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Mr Pink, Nietzsche e la Genealogia della mancia

Mr Pink non lascia mance alle cameriere, cita Nietzsche senza saperlo (?) e non accetta lo schema morale impostogli dalla società. D’altra parte – pensa – perché mai si dovrebbe lasciare mance per il semplice motivo che lo fanno tutti? Ma soprattutto, perché lo fanno tutti?

Difficile trovare momenti e personaggi che non siano epici all’intero dell’opera prima di Quentin Tarantino: Le iene (1992) – il suo capolavoro, nell’opinione di chi scrive. Quello che non ci si aspetta, tuttavia, è che, in una delle scene più simboliche, la morale venga svestita di ogni ornamento superfluo. La lingua affilata di Mr Pink (un sempre strepitoso Steve Buscemi), non soddisfatto della colazione appena consumata, deciderà di banchettare con quella cruda morale, ormai indifesa, per poi sputarne irriverentemente pezzi e bocconi in prossimità delle altre fameliche iene.

Eddie: «Allora tu non dai mai la mancia?».

Mr Pink: «No, perché la società mi dice di farlo. Cioè, la mancia la lascio se proprio se la meritano. Se proprio si impegnano al massimo, lascio un piccolo extra. Ma lasciarla così solo perché si deve è una stronzata».

La fallacia naturalistica bussa alla porta della tavola calda ed esige il conto da pagare, questo sì necessariamente. Mr Pink lascia che questa si sieda con loro al tavolo, sottolineando accuratamente, e con moderazione, il salto logico che si compie a partire da uno stato di cose fattuale a un giudizio morale.

Non è possibile derivare un «si deve» a partire da un «è»: si tratta di quella che è passata alla storia – anacronisticamente – come “legge di Hume”, oppure «is-ought problem». Il filosofo scozzese David Hume nel Trattato sulla natura umana (1739-40) non manca di marcarlo con prepotenza, gettando le basi per un tipo di riflessione di secondo livello sulla morale, che fiorirà solo nel XX secolo.

La tradizione della metaetica analitica inaugurata da G. E. Moore nei Principia Ethica (1903) ha lasciato strascichi pesanti a gravare sulle fondamenta della morale. La riflessione metaetica, semplificando, si propone di indagare il modo in cui il linguaggio morale possa essere riempito di significato: non si tratta di discernere il bene dal male, ma di capire che tipo di relazione questi intrattengano con il linguaggio, con la verità, con il mondo.

Mr Pink non lascia mance alle cameriere, cita Nietzsche senza saperlo (?) e non accetta schemi morali e sociali. Ma ha anche dei difetti.
Mr Blonde, Mr Blue e Mr Pink

Si dia il caso che c’è ancora un posto libero al tavolo delle iene. D’improvviso irrompe un tizio con dei lunghi baffi e occhi incavanti, che a guardarli si rischia di precipitare nell’abisso. Sorride compiaciuto a Mr Pink, consapevole del fatto che «da quando è esistita l’umanità, sono esistiti anche grandi armenti umani (gruppi familiari, comunità, stirpi, popoli, Stati, Chiese) e c’è stata sempre una enorme massa di gente che obbedisce, in rapporto al piccolo numero di coloro che comandano».

C’è feeling fra la iena in rosa e il nuovo ospite: il pensiero condiviso si fa sottile a tal punto da tagliare qualsiasi pregiudizio morale, rivelandone la vacuità del contenuto. Il tavolo, sempre più in bilico, trema, tanti sono i robusti colpi di sentenze dai quali è scosso. Non è certamente facile portare il peso di simili pensieri: un conto è sorreggere una colazione fra iene; un altro sorreggerne una fra «spiriti liberi».

Pensare secca la gola. Dunque, Mr Pink e Nietzsche – so che ormai lo avevate capito – bevono, al fine di reidratare la mente, caffè su caffè: si fanno rabboccare la tazza almeno sei volte – perché, diciamocelo, tre volte sono poche con tutto il tempo che son stati lì seduti al tavolo!

Quello seduto al tavolo è il Nietzsche della maturità, il periodo in cui la sua penna si era fatta sempre più affilata e aveva fecondato i capisaldi della critica alla morale: Al di là del bene e del male (1886) e Genealogia della morale (1887). Per abbattere il castello di verità consolatorie erettosi secolo dopo secolo, è sufficiente rintracciare le falsità con cui sono state costruite le fondamenta.

