con sé stessa. Al contrario di Dora, è totalmente incapace di comprendere quale sia il suo posto nel mondo e non possiede la consapevolezza per accettare ciò che la società si aspetta per lei. Apparentemente frivola, allegra ed elegante, si crea uno stile di vita che la porta a vivere minuto per minuto.

Ma alla fine, svanito anche il suo unico e superficiale sogno, quello di sfondare nel mondo del cinema, si suicida sperando di trovare nella morte l’unica via di fuga possibile.

Le protagoniste femminili di Antonio Pietrangeli: Nata di marzo, La parmigiana, La visita, Io la conoscevo bene
Adriana (Stefania Sandrelli)

Al di là delle differenze culturali e di classe, le quattro donne di Antonio Pietrangeli condividono, quindi, un destino a tratti analogo: quello di desiderare un futuro diverso. Al ritmo ossessivo dei giradischi, simbolo di un’Italia che provava a ripartire, Francesca, Dora, Pina e Adriana cercano un’alternativa alla propria condizione, senza riuscire però a raggiungerla totalmente.

Nel racconto di una nuova Italia che andava formandosi e contraddicendosi – spesso incespicando nelle sue stesse fragilità -, Antonio Pietrangeli inserisce ritratti di personaggi femminili complessi e sfaccettati, che spesso riescono a raccontare l’Italia di quel preciso periodo storico in maniera complementare ai grandi protagonisti maschili della Commedia all’italiana (i quali a volte  fanno la loro comparsa anche all’interno dei film dello stesso Pietrangeli, attraverso i volti di Ugo Tognazzi e Nino Manfredi), divenendo così protagoniste assolute delle storie raccontate.

Uno dei più grandi uomini registi di donne, necessariamente da riscoprire.

Leggi anche: Il fascino discreto del cinema italiano – I nostri film premiati agli Oscar 

Claudia Silvestri
26 anni, laureata in Lettere moderne alla triennale e in Scienze dello Spettacolo alla magistrale. Guardo di tutto e mi appassiono ad ogni genere, dal film d’autore fino ai cinecomics. Per me sarebbe impossibile stilare una classifica delle mie pellicole preferite. Se non sapete dove trovarmi, probabilmente sono in sala a gustarmi un nuovo film.

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