Mr Pink non lascia mance alle cameriere, cita Nietzsche senza saperlo (?) e non accetta schemi morali e sociali. Ma ha anche dei difetti.
Mr Blonde, Mr White e Mr Pink

«Ciò che i filosofi chiamavano “fondamento della morale” e ciò che esigevano da se stessi, considerato nella sua giusta luce, era soltanto una forma erudita della loro tranquilla credenza nella morale dominante, un nuovo mezzo della sua espressione, quindi uno stato di fatto esistente all’interno di una determinata moralità, anzi, in ultima analisi, addirittura una specie di negazione che questa morale potesse essere concepita come problema».

(Friedrich Nietzsche, “Al di là del bene e del male”)

Ebbene Mr Pink certamente non si vergogna di problematizzare la morale, seppur a un livello ancora superficiale. Invero, si chiede perché sia giusto dare mance alle cameriere delle tavole calde, ma non a quelle che lavorano da McDonald’s. Sembra che esistano differenze invisibili aggrappate a pensieri dominanti di cui si è perso traccia.

Scavando più a fondo, verrebbe da chiedersi se lasciare una mancia alle cameriere della più famosa catena di fast food americana non sia una buona azione tanto quanto lasciarla a quelle che lavorano nelle centinaia di migliaia di tavole calde sul suolo degli Stati Uniti. Inoltre, se la differenza, nel pensiero morale, non la fa l’aspetto quantitativo, allora dovrebbe farla quello qualitativo.

Valgono forse meno come persone, come esseri umani, le cameriere che lavorano da McDonald’s?

Interrogativi come questo, conseguenza di quelli pronunciati da Mr Pink, sono senza dubbio scomodi, così come lo erano le provocazioni di Nietzsche, fissate con forza e inchiostro sul foglio bianco di una morale da riscrivere.

Friedrich Nietzsche

Al termine della propria ricerca genealogica, il filosofo tedesco giunge alla conclusione che la morale sia, in sostanza, uno strumento di dominio di cui un gruppo di uomini si serve per soggiogare gli altri. La paura di cadere dal sottilissimo filo a cui è legata la nostra esistenza ha reso facile a Platone creare un mondo altro, dove le cose fossero più vere, e non fugaci e passeggere come quelle del nostro, financo come la vita stessa.

In quel vuoto, riempito di consolanti illusioni, germoglierà il seme del cristianesimo: ramificazioni senza fine di precetti morali, o meglio, radici senza fine, tanto sono invisibili all’occhio umano quanto le norme di comportamento e gli imperativi morali lo sono alla coscienza.

«Questa esigenza [del sentirsi dire «tu devi»] cerca di saziarsi e di riempire la sua forma con un contenuto: così, secondo le sue forze e la sua impazienza e tensione, essa afferra e accetta senza andar tanto per il sottile, con il suo grossolano appetito, tutto quel che le vien gridato all’orecchio da chiunque impartisca un comando: genitori, precettori, leggi, pregiudizi di classe, opinioni della collettività».

(F. Nietzsche, “Al di là del bene e del male”)

Obbedire è molto più semplice che guardarsi dentro e prendersi la responsabilità di accettare se stessi. La calda e soffice coperta della morale ricopre la nudità esistenziale di tutti coloro che non riescono a guardare allo specchio i propri istinti, le proprie passioni, la propria vitalità.

Mr Pink e Nietzsche lo sanno bene, e subiscono la condanna del giudizio altrui per non essersi conformati alla morale dominante. Sia messo agli atti, tuttavia, che non sganciano un dollaro poiché non accettano che il motore delle proprie azioni sia altro dalla propria volontà, e non perché sono dei pidocchiosi. E se tirano fuori questo benedetto verdone, è solo perché Joe ha offerto loro la colazione.

Le iene

Leggi anche: Perché a Nietzsche sarebbe piaciuto Quarto Potere

Edoardo Waseschahttps://edoardowasescha.wordpress.com/
Laurea magistrale in Filosofia e Forme del Sapere. Aspirante giornalista. Nerd da prima che diventasse una moda. Amante di tutto ciò che fa esplodere la mente: dalla filosofia alla fisica quantistica, passando per la filmografia di David Lynch. Trova che scrivere sia l'unico modo per rallentare l'entropia dell'universo. Se poi un giorno - si spera non troppo lontano - sarà anche retribuito per farlo ancora meglio.

